
Daniela Santanchè, leader del Movimento per l’Italia
“Pe-do-fi-lo!” È brutto a dirsi, ma era una conclusione abbastanza prevedibile. Un programma-contenitore televisivo domenicale con pubblico abituato ai patemi dei tronisti non è luogo tra i più adatti per una disputa di alta teologia. Anche se gli intenti sono dei piú nobili.
Anche perché a “discutere” poi si invitano l’intransigente Daniela Santanché - leader del Movimento per l’Italia - e un professionista delle risse televisive a sfondo religioso come l’imam Ali Abu Schwaima di Milano (due animi facilmente infiammabili, moderati da Vittorio Sgarbi, seduto su un seggiolone da arbitro da tennis, in versione pompiere).
E infatti, all’ex candidata alla presidenza del Consiglio con La Destra è saltata fuori una frase dalle potenzialità incendiarie. E non solo nel “dibattito” che infatti si è prontamente trasformato nel solito circo di urla che avrà risvegliato qualche telespettatore assopito sul divano.
“Maometto per noi era poligamo, aveva nove mogli, l’ultima di nove anni, quindi era pedofilo!” Ha urlato la Santanché, ripetendo il concetto per renderlo piú chiaro mentre intorno si scatenava il bailamme e Barbara D’Urso (che, a telecamere spente, si è “dissociata” dalle parole della Santanché), che si affannava a dire che lei dal camerino il crocifisso non lo toglierà e prima di chiudere il talk show ha voluto democraticamente dare l’ultima parola proprio al presidente del Centro islamico: “Riteniamo il crocifisso un falso storico, ma non chiediamo di toglierlo dalle scuole”. Che gran concessione…
A fine trasmissione sono arrivate le scuse del programma:
“Domenica Cinque si è svolto oggi un dibattito molto acceso sul crocefisso e sono state anche purtroppo usate espressioni offensive nei confronti della religione islamica che io non posso in nessun modo approvare e dalle quali mi dissocio insieme a tutto lo staff del programma. Il dibattito anche molto acceso deve sempre avere come limite il rispetto per le opinioni e le fedi di tutti”.
E della stessa Santanché: “Non volevo offendere il profeta e gli islamici moderati. Ce l’ho con i fondamentalisti”. Per poi precisare a Il Giornale: “Con il mio intervento ho inteso fare opera di informazione. Non tutti i nostri connazionali sono al corrente di una realtà storica considerata normale ai tempi di Maometto, ma che oggi i fondamentalisti perpetuano in maniera criminale, basti pensare a un fenomeno aberrante come l’infibulazione. So bene che molte donne islamiche vorrebbero liberarsi da tante schiavitù e in questa battaglia di civiltà sarò sempre al loro fianco. È quindi in tale contesto che va letta la mia frase su Maometto ‘poligamo e pedofilo’”.
Ma qui non ci si trova di fronte a una questione di politicamente corretto o di critica, anche forte ma legittima, dei comportamenti attuali degli estremisti islamici, come quando la stessa leader del Movimento per l’Italia andó a protestare vivacemente contro il burqa alle donne (usando i suoi tacchi a spillo per strapparlo) che si recavano alla preghiera per la fine del ramadam.
E infatti le critiche fioccano anche da destra:
Sarebbe questo il modo migliore per rispondere a chi definisce il crocifisso “un morticino”? Per dimostrare la “superiorità dell’Occidente”? Per impostare il dialogo fra religioni diverse e disinnescare le tensioni che si accumulano nella nostra società? Ovviamente no. Così non si fa neanche la peggiore politica. Si fa comunicazione, e in modo spregiudicato per giunta: si fa audience, si finisce sui giornali, si riesuma il proprio nome. Daniela Santanchè lo sa benissimo. E se il prezzo da pagare per un giorno di notorietà è una bomba a mano lanciata in un campo minato, beh, ma chi se ne frega!
Così commenta Federico Brusadelli sulla rivista on line di Farefuturo, la fondazione vicina a Gianfranco Fini, che non è certo in buoni rapporti con la cuneese. Ma al di là della polemica sull’opportunismo politico, l’errore sta nel guardare alla “storia”, a vicende vecchie di millenni con gli occhiali miopi di oggi.
Ha senso, parlando di libertà religiose, dire che “non ascolteremo mai Maometto” perché era “pedofilo” perché una delle sue “mogli” aveva nove anni?
Sarebbe come dire che l’insegnamento di Socrate non ha senso perché era un pederasta. O che Abramo non era proprio un padre modello (aveva abbandonato uno dei suoi figli, Ismaele, nel deserto e l’altro lo stava per sgozzare come un capretto). Per non parlare di adulteri, lapidazioni, sterminii, incesti e atrocità varie di cui abbondano i testi sacri di quasi tutte le grandi religioni.
E se (solo) gli integralisti li leggono e li interpretano alla lettera, solo con una certa miopia o troppa voglia di provocare si possono chiedere i “certificati morali” di personaggi vissuti centinaia di anni fa in culture diversissime da quella di oggi.
Non si tratta di “relativismo culturale” né di politically correct. Qui c’entra il semplice buonsenso. Quello che serve per impedire che il “dialogo” vada in malora (ricordate cosa successe per una vignetta anti islam sulla maglietta del ministro Calderoli?).
E poi le cronache di oggi sono anche fin troppo esaurienti nel dar conto degli scandaletti dei potenti. Non si sente davvero il bisogno di andare a ripescare i gossip sulla vita matrimoniale di Maometto …
Qui il VIDEO della Santanché a Domenica Cinque:
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Commenti
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Il 9 Novembre 2009 alle 20:28 indigesto ha scritto:
Il dialogo interreligioso non dovrebbe essere tenuto in TV per acchiappare un pò di spettatori a cui ammannire mezz’ora di pubblicità! Ma purtroppo si deve vedere anche un’intellettuale come Barbara D’Urso “moderare” questi stupidi shows.
La Santanchè non s’è capito ancora che politica personale fa. Da grande intellettuale anch’essa, nel mentre vuole “riformare” le condizioni femminili nell’Islam, cosa che fa alquanto ridere, si prodiga in precisazioni delle quali potrebbe fare anche a meno.
Maometto è stato tutto, da condottiero a mercante, da mistico a gaudente. Gli si attribuisce il Corano nel quale si degna di riservare un posto d’onore a Cristo ed alla Vergine, cosa che gli Imam che imperversano da noi spesso dimenticano. Lasciamolo agli Islamici; rispettiamoli perchè è la nostra civiltà che ce lo impone ed esigiamo quel rispetto che ci è dovuto, non fosse per altro che per averli ospiti nel nostro Paese.
L’integrazione e tutte le balle annesse lasciamole a chi ci fa mestiere ed anche guadagno. Cerchiamo piuttosto a non farli imperversare sulle nostre TV per non dare eccessiva visibilità a chi per numero e livello di civiltà francamente non merita tutta questa attenzione. Anche perchè la TV la paghiamo e non c’è telecomando che tenga. Chi lo invoca farebbe bene a riporselo nel posto giusto!
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