Se la Lega (ticinese) va alla guerra contro Tremonti

Cassaforte

La Lega ha dichiarato guerra all’(ex) amico GiulioTremonti. Ma è la Lega dei ticinesi, ovviamente.
Il movimento che si ispira (o ha ispirato: sulla primogenitura la “querelle” è ancora aperta) al Carroccio, ma con sede a Lugano (questo il sito), non risparmia colpi al ministro valtellinese, dopo l’approvazione un mese fa dello scudo fiscale, che farà rientrare i capitali degli italiani depositati all’estero (si stima attorno a 300 milardi di euro). E uno degli stati più colpiti è appunto la Svizzera, cassaforte d’Europa.

I ticinesi non l’hanno mandata giù. Panorama.it ha intervistato Giuliano Bignasca, imprenditore, fondatore della Lega dei ticinesi e direttore del quotidiano Il Mattino della domenica, organo ufficiale del movimento.

Perché questo duro attacco del Mattino al ministro Tremonti?
Tremonti è un ministro molto preparato. Anzi, più che un politico è un contabile e questo può avere i suoi pregi e anche i suoi difetti. È un professore che, dal punto di vista di noi svizzeri,  ora sta giocando un po’ sporco. Ha poi un’aggravante: è originario della bassa Valtellina e, quindi, sa benissimo quali sono gli interessi del Canton Ticino e, per questo, con lo scudo fiscale ha rovinato i rapporti che si erano creati in precedenza.

Insomma, il tradimento di un amico.
La Svizzera ha sospeso le trattative nei giorni scorsi, dopo mesi che noi denunciavamo queste cose. Noi della Lega Ticinese è da aprile che avvertiamo gli altri cantoni: guardate, prima o poi, arriva lo scudo fiscale, che gli italiani useranno per fare cassa. E il futuro non promette bene: l’Italia, a mio avviso, è economicamente peggiorata e i soldi raccolti da Tremonti con lo scudo non serviranno a molto. Prima c’era uno spazio di dialogo tra Svizzera e Italia e si sarebbe potuta trovare un’altra soluzione, ma ora sempre più sarà difficile.

Voi la definite una rapina di Stato. Ci spieghi un po’…
Il problema di Tremonti è, secondo me, sapere quanti soldi sono rientrati da gennaio a dicembre. Facciamo che dalla Svizzera rientrino 70/80 miliardi e se aggiungiamo quelli dal Lussemburgo arriviamo magari a 120 miliardi. Il 15% di questi capitali fa circa quasi 10 miliardi. Una somma con cui il ministro dell’economia italiano farà poco, forse utile solo per tappare i buchi, senza contare che il prossimo anno non ci saranno più. Per questo non capiamo lo scudo fiscale.

Dopo le 76 perquisizioni nelle filiali di banche svizzere in Italia nelle scorse settimane, temete incursioni di altri “007″ della guardia di finanza in Canton Ticino?
La storia delle incursioni di “spie” fiscali italiane in territorio svizzero assume sempre più i toni di una leggenda. Sta di fatto che i raid negli istituti finanziari svizzeri in Italia hanno svegliato tutti i cantoni, facendone un problema nazionale. E si sono rovinati i rapporti tra i due stati. Prima, infatti, era un problema solo di noi ticinesi e ai cantoni tedeschi e francesi non importava molto. Poi, quando le perquisizioni si sono allargate e si sono toccati i grandi istituti elvetici, è venuto giù il finimondo.

Quindi è vietato guardare dentro la cassaforte?
Non abbiamo niente da nascondere e, in un certo senso, noi svizzeri siamo “scemi”, perché se ci sono delle norme anti-riciclaggio, stai sicuro che le rispettiamo fino all’ultimo centesimo, non come fanno da altre parti. Per dire, si ricicla meglio in Italia che in Svizzera.

E allora come si spiega la fuga di capitali italiani verso Chiasso e il Ticino?
Se il regime fiscale è troppo alto in Italia non è colpa degli svizzeri. Anzi, è proprio questa la ragione.

La Svizzera ha sospeso i colloqui con l’Italia sulla doppia imposizione contro l’evasione fiscale, poi ripresi durante un incontro a Roma tra il ministro Scajola e la collega elvetica Leuthard. Quali rischi per il futuro?
C’è il problema dei frontalieri, circa 100.000 lavoratori che portano via al Ticino dai 2 ai 3 miliardi di euro dei circa 10 miliardi di stipendi erogati ogni anno nel Cantone. Non sono bruscolini. Il Ticino non vuole essere sotto assedio e, se si prolungherà lo scudo, sarà difficile trovare un’intesa. È un peccato, perché la Svizzera è sempre stata amica dell’Italia.

Le vignette di Uber: PREOCCUPAZIONI SVIZZERE

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Il 17 Novembre 2009 alle 13:58 Tremonti quinto ministro d’Europa, D’Alema “ferrato negli intrighi”. I giudizi fi fine anno del Financial Times - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] della Banca d’Italia Mario Draghi, con le banche, con le lobbies, e in tempi recenti anche con la Svizzera per l’implementazione del controverso scudo fiscale, Tremonti resta secondo i sondaggi uno dei [...]

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