- Tags: carcere, cella, cronaca, Dap, detenuti, giustizia, panorama in edicola, Stefano Cucchi, teramo
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L’ingresso della sezione femminile del carcere di Rebibbia
Morire in carcere, morire di carcere. Salvo che le notizie esplodano grazie a luci e suoni (le fotografie di un cadavere massacrato, la registrazione di una sfuriata sul sottoscala adatto ai massacri) non se ne parla.
Non si parla dei suicidi di detenuti, argomento da specialisti e da familiari. E, guardate, non si parla nemmeno dei suicidi di agenti penitenziari, benché colpiscano anch’essi per numero e circostanze. Le notizie sulle violenze in carcere mettono ancora una volta gli uni contro gli altri i detenuti e i loro custodi, guardie e ladri.
Ma la galera, nonostante tutto, li accomuna: la galera ha un odore, un rumore, un umore che corrompe e ammala fino all’ultima fibra di chi ci vive, con un’ora d’aria recintata o con la mezza giornata libera.
La galera è un mondo chiuso, il più chiuso dei mondi: la quantità di mandate delle sue serrature è paradossale, superflua ed essenziale. Qualcuno è chiuso, qualcuno chiude: differenza enorme.
Ma i corpi dei detenuti, espulsi dal mondo di fuori con cento mandate, hanno una prossimità estrema con quelli dei sorveglianti, che le mascherine sulla bocca e i guanti di plastica sulle mani non bastano ad attenuare. Nel mondo chiuso c’è una comunicazione mutilata, ma ininterrotta: la gran parte dei detenuti viene spostata (”sballata”) da un carcere all’altro, e anche i trasferimenti degli agenti sono frequenti. Chi sta dentro a lungo può dimenticare com’è fatto il mondo di fuori, ma impara tutto di quella sua materia separata, la geografia delle prigioni.
Il cittadino libero che ascolti la registrazione di Teramo si spaventa e si scandalizza: dunque questo succede nel carcere di Teramo (sono state registrate le voci degli agenti che picchiavano un recluso, ndr).
Il detenuto che l’ascolti si meraviglia: dunque quello che succede in tante galere a Teramo è venuto fuori! Intendiamoci: le carceri non sono tutte uguali, né le persone che ci vivono. Ma la brutalità ci sta di casa, e le celle riempite senza limiti di corpi a perdere rendono pressoché impossibile una convivenza decente ed esasperano ogni rapporto. Gli agenti penitenziari sono i peggio trattati fra tutti i corpi di polizia.
E sono molto diversi fra loro. Ce ne sono che si risarciscono della propria debolezza umana abusando del potere che viene loro delegato e sfogando i peggiori pregiudizi del loro e nostro tempo: provocando, insultando, picchiando. Ce ne sono che prendono sul serio il lavoro che hanno scelto, o gli è toccato, e si sforzano di contribuire a quell’opera di socializzazione che leggi e regolamenti attribuiscono loro in teoria, e la condizione pratica non fa che frustrare.
E poi ce ne sono altri, stanchi, o rassegnati, o “bruciati”, e non hanno nessuna voglia di cattiveria, ma neanche di andare contro i mulini a vento, e di misurarsi con l’entusiasmo delle cattiverie altrui: girano la testa. Tutto questo è umano, troppo umano. Per giunta, i meccanismi di gruppo e di branco che fanno perdere la testa alle persone in una curva di stadio, o all’uscita da un concerto, nel chiuso del carcere si esaltano fino a espropriare le persone di sé. Nel famigerato pestaggio collettivo di Sassari, nel 2000, successe ad agenti estranei ai reparti “speciali”, raccolti lì alla rinfusa da altre sedi. Succede del resto nelle camere dette amaramente “di sicurezza” delle caserme, e perfino alla polizia in una strada, come nella Ferrara di Federico Aldrovandi.
Che fare? Certo, piantarla con le leggi criminogene, rinunciare alla cinica routine che spinge in galera migliaia di disgraziati senza difesa, cambiare le condizioni di vita quotidiana di ladri e guardie (costo per detenuto: circa 157 euro al giorno; costo dei pasti per detenuto: 3 euro al giorno). Ma una cosa prima e sopra tutto: ridurre al minimo l’invisibilità della galera. Lasciarla vedere, lasciarsi vedere.
Come hanno spiegato a Teramo, il detenuto si massacra al piano di sotto. Ecco: bisogna abolire il piano di sotto.
- Martedì 10 Novembre 2009
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Commenti
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Il 10 Novembre 2009 alle 13:33 indigesto ha scritto:
C’è un piano di sotto anche fuori, nella cosiddetta società..civile!
Il 10 Novembre 2009 alle 22:40 Zione ha scritto:
A proposito di galera (o di eventuale ed equivalente stanza di altri pubblici edifici); il povero Stefano Cucchi, ultima vittima di cotanto sfacelo, è stato particolarmente sfortunato, perchè malgrado la stragrandissima maggioranza di persone per bene, Coscienziose e Oneste che sono, come dappertutto, anche nelle Sacre Istituzioni (e lo si nota anche dal fatto che si intende approfondire per ben chiarire), purtroppo è incappato nel classico Ingranaggio Infame della Malagiustizia, tuttora gagliardamente operante.
Tale casermesca consuetudine, che si materializza nella sua massima carognata col famigerato Santantonio, terrore ed incubo dei vecchi (e nuovi) carcerati, che ancora sopravvive a causa di grandissimi figli di Troia (forse discendenti di antica provenienza Greca ?) al quale, per innata malvagità sono particolarmente affezionati ed a cui si sono da lungo tempo abituati, confortati in ciò da una manica di compiacenti Gaglioffi Giudiziari; che quanto prima dovranno scomparire, se veramente si vuole procedere sulla strada del Diritto.
Il 11 Novembre 2009 alle 15:29 nicksergio ha scritto:
Ottimo articolo,non a caso di Sofri che sulla propria pelle conosce assai bene le carceri italiane.Che sono gironi infernali,che travolgono detenuti e carcerieri in un turbine di violenza e disperazione.Qual’è il tabù per il quale non si possano costruire altre carceri ,piu’ umane,per il numero sempre maggiore di detenuti.Dove stà scritto che da noi possano essere imprigionati massimo 47-48000 sogg. e che in caso di aumento,sia notte fonda?
Il 11 Novembre 2009 alle 16:17 Zione ha scritto:
Abbiamo un’infinità di posti in molte strutture Pubbliche non più usate e che, con appropriate modifiche, potrebbero essere proficuamente utilizzate; a cominciare dalle caserme, dalle manifatture tabacchi, opifici industriali obsoleti e via dicendo, che ospitavano un considerevole numero di personale addetto.
Se il Giudiciume Rosso, si accuccia per un pò e darà la possibilità di lavorare in pace a chi è capace di affrontare e Risolvere, allora anche questo grave problema troverà una adeguata soluzione; come finora dimostrato …
Il 11 Novembre 2009 alle 23:07 hcl ha scritto:
Sofri parla bene, perché si trova in carcere.
Chiunche si trova a pagare una punizione, come il carcere, trova che questo è disumano.
Ma io credo sia più disumano uccidere, togliere la vita ad un’altra persona. Gettare nella disperazione intere famiglie per un atto di irresponsabilità civile e morale.
Ma dopo che ci si diverte ad ammazzare, ecco che spunta la lamentela che la punizione è dura, il carcere è un inferno.
Credo che prima di parlare di inferno carcerario sarebbe meglio parlare di inferno, quello in cui si vengono a trovare i familiari delle vittime di coloro che ora si lamentano della giusta punizione.
Giancarlo Mostachetti
http://www.mostachetti.net
http://mondojean.blogspot.com/
Il 18 Marzo 2010 alle 23:11 Zione ha scritto:
Ci sono persone in coma, che vengono comunque alimentate e tenute in vita, per molti anni e senza nessun problema; purtroppo in questo dolorosissimo caso, come di solito capita, per questi delittuosi eventi, si scorge in primis la mano dell’efferato e vile Giudiciume, che è sempre pronta a coprire i suoi infingardi compari Gendarmi, in secondo luogo la complicità di preposti alla Direzione e di qualche operatore, di chi detiene la custodia e la responsabilità della vita del carcerato; di nuovo si intravede la mancata vigilanza da parte di altro Giudice (innocente ?) e dulcis in fundo, anche la scelleratezza di qualche Traditore del giuramento della buonanima di Esculapio !!!
Il 19 Marzo 2010 alle 1:20 smoke36 ha scritto:
Linea Diretta, denunciò 40 carceri costruite in parte o finite, abbandonate al saccheggio e mai entrate in funzione. Ora il Ministro Alfano annuncia le costruzione di nuove, faranno la fine delle vecchie? Risalire alle responsabilità di quelle già in opera e ferme da 10 anni, forse recuperarle costerebbe meno e si farebbe prima. Ma poi come si rimediano tangenti?
Il 12 Ottobre 2011 alle 15:03 Zione ha scritto:
Signor Presidente Berlusconi, nel primario e inderogabile interesse delle ISTITUZIONI e in attesa della sacra Riforma della Giustizia, ci scansi in nome di Dio, dagli Eversivi Fuorilegge politici travestiti da Magistrati, promulgando subito una Legge Eccezionale e faccia intervenire la Magistratura Militare; immantinente, metta ai Topi, questa manica di Fetenti, del vile e sacrilego Giudiciume rosso, insieme ai loro Compari e Manutengoli vari; estirpi questa CANCRENA che “fa scadere i termini, per mancanza di tempo …” distrugga questo Bubbone che affolla le Carceri con molte Vittime Innocenti e se le dimentica a lungo, “perché non ha tempo per interrogarle” mentre invece “si sollazza per lungo tempo” a SPIARE con peccaminoso Ludibrio nelle Case della gente Onesta e Incensurata; scriva così anche il suo nome nella pagina della Storia dei Grandi dell’Umanità e liberi finalmente dal TERRORE Giudiziario, il vilipeso e martoriato Popolo Italiano.
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