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- Un commento

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini alla Commissione di vigilanza Rai
Un editoriale è un editoriale. O no? Che sia scritto, pubblicato e letto. Che sia trasmesso in diretta e visto in tv. Un editoriale esprime l’opinione rispetto a un fatto, un avvenimento, un tema, dando un’interpretazione o un giudizio.
E la sua opinione, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, l’ha voluta esprimere, con un editoriale nell’edizione delle 20 di lunedì 9, sull’abolizione dell’immunità parlamentare.
Che, secondo il giudizio del direttore Minzolini è stata “un vulnus” alla Costituzione, e “c’è da auspicare che sia sanato”.
Un opinione, un giudizio, un interpretazione: insomma un editoriale. Quindi, dove sta il nodo della questione? Che dall’opposizione (del Pd, soprattutto) su Minzolini sono ri-piovute (non è la prima volta: era già successo il mese scorso in occasione della manifestazione per la libertà di stampa) critiche e parole di fuoco: per Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21: “Ormai il Tg1 è diventato un foglio di partito dell’ala ingiustizialista della destra”. Mentre la neo-presidente del Pd, Rosi Bindi, chiede a Minzolini di smetterla di dettare la linea agli italiani.
E cosa ha mai detto, di così grave, il direttore Minzolini? Esprimendo la sua posizione, ha fatto sapere a milioni di italiani (dotati di cervello e telecomando, sia detto per inciso) che la riforma costituzionale del ‘93 fu “un atto di sottomissione” della politica alla magistratura, confermata dall’elezione di numerosi magistrati in Parlamento, con la conseguenza che “il Parlamento non è riuscito a mettere in cantiere una riforma della giustizia”.
Lo spunto per l’editoriale sono state le tesi che avrebbe espresso Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo in una tavola rotonda a Napoli (qui il VIDEO). Minzolini definisce “un programma politico che Ingroia ha giustificato con la difesa della Costituzione. Solo che la Costituzione che Ingroia vuole salvaguardare” afferma Minzolini “almeno su un punto sostanziale non è quella originale. Interpellato proprio da Articolo 21, il procuratore Ingroia non si è detto contento che: “Il mio pensiero viene stravolto al punto di attribuirmi un programma politico, mentre le mie dichiarazioni erano semplicemente un richiamo ai princìpi fondamentali scritti nella carta costituzionale“.
E infatti richiamandosi alla Carta, Minzolini prosegue il suo intervento: insieme all’autonomia della magistratura, i padri costituenti, cioè i vari De Gasperi e Togliatti, inserirono l’istituto dell’immunità parlamentare: non lo fecero perchè erano dei malandrini, ma perchè ritenevano quella norma necessaria per evitare che il potere giudiziario arrivasse a condizionare il potere politico“. Insomma, a giudizio del direttore del Tg1, “l’immunità parlamentare era uno dei fattori di garanzia per assicurare nella nostra Costituzione un equilibrio dei poteri.
Non fu certo un’idea stravagante: strumenti diversi ma con lo stesse finalità sono previsti in Germania, Inghilterra e Spagna e di un’immunità beneficiano anche i parlamentari di Strasburgo: D’Alema e Di Pietro ne hanno usufruito recentemente”. Dal ‘93 invece, prosegue l’editoriale di Minzolini, “l’immunità è stata cancellata dalla nostra Carta costituzionale.
Motivo? In quegli anni la classe politica e i partiti per via di Tangentopoli avevano perso la fiducia della gente e l’abolizione dell’immunità fu un modo per dimostrare che i costumi sarebbero cambiati.
Quell’operazione mediatica si trasformo però nei fatti in un atto di sottomissione alla magistratura. Da allora i gruppi parlamentari sono affollati di magistrati e ci sono addirittura partiti fondati da magistrati“. Inoltre, è ancora l’opinione di Minzolini, “governi di destra e di sinistra sono caduti sull’onda delle inchiesta della magistratura, e il Parlamento non è riuscito a mettere in cantiere una riforma della giustizia. Ma a parte le conseguenze, l’abolizione dell’immunità parlamentare ha provocato un vulnus nella Costituzione, si è rotto l’equilibrio tra i poteri e non se ne è creato un altro. Ora c’è da auspicare che quel vulnus, al di là delle dispute nominali su immunità , lodi e riforme del sistema giudiziario, sia sanato“.
Convinzioni che subito provocano reazioni. Durissime, si diceva, da parte dell’opposizione. “L’editoriale di Minzolini sull’immunità parlamentare dimostra che il direttore del Tg1 utilizza la rete pubblica per difendere interessi privati. Non i suoi, ma di Berlusconi, proprietario della rete concorrente. Un’anomalia cha va risolta al più presto”, dichiara il capogruppo Idv in Vigilanza Pancho Pardi.
A ruota Fabrizio Morri (Pd) che definisce inaccettabili le tesi oltranziste del direttore della rete Ammiraglia. Estrrefatta Rosy Bindi: “Anche questa sera il direttore del Tg1 con un suo editoriale ha dettato agli italiani la linea sulla giustizia”. Il direttore del Tg1, attacca Bindi, “deve smettere di spiegare agli italiani che il presidente del Consiglio ha ragione: non è questo il ruolo dei giornalisti del servizio pubblico, men che meno di un direttore di testata”. La presidente Pd invoca l’intervento del presidente della Commissione di Vigilanza Rai: “Siamo certi che saprà esercitare il proprio ruolo di garanzia a tutela dei diritti dei cittadini ad essere informati correttamente e a non subire la propaganda del governo”.
Sull’altro fronte, in difesa di Minzolini, arrivano i deputati del Pdl che accusano “la sinistra” di voler essere “l’unica interprete dell’informazione pubblica e privata”. “Vuole essere lei a dettare regole, temi e comportamenti”, dice Giovanni Mottola. Gli fa eco Giorgio Lainati, vicepresidente Pdl della Commissione di Vigilanza Rai: “Mentre le questioni della giustizia compaiono quotidianamente a titoli cubitali sulle prime pagine di tutti i più importanti giornali italiani, questi sinceri democratici della sinistra vogliono negare al direttore del tg1 di esprimersi su queste questioni. A loro piacciono solo i direttori a sovranità limitata”. Di censura parla poi Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: “Siamo alle solite. Il Pd, attraverso la neopresidente Bindi, vorrebbe censurare e ridurre al silenzio Minzolini. Ma come? Fanno le manifestazioni per la libertà di informazione e poi tentano di imbavagliare un giornalista ‘colpevole’ di essere libero? Il Pd non perde il solito vizietto…”
Il VIDEO dell’editoriale del direttore del Tg1, da YouTube:
- Martedì 10 Novembre 2009
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Commenti
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Il 10 Novembre 2009 alle 14:44 indigesto ha scritto:
Nulla di più giusto ed intelligente è stato mai detto! Ovvio che abbia suscitato reazioni di chi campicchia sull’attuale stato delle cose! Occorre, e subito, procedere a ristabilire gli equilibri costituzionali! Potrebbero farvi eccezione solo le ipotesi di reato per contiguità alla Mafia e ad ogni organizzazione malavitosa, ma solo se giudicati tali da una apposita Corte o Commissione che acquisisca gli Atti prodotti dalla Magistratura e ne tragga le opportune considerazioni. Finirebbero così nel nulla i vari processi intentati strumentalmente sulle attività e, talvolta, sui comportamentei personali dei Parlamentari, che rimarrebberro materia solo di dibattitto politico!
A proposito di questi, poichè non è possibile entrare a commentare l’articolo che fa riferimento a Vespa ed alla D’Addario, dico solo qui che pare sia convinzione di Vespa che la sunnominata sia stata, nell’affare Berlusconi, solo imprenditrice di se stessa. Mi pare francamente un pò poco, nonchè..acccomodante!
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