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	<title>Italia &#187; I nostri figli portati via da un giudice</title>
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	<description>Canale Italia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:29:09 +0000</pubDate>
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		<title>I nostri figli portati via da un giudice</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 18:45:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.rossitto</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In Italia, più di 32mila bambini vengono chiusi nelle comunità o dati in affido. Spesso per cause non del tutto giustificate. E si moltiplicano le critiche contro assistenti sociali, psicologi e magistrati. Accusati di interventismo e perizie frettolose. Ma soprattutto di alimentare un business, che per alcuni vale più di 1 miliardo. <strong>LEGGI ANCHE</strong>: <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/13/lintervista-fratellini-di-basiglio-sottratti-ai-genitori-ci-gridavano-confessate/" target="_blank">Parlano i fratellini di Basiglio</a> e <strong>VEDI</strong> <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/12/fratellini-di-basiglio-sottratti-ai-genitori-parlano-i-piccoli-in-questo-video/" target="_blank">la VIDEO intervista</a> ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8137" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-8137" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/11/bimba-large.jpg" alt="Sono 15.624 i minorenni collocati in case-famiglia. Sono 16.767 quelli dati in affido familiare" width="500" height="304" /><p class="wp-caption-text">Sono 15.624 i minorenni collocati in case-famiglia. Sono 16.767 quelli dati in affido familiare</p></div>
<p><strong>Barbara e Patrizia si sono ritrovate il 2 ottobre del 2009</strong>, in una mattinata di pioggia.<strong> Barbara, 54 anni, vive in Toscana</strong>: ha mento affilato e parole decise. <strong>Patrizia, 35 anni, ha la stessa forma del viso e uguale risolutezza</strong>. Madre e figlia non immaginavano di assomigliare tanto l’una all’altra. Non si vedevano dal 1976: dal giorno in cui Patrizia venne tolta a Barbara per essere chiusa in un istituto e poi data in adozione. <strong>Si sono riabbracciate dopo 33 anni</strong>. Per scoprire di essere unite da quel mento affilato e da un’unica sorte. Perché anche a Patrizia hanno portato via un figlio: Davide, di sette anni. &#8220;Gliel’hanno sottratto ingiustamente, come successe a me&#8221; dice Barbara.   <span id="more-8130"></span></p>
<p>Nel soggiorno di una villa spersa nella campagna veneta, guarda la sua figlia naturale con un misto di rabbia e di dolcezza: &#8220;Questa volta, almeno, combatteremo insieme&#8221; le promette. Legate dallo stesso destino. <strong>Il destino che, dicono gli ultimi dati ufficiali, oggi travolge più di 32 mila minorenni</strong>.  Il più delle volte allontanati dalle famiglie per motivi giustificati, come gli abusi sessuali, i maltrattamenti o l’indigenza.<br />
<strong>Altre per ragioni fumose e impalpabili.</strong> Negli ultimi dieci anni il loro numero è aumentato del <strong>29,3 per cento.</strong> Più della metà finisce <strong>in affidamento temporaneo ad altre famiglie</strong>. Il resto in quelli che prima erano chiamati istituti, <strong>ma dal 2001 sono stati più formalmente ribattezzati servizi residenziali</strong>: oltre un migliaio di comunità che <strong>ospitano 15.624 ragazzini</strong>.</p>
<p>Un numero enorme, che <strong>costa allo Stato mezzo miliardo di euro all’anno solo in rette giornaliere</strong>. Ma la cifra, calcolano vari esperti di giustizia minorile, <strong>andrebbe più che raddoppiata</strong>. Oggi, però, è tutto il sistema a essere sistematicamente messo in discussione. Battagliere associazioni e <strong>libri-verità</strong> parlano di<strong> &#8220;bambini rubati dalla giustizia&#8221;</strong>. Raccontano di <strong>assistenti sociali troppo interventisti</strong>, di psicologi disattenti, di una<strong> magistratura flemmatica, di interessi economici</strong>. E di errori giudiziari sempre più frequenti. Come quello in cui sono incappati due <strong><a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/13/lintervista-fratellini-di-basiglio-sottratti-ai-genitori-ci-gridavano-confessate/" target="_blank">fratellini di Basiglio</a>, ricco paesino alle porte di Milano</strong>. Il più grande ha 14 anni, la sorella dieci.<a href="http://www.corriere.it/cronache/08_aprile_22/bimbi_sottratti_genitori_disegno_rapporti_sessuali_dc07a080-102f-11dd-8bce-00144f486ba6.shtml" target="_blank"> Il 14 marzo 2008 la polizia locale li preleva da casa</a> e li porta in due comunità protette.<br />
A scuola, una maestra ha trovato <strong>un disegno che li descrive mentre fanno sesso insieme</strong>. Viene attribuito alla bambina. È invece l’atroce scherzo di una <strong>compagna di classe</strong>. È stata lei a fare quell’allusiva vignetta: lo conferma il <strong>perito grafico del tribunale, che però viene nominato solo dopo 41 giorni</strong>. Anche a causa di questo inspiegabile ritardo i ragazzini trascorrono più di due mesi in comunità. <strong>Mesi di angosce: il più grande, per la sofferenza, perde 9 chili</strong> (qui intervista <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/12/fratellini-di-basiglio-sottratti-ai-genitori-parlano-i-piccoli-in-questo-video/" target="_blank"><strong>VIDEO</strong> integrale)</a>. L’avvocato che si è battuto per fare affiorare la verità è un sardo con baffoni e occhi neri: <strong>Antonello Martinez</strong>. Vive anche lui a Basiglio, in una casa poco distante da quella dei fratellini. Per due mesi il legale si danna l’anima: fino a quando i bambini non tornano dai genitori con molte scuse.</p>
<p>E fino a ottobre, quando<strong> la procura di Milano non chiede il rinvio a giudizio per la preside della scuola, due maestre, uno psicologo e un’assistente sociale del comune</strong>. L’accusa è &#8220;falsa testimonianza &#8220;. L’udienza preliminare è fissata per il 21 gennaio.</p>
<p>Un disegno malinterpretato, esattamente come quello che nel 1995 avvia la macchina giudiziaria<a href="http://blog.panorama.it/italia/2008/06/15/storia-a-lieto-fine-di-angela-rapita-dalla-giustizia/" target="_blank"> <strong>nel caso di Angela L</strong></a>.: la sua storia è raccontata nel libro, pubblicato dalla Rizzoli, <a href="http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/angela_l_tortorella_maurizio_guarneri_caterina-rapita_dalla_giustizia.aspx?ean=9788817028233" target="_blank"><em>Rapita dalla giustizia</em></a>. Il padre di Angela viene accusato di abusi sessuali: <strong>un falso da cui la Cassazione lo scagionerà completamente nel 2001</strong>. Ma la figlia, di appena sei anni, prima viene reclusa in due centri d’affido temporaneo per quasi 36 mesi; poi è data in adozione a un’altra famiglia. <strong>Angela tornerà dai genitori solo nel maggio 2006</strong>: a quasi 18 anni, ben<strong> dieci dopo il suo &#8220;rapimento legalizzato &#8220;</strong>. Uno sbaglio tragico e clamoroso.</p>
<p>Tanto che la <strong><a href="http://www.coe.int/T/I/Corte_europea_dei_Diritti_dell%27Uomo/" target="_blank">Corte europea per i diritti dell’uomo</a> nell’ottobre 2008 ha condannato lo Stato italiano a risarcire la famiglia: 80 mila euro</strong> per un &#8220;buco esistenziale&#8221; durato un decennio.<br />
Della denuncia di casi come quelli di Angela L. e di Basiglio l’avvocato <strong>Martinez ha fatto una battaglia</strong>. Da quando si è occupato dei due fratellini, ha ricevuto più di 700 segnalazioni: madri e padri disperati, disposti a tutto pur di riavere indietro i loro figli. <strong>È diventato presidente dell’associazione <a href="http://www.crescoacasa.org/" target="_blank">Cresco a casa</a>:</strong> &#8220;Tutti&#8221; accusa &#8220;denunciano lo stesso scandalo. I nostri figli sono nelle mani degli assistenti sociali. Scrivono: “I genitori non sono idonei”. Poi <strong>mandano la relazione a un magistrato</strong> che, senza troppe verifiche, adotta un provvedimento provvisorio. Quello definitivo arriva, quando tutto va bene, anni dopo. Ma i bambini intanto sono usciti di casa&#8221;.</p>
<p><strong>Il caso di Basiglio è illuminante</strong>: alle 9 di mattina il dirigente scolastico avverte i servizi sociali, che inviano un telefax al tribunale dei minorenni di Milano.<strong> Passa solo qualche ora: il giudice dispone che i bambini vengano allontanati dalla famiglia</strong>. Di sera, la polizia locale esegue. Per inciso, <strong>nessuno aveva mai chiesto spiegazioni</strong>: né ai ragazzini né ai genitori.<br />
Martinez si infervora, è seduto in una saletta del suo studio di Milano: divani di pelle e boiserie alle pareti. &#8220;Questi sono veri sequestri di Stato&#8221; prosegue concitato. E attacca: &#8220;<strong>Ogni giorno vengono portati via 80 bambini. Li chiudono in un centro protetto per anni</strong>, e costano allo Stato in media 200 euro al giorno&#8221;.<br />
Una cifra che farebbe <strong>lievitare considerevolmente la spesa ufficiale per l’accoglienza, stimata in mezzo miliardo di euro</strong>. Basta fare due calcoli: <strong>200 euro al giorno fanno un totale di 73 mila euro all’anno per ogni minorenne</strong>. Che moltiplicati per i <strong>15.624 ospiti dei centri significa oltre 1,1 miliardi di euro</strong>: più del doppio di quanto riveli la cifra in mano ai ministeri, probabilmente troppo prudente.</p>
<p><strong>Chi finisce in queste comunità?</strong> Mancando dati nazionali, si può fare riferimento a quelli della Lombardia: <strong>per il 34 per cento sono ragazzi dai 15 ai 17 anni</strong>; il 28,1 per cento ha dagli 11 ai 14 anni; il 19,4 dai 6 ai 10 anni. Le percentuali sono <strong>simili in Veneto</strong>, dove i minori fuori famiglia sono quasi 1.700.<strong> L’età media è quindi piuttosto alta</strong>. Anche perché la permanenza in queste strutture è lunga: <strong>a Milano il 53 per cento ci resta più di due anni</strong>. Questo significa che centinaia di migliaia di euro vengono spesi per ogni ragazzino. Ciò che accade alla fine di questi allontanamenti forzati è sorprendente:<strong> in Piemonte, per esempio, quasi la metà torna a casa</strong>.</p>
<p>C’è un altro dato che inquieta: quasi il <strong>77 per cento dei minori viene allontanato per &#8220;metodi educativi non idonei&#8221;</strong> e per l’&#8221;impossibilità di seguire i figli&#8221;. &#8220;Motivi soggettivi, non reali come i maltrattamenti o l’abbandono &#8221; denuncia <a href="http://www.vignale.net/" target="_blank"><strong>Gian Luca Vignale, consigliere regionale del Pdl</strong>.</a> Il Piemonte, chiarisce, spende 35 milioni di euro all’anno per mantenere 1.179 minorenni nelle comunità. &#8220;Mentre solo un terzo di questi soldi viene stanziato per sostegni alle famiglie&#8221; considera Vignale. <strong>Il costo delle rette spesso soffoca i magri bilanci dei comuni</strong>, che a volte arrivano a chiedere un contributo ai genitori cui sono tolti i figli.<br />
Negli anni Novanta, alla famiglia di Angela L. venne recapitata una<strong> richiesta d’indennizzo di 60 milioni di lire per i 16 mesi</strong> trascorsi dalla bambina nel centro di affido: l’equivalente di quasi 2 mila euro al mese.</p>
<p>Un paradosso in cui è incappata pure <strong>Antonella Causin, che vive a Santa Maria di Sala</strong>, nel Veneziano. Nello studio del suo avvocato, Luciano Faraon, sventola indignata una lettera che le è stata inviata la scorsa settimana.<br />
I suoi figli, di 12 e 8 anni, vivono dal febbraio del 2007 in due diverse case-famiglia. <strong>Il comune ora le chiede &#8220;il pagamento delle spese per la permanenza nelle strutture &#8220;</strong>. &#8220;Vogliono la mia busta paga&#8221; spiega la donna, 44 anni, sgranando gli occhi azzurri. &#8220;Devo pure dargli soldi per avermi rovinato la vita&#8221;. Le peripezie della donna cominciano nel 2005. Si separa dal convivente, chiede l’affidamento dei figli. Viene sentita dagli psicologi: <strong>racconta che l’uomo, un maresciallo della Guardia di finanza, è finito in strani giri. È violento, distratto</strong>.<br />
Non le credono: per i consulenti tecnici è soltanto &#8220;una madre esasperata &#8220;. Così i ragazzini sono dati al padre. <strong>Dopo dieci mesi, però, le accuse della donna diventano reali</strong>: l’ex compagno viene arrestato per spaccio di droga. &#8220;Da quel momento è cominciato l’inferno&#8221; racconta Causin. &#8220;Il maschio ha cambiato quattro famiglie e due scuole in pochi mesi. Come fosse un pacco postale&#8221;. <strong>Anche i genitori della donna avevano dato la loro disponibilità a occuparsi dei nipoti</strong>. &#8220;Invece li hanno sempre tenuti lontano da loro&#8221; racconta la signora. &#8220;Addirittura li hanno accusati di un avvicinamento indebito: ma erano andati in chiesa per la prima comunione del più grande&#8221;. <strong>La storia dimostra quanto a volte sia lenta la giustizia minorile</strong>.</p>
<div id="attachment_8135" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-8135" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/11/mappa-affido-large.jpg" alt="In Italia, più di 32mila bambini vengono chiusi nelle comunità o dati in affido" width="500" height="515" /><p class="wp-caption-text">In Italia, più di 32mila bambini vengono chiusi nelle comunità o dati in affido</p></div>
<p>Il <strong>tribunale di Venezia ha disposto l’allontanamento dei due bambini nel dicembre del 2005</strong>, con un provvedimento provvisorio. Quattro anni dopo non solo non è stata presa alcuna decisione definitiva, ma la macchina giudiziaria è ripartita.<strong> L’avvocato della signora Causin ha denunciato i consulenti del tribunale</strong>: il legale sostiene che avrebbero falsificato i test e le dichiarazioni della donna. Il giudice ha nominato una nuova psicologa. Che in sei mesi ha incontrato la donna e il suo ex compagno appena quattro volte.<strong> Le critiche a periti tecnici, assistenti sociali e magistrati sono sempre più dure</strong>. Il criminologo <a href="http://www.facebook.com/people/Luca-Steffenoni/1498037040" target="_blank">Luca Steffenoni</a> sui casi di malagiustizia minorile ha appena scritto un libro,<em> <a href="http://www.chiarelettere.it/dettaglio/65816/luca_steffenoni_presenta_presunto_colpevole" target="_blank">Presunto colpevole</a></em> (editore Chiarelettere).<br />
&#8220;I tribunali hanno appaltato tutto all’esterno&#8221; sostiene. &#8220;Il processo è uscito dall’alveo delle prove, per trasformarsi in approfondimento psicologico. Gli assistenti sociali hanno diritto di vita e di morte sulle persone.<strong> Basta uno screzio tra due coniugi per far nascere patologie incurabili</strong>, che legittimano la sottrazione dei figli&#8221;. Accuse cui ribatte <strong>Graziella Povero</strong>, assistente sociale di Torino e presidente dell’<a href="http://www.asnas.it/" target="_blank">Asnas</a>, storica associazione di categoria: &#8220;C’è un’aggressione continua alle nostre decisioni. Dicono che rubiamo i bambini.</p>
<p><strong>La gente comincia a essere diffidente</strong>. Ci accusano di avere convenienze economiche. Attacchi assurdi: che interesse potremmo mai avere a collocare un bimbo in una struttura piuttosto che in un’altra?&#8221;. <strong>Povero ammette che qualche caso di disonestà ci può essere</strong>, &#8220;come in tutte le professioni&#8221;: &#8220;Ma noi siamo dipendenti pubblici&#8221; aggiunge. &#8220;Il nostro lavoro è sempre subordinato a quello della magistratura, e quindi anche alle sue eventuali lentezze&#8221;.</p>
<p>Per indagare su questa presunta indolenza bisogna entrare nel <strong>tribunale dei minorenni di Roma, il più grande d’Italia</strong>. Da aprile è presieduto da un magistrato d’esperienza: <a href="http://www.bol.it/libri/autore/Melita-Cavallo/7/S/-0/" target="_blank">Melita Cavallo</a>.<br />
Nei corridoi del palazzo sul lungotevere che ospita gli uffici si narra del suo interventismo. Appena insediata,<strong> Cavallo scopre che un collega ha 1.600 fascicoli arretrati</strong>: se ne intesta la metà e &#8220;consiglia&#8221; al collega il pensionamento. &#8220;La permanenza nelle casefamiglia è eccessivamente lunga&#8221; dice la presidente. &#8220;Un tempo ragionevole è un anno, non cinque, come avviene adesso.<strong> Noi magistrati stiamo diventando i notai dello sfacelo dei minori</strong>: solo quando sono stati distrutti psicologicamente li diamo in adozione&#8221;. Cavallo insiste, parla di &#8220;assistenzialismo spinto&#8221;: &#8220;Si spendono un sacco di soldi&#8221; continua. <strong>&#8220;Faccio un esempio: tre fratelli rimasti in comunità cinque anni sono costati 800 mila euro. Non era meglio, allora, dare un alloggio o un lavoro al padre?</strong> Avremmo salvato una famiglia. Invece abbiamo negato l’infanzia ai figli. E oggi i genitori sono più divisi di prima&#8221;. Anche le verifiche preliminari spesso sono deficitarie, ammette il magistrato: &#8220;Alla prima decisione si arriva con pochi elementi in mano. C’è quasi un rifiuto ad averne altri. P<strong>erché i giudici ormai sono molto condizionati e sempre più prudenti</strong>&#8220;. O, al contrario, troppo interventisti.<br />
La <strong>Cassazione ha appena confermato l’&#8221;ammonimento&#8221; già inflitto a un sostituto procuratore del tribunale dei minorenni di Roma</strong> dal Consiglio superiore della magistratura. Nel dicembre del 2006, il pm aveva ordinato che i carabinieri prelevassero due bambini da casa della madre, per portarli in quella del padre. Adesso però i giudici della suprema corte scrivono: &#8220;L’interpretazione delle norme non può costituire un alibi per tenere comportamenti anarchici &#8220;.<br />
<strong>Insomma, quell’allontanamento è stato &#8220;un provvedimento abnorme &#8220;, per la Cassazione.</strong></p>
<p>Cavallo non commenta, ma aggiunge: &#8220;Purtroppo è diventata<strong> tesi diffusa che togliamo i bambini ai poveri per darli ai ricchi</strong>&#8220;. Questa tesi, in realtà, è sempre più frequentemente sconfessata dai fatti: anche molte famiglie abbienti finiscono nel girone degli allontanamenti. <strong>Lidia Reghini</strong> di Pontremoli, 51 anni, discende da un nobile casato toscano e vive a Roma. <strong>Ha una ragazzina di 13 anni, che ha studiato nei migliori collegi della capitale</strong>. È stata affidata a un istituto religioso nell’aprile del 2008. &#8220;Per i giudici <strong>l’ho voluta mettere contro suo padre, il mio ex convivente</strong>, che era stato arrestato per spaccio di cocaina&#8221; racconta. Dopo avere deciso l’allontanamento della madre, il tribunale dei minorenni manda gli atti alla procura ordinaria: ipotizza che la madre, con &#8220;una condotta criminosa&#8221;, abbia inflitto sofferenze psichiche alla figlia. Un’accusa abnorme.</p>
<p><strong>Archiviata dal giudice nel maggio 2008, su richiesta dello stesso pubblico ministero</strong>. Ora la donna ha denunciato l’assistente sociale che aveva seguito il suo caso: la procura di Roma ha aperto un’indagine. &#8220;Mia figlia chiede solo di tornare a casa. <strong>Vuole fare una vita normale</strong>, come quella di prima &#8221; spiega, mentre si alza dal divano a fiori verdi del soggiorno per preparare un tè. &#8220;Ogni giorno mi domando come mai sono finita in questo gorgo:<strong> non esiste alcun motivo, se non l’accanimento personale</strong>. O un interesse economico&#8221;.<br />
Che esistano o meno tornaconti, una cosa è certa: tenere un bambino in una &#8220;comunità protetta&#8221; costa molto. E non assicura quella stabilità affettiva che potrebbe offrire una famiglia.</p>
<p>Anche per questo motivo <strong>il governo sta cercando in ogni modo di incentivare l’affido familiare</strong>. &#8220;Porterebbe un grande risparmio economico e soprattutto maggiore benessere per i minori&#8221; <strong>dice<a href="http://web.camera.it/cartellecomuni/leg16/include/contenitore_dati.asp?tipopagina=&amp;deputato=d302748&amp;source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml.asp&amp;position=Deputati\La%20Scheda%20Personale&amp;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fdeputato=d302748&amp;Nominativo=ROCCELLA%20Eugenia%20Maria" target="_blank"> Eugenia Roccella</a></strong>,<a href="http://www.ministerosalute.it/ministero/sezMinistero.jsp?label=org&amp;id=593" target="_blank"> sottosegretario al Welfare</a>. &#8220;La soluzione ideale sarebbe chiudere le comunità e collocare temporaneamente tutti i minori in altre famiglie: cosa che oggi è impensabile&#8221;.</p>
<p>Un’utopia, appunto. &#8220;Il problema è che sono pochi i genitori disponibili&#8221; dice il pediatra veronese <a href="http://www.famiglieperaccoglienza.it/index.asp?idCategoria=1&amp;Categoria=Chi%20Siamo" target="_blank"><strong>Marco Mazzi, presidente dell’Associazione famiglie per l’accoglienza</strong></a>: &#8220;Su dieci richieste d’affido, riusciamo a dare risposta solo a due&#8221;. Una scelta fatta da poche coppie, e di buonissima volontà: ricevono qualche centinaio di euro al mese per un bambino che comunque alla fine non potranno mai tenere con sé.<br />
&#8220;E <strong>bisogna garantire anche i contatti con i veri genitori, che devono vedere i minorenni periodicamente</strong>&#8221; chiarisce Mazzi. Le cose, però, spesso vanno diversamente.</p>
<p><strong>Valentina Timofiy, un’ucraina bionda arrivata in Italia come badante,</strong> da più di tre anni non vede la figlia dodicenne. È stata affidata &#8220;provvisoriamente &#8221; a una famiglia di Genova: <strong>per scoprirlo ha dovuto assoldare un investigatore privato</strong>. Nonostante molte lacrime e mille telefonate, non le hanno mai voluto dare informazioni.<strong><br />
Timofiy, 41 anni, oggi vive a Tortona</strong>, in provincia di Alessandria, assieme al suo nuovo compagno. La casa è piena di ninnoli e di foto della figlia. &#8220;Le hanno fatto il lavaggio del cervello &#8221; accusa.<br />
<strong>La donna ha la sofferenza stampata sul volto</strong>. &#8220;L’ultima volta che l’ho vista mi ha domandato: “Mamma, perché mi hai dimenticata?”. Le ho spiegato che io penso a lei ogni minuto della giornata. Ma che<strong> mi vietano d’incontrarla</strong>&#8220;.<br />
Timofiy comincia a piangere. Ha anche tentato di buttarsi da una finestra, ma è stata salvata dal convivente.<strong> Ormai vive senza la figlia da quattro anni</strong>. Alla fine di ottobre il tribunale dei minorenni di Milano ha deciso&#8230; di non decidere: l’ennesimo provvedimento temporaneo.<strong> I giudici hanno interrogato anche la coordinatrice del servizio sociale degli stranieri di Milano</strong>: &#8220;La signora è una madre attenta, in grado di occuparsi della figlia&#8221; ha assicurato. &#8220;Ma non è stata mai aiutata né sostenuta dai servizi sociali&#8221;. Così il tribunale ha stabilito: la madre deve riprendere a incontrare la figlia.</p>
<p><strong>Quella figlia che in tre anni ha visto soltanto una volta, qualche settimana fa</strong>. Nascosta nella sua auto, è riuscita a scorgere una ragazzina con i capelli e gli occhi neri: usciva da scuola e <strong>dava la mano a una madre. Che però non era lei</strong>.</p>
<p><strong>La parola alle mamme</strong>:</p>
<p><a href="http://blog.panorama.it/media/video/pano/genitori1_Panorama 550kbps.flv">la VIDEO intervista alla signora Causin, di Mestre</a></p>
<p><a href="http://blog.panorama.it/media/video/pano/genitori2_Panorama 550kbps.flv">la VIDEO intervista alla signora Patrizia Paprella</a></p>
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