
Ragnatele e ruggine sulla statua di Pinocchio al Parco Collodi (Foto Gianluca Moggi/Sestini)
Chiuso in un cilindro di plastica, un Pinocchio meccanico pedala senza sosta ruotando la testa a destra e a sinistra, forse in cerca d’aiuto. Le ruote della bicicletta cigolano; dal manubrio pendono ragnatele; il largo colletto dell’abito del burattino, un tempo bianco, è grigio; il nastro è giallo sporco. Sul grembiule a fiori, sui calzoni, sulle scarpe si accumula la polvere.
Il piccolo Giò scende le scale, guarda perplesso il Pinocchio ciclista, si volta verso la mamma e domanda: “Ma è qui da mille anni?”. Di anni, in realtà, il Parco di Pinocchio, attrazione clou in quel di Collodi, quasi a metà strada tra Lucca e Pistoia (ecco come arrivarci), ne conta molti di meno.
Fu inaugurato nel 1956, per celebrare l’immortale burattino nato dalla fantasia di Carlo Lorenzini, in arte Collodi, che nel paese toscano trascorse un’infanzia felice, ospite nella villa dove i suoi nonni paterni lavoravano come fattori. Cinquantatré anni dopo, e mentre l’ultimo Pinocchio televisivo sbanca gli ascolti, mandando al tappeto il Grande fratello, il Parco di Collodi, pensato come un museo all’aria aperta di opere d’arte ispirate alla favola e firmate da grandi artisti come Emilio Greco, Piero Consagra e Venturino Venturi, mostra i segni di un’incomprensibile trasandatezza.
- Ragnatele e ruggine
- Più di 125 mila biglietti l’anno
- Un carro senza «tagliando»
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- Ragnatele e ruggine
- Ragnatele e ruggine
- Scritte a doppio senso
- Scritte a doppio senso
- Una balena da mal di pancia
- Una balena da mal di pancia
- Ruote sonore, ma nel fango
E dire che il mito non conosce crisi. Alla Fondazione Carlo Collodi, che custodisce nella biblioteca le traduzioni delle avventure di Pinocchio in 87 lingue e dialetti di 68 differenti paesi, dicono che i visitatori arrivano a decine di migliaia. Merito del fascino senza tempo di un libro che è il più stampato e tradotto al mondo, dopo la Bibbia e il Corano. “Pinocchio è un testimonial che rende” sostiene Pier Francesco Bernacchi, da 20 anni segretario generale della fondazione. E assicura che “dal 15 novembre si chiude per manutenzione”, salvo weekend e festivi. “D’estate, quando qui è pieno di turisti, non è facile intervenire ” spiega Bernacchi.
“Ma ora faremo le grandi pulizie”. In realtà il parco, ampliato nel 1972, sembra portare i segni di una sciatteria antica. Già all’ingresso del Villaggio dei Balocchi, dopo la bella piazzetta dei Mosaici, su una finestrella di mattoni si allarga una cornice di scritte: la più antica, firmata “Nino e Mara”, è datata 11 ottobre ’92, la più recente risale al 2004. Delle targhe verdi che accompagnano il percorso dei visitatori, riproducendo frammenti del capolavoro di Collodi, nessuna è immune da danni: lettere cancellate, frasi smozzicate. Alcune can cellature sembrano fatte apposta per riprodurre la parlata toscana: per esempio, c’è “arabinieri” per carabinieri.
Ma alcune correzioni paiono frutto di malizia: davanti alla statua dei “quattro coniglietti neri”, qualcuno ha graffiato la targa perché risulti che “portavano sulle palle una piccola bara da morto”. Con tanti bimbi in giro, non è carino. Altrove, il contrasto tra le pagine del libro e la realtà è più stridente. Si legge su un cartello, in prossimità della Casina della Fata Turchina, che Pinocchio “vide biancheggiare in lontananza una casina candida come la neve”.
Ma, alzando gli occhi, ecco pararsi davanti agli occhi una parete verdastra di muffa. Più avanti, su una piccola altura artificiale, la Fata creata da Consagra ha mani e busto segnati dalla ruggine.
Il grande Pescecane ha i denti neri. I “tre filari di anne”, che in origine dovevano essere “zanne”, sono macchiati qua e là dal muschio. La gola, un disco ovoidale dipinto di rosso, al centro non ha più colore, graffiato via dall’usura. Dal foro circolare di quel disco si vede un Geppetto che è una maschera di ruggine. Ha accanto due bottiglie, destinate a fargli luce nel ventre del Pescecane. Ma qualcuno ha giocato al tirassegno con una delle bottiglie, l’ha mandata in frantumi: i cocci giacciono ai piedi di Geppetto, coperti di polvere.
Spettacolo che non ha impressionato la turista Kimberley. Il 23 giugno del 2007 ha annotato con entusiasmo su un dente del Pescecane: “Magnifico!” e ha lasciato la sua firma. Continuando la passeggiata, sul laghetto che ospita la nave corsara s’incontra una passerella qua e là ossidata. All’imbocco della passerella, la ruggine ha aperto una fessura nel metallo: aggrappandosi sbadatamente a quel sostegno c’è il rischio di tagliarsi.
In un parco dove passeggiano, ogni anno, almeno 40 mila bambini, non è prudente. Così come non è prudente che il legno della staccionata lungo il bordo dei sentieri nel Paese dei Balocchi sia spesso scheggiato e che ne spuntino chiodi arrugginiti, tutti ad altezza delle mani dei più piccoli.
La medesima trascuratezza segna il teatrino meccanico, che in una serie di quadri debolmente animati racconta la vita di Pinocchio, nell’area dedicata a belle giostre d’epoca. L’ingresso costa 1 euro e un cartello assicura che il teatrino è appena reduce da un restauro, ma fin dal primo quadro, in cui “Geppetto costruisce il burattino”, la lampadina è fulminata.
Il reggilampade del carrozzone da circo sulle cui fiancate corre il teatrino è pieno di ragnatele.
Eppure, per Pinocchio questo è un momento magico. In primavera la Fondazione Collodi ha issato all’ingresso del paese un burattino realizzato da un abete svizzero alto 55 metri e stagionato per sei mesi nel gelo di un ghiacciaio. In luglio il ministero dei Beni culturali ha dato il via all’edizione nazionale delle opere di Carlo Lorenzini.
Ora il successo televisivo ha rilanciato un concorso bandito nelle scuole da Rai, fondazione e ministero dell’Università e promette di portare un’ondata di nuovi turisti nel parco.
“A Natale sarà uno splendore” assicura il segretario Bernacchi. Sarebbe proprio ora di liberare il povero Pinocchio ciclista dal suo grembiule di polvere.
Qui il VIDEO della visita di Panorama al Parco Pinocchio:
Il VIDEO della visita di Panorama al Parco Pinocchio
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