
Il premier Silvio Berlusconi e il leader della Lega Umberto Bossi a Milano
In poche settimane, è diventato uno dei casi editoriali dell’anno. Ha generato discussioni infinite, ipotesi azzardate, scomodando persino politici e ministri, che si sono affrettati a commentarne il contenuto.
Ad accendere la miccia un pamphlet da poco stampato a Trieste, che il quotidiano on line Affari Italiani sta pubblicando in rete, a puntate. Il titolo del libro - Fratelli d’Italia? esperimento di libro on demand, ordinabile sul sito diretto da Angelo Maria Perrino – è noto, chi lo ha scritto invece no.
La curiosità non nasce però solo dalla misteriosa identità dell’autore. Riguarda soprattutto il suo contenuto: nel romanzo, è tracciato infatti lo scenario politico dei prossimi mesi, con un presidente del consiglio che cade sotto i magli della Lega, in collisione con la maggiore parte di quei “poteri forti” che non ha mai mostrato di apprezzare.
E poi, con la formazione di “un governo di salvezza nazionale”, presieduto dall’economista Mario Monti, che tenta di tamponare il disastroso debito pubblico, “schizzato oltre il 110 per cento del pil”, di rilanciare l’economia e l’occupazione, e di “sanare l’immagine internazionale della nazione”.
Fantapolitica, ovviamente. Eppure, dalla lettura del libro, si intuisce subito che chi lo ha scritto è molto addentro agli ingranaggi parlamentari. Panorama.it è riuscito a intervistare in esclusiva il suo autore, per capire qualcosa di più sulla sua identità e sulla sua credibilità.
Iniziamo dalla sua formazione: il protagonista dice di essere cresciuto in “una sorta di retrobottega vagamente cosmopolita, dove si respirava un sincero internazionalismo e per le passioni nazionali c’era poco spazio”. Ha mai vissuto all’estero?
Un breve periodo in Germania, un consistente periodo nel Regno Unito, circa un anno negli Usa.
Lei attacca lo statalismo meridionale ma riconosce al sindacato “ancora una forza radicata e unitaria”; al contempo equipara la resistenza ad “un fatto artificiale” e in più di una circostanza sembra apprezzare la Lega. Se fosse stato parlamentare nell’immediato dopoguerra, in quali banchi si sarebbe seduto?
Senza alcun dubbio tra i comunisti. Come mi giurano abbia osservato Giovanni Sartori nei lontani anni Cinquanta: “Le migliori teste con le peggiori idee”.
Nel suo libro, immagina la caduta parlamentare del premier e descrive un “presidente che muore di Lega”, ma non spiega specificamente i suoi eventuali errori politici. Troppo facile. Riesce a essere più preciso?
Non mi sembra che il “presidente” abbia compiuto errori di rilievo. Anzi, ha superbamente riempito uno spazio cogliendo l’evoluzione della struttura profonda del voto moderato in Italia che, come da alcune parti si è spesso osservato, è maggioritario. La natura moderata dei consensi naturalmente induce alla moderazione e, ahimè, la voce moderazione in Italia implica politiche che non intacchino né le modalità di produzione di ricchezza, né la sua redistribuzione, né gli equilibri di potere che vi sono sottesi, né i vizi e le distorsioni che tutto ciò comporta. Berlusconi alla fine lascerà tutto o quasi come lo ha trovato. Non è un errore, è una colpa.
Sempre secondo la sua descrizione, la caduta del premier lascerebbe lo spazio a un immaginario “governo di salvezza nazionale”, guidato da Mario Monti, che ricoprirebbe al contempo l’incarico di ministro delle finanze. Nel suo disegno non trova però posto il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Come mai?
Il rischio non è sempre una virtù. E Draghi non mi sembra uomo da rischi.
“Scompare” inoltre la figura del Presidente della Repubblica, che in un eventuale “governissimo” ha invece un ruolo decisivo. È lui infatti a decidere (come ha ricordato su RaiTre anche Gianfranco Fini) se andare ad elezioni anticipate o ultimare la legislatura.
Come ho cercato di spiegare nel libro, Napolitano appartiene davvero al partito dei “resistenziali”, nel bene e nel male. Gente che ha scelto la “porta stretta” in un paio di occasioni e sa cosa significa. La cifra della carriera politica del presidente inoltre è rappresentata da una forte dose di prudenza con un pizzico di conservazione. Credo che vi rimarrà fedele anche in futuro.
Tra i componenti del fantomatico esecutivo, lei cita Massimo D’Alema, giudicandolo “il personaggio di gran lunga più autorevole”. Tanto autorevole che sta correndo per la poltrona di Mr Pesc dell’Ue…
Ci sono pagine bellissime di Arthur Miller sui presidenti americani. L’uomo che amò Marilyn Monroe sostiene che la principale prerogativa di un presidente Usa è legata al riconoscimento da parte degli elettori della sua “licenza di uccidere”. Bene, chiunque sieda accanto a D’Alema (non protetto da un microfono o da un potenziale ritorsivo mediatico) si accorge che c’è nell’uomo una forza non adulterata e non priva di minacciosità. Devo tuttavia ammettere che, in particolare negli ultimi tempi, il suo impatto ha mostrato spesso di essere correlato inversamente all’ampiezza delle platee a cui si rivolge. Politicamente D’Alema ha preso ripetutamente rischi: cosa decisamente inedita nel nostro Paese.
In più di un passo del romanzo, accenna alle lobby del “partito romano”, ma non specifica mai che ruolo avrebbero i grandi giornali, a cominciare da Repubblica, dal Corriere della sera e da due dei più influenti “king maker” della carta stampata, Eugenio Scalfari e Paolo Mieli.
Mi sembrava di aver detto davvero abbastanza. Il fatto tuttavia che i vari “kings” di turno rivelino sorprendenti fragilità di fondo è meno grave a mio avviso dell’impatto di lungo periodo su un segmento non trascurabile di opinione pubblica italiana. Per fortuna, gli italiani hanno riserve profonde di saggezza.
Tra tutti i personaggi politici descritti nel libro, l’attuale ministro per le politiche agricole e forestali, il leghista Luca Zaia, è descritto come una delle più audaci e promettenti personalità della politica…
Promettente, sicuro: in Veneto si è rivelato fulminante nella costruzione del consenso. E anche per l’attuale candidatura (alle regionali, ndr) deve aver lavorato tanto e bene. L’audacia seguirà.
Il suo romanzo si basa sulla sua capacità di prevedere il futuro. Ci dica allora la prossima data decisiva della politica italiana e ce ne spieghi la ragione.
È largamente possibile che io mi sbagli, ma una grande affermazione della Lega nel Nord del Paese alle prossime elezioni regionali ( e penso a quote di consenso davvero rilevanti) produrrebbe una dislocazione dei rapporti di forza all’interno del centro-destra non sostenibile dal Pdl. E quindi…
- Lunedì 16 Novembre 2009
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Commenti
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Il 16 Novembre 2009 alle 17:15 indigesto ha scritto:
La Lega non è un partito, è un modo di essere. In assenza di ideologie se n’è creata una, becera quanto si vuole, ma in grado di catalizzare le mentalità becere che affliggono tanto il Nord che il Sud. Al Sud trovano spazio i comunisti, o ciò che ne resta, quando non arrivano ordini diversi dalle varie mafie, che finiranno anch’esse, prima o poi, per fare “opinione”. Non mi meraviglierei, dunque, di colpi mancini della Lega. E’nel suo DNA, ma potrà porli in atto finquando riceverà consensi dai suoi fans. Dovrà, in pratica, sfruttare il suo momento, che durerà il tempo che questi non si accorgano del bluff!
Il 17 Novembre 2009 alle 11:58 indigesto ha scritto:
Qualsiasi trovata è buona per aumentare il numero dei politici e sfamarli coi soldi di tutti, dando loro la posibilità ed il potere di compiere ogni sorte di intrallazzo a danno della comunità. Abbiamo visto che fine ha fatto la Sanità sulla quale campano i politici regionali e le loro clientele. Ci parlano di più chiare responsabilità, ci dovrebbero parlare anche delle pene a cui andranno incontro in caso di abusi, chè quelle previste dal nostro Codice non bastano, nè basta una Magistratura a senso unico, che di fatto fiancheggia i malfattori di una sola parte. Non basta “mandare a casa” con il voto, dopo che si sono riempite le tasche, per essere poi “nominati” a capo di qualche Società di comodo a spillare mostruose retribuzione, in virtù della loro capacità di ricatto, intanto acquisita nei partiti e nelle posizioni di governo occupate! Questo tipo di democrazia fa comodo solo ai politici che l’hanno così disastrosamente occupata!
Il 17 Novembre 2009 alle 12:12 indigesto ha scritto:
Ho sentito, in una di quelle trasmisioni organizzate dai comunisti,altrimenti etichettati democratici, dove un guru, ovviamente titolato, dimostrava che la Costituzione,liddove diceva che i parlamentari non esano passibili di azione penale durante il mandato era incostituzionale!!! Per questa gente la Costituzione diventa prostituzione, se, una volta si ed un’altra anche, si esprime a suo disdoro a secondo della posta, o del prezzo, in gioco. Ma vogliamo finirla!
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