
Il presidente della Camera Gianfranco Fini a Prato
Formalmente l’accordo c’e. Gianfranco Fini, dopo un faccia a faccia con Silvio Berlusconi, ha riconosciuto martedi 10 novembre la necessità di salvaguardare il premier dall’aggressione giudiziaria e ha detto sì all’ipotesi di introdurre il principio del processo breve, al massimo 6 anni. Un principio di civiltà giuridica che, dopo la caduta del lodo Alfano, dovrebbe restituire al capo del governo la serenità necessaria per portare al termine il mandato ricevuto dagli elettori.
Ma reggera l’accordo con Fini? Il presidente della Camera in questi ultimi mesi ha giocato, all’interno della maggioranza e all’interno del Pdl, una partita politica fatta spesso di avvertimenti (l’ultimo, in ordine di tempo, oggi, alla maggioranza perché non riscriva le regole da sola, ma in accordo con l’opposizione)  differenziazioni, contestazioni e persino palesi contrapposizioni.
Ora pero i margini si sono ristretti: non c’e piu spazio ne per i fuochi di guerriglia ne per le manovre oblique. O si sta con Berlusconi o si sta con quei magistrati che vogliono “cambiare il corso degli eventi”. O si vuole una riforma della giustizia che apra finalmente una stagione di normalita o si vogliono le elezioni anticipate. Che cosa fara Fini?
Panorama ha girato dubbi e domande a tre autorevoli esponenti del centrodestra, tenendo conto anche e soprattutto delle loro diverse sensibilita. Ecco le risposte.
Alessandro Campi*: Non ha interesse ad andare allo scontro con il premier
Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi appaiono spesso ai ferri corti e sul punto di separarsi. Li dividono molte cose: il carattere, il modo di intendere la politica, il ruolo istituzionale che attualmente ricoprono, le prospettive di carriera. Ma a dispetto delle apparenze hanno parecchio in comune. Almeno nel breve-medio periodo. Entrambi, per esempio, non hanno alcuna volontà di anticipare la fine della legislatura e di tornare alle urne, anche se per ragioni diverse. Fini ha ancora bisogno di tempo per completare la sua “rivoluzione culturale” e per consolidare il suo nuovo profilo politico.
Il Cavaliere, dal canto suo, sa che andare al voto anzitempo può rappresentare, al di là dell’ottimismo di facciata, un pericoloso azzardo. Gli italiani potrebbero non capire per quale ragione, nel bel mezzo di una grave crisi economica, si manda all’aria un governo numericamente tanto solido.
Entrambi inoltre considerano ineluttabile una riforma della giustizia che ponga fine allo “stato d’eccezione” nato con Tangentopoli. La differenza, in questo caso, riguarda l’obiettivo generale: Fini vuole restituire alla politica la sua antica centralità , il Cavaliere vuole riportare nei ranghi quella
magistratura della quale si ritiene il principale bersaglio. E soprattutto il metodo: il presidente della Camera predilige il confronto parlamentare, quello del Consiglio preferisce affidarsi alla forza della sua maggioranza. Considerate queste oggettive convergenze non stupisce che, al di là delle frizioni tattiche e dei distinguo, Fini abbia condiviso la richiesta del Cavaliere di uno scudo normativo che possa consentire a quest’ultimo di concludere senza incidenti di percorso il suo mandato. In ogni caso si tratta di mettere a punto i dettagli.
Vedremo che cosa ci riserveranno i giorni a venire. Intanto si è affermato un principio: che era a dir poco balzana l’idea che Fini, terza carica dello Stato, per restare nei ranghi del Pdl e per mostrarsi leale a Berlusconi dovesse sottoscrivere un documento politico sulla giustizia assieme a tutti gli altri esponenti del centrodestra. Una richiesta a dir poco eccentrica, che aveva tanto il sapore di un atto di sottomissione. Ma forse questa era solo una fantasia di Vittorio Feltri.
*Politologo, docente all’Università di Perugia e direttore scientifico di Farefuturo.
Maurizio Gasparri*: L’accordo reggerà , basta trovare le soluzioni giuste
Tutti sono consapevoli, perfino i nostri avversari politici più onesti, che contro Silvio Berlusconi è in atto una persecuzione giudiziaria. Gianfranco Fini ha anche recentemente sottolineato che il problema deve essere affrontato. Si tratta di trovare le migliori soluzioni per garantire certezza della pena, tempi celeri dei processi come impone la Costituzione e fine delle persecuzioni.
Inoltre è sbagliato parlare di elezioni in termini di convenienza. Il centrodestra ha avuto un largo mandato dagli elettori. Ha numeri e consenso per governare bene l’Italia, come confermano le recenti
valutazioni dell’Ocse sulla situazione economica. Il ricorso alle elezioni anticipate sarebbe un trauma. Dobbiamo agire per dimostrare che la maggioranza è coesa e risolve i problemi dell’Italia.
Per esempio, la riforma della giustizia è urgentissima così come lo è combattere l’eccesso di politicizzazione delle toghe, condizionate da minoranze di sinistra che usano un linguaggio eversivo e sottomettono la giustizia a esigenze di parte. La nostra agenda deve prevedere cinque punti:
la riforma della giustizia penale, le norme sulle intercettazioni, la maggiore rapidità dei processi con nuove norme riguardanti la tempistica della giustizia, la riforma della Costituzione, la riforma della legge elettorale del Csm per porre fine alla lotta tra correnti. Su questo dobbiamo dialogare con tutti ma
poi decidere, come gli italiani ci hanno chiesto di fare con il loro voto.
*Presidente dei senatori del Popolo della libertÃ
Roberto Castelli*: Spaccare il governo non gli conviene
Fini agevolerà la riforma della giustizia e insisterà sulla sua linea di indipendenza. Alle elezioni si ricorrerebbe solo in caso di insanabili contrasti nella maggioranza e sarebbe assai difficile spiegare agli elettori perché debba andare a casa un governo che, a detta dell’Ocse, sta affrontando efficacemente la crisi, ha risolto il problema dei rifiuti di Napoli, ha dato durissimi colpi alla malavita, ha ridato avvio alle infrastrutture e affrontato efficacemente il dopo terremoto.
Perché dovrebbe andare a casa? Per dare il voto agli immigrati, come vorrebbe Fini? A nessuna forza di maggioranza conviene spaccare il governo. D’altro canto mi pare che Fini, avendo preso troppe volte posizioni distanti da Berlusconi, abbia passato il Rubicone e che non possa più tornare indietro senza perdere la faccia.
Per quanto riguarda la riforma della giustizia, finché non si risolve il rapporto di potere tra politica e magistratura l’Italia sarà sempre dilaniata. Mi pare che sia fallito il principio posto dai padri costituzionali a difesa della separazione dei poteri.
Il Parlamento ha dimostrato di non saperlo gestire, difendendo anche i mariuoli, e ciò ha portato di fatto alla caduta dell’articolo 68. D’altro canto anche la magistratura ha fallito perché il Csm ha usato il principio della separazione per proteggere l’ultracasta.
Senza una profonda riforma costituzionale che introduca il principio della terzietà anche per chi deve giudicare magistrati e parlamentari non usciremo dagli equivoci. Non so cosa pensi Fini al riguardo.
*Viceministro delle Infrastrutture
- Lunedì 16 Novembre 2009
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Commenti
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Il 17 Novembre 2009 alle 18:20 indigesto ha scritto:
Ma anche ad introdurre “il principio della terzietà ” a chi verrà affidato il ruolo del terzo? La trappola è scattata con la riforma dell’art 68. Udite, udite: un guru della sinistra ha fatto capire in TV che tale articolo era “incostituzionale” nella stesura originale, quella voluta dai Padri costituenti! Se si continua così la Nostra è destinata a diventare una prostituzione invece che una Costituzione, poiche voluta, di volta in volta, ed interpretata a seconda della posta, o del prezzo, in gioco! Certo i Padri costituenti mai più avrebbero potuto aver dubbi sulla moralità dei Loro successori, in Parlamento. Erano di ben altra stoffa, Loro!
Il 18 Novembre 2009 alle 13:06 Schifani, un aut aut per tre: maggioranza, Fini e Quirinale. “Compatti o si torna alle urne” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] delle ultime ore, l’ipotesi non appare peregrina. Nel pomeriggio di martedì 17, l’aut aut di Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini è diventato se non ufficiale, molto istituzionale. A consegnarlo al presidente di Montecitorio è [...]
Il 25 Novembre 2009 alle 16:33 I (continui ) ditinguo di Fini:niet a Cosentino, sì alla bozza Violante | Circolo Luce Del Sud ha scritto:
[...] Dal presidente Gianfranco Fini, co-fondatore del Pdl, nessun passo indietro, nessuna modifica della linea che in questi ultimi mesi lo ha portato a continui distinguo con il premier e agli altri partner della [...]
Il 25 Aprile 2010 alle 17:45 Notizie dai blog su Fini: «Non faccio un nuovo partito e non ci sarà nessuna imboscata» ha scritto:
[...] della Camera Gianfranco Fini a Prato Formalmente l’accordo c’e . blog: Panorama Italia | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]
Il 20 Novembre 2010 alle 23:27 Fini-Casini: siamo una coppia di fatto ha scritto:
[...] però le vecchie pratiche, anzi amplificandole dallo scranno più alto della Camera. Dal quale il presidente spara pallettoni di estrema sinistra contro il premier. La Volpe alla [...]
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