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- Un commento

Il Canale Youtube della Camera dei deputati
I politici italiani nella rete si muovono come i pesci e non come i ragni: prede e non predatori. Più vittime di prese in giro e dell’antipolitica che attivi con i propri siti (e/o blog) nel confronto con i cittadini e nell’auto-promozione.
Una premessa è doverosa: in un paese in cui la banda larga per la connessione a internet è ancora un miraggio per il 40% dei cittadini e la popolazione è sempre più anziana, una mezz’ora a urlare seduti sulla sedia di un talk show in tv vale più di mille “post” su blog, di una “comparsata” su Youtube o di un aggiornamento quotidiano del profilo su Facebook.
Ma se facciamo un confronto con i politici di altri Paesi, l’Italia sembra proprio lontana dalla capacità di mobilitazione di un Obama o dalle doti comunicative di un David Cameron (probabile prossimo premier conservatore inglese).
Il professor Francesco Pira dell’Università di Udine ogni anno monitora i siti istituzionali dei principali partiti e pubblica uno studio: dai risultati del 2009 (qui si può scaricare il report completo) leggiamo che:
I due principali partiti hanno leggermente modificato alcuni contenuti ed anche l’organizzazione stessa dei portali. Il PdL migliora la parte grafica, mentre aver suddiviso i contenuti in quattro mini siti, tre dei parlamentari ed uno del Governo Berlusconi, generano un rischio di dispersione e di duplicazione dei contenuti. Il Pd invece pur avendo una piattaforma tecnologica ben sviluppata sembra aver fatto un passo indietro nella capacità di stimolare la partecipazione degli utenti. Rimangono quasi invariati Lega Nord e Unione di Centro, mentre l’Italia dei Valori è forse quello che meglio degli altri è riuscito a combinare chiavi comunicative efficaci con coinvolgimento dell’utente. Il partito di Bossi e quello di Casini, hanno i limiti più evidenti sull’usabilità e sull’interazione.
Su YouTube
Due anni fa, intervistato da Panorama.it, Pira invitava la “Casta” a “spogliarsi” su Youtube. Si era in pieno dibattito sull’antipolitica e sul “grillismo”. Da allora, bisogna dire, che ci hanno provato in molti a rendere “onorevole” la Rete, ma con esiti poco esaltanti: le due televisioni on-line del Pd (tanto per riflettere anche sulla rete l’eterna dicotomia Walter e Massimo) YouDem e RedTv non sono mai decollate davvero, l’isola su “Second Life” di Antonio Di Pietro sembra quella di Robinson Crusoe, ma l’ex Pm si rifà su Youtube: il canale dell’ Italia dei valori è aggiornatissimo e molto frequentato (8mila iscritti), nonostante la presentazione scritta in dipietrese stretto:
I nostri figli avranno la capacità , l’intelligenza, il coraggio, la forza di essere partecipi essi stessi dell’informazione e attraverso di essa di una democrazia più diretta e partecipata. Ecco perché io non ho più paura come cittadino e come rappresentante di partito. Sfido la modernità . Noi siamo i primi a farlo e a cogliere le occasioni che ci vengono date attraverso di essa.
Il canale della Lega, per fare un confronto, ha 413 iscritti e si apre con il trailer di “Barbarossa” postato tre mesi fa.
I partiti della (fu) sinistra radicale non fanno molto di meglio: Sinistra e libertà ha una sua Web tv e un canale con 200 iscritti circa, ma è aggiornato a un mese fa.
Non molto meglio le performance su Youtube degli organi istituzionali: il canale della Camera dei Deputati online dal novembre 2008 è abbastanza aggiornato (148 video: il più recente è del 2 novembre, quindici giorni fa; il secondo risale al 22 ottobre, in occasione della visita della regina Rania di Giordania). E, forse per evitare un sovraccarico di lavoro al moderatore, non pubblica i commenti degli utenti, (non) scusandosi così:
Vogliamo entrare in contatto diretto con i cittadini, senza mediazioni e filtri, per far sentire le istituzioni sempre più vicine alla vita di tutti i giorni. Ci interessa sapere che cosa pensate del canale Youtube della Camera. E anche se al momento non riusciamo a pubblicare i vostri commenti, siate certi che ne faremo il miglior uso possibile.
Un confronto imbrazzante con il canale You Tube della Casa Bianca: nell’ultima settimana gli americani hanno inserito 14 video (conferenze stampa e discorsi intregali), che possono anche durare mezz’ora ma sono accompagnati da commenti dei cittadini che vogliono porre domande (sopratutto sulla riforma sanitaria) e pretendono delle risposte.
Su Facebook
Partiti e istituzioni non passano quindi, con qualche eccezione, l’esame di interattività . Ma generalizzare non è corretto e quindi è interessante anche vedere il rapporto con il web dei singoli parlamentari, dove troviamo punte di eccellenza alternate a esperienze grottesche. La paginetta su Facebook ormai ce l’hanno (quasi) tutti e tra gli altri hanno riscosso un buon successo Walter Veltroni (che organizzava incontri con i suoi “amici” del social network) e il ministro Renato Brunetta che ha 60mila “fan”. Ma sul social network più diffuso in Italia i rappresentanti dei cittadini non si sbottonano molto: è difficile che rispondano ai commenti o che segnalino di essere “fan” di qualcosa. La stragrande maggioranza si limita a postare comunicati stampa, dichiarazioni d’agenzia e video con interivste.
I blog
E allora per vedere davvero il volto on-line della “casta” è più istruttivo fare un giro tra i blog. La corsa ad aprirne uno, negli scorsi anni, è stata bipartisan. Ma in pochi hanno avuto la costanza di aggiornarli, rispondere ai commenti, renderli interattivi.
E così la rete si è trasformata in un cimitero di “diari” abbandonati. Il caso esemplare è quello di Romano Prodi pomposamente battezzato “Il blog del presidente” nel 2006: 38 giorni di vita, due post, chiuso ai primi commenti ironici.
Non dà segni di vita dal 27 gennaio 2009 il blog di Clemente Mastella, aperto dall’allora ministro della Giustizia (approdato in Europa come indipendente del Pdl) per fronteggiare i tanti contro-blog (come dementemastella.it) che lo insultavano. Non è un vero e proprio blog quello di Maurizio Gasparri, del Pdl, ma si merita una citazione per l’immagine che apre il sito: con il ministro Tremonti e lo stesso senatore in versione “Totò e Peppino”.
Anche il sito dell’attivissimo (è uno dei pochi presenti anche su Twitter) ministro Brunetta non può definirsi un blog (a meno che il ministro non parli di sé in terza persona come Cesare) ma è ricco di contenuti.
Chi è diventato un idolo per il popolo della rete (grazie alla sua opposizione all’emendamento D’Alia nel “pacchetto sicurezza”) è il deputato genovese Roberto Cassinelli, ma anche lui non aggiorna molto spesso. Per trovare uno spazio più personale, divertente e anche autocritico c’è il blog del “fuoriuscito” del Pdl Paolo Guzzanti. A sinistra le cose non vanno molto diversamente: semiabbandonato dalle dimissioni in poi “la nuova stagione” di Veltroni, mentre l’ex segretario del Pd Dario Franceschini è tra i più lanciati su Twitter, questo il suo ultimo messaggio:
20 anni fa cadeva il Muro. Io ero a Ferrara con mia moglie. Guardavamo increduli la tv e ci sentivamo dentro la storia. Voi dove eravate?
Il sito del neo-leader Pierluigi Bersani è invece molto “istituzionale” e rigido. Tra i “democrats” c’è però una pattuglia di blogger devoti la cui attività on-line precede in alcuni casi l’esperienza politica: è il caso ad esempio di Mario Adinolfi o di Paolo Gentiloni. Ma sono casi abbastanza isolati.
Chi ha copiato un modello vincente è stato Antonio di Pietro: interventi polemici, campagne on-line, video, appelli e firme per aderire alle manifestazioni. Il suo sito personale è uno dei più seguiti, anche se il dibattito con gli utenti è abbastanza “latitante”.
Qual è il problema, per Tonino? Che adesso anche il suo modello (e sodale), Beppe Grillo, si sta preparando all’arena politica e candiderà le proprie liste in alcune regioni alle prossime regionali.
Proprio il comico genovese che nella rete ha trovato una ragione di vita potrebbe essere il primo leader politico italiano venuto dal web. Anche se i “colleghi” blogger l’hanno già bocciato: suo il premio alla Blogfest 2009 per il miglior blog “andato a puttane”.
- Martedì 17 Novembre 2009
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Commenti
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Il 17 Novembre 2009 alle 17:56 indigesto ha scritto:
Penso che il Web più che a monitorare i politici serva a monitorare i frequentatori!
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