Tremonti quinto ministro d’Europa, D’Alema “ferrato negli intrighi”. I giudizi di fine anno del Financial Times

L'ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

L’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

“Nonostante molti conflitti politici interni, ha incredibilmente lustrato la reputazione finanziaria italiana“. Con questa motivazione il Financial Times piazza Giulio Tremonti al quinto posto tra 19 ministri dell’Economia europei (i Paesi più piccoli sono stati esclusi), giudicati in base alle capacità dimostrate nell’affrontare la crisi.
La classifica è guidata dalla francese Christine Lagarde, definita “una star”, e vede all’ultimo posto l’irlandese Brian Lenihan, “un disperato a Dublino”.

Giudizio al fulmicotone anche sui candidati per la presidenza e la diplomazia europea, tra cui Massimo D’Alema. Con un titolo che suona come un avvertimento, sul quotidiano economico londinese si legge: basta dispute e spaccature su Mister Europa e Mister Pesc, i due incarichi chiave dell’Europa post-Lisbona che saranno assegnati in un vertice straordinario a Bruxelles. Il quotidiano finanziario non prende posizione, ma dedica due riquadri a Hermann van Rompuy e Massimo D’Alema, indicandoli come i due candidati più probabili, al momento, rispettivamente per la presidenza e la diplomazia europea. Le caratteristiche tracciate non sono però lusinghiere. Di Massimo D’Alema il Ft dice: “Un uomo di sinistra, ferrato negli intrighi della politica italiana“, che “ha cospirato per far cadere Romano Prodi, suo collega di schieramento, nel 1998″. Gli si riconosce grande esperienza ma gli si rimprovera anche una scarsa padronanza della lingua inglese. “Noto come l’uomo dal ‘baffo di ferro’”, continua Ft, ha abbandonato il comunismo venti anni fa, “ma resta comunque il premier più di sinistra che l’Italia abbia mai avuto dal 1945″.

Al contrario di D’Alema, il Ft promuove a pieni voti Giulio Tremonti. Il quotidiano londinese colloca il titolare di via XX Settembre al quinto posto della sua consueta graduatoria annuale. A giudizio del Ft, Tremonti “ha mostrato una gestione relativamente salda della finanza pubblica italiana, notoriamente bizzosa”. “Frequentemente in contrasto con il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, con le banche, con le lobbies, e in tempi recenti anche con la Svizzera per l’implementazione del controverso scudo fiscale, Tremonti resta secondo i sondaggi uno dei tre ministri più popolari del governo di centrodestra e potenziale candidato alla successione a Silvio Berlusconi“. Scrive ancora Ft: “Le sue radici socialiste, la sua difesa dei diritti dei lavoratori a contratti a tempo indeterminato, non lo hanno danneggiato nell’opinione degli elettori, anche se i critici continuano a chiedergli che fine abbiano fatto le riforme liberali promesse”.
La buona figura di Tremonti segnala come le fortune siano spesso state trasformate dalla crisi finanziaria: negli anni precedenti l’Italia era scesa vicino al fondo della classifica e solo due anni fa la signora Lagarde era in coda“.

Commenti

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Il 17 Novembre 2009 alle 20:10 indigesto ha scritto:

Sono in parecchi a preoccuparsi della successione a Silvio Berlusconi. Poteva mancare il Financial Times? Quanto a Maasimo D’Alema ormai è una tradizione cedere le nostre migliori menti all’Europa. Non abbiamo cominciato per nulla con Prodi!

Il 17 Novembre 2009 alle 20:36 enrico fumagalli ha scritto:

Ringrazia Prodi se sei nell’euro, altrimenti ora vivresti di carità. Il Financial Times è solo un trombone della propaganda capitalista a cui i tromboni nostri danno credito, se anche schiatta il nano l’Italia sopravvive e senz’altro meglio, per lo meno più rispettata. Che poi al primo posto ci sia una donna, Christine Lagarde, mentre il nostro Tremariemonti xolo 5° non ti dice niente? A mioavviso è già tanto che l’abbiano qualificato, non ne ha azzaccata una il Re degli evasori al servizio di sua maesta la Mafia.

Il 17 Novembre 2009 alle 20:44 enrico fumagalli ha scritto:

Aggiungo che sarebbe ora la si smettesse di considerare oro colato di quello che decidono e fanno giornali tipo il Financial che con tutti i xsuopi guru non si resero conto del crollo, pronti a fare a gomitate dopo, su chi l’aveva previsto. Io senza lauree e PH, lo previdi 16 annifa quando in una bancherella di mercato in Polonia comprei due camicie da lavoro a mille lire l’una, Mada in China, le ho ancora ora e non sono felponi ma cotone che fa la sua fiqura. Certo era una piccola cosa che dall’alto dei loro scranni i guru non possono vedere e se vedono non capiscono.

Il 20 Novembre 2009 alle 18:22 D’Alema e le poltrone co.co.co. Il Migliore nelle occasioni mancate - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Da quel dì, al lìder maximo della sinistra italiana, rimane appiccicata addosso l’accusa di “inciucio” col centrodestra, suggellata da una stagione di dialogo e strette di mano con Berlusconi che lo renderà inviso all’ala massimalista dei progressisti.  Scenario non dissimile da quello che si ritroverà di lì a qualche mese, quando il primo governo Prodi cade sotto i magli della sinistra radicale e “Baffino”,  a breve premier,  viene accusato più o meno velatamente di tradimento da parte degli uomini più vicini al “professore”, incassando  il giudizio al fomicotone dei più autorevoli giornali stranieri. [...]

Il 20 Novembre 2009 alle 23:59 D’Alema e le poltrone co.co.co. Il Migliore nelle occasioni mancate | Circolo Luce Del Sud ha scritto:

[...] Da quel dì, al lìder maximo della sinistra italiana, rimane appiccicata addosso l’accusa di “inciucio” col centrodestra, suggellata da una stagione di dialogo e strette di mano con Berlusconi che lo renderà inviso all’ala massimalista dei progressisti.  Scenario non dissimile da quello che si ritroverà di lì a qualche mese, quando il primo governo Prodi cade sotto i magli della sinistra radicale e “Baffino”,  a breve premier,  viene accusato più o meno velatamente di tradimento da parte degli uomini più vicini al “professore”, incassando  il giudizio al fomicotone dei più autorevoli giornali stranieri. [...]

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