Schifani, un aut aut per tre: maggioranza, Fini e Quirinale. “Compatti o si torna alle urne”

Renato Schifani, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

Renato Schifani, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

Il dado è davvero tratto? Presto si tornerà di nuovo alle urne?
Stando alle fibrillazioni delle ultime ore, l’ipotesi non appare peregrina.
Nel pomeriggio di martedì 17, l’aut aut di Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini è diventato se non ufficiale, molto istituzionale.
A consegnarlo al presidente di Montecitorio è la seconda carica dello Stato in persona: Renato Schifani. Tuffatosi nel dibattito, tutto interno alla maggioranza, (che ormai dura da settimane), mette nero su bianco quello che in molti, nel Pdl, sussurrano da tempo: “Se la maggioranza non dimostra compattezza, si torna alle urne“.

Un messaggio che oltre al presidente dell’altro ramo del Parlamento ha un secondo destinatario: il Quirinale. L’ultima parola, in caso di crisi, spetta infatti al capo dello Stato che, Costituzione alla mano, deve verificare l’esistenza di una maggioranza alternativa.
Schifani non discute l’interpretazione rigorosa della carta, ma sembra invitare a tener conto anche della costituzione materiale nel sistema bipolare: se la “compattezza” della maggioranza viene meno, sottolinea il presidente del Senato, “il risultato è il non rispetto del patto elettorale” e se ciò si verificasse “giudice ultimo non può che essere il corpo elettorale”.

Parole che suonano come una risposta diretta proprio a Fini, che domenica aveva messo in guardia gli alleati sulla tentazione di risolvere i problemi nella coalizione con il ritorno al voto: “Le elezioni anticipate sarebbero il fallimento della legislatura, ma anche del Pdl”, aveva detto l’ex leader di An, ricordando in ogni caso che “nessuno, neanche il presidente del Consiglio, può sciogliere le Camere se non il capo dello Stato”.

E proprio Giorgio Napolitano apprende della tensione che risale nella maggioranza, mentre è in visita in Turchia. Da Ankara Napolitano non fa alcun accenno alla questione, d’altra parte un intervento del Quirinale si realizzerebbe solo quando una eventuale crisi arrivasse in Parlamento.

La dichiarazione di Schifani, dietro la quale in molti dicono di intravedere il placet di Berlusconi (anche se da Palazzo Chigi in serata è arrivata la presa di distanza), si trasforma così nell’ultimo avvertimento a Fini: basta distinguo, basta polemiche, basta stoccate. È tempo di dimostrare che la maggioranza è unita e coesa, soprattutto sui temi delicati come quello della giustizia.
Al centro dello scontro, infatti, c’è proprio il ddl sul processo breve che si intreccia con la necessità del premier di mettersi al riparo dai processi che lo vedono coinvolto.

Sembra però che a far traboccare un vaso da tempo colmo sia stata l’ipotesi, ventilata dai finiani Italo Bocchino e Fabio Granata, di votare la mozione di sfiducia presentata dall’Idv contro il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, coinvolto nell’inchiesta campana su camorra e rifiuti, al quale Fini ha chiesto da tempo un passo indietro.

Una mossa vista come un aperto tradimento dagli ex azzurri e che, per dirla con il berlusconiano Giorgio Stracquadanio, rischia di aprire una crisi nella maggioranza. A questo punto la palla è nel campo dell’ex ministro degli Esteri e dei suoi fedelissimi. Il presidente di Montecitorio non commenta le parole di Schifani. Al momento, l’aut aut non sembra sortire gli effetti sperati: ai suoi Fini ha predicato ai suoi “calma e gesso”, ha consigliato di non raccogliere la provocazione, da considerare alla stregua di una minaccia vuota, quasi un bluff.

Così, nonostante sia emersa da tempo la tentazione del Cavaliere di sparigliare il gioco con il ritorno alle urne, le truppe dell’ex ministro degli Esteri proseguono il loro pressing su tre fronti: le regionali, con l’opposizione a Cosentino; la giustizia, con le richieste di modifiche al ddl Gasparri; e l’immigrazione, con l’imminente proposta di legge sul voto alle amministrative per gli immigrati residenti in Italia da almeno 5 anni.

Proposta quest’ultima che di certo non piace alla Lega. Per ora, però, Umberto Bossi preferisce restare alla finestra ed evitare di parlare pubblicamente anche se l’ipotesi di tornare al voto non gli piace. Urne anticipate, è il ragionamento del leader leghista, significherebbero mandare in soffitta le riforme. E poi sarebbe difficile giustificarsi davanti agli elettori. A Bossi, però, non piacciono nemmeno i continui distinguo di Fini in particolare in materia di immigrazione tanto che Roberto Maroni invita la maggioranza alla coesione in nome delle riforme.

Fronti che dunque restano aperti e dai quali si getta altra benzina su un fuoco già alto. Ma sull’incendio, ora, dopo le parole di Schifani, soffiano anche i finiani. Per fare le riforme c’è bisogno di una maggioranza larga. E, ragionano i finiani, appena un anno e mezzo fa il Pdl ha avuto un successo senza precedenti (un centiniaio di deputati in più alla Camera e una decina di senatori in più a Palazzo Madama). Che convenienza ci sarebbe nel tornare la voto, ora, senza aver realizzato l’intero percorso delle riforme? Perché costringere il Cavaliere allo stesso destino di Romano Prodi, impallinato dalla sua stessa maggiroanza, dopo neanche due anni di mandato?

Commenti

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Il 18 Novembre 2009 alle 14:00 redazione ha scritto:

A mettere la parola fine alla ventilata ipotesi di elezioni anticipate è il presidente del Consiglio. Berlusconi smentisce di averci mai pensato e torna a ripetere una “profezia” già annunciata altre volte in passato: la legislatura durerà cinque anni. In una nota diffusa da Palazzo Chigi il premier spiega la propria posizione: “Vedo con stupore che si stanno moltiplicando e diffondendo notizie che continuano a fare apparire come imminente un ricorso alle elezioni anticipate. Non ho mai pensato a niente di simile. Il mandato che abbiamo ricevuto dagli elettori - prosegue Berlusconi - è di governare per i cinque anni della legislatura, ed è questo l’impegno che stiamo già portando avanti con determinazione e che intendiamo concludere nell’interesse del Paese”. “La maggioranza che sostiene il governo” prosegue il capo del governo “è solida anche al di là di una dialettica interna che comunque ne accentua le capacità ideative. Grazie a questo sostegno e alla fiducia che ci manifesta ogni giorno oltre il 60% degli italiani” conclude Berlusconi “completeremo le riforme di cui l’Italia ha bisogno“. Capitolo chiuso? Berlusconi ha ribadito che non ha intenzione di riportare gli italiani alle urne. Vuole continuare il suo lavoro a Palazzo Chigi. Ha i numeri per farlo. Il segnale agli alleati è chiaro: se qualcuno vuole rompere se ne assuma la responsabilità di fronte agli elettori.

Il 18 Novembre 2009 alle 16:35 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Quirinalizie: Che son Babbo Natale?
” Stupore ” e anche un po’ di “sconcerto ” dopo le parole di Schifani.
Giorgio Napolitano preferisce derubricare a “ valutazioni politiche ” l’ipotesi del presidente del Senato di tornare alle urne. Risposta “ non spetta certo a Schifani sciogliere le Camere “ ma al Presidente della Repubblica. Gia, solita tiritera che paepele papele tirare a campà ci spiega signore presidente non votato dal Popolo perché non esserlo per avere potere? Remake e nostalgia del passato, poi il nuovo, è sempre vecchio come nel suo Partito di Bersani, Finocchiari Franceschini Rosy Bindi: stessi sugni: sua nostalgia e del fu Pci? Celo dica o se ne vado con fini a d aprirne uno nuovo!http://vincenzoaliasilcontadino.splinder.com

Il 18 Novembre 2009 alle 16:38 vincenzoaliascontadino ha scritto:

SFASCIO LA CASA E LA RICOSTRUISCA IN LIBERTÀ ANTISISMICA A L’AQUILA?
ricordate come si erano ringalluzziti sull’onda del voto FI e altri ricevettero un bel risultato e Pannella ingrato e l’ombra della stessa bella copia di Rosy la pasionaria sic, a che serve questa ma, lasciamo stare così appoggiarono l’ulivo, ma ricevettero una mazzata! Fini vuole fare la stessa cosa, visto che il sindaco di Roma Alemanno tuona al suicidio? Evidente che vuole evadere dalla caserma abituato sotto il più bravo Almirante del MSI. Spero che si voti e a marzo si becchi un legnata e, se ne stia coi Kompagnuzzi. http://vincenzoaliasilcontadin.....linder.com

Il 18 Novembre 2009 alle 20:45 Zione ha scritto:

Si voterà alla fine del Mandato Popolare e si risolverà con una riconferma del Presidente Berlusconi; malgrado il livore, la rabbia e la cattiveria di tanti Cialtroni ed ala fetentissima faccia dei criminali rossotogati.

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