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	<title>Italia &#187; Schifani, un aut aut per tre: maggioranza, Fini e Quirinale. &#8220;Compatti o si torna alle urne&#8221; </title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 12:46:41 +0000</pubDate>
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		<title>Schifani, un aut aut per tre: maggioranza, Fini e Quirinale. “Compatti o si torna alle urne”</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 06:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lungi_mirante</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il presidente del Senato: "Se non viene rispettato il patto elettorale si va a nuove elezioni". Un messaggio che oltre al presidente dell'altro ramo del Parlamento ha un secondo destinatario: il Colle. Ma resta l'incognita Lega]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8303" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-8303" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/11/schifini-large.jpg" alt="Renato Schifani, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi" width="500" height="371" /><p class="wp-caption-text">Renato Schifani, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi</p></div>
<p>Il dado è davvero tratto? <strong>Presto si tornerà di nuovo alle urne?</strong><br />
Stando alle fibrillazioni delle ultime ore, l&#8217;ipotesi non appare peregrina.<br />
Nel pomeriggio di martedì 17, <strong><a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/16/partita-aperta-nel-pdl-il-rebus-fini/" target="_blank">l&#8217;aut aut di Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini</a> è diventato se non ufficiale, molto istituzionale</strong>.<br />
A consegnarlo <a href="http://presidente.camera.it/" target="_blank">al presidente di Montecitorio</a> è la <strong>seconda carica dello Stato</strong> in persona: <a href="http://www.senato.it/presidente/152553/genpagina.htm" target="_blank"><strong>Renato Schifani</strong></a>. Tuffatosi nel dibattito, tutto interno alla maggioranza, (che ormai dura da settimane), mette <strong>nero su bianco quello che in molti, nel Pdl, sussurrano</strong> da tempo: &#8220;<strong>Se la maggioranza non dimostra compattezza, si torna alle urne</strong>&#8220;.<span id="more-8298"></span></p>
<p>Un messaggio che oltre al presidente dell&#8217;altro ramo del Parlamento ha un <strong>secondo destinatario: il Quirinale</strong>. L&#8217;ultima parola, in caso di crisi, spetta infatti al<strong> capo dello Stato che, Costituzione alla mano, deve verificare l&#8217;esistenza di una maggioranza alternativa</strong>.<br />
Schifani non discute l&#8217;interpretazione rigorosa della carta, ma sembra invitare a tener conto anche della costituzione materiale nel sistema bipolare:<strong> se la &#8220;compattezza&#8221; della maggioranza viene meno, sottolinea il presidente del Senato, &#8220;il risultato è il non rispetto del patto elettorale&#8221;</strong> e se ciò si verificasse &#8220;giudice ultimo non può che essere il corpo elettorale&#8221;.</p>
<p><strong>Parole che suonano come una risposta diretta proprio a Fini</strong>, che domenica aveva messo in guardia gli alleati sulla tentazione di risolvere i problemi nella coalizione con il ritorno al voto: &#8220;Le elezioni anticipate sarebbero il fallimento della legislatura, ma anche del Pdl&#8221;, aveva detto l&#8217;ex leader di An, ricordando in ogni caso che &#8220;nessuno, neanche il presidente del Consiglio, può sciogliere le Camere se non il capo dello Stato&#8221;.</p>
<p>E proprio Giorgio <strong>Napolitano apprende della tensione</strong> che risale nella maggioranza, mentre è in visita in Turchia. <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=2980" target="_blank"><strong>Da Ankara Napolitano non fa alcun accenno alla questione</strong></a>, d&#8217;altra parte un intervento del Quirinale si realizzerebbe solo quando una eventuale crisi arrivasse in Parlamento.</p>
<p>La dichiarazione di Schifani, dietro la quale in molti dicono di intravedere il placet di Berlusconi (anche se <strong><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200911articoli/49503girata.asp" target="_blank">da Palazzo Chigi in serata è arrivata la presa di distanza</a></strong>), si trasforma così <strong>nell&#8217;ultimo avvertimento a Fini</strong>: basta distinguo, basta polemiche, basta stoccate. È <strong>tempo di dimostrare che la maggioranza è unita</strong> e coesa, soprattutto <strong>sui temi delicati</strong> come quello della giustizia.<br />
<strong>Al centro dello scontro, infatti, c&#8217;è proprio il <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_12/giustizia-ddl-senato-prescrizione-due-anni_49ccf1f2-cf7d-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml" target="_blank">ddl sul processo breve</a></strong> che si intreccia con la necessità del premier di mettersi al riparo dai processi che lo vedono coinvolto.</p>
<p>Sembra però che a far <strong>traboccare un vaso da tempo colmo</strong> sia stata l&#8217;ipotesi, ventilata dai finiani Italo Bocchino e Fabio Granata, di <strong>votare la mozione di sfiducia presentata dall&#8217;Idv contro il <a href="http://www.camera.it/cartellecomuni/leg16/include/contenitore_dati.asp?tipopagina=&amp;deputato=d50222&amp;source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml%2Easp&amp;position=Deputati\La%20Scheda%20Personale&amp;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fdeputato=dd50222" target="_blank">sottosegretario all&#8217;Economia Nicola Cosentino</a></strong>, coinvolto nell&#8217;inchiesta campana su camorra e rifiuti, al quale <strong>Fini ha chiesto da tempo un passo indietro</strong>.</p>
<p>Una mossa vista come un aperto tradimento dagli ex azzurri e che, per dirla con il berlusconiano <a href="http://www.ilpredellino.it/online/" target="_blank"><strong>Giorgio Stracquadanio</strong></a>, rischia di aprire <a href="http://www.ilpredellino.it/online/images/letture/anno2009/112009Pdl/18/6.pdf" target="_blank">una crisi nella maggioranza</a>. A questo punto la palla è nel campo dell&#8217;ex ministro degli Esteri e dei suoi fedelissimi. <strong>Il presidente di Montecitorio non commenta le parole di Schifani</strong>. Al momento, l&#8217;aut aut non sembra sortire gli effetti sperati: ai suoi Fini ha predicato ai suoi &#8220;calma e gesso&#8221;<em>,</em> ha consigliato di non raccogliere la provocazione, da considerare alla stregua di una minaccia vuota, <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/politica/giustizia-17/minaccia-vuota/minaccia-vuota.html" target="_blank"><strong>quasi un bluff</strong></a>.</p>
<p>Così, nonostante sia emersa da tempo la tentazione del Cavaliere di sparigliare il gioco con il ritorno alle urne, <strong>le truppe dell&#8217;ex ministro degli Esteri proseguono il loro pressing su tre fronti</strong>: <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/09/i-paletti-di-fini-non-firmo-autografi-e-non-mi-piace-un-pdl-caserma/" target="_blank">le <strong>regionali</strong>, con l&#8217;opposizione a Cosentino</a>; la <strong>giustizia</strong>, con le richieste di modifiche al ddl Gasparri; e <strong>l&#8217;immigrazione</strong>, con<a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/09/24/stranieri-italiani-in-5-anni-contro-le-idee-tribali-della-lega-parola-di-granata-alfiere-finiano/" target="_blank"> l&#8217;imminente proposta di legge sul voto alle amministrative per gli immigrati residenti in Italia da almeno 5 anni</a>.</p>
<p>Proposta quest&#8217;ultima che di certo non piace alla Lega. Per ora, però, Umberto <strong>Bossi preferisce restare alla finestra ed evitare di parlare pubblicamente anche se l&#8217;ipotesi di tornare al voto non gli piace</strong>. Urne anticipate, è il ragionamento del leader leghista, <strong>significherebbero mandare in soffitta le riforme</strong>. E poi sarebbe difficile giustificarsi davanti agli elettori. <a href="http://www.libero-news.it/articles/view/594496" target="_blank"><strong>A Bossi, però, non piacciono nemmeno i continui distinguo di Fini</strong></a> in particolare in materia di immigrazione tanto che Roberto Maroni invita la maggioranza alla coesione in nome delle riforme.</p>
<p><strong>Fronti che dunque restano aperti</strong> e dai quali si getta altra benzina su un fuoco già alto. <strong>Ma sull&#8217;incendio, ora, dopo le parole di Schifani, soffiano anche i finiani</strong>. Per fare le riforme c&#8217;è bisogno di una maggioranza larga. E, ragionano i finiani, appena un anno e mezzo fa il Pdl ha avuto un successo senza precedenti (un centiniaio di deputati in più alla Camera e una decina di senatori in più a Palazzo Madama). Che convenienza ci sarebbe nel tornare la voto, ora, senza aver realizzato l&#8217;intero percorso delle riforme? Perché costringere il Cavaliere allo stesso destino di Romano Prodi, impallinato dalla sua stessa maggiroanza, dopo neanche due anni di mandato?</p>
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