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	<title>Italia &#187; A Strasburgo, la corte che vorrebbe sequestrare Gesù</title>
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	<description>Canale Italia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 20:27:38 +0000</pubDate>
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		<title><![CDATA[A Strasburgo, la corte che vorrebbe sequestrare Gesù]]></title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 14:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia.grilli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L’ultima sentenza, contro i crocefissi nelle aule scolastiche, ha creato sconcerto. Ma chi sono e come agiscono i giudici di Strasburgo? <em>Panorama</em> è andato a bussare alla loro porta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8459" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-8459" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/11/corte-strasburgo-01-large.jpg" alt="Il palazzo della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo" width="500" height="350" /><p class="wp-caption-text">Il palazzo della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo</p></div>
<p>Il palazzo della <a href="http://www.coe.int/T/I/Corte_europea_dei_Diritti_dell%27Uomo/" target="_blank"><strong>Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo</strong></a> si trova a Strasburgo, in Alsazia, tra i ponti dell&#8217;Ill, affluente del Reno (<a href="http://maps.google.it/maps?q=Corte%20europea%20dei%20diritti%20dell%27uomo&amp;oe=utf-8&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=N&amp;hl=it&amp;tab=wl" target="_blank">qui la <strong>MAPPA</strong></a>). È in cemento armato e vetro per fare entrare la luce del sole che qui, di solito, è avara. <strong>Dentro non si vedono crocefissi, bandiere o altri simboli</strong>. <span id="more-8439"></span></p>
<p>Eccetto all&#8217;ingresso, dove si nota la testa di Rolv Ryssdal, un defunto presidente norvegese della Corte, oppure nello studio di <strong>Paolo Cancemi, capo della divisione giuridica degli affari italiani</strong>, dove è appesa una <strong>foto di Alberto Sordi</strong>.</p>
<p>In questo palazzo, il 3 novembre, una camera di &lt;<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2009/11/04/crocifissi-a-scuola-perche-do-ragione-alla-corte-europea/" target="_blank">strong&gt;sette giudici ha condannato l&#8217;Italia per aver violato il diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni</a>. Era successo che <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_04/tempo-talebani-cattolici-crocifisso-imarisio_fcf4aa5e-c90b-11de-a52f-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>Soile Lautsi</strong></a>, moglie finlandese di un cittadino italiano, si era molto <strong>impegnata per far crescere nella laicità i propri figli</strong> di 11 e 13 anni.</p>
<p>Purtroppo per lei nella scuola media di Abano Terme, frequentata dai due ragazzi nel 2001, c&#8217;erano <strong>dei crocefissi che li disturbavano</strong>. Così la signora <strong>prima si è rivolta al tar del Veneto</strong> e poi al <a href="http://www.giustizia-amministrativa.it/" target="_blank"><strong>Consiglio di Stato</strong></a>. Poiché nessuno si è sognato di rimuovere quelle croci, è approdata all&#8217;ultima spiaggia: la Corte dei diritti dell&#8217;uomo.<br />
Ora i suoi figli sono cresciuti, <strong>nessun carabiniere farà irruzione per sequestrare Gesù</strong>, la Corte ha condannato l&#8217;Italia <strong>a versarle 5 mila euro come danno morale</strong>.</p>
<p>Ma il guaio è un altro: <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo464812.shtml" target="_blank"><strong>il governo italiano dovrà chiedere alla Grande camera di Strasburgo il rinvio della sentenza</strong></a>, perché, <strong>se diventasse definitiva, dovrebbe risolvere la questione davanti al Comitato dei ministri del Consiglio d&#8217;Europa</strong>.<br />
Come quando si tolgono i quadri, molte sagome di vernice più chiara potrebbero rimanere sui muri delle nostre scuole, al posto di simboli religiosi, segni della cultura italiana.<br />
<strong>Non è fantascienza, perché di solito le sentenze di Strasburgo le ascoltano</strong>. Qualche giorno fa, una lesbica francese che convive con un&#8217;altra donna ha ottenuto il diritto all&#8217;adozione, dopo essersi rivolta alla Corte dei diritti dell&#8217;uomo, che <strong>ha condannato la Francia per discriminazione sessuale.</strong> In Italia la sentenza sul crocefisso ha sconcertato quasi tutti. La corte di Strasburgo è stata perfino accusata di distruzione delle icone religiose. &#8220;Un conto è che lo Stato non possa imporre il crocefisso&#8221; dice <a href="http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?NRMODE=Published&amp;TabControl1=TabAvvisi&amp;MAT=030686&amp;news=6167" target="_blank"><strong>Lucia Serena Rossi, docente di diritto internazionale all&#8217;Università di Bologna</strong></a>, &#8220;ma trasformarlo da imposizione in divieto è eccessivo, considerato che si tratta di una tradizione diffusa&#8221;.</p>
<p>Il <a href="http://www.coleurop.be/w/Vincent.Berger" target="_blank"><strong>giureconsulto della Corte, Vincent Berger</strong></a>, uomo pacato dai capelli bianchi, rivela una certa dose d&#8217;immaginazione: &#8220;Se la sentenza diventasse definitiva&#8221; dice &#8220;per tutelare le convinzioni religiose individuali ci potrebbero chiedere di tutto: togliere i tempietti votivi dalle strade o altre cose del genere&#8221;. Secondo Berger, <strong>la Corte potrebbe accettare il rinvio del governo italiano e aprire una procedura davanti alla Grande camera</strong>: &#8220;Perché è una questione grave che coinvolge molti paesi, un terreno vergine senza giurisdizione. Di fatto, è la prima sentenza sul divieto di un simbolo religioso che non sia un velo, un turbante, un capo di abbigliamento&#8221;.
<p>In quei casi, i ricorsi erano stati respinti dalla Corte, che ha sempre giustificato gli interventi degli stati in difesa della laicità. Per esempio, <strong>i giudici hanno deciso che non violano la libertà di religione il divieto imposto a un francese di dottrina sikh che rivendicava il diritto a non togliersi il turbante nemmeno per farsi identificare</strong>, a una studentessa turca che voleva indossare il velo all&#8217;università, anche quello imposto a una maestra svizzera, convertita all&#8217;Islam, che pretendeva di presentarsi tutta coperta nella scuola elementare dove insegnava.</p><p style="float: left;"><div style="width:500px;">
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</div></p></p>
<p>All&#8217;ufficio interno di smistamento della posta arriva di tutto. <strong>Brigitte Lotz</strong>, signora dedita alla causa, mostra <strong>i plichi appena recapitati dall&#8217;Italia: bustone gialle col timbro di studi di avvocati, lettere scritte a mano da cittadini qualunque</strong>. Ogni giorno vengono aperte <strong>2.500 richieste di ricorso</strong>, il 30 per cento dalla Russia, il 5 per cento dal nostro Paese. Paolo Cancemi riassume che gli italiani protestano soprattutto per le lungaggini dei processi, i trattamenti umani degradanti ai detenuti in regime duro, le espulsioni degli immigrati, l&#8217;affidamento dei minorenni. Giungono anche rivendicazioni bizzarre: persone convinte di essere perseguitate dai marziani, altre certe di essere spiate. <strong>Un tedesco e un azero hanno provato a darsi fuoco davanti all&#8217;ingresso della Corte sostenendo di essere vittime di incredibili ingiustizie</strong>. E poi senzatetto che sostano esibendo cartelli, una polacca che si è incatenata.</p>
<p>Il quotidiano della Cei <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/QUEI+GIUDICI+CHE+VORREBBERO+FARCI+TUTTI+PI+POVERI_200911050821122500000.htm" target="_blank"><strong><em>Avvenire</em> ha titolato la vicenda di Abano Terme: &#8220;I sette giudici del crocefisso&#8221;</strong></a>. Ma <strong>chi sono</strong> questi giudici? A quali principi s&#8217;ispirano? <strong>Il presidente della <a href="http://www.echr.coe.int/ECHR/FR/Header/The+Court/The+Court/The+Sections/" target="_blank">sezione che ha condannato l&#8217;Italia all&#8217;unanimità è la belga Françoise Tulkens</a></strong>. Gli altri sono il portoghese Ireneu Cabral Barreto, che arriva dalla corte suprema del suo paese; <strong>l&#8217;italiano Vladimiro Zagrebelsky</strong>, scelto dal governo dell&#8217;Ulivo come responsabile dell&#8217;ufficio legislativo del ministero della Giustizia; la 39enne lituana Danutò Joãienò; l&#8217;ex ambasciatore serbo in Svizzera Dragoljub Popoviç; <strong>l&#8217;ungherese András Sajó che ha fondato un movimento contro la pena di morte</strong>; e Isil Karakas, prima donna turca alla Corte.</p>
<p>Nello studio di <strong>Tulkens, 67 anni, l&#8217;unico simbolo appeso alle pareti è la cartolina di una divinità thailandese</strong>. Prima di arrivare alla Corte, ha <strong>insegnato 30 anni <a href="http://www.uclouvain.be/" target="_blank">all&#8217;Università cattolica di Lovanio</a></strong><a href="http://www.uclouvain.be/" target="_blank">, in Belgio</a>, &#8220;dove&#8221; ricorda &#8220;non c&#8217;erano crocefissi nelle aule&#8221;. Alla domanda se è cattolica, risponde di sì, ma non è praticante. <strong>Chiedo se le sentenze della Corte non siano il frutto di una visione talebana della laicità, una forma rovesciata di religiosità</strong>. Scuote la testa e va a cercare un opuscolo azzurrino intitolato <a href="http://www.unhcr.it/news/dir/15/view/376/convenzione-europea-per-la-salvaguardia-dei-diritti-delluomo-e-delle-liberta-fondamentali-37600.html" target="_blank"><em>Convenzione di salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle libertà fondamentali</em></a>. Poi con la penna <strong>cerchia l&#8217;articolo 2 sul diritto all&#8217;istruzione</strong>: &#8220;Lo stato, nell&#8217;esercizio delle funzioni che assumerà nel campo dell&#8217;educazione e dell&#8217;insegnamento,<strong> rispetterà il diritto dei genitori di assicurare quest&#8217;educazione e quest&#8217;insegnamento in conformità con le loro convinzioni religiose e filosofiche</strong>&#8220;. Chiedo di parlare <a href="http://www.echr.coe.int/ECHR/FR/Header/The+Court/The+Court/Judges+of+the+Court/" target="_blank">all&#8217;italiano Zagrebelsky</a>. Con <strong>un&#8217;email risponde che i giudici della Corte non incontrano abitualmente i giornalisti</strong>. Torinese di origine russa, Zagrebelsky ha 69 anni, una madre di confessione valdese, e <strong>nel 2001 è stato eletto a Strasburgo dopo aver avuto la meglio fra tre candidati del governo di Giuliano Amato</strong>. Rieletto nel 2007 su proposta del governo di Romano Prodi, era tra i componenti della <a href="http://www.echr.coe.int/ECHR/FR/Header/The+Court/The+Court/The+Grand+Chamber/" target="_blank"><strong>Grande camera</strong></a> che, due anni fa, ha condannato la Norvegia per non aver concesso ai genitori di alcuni alunni la dispensa dal frequentare un corso sulla religione cristiana.</p>
<p>Ed era anche tra chi ha respinto, giudicandolo irricevibile, il ricorso presentato da cittadini e associazioni contro la sentenza della Corte d&#8217;appello di Milano che aveva permesso d&#8217;interrompere l&#8217;alimentazione di <a href="http://blog.panorama.it/italia/?tag=eluana-englaro" target="_blank"><strong>Eluana Englaro</strong></a>, in coma irreversibile da 17 anni. <strong>Il giudice portoghese Barreto, 68 anni, è quello che più si è posto il problema dell&#8217;effetto della sentenza sul crocefisso</strong>, perché anche dalle sue parti quel simbolo porta con sé una tradizione intrisa di passione, credenze, valori accumulati nel tempo. <strong>Ma, alla fine, l&#8217;unanimità ha prevalso</strong>.<br />
Bisogna dire, però, che non sempre <strong>i sette giudici del crocefisso vanno d&#8217;accordo</strong>. L&#8217;ungherese Sajó e la turca Karakas hanno dissentito da Zagrebelsky e dagli altri quando si è trattato di emettere <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/02/cofferati-cgil-bossi-processo.shtml?uuid=ad0824e4-0282-11de-9fad-9a786367f95c&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">un&#8217;altra condanna contro l&#8217;Italia</a>. Era il 2002, <strong>Sergio Cofferati, allora segretario della Cgil, aveva fatto ricorso a Strasburgo</strong> perché, in un&#8217;intervista, e perciò fuori dal perimetro della Camera che gli garantiva l&#8217;immunità parlamentare, il leader della Lega Umberto Bossi aveva accusato la Cgil di aver contribuito al clima di odio che aveva portato all&#8217;omicidio del giuslavorista Marco Biagi. <strong>Ma chi decide quali giuristi vadano a Strasburgo? E chi li paga? </strong></p>
<p>Funziona così: <strong>i governi dei 47 paesi che hanno firmato la Convenzione sui diritti dell&#8217;uomo propongono tre giudici, fra questi i parlamentari del Consiglio d&#8217;Europa ne eleggono uno</strong>. I giudici sono stipendiati dalla Corte, finanziata dall&#8217;Europa che le ha versato nel 2009 56 milioni di euro (l&#8217;Italia 6.737.304). <strong>Guadagnano 18.426 euro netti al mese incassati in anticipo, non pagano le tasse, non hanno la pensione, ma godono di statuto diplomatico e immunità</strong>. Su alcuni <a href="http://ambrox.wordpress.com/2009/11/03/corte-europea-dei-diritti-contro-crocifisso/" target="_blank">blog</a>, ultimamente, li hanno massacrati. I giornali sono stati più miti: il <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_novembre_06/lepri_73e3b638-ca9b-11de-89f9-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><em>Corriere della sera</em> ha scritto che dovrebbero riflettere prima di agire</a>. Vittorio Feltri sul <em>Giornale</em> si è chiesto se a Strasburgo non giri per caso troppa birra.</p>
<p><strong>I NUMERI DELLA CORTE </strong><br />
La Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo è stata <strong>istituita nel 1959</strong>. Da allora ha emesso circa <strong>10 mila sentenze contro gli stati membri</strong>, che oggi sono 47. Il Vaticano non è uno stato membro. <strong>L&#8217;Italia è seconda dopo la Romania per risarcimenti</strong> richiesti in seguito alle condanne della Corte: <strong>9.737.505 euro (dato definitivo del 2008)</strong>. La causa più costosa è quella intentata contro lo stato russo da parte degli azionisti della Yukos, che chiedono 92miliardi di dollari. <strong>56.616.100 euro</strong>: è il bilancio previsto dalla Corte per l&#8217;anno 2009. <strong>6.737.304 euro: è il contributo italiano alla Corte europea per l&#8217;anno 2009</strong>. 6.109: sono le richieste pendenti al 14 maggio 2009.</p>
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					<media:description><![CDATA[Architect : Richard Rogers Partnership | Credits: Council of Europe ]]></media:description>
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