
No global: Francesco Caruso (a sinistra), Luca Casarini (al centro) e Vittorio Agnoletto
Che fine hanno fatto i leader (gli altri, ormai ex) dei No global? La domanda rimbalza tra i lettori ai quali, di certo, non è sfuggita l’intervista a Luca Casarini comparsa su La Stampa e il profilo delineato da Il Giornale. L’ex leader delle tute bianche, infatti, è diventato un piccolo imprenditore.
Dopo aver aperto la partita Iva, ha scoperto che la pressione fiscale italiana è pesantissima. E vorrebbe non pagare le tasse, proprio come la maggior parte dei piccoli imprenditori che votano da anni il centrodestra (che poi, alla fine dei conti e fuori dai luoghi comuni, le tasse invece le pagano).
Ma che cosa combinano oggi, si diceva, gli altri “capetti”, che insieme a lui guidavano i cortei con megafono in mano, tra espropri proletari (i No Global preferivano definire così due reati che la legge definisce “appropriazione indebita” e “furto”) e occupazioni?
Vittorio Agnoletto
Uno dei volti più noti, Agnoletto per molti anni, dal lunedì al venerdì, ha fatto il medico del lavoro in un’azienda metalmeccanica di Milano. Nel tempo libero partecipava a cortei e manifestazioni. Questa la sua vita fino a giugno 2004, quando viene eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista al Parlamento Europeo (membro della Commissione per gli Affari esteri, membro della Sottocommissione per i Diritti dell’uomo, membro della delegazione dell’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE).
Scaduto il mandato, Agnoletto nel 2009 ci riprova: gli toccano 37mila preferenze ma Rifondazione comunista non raggiunge il quorum: stavolta niente poltrona a Bruxelles.
Quindi si mette a cercare lavoro, ma non lo trova. “È difficile che un’azienda mi assuma”, confessa in una recentissima intervista ad Affari Italiani. “Il medico del lavoro viene scelto dal datore di lavoro. E non è facile trovarne uno che scelga me”. Perché (chiede il giornalista) è un vero “rompi scatole”? “Perché sono scomodo”, risponde lui: nel 1989 è stato licenziato da una azienda chimica per aver richiesto interventi ambientali per tutelare la salute dei lavoratori.
In realtà, sogna ancora un ruolo politico, ma “Lavorando sui progetti, a sinistra del Pd, e lasciando stare le ideologie e gli interessi individuali. Qualcosa sul modello della Linke tedesca, che è il quarto partito e conta parecchio”. Nel frattempo si muove per “Tornare a fare il medico del lavoro. O a occuparmi di aids, sanità e diritti umani. E mi sto rivolgendo a organizzazioni non governative internazionali: in Italia trovo solo porte sbarrate“.
Comunque ha l’agenda piena di impegni: il prossimo, dal 25 al 27 novembre, volerà a Siviglia per seguire il Forum del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo.
Francesco Caruso
Ex leader dei no global napoletani, ex parlamentare per Rifondazione comunista dal 2006 al 2008, Caruso è ancora attivo nella sinistra radicale. Panorama.it lo intercettò lo scorso luglio mentre stava raggiungendo il corteo contro il G8 a L’Aquila. “Non siamo più quelli di una volta”, disse. E aveva ragione: erano poco più di 5.000, a Genova nel 2001 cento volte tanto. Il 19 dicembre, comunque, sarà a Ponte San Giovanni (Reggio Calabria) contro la costruzione del ponte sullo Stretto. Megafono in mano, ovviamente. Caruso, inoltre, gestisce il blog/shock Altrosud, dove pubblica post di questo tenore “La Benzina? Va usata contro i padroni, non contro se stessi” o anche ”E se fossero gli operai ad aprire il fuoco contro uomini, donne e bambini, cosa direbbero lor signori?”.
Su facebook il suo profilo conta oltre 2.500 fans. Lui voleva che rimanesse privato, ma lo hanno costretto a renderlo pubblico per aver superato 5.000 contatti. Come si guadagna da vivere? Lo spiega in una lettera di risposta a chi lo aveva confuso con un omonimo funzionario dell’Unesco: “Svolgo semplicemente il mio dottorato di ricerca all’università e, per quanto precario e sottopagato (700 euro al mese e con scadenza 2012), lo faccio con la dignità di chi non deve dare conto e dire grazie a nessuno”.
Don Vitaliano
Il prete dei no global, 46 anni, campano, è ancora presbitero della Diocesi di Avellino. E non è poco. Il suo curriculum (pubblicato sul suo vecchio sito) è davvero impressionante: nel 1974 entra in Seminario a Benevento, ma nel 1981 viene espulso per “indisciplina”. Riammesso nel 1983 al seminario di Napoli, viene nuovamente espulso nel 1985. Non molla: si iscrive da esterno alla Pontificia Università Lateranense di Roma. E il 24 ottobre 1992 ce la fa: viene ordinato prete a Mercogliano, da monsignor Joseph Vianney Fernando, vescovo di Kandy (Sri Lanka). Dopo due mesi diventa parroco di San Giacomo Apostolo di Sant’Angelo a Scala, uno sperduto paesino in provincia di Avellino. In dieci anni, però, don Vitaliano viaggia molto (e per motivi umanitari): va nell’ex Jugoslavia, in Iraq, in Chiapas (Messico), a Strasburgo e in Turchia. Per manifestare, ovviamente. Insomma, è più all’estero che in Italia. E quando è a casa, non è che stia fermo: nel 1997, contro gli inasprimenti dell’embargo per punire Fidel Castro, espone la bandiera di Cuba sul campanile. Tre anni dopo partecipa al World Gay Pride e si becca una serie di ammonizioni dalla Diocesi. Il 22 marzo del 2002 monsignor Tarcisio Nazzaro, che non ne può davvero più, lo rimuove dalla parrochia di Sant’Angelo a Scala. Don Vitaliano presenta ricorso, senza ottenere risultati. Ora gli è rimasto solo il suo nuovo blog, la sua parrocchia virtuale.
Nunzio D’Erme
Non è il più famoso, ma di sicuro il più originale degli ex esponenti No Global. Tanto per dire, nel 2003 a 42 anni è consigliere comunale (mentre in Campidoglio siede Veltroni) della capitale (per la seconda volta), come indipendente tra le fila di Rifondazione comunista grazie al voto dei centri sociali. E che fa? Partecipa a un blitz contro il vertice Ue con i “disobbedienti” che versano circa 130 litri di letame sotto Palazzo Grazioli al grido di “Sfrattiamo Berlusconi dall’Europa”.
L’allora sindaco Walter, gli toglie immediatamente la delega per la “partecipazione democratica e il bilancio partecipato”. Ma la carriera politica di D’Erme continua: nel 2006, durante il Prodi bis, viene nominato da Giovanni Russo Spena “consulente per le politiche abitative” del gruppo di Rifondazione, con tanto di benefit e stipendio. Soldi spesi a vuoto, riportava il Giornale: D’Erme non potè partecipare ai lavori in Senato, perché agli arresti domiciliari, a seguito di una “spesa proletaria” del 2004.
Ora, a 48 anni, si è finalmente seduto: nella redazione del mensile free press Dinamo nuove energie dentro la crisi, diffusa nei circuiti universitari, e fa l’opinionista in alcune radio della capitale.
- Giovedì 19 Novembre 2009

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Commenti
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Il 19 Novembre 2009 alle 15:13 enrico fumagalli ha scritto:
Commento moderato per insulti e volgarità.
Il 19 Novembre 2009 alle 15:51 fercas ha scritto:
Caro Fumagalli forse non te ne sei accorto ma, il sig. Morici Massimo, nell’elenco non ti ci ha messo! Cordialità.
Il 20 Novembre 2009 alle 14:32 indigesto ha scritto:
Ciò che da da pensare è il dottorato di ricerca all’università di Caruso!
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