D’Alema e le poltrone co.co.co. Il Migliore nelle occasioni mancate

Massimo D'Alema

Massimo D'Alema

Presidente del consiglio, ministro degli esteri, segretario del principale partito di sinistra. La biografia di Massimo D’Alema è costellata di incarichi autorevoli, offici di alta responsabilità, mansioni di primissimo livello. Eppure.

Eppure più che di mandati di lunga scadenza, la rilettura à rebours del suo cursus honorum è piena zeppa di occasioni mancate ed esperienze fuggevoli ed evanescenti.
Una sensazione confermata ancora una volta dalla sua mancata elezione a Mr. Pesc, il ministro degli esteri dell’Unione europea. Per D’Alema, infatti, la cocente delusione (trincerata da un elegantissimo comunicato in cui si è detto onorato di essere stato comunque della partita) è solo l’ultimo smacco della sua carriera politica (che mica finisce qui).

Segretario della federazione giovanile comunista (la ex FGCI, che Baffino ha guidato dal ‘75 all’80) a ventisei anni, deputato a trentotto, direttore dell’Unità a quaranta, leader del Pds a quarantacinque (battendo Veltroni a colpi di fax): D’Alema ha la prima grande occasione nel 1997, quando si ritrova a capo della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali. È quella che resterà alla storia come “Bicamerale”, nata con l’obiettivo di riformare la seconda parte della Costituzione. Un’esperienza che si conclude amaramente: dopo mille traversie (e solo un anno e mezzo dopo la sua costituzione), il progetto di revisione non andrà in porto: la Bicamerale si spegne.

Da quel dì, al lìder maximo della sinistra italiana, rimane appiccicata addosso l’accusa di “inciucio” col centrodestra, suggellata da una stagione di dialogo e strette di mano con Berlusconi che lo renderà inviso all’ala massimalista dei progressisti.  Scenario non dissimile da quello che si ritroverà di lì a qualche mese, quando il primo governo Prodi cade sotto i magli della sinistra radicale e “Baffino”,  a breve premier,  viene accusato più o meno velatamente di tradimento da parte degli uomini più vicini al “professore”, incassando  il giudizio al fomicotone dei più autorevoli giornali stranieri.

Ma per D’Alema un’altra, grande e vera, occasione è datata 21 ottobre 1998, con la nomina a presidente del Consiglio. Giunto nella stanza dei bottoni, con la benedizione del presidente emerito della repubblica Francesco Cossiga, l’ormai ex comunista può  sfruttare finalmente il suo momento. E invece.
La sua esperienza a Palazzo Chigi dura poco meno di venti mesi, infrangendosi con una sonora débâcle elettorale del centrosinistra alle regionali del 2000.

Con l’arrivo del quinquennio berlusconiano, per molti osservatori D’Alema diventa l’icona di tutti i mali della sinistra, strigliata da Moretti e compagni (“Con questi dirigenti non vinceremo mai!”) perchè incapace di ostacolare lo “strapotere berlusconiano” e di approvare “una dignitosa legge sul conflitto di interessi”.

L’aria sembra cambiare nel 2006: grazie alla vittoria sul filo di lana dell’Unione, il “padre nobile della sinistra italiana” si ritroverà ad essere candidato altre due volte, ma per altre due volte viene bruciato al fotofinish. Dapprima come presidente della Camera dei deputati (designazione a cui lui stesso rinuncerà, con un nobile passo indietro, per non creare dissapori tra l’Unione prodiana e Fausto Bertinotti), poi come presidente della Repubblica, impallinato da un gioco di veti incrociati che porterà il centrosinistra a proporre la nomina di Giorgio Napolitano, eletto con l’astensione del centrodestra.

Il biennio trascorso alla Farnesina come ministro degli esteri (nonché vicepremier) del secondo governo Prodi, è stato solo un felice intermezzo, nel quale D’Alema si è portato a casa  diversi riconoscimenti bipartisan.  Un trampolino ideale verso un incarico di prestigio fuori dell’ambito nazionale. E la figura di Mr Pesc sembrava la (nuova) grisaglia ideale per un Massimino internazionale.

E invece, e ancora: entrato papa al vertice in cui si sono decise le nomine, D’Alema ne esce cardinale. Chi lo aveva sostenuto (la “Grande Famiglia” socialista ) ora dice che sarebbe stato un perfetto ministro degli esteri europeo. Peccato però, secondo Martin Schulz, che a presentarlo fosse un governo di destra. Quello di Silvio Berlusconi…
E così Massimo D’Alema è rimasto in Italia. Pronto, magari, ad essere speso per un’altra candidatura impossibile. D’altronde per uno ferrato negli intrighi (così scriveva qualche giorno fa Ft) le occasioni non mancheranno. Basta saperle cogliere…

Commenti

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Il 20 Novembre 2009 alle 19:10 knelis ha scritto:

D’Alema, il candidato Italiano per una professione diplomatica EEC, sensa capace di parlare Inglese , Francese, Terdesco .
Solo Italiano…..
Anche un ex communisto …..

Povere Italia di avere candidati di questo signaturo in il teatro europeo.

Il 20 Novembre 2009 alle 19:23 cini ha scritto:

Peccato che per D´Alema sia andata male anche questa volta per la posizione di grande prestigio in Europa.
In particolare doppiamente peccato per due principali motivi:
il primo perché il leader di sinistra gode di una considerevole esperienza nel campo esteri, avendo servito con abilità riconosciuta da tutti come ministro degli affari esteri italiano seppur facendo parte di una fallimentare coalizione del precedente governo Prodi;
il secondo perché ce lo saremmo tolto dai piedi per un periodo di tempo in un momento cruciale per portare avanti le grandi riforme che il Governo vorrebbe attuare entro un periodo di tempo ragionevole senza ulteriori, inutili interferenze.
L´opposizione ha un menu manipolato da già troppi chef che vorrebbero imporre le loro rispettive ricette singolarmente e senza compromessi.
Un´addizionale chef esperto ma non abbastanza autorevole da poter convincere e forzare una buona conclusiva ricetta tra gli svariati confusionari cuochi dell´opposizione in questo delicato momento, risulta cosa poco auspicabile.

Il 20 Novembre 2009 alle 20:16 indigesto ha scritto:

Comunque sia, di poltrone e poltroncine ne ha occupate tante ed è stato l’unico comunista (speriamo il solo) ad occupare la poltrona di Presidente del consiglio, per strani movimenti di Palazzo. Si vede che i nostri comunisti sono destinati ad essere solo “profeti in patria”!

Il 20 Novembre 2009 alle 20:30 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Minchia! Cchiste non me fanno sugnà!
Però Baffino ha dalla sua parte la Rai -Telekabul e l’Express Group, che gli racconterà le scosse e Payate alla fine, come ripeteva il mio amico Presidente Bettino Craxi: “ Il tempo è galantuomo se non verace chi semina raccoglie tempesta! “ Nella vignetta pubblicata sull’L’Avanti, Direttore Ugo Intini, oggi suo collega di banco rappresentava un omino che seminava vento e riceveva indietro pallottole! Gia ero giorni del terrorismo e come sappiamo stesso clima di oggi, ma seppure deplorevole vedere girare un film ( Prima linea ) per evidente mancanza di idee, se veritiero (non come Ferrara) noteremo l’imbecillità affermare che deputati di Hamas eletti dal Popolo sono Onorevoli! Infatti, scavano tunnel per attentati solo per il gusto di uccidere esseri umani, mentre il popolo muore di fame questi spendono miliardi per Katiuska, kalashnikov, qassam, grad, manca solo il polonio 210, forse introvabile. Padre Pio disse: “…è scritto in cielo, noi preghiamo per chi ci perseguita, perché si ravveda e ripari al male fatto: ed io ricordo ancora le parole di quella vedova di Palermo e come ricucito abito immorale sul Cavaliere peggio dell‘ Andreotti!Vincenzo Alias Il Contadino

Il 20 Novembre 2009 alle 22:33 Zione ha scritto:

Per il fatto che Baffino sia stato scartato dall’Europa, mi sembra logico che ciò sia avvenuto; considerata la scialba e misera figura morale, tronfia di supponenza e Spagnolesca Albagia dei secoli passati, che rappresenta agli occhi degli Europei, ma anche della maggioranza degli Italiani; certo che se il Presidente (Berlusconi) si sarebbe potuto presentare Lui, allora L’Italia e l’Europa avrebbe avuto un altro Grande Lustro Mondiale.

Per il fatto del continuo tentativo di far morire l’Albero della Libertà, come purtroppo fanno spesso certi miseri Marrani, purtroppo per loro, ignorano che la sola irrorazione con rifiuti biologici, se viene fatto su una Pianta di Rose, tale vigliaccata, si trasforma in corroborante elisir di vita; come appunto e continuamente si verifica; alla faccia di tutta l’accozzaglia di Ladri di Stato rossotogati; con Prezzolati Sbirri al seguito; scientmente e onestamente detto da un Compagno.

Il 4 Dicembre 2009 alle 16:36 Il No B Day di Adinolfi: “Di Pietro ci mette il cappello, la caserma del Pd tentenna” - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Tornerà a Roma per il No B Day? No, non ci sarò. Se non ci fossero stati gli europei di poker, sarebbe andato lo stesso? Del resto ci sono anche parecchi esponenti del Pd, tra cui l’ex segretario Franceschini, che lei ha appoggiato alle primarie… L’iniziativa è nata dalla rete ed è bene che rimanga un patrimonio di chi lo ha organizzato, un’iniziativa spontanea della gente e dei blogger. Sarei anche andato, se fosse rimasta così. Invece, è stato cambiato lo spirito di questa manifestazione. Non sono disposto, per esempio, in questa atmosfera alla mitizzazione che si sta facendo di Fini e alla riduzione della dialettica politica al mero scontro tra il presidente della Camera e il premier. L’ho già scritto: meglio mille Berlusconi di Fini, anche se io non sono un berlusconiano. Di Pietro (assieme a Beppe Grillo) scenderà in piazza. Lo dice da settimane… Fa un lavoro che non io non farei mai, ossia mettere il cappello sopra un’iniziativa nata dalla rete e che non è sua. Si tratta di una strumentalizzazione. Il neo segretario Bersani in un tavolo da poker. Uno che bluffa? È uno che gioca chiuso. L’opposto di come piace a me. E chi gioca chiuso rischia di vedersi erodere le chips, non va con slancio incontro alla partita. Questo tipo di gioco vale quando c’è da conservare qualcosa, ma nel Pd invece bisogna innovare. Insomma, resta convinto che sia meglio il poker di questo Pd? Il poker è una passione ed è meritocratico. Il Pd di adesso è il contrario della meritocrazia. Per esempio, nella segreteria sono stati chiamati dei giovani, che erano guarda caso erano i vari ex segretari di D’Alema, Letta e Visco. Sta dicendo che è il partito sta usando i giovani? Non è una presa in giro, ma il frutto di una logica che vede un Pd introflesso e che in fondo non vuole rinnovarsi. Una logica barocca che non fa emergere le idee nuove. E il rischio è di morire su se stessi, quando invece sarebbe meglio morire in battaglia. Lei proviene dall’area cattolica del centrosinistra. Cosa pensa di Francesco Rutelli (ex Pd) e del suo nuovo partito Alleanza per l’Italia? La mia grande ambizione era quella di vedere il Pd diventare la nuova Dc, il punto di arrivo del percorso “doroteo”, un grande partito “degasperiano”. Invece, oggi assomiglia più al Pds, con Violante, Fassino, D’Alema e Bersani. In teoria la nuova Dc sarebbe il Pdl. Cambierà casacca? No, non lascerò il Pd, anche perché mi sento uno dei fondatori. È che mi piacerebbe un po’ più di dialettica interna. Le stesse critiche che i finiani rimproverano al Pdl. Il Pd si è trasformato in una caserma? Il Pd è una caserma di fatto. È un partito democratico poco democratico. Nel 2006 il Time l’ha inserita in un elenco di “giovani speranze” per l’Italia. Cosa è cambiato in tre anni? Qualcuno che era con me in quella lista ce l’ha fatta. Prenda Matteo Renzi, che è riuscito a diventare sindaco di Firneze. E chi ce l’ha fatta, spesso ha dovuto litigare e scontrarsi con quelli più anziani. C’è bisogno di questo slancio in Italia e anche la voglia di rischiare, ma se i giovani danno retta a Pierluigi Celli, che consiglia al figlio di andarsene dall’Italia, o fanno come i segretari del Pd, che ricoprono quegli incarichi solo perché sono stati i segretari di D’Alema e compagnia, allora non c’è più speranza. E poi Celli, un manager che ha ricoperto le poltrone più ambite in gruppi come Eni ed Enel, che ci viene a fare pure la retorica generazionale… Torniamo al poker (e alla politica). Chi è il due di picche del Pd? Premesso che ogni carta può essere preziosa, più che il due di picche la vera kryptonite per il Pd è Massimo D’Alema. [...]

Il 24 Dicembre 2009 alle 12:35 Casini, mano tesa al Cavaliere: permette un altro ballo? - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] solo turbative speculando sulla loro marginalità. In questa fase lei sembra in grande sintonia con Massimo D’Alema. Lo vedrebbe alla guida del Copasir, l’organismo che controlla i servizi segreti? La considero [...]

Il 30 Dicembre 2009 alle 3:07 CASINI, MANO TESA AL CAVALIERE: PERMETTE UN ALTRO BALLO? – di Stefano Brusadelli. « Freedom ha scritto:

[...] questa fase lei sembra in grande sintonia con Massimo D’Alema. Lo vedrebbe alla guida del Copasir, l’organismo che controlla i servizi segreti? La considero [...]

Il 25 Gennaio 2010 alle 12:26 La tela di Napolitano. Bilancio di metà settennato - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Marini, Massimo D’Alema (che considera ultimo erede del togliattismo e per la nomina del quale a ministro degli Esteri dell’Unione Europea si è invano adoperato), più il gruppo degli ex miglioristi come Emanuele Macaluso, Umberto [...]

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