Giustizia: tante parole, nessun dialogo. Ed è polemica, televisiva, tra magistrati e Governo

Il pm Armando Spataro intervistato da Lucia Annunziata su Raitre

Il pm Armando Spataro intervistato da Lucia Annunziata su Raitre

Dagli scioperi in aula ai giudizi in tv. Il passo dalla piazza allo schermo è breve. Soprattutto per una parte della magistratura che da mesi boccia i tentativi del Governo per riformare la giustizia italiana, dopo il no al lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale.

Una macchina arrugginita, quella giudiziaria in Italia, con quasi nove milioni di processi pendenti, 170 mila prescrizione all’anno, una spesa per le casse dello Stato di 4,08 miliardi l’anno e un numero di avvocati che solo a Roma è superiore all’intera Francia, secondo il quadro delineato dalla Cepej (Commissione europea per l’efficienza della giustizia).

La giustizia dunque al centro dell’agenda politica (per le auspicate riforme da mettere in cantiere e di risorse economiche da destinare alle riforme stesse). Se ne discute in Parlamento, se ne discute nel Paese, se ne discute, ovviamente, in seno al Governo. Ne discutono anche le toghe, in tv.

Un esempio? In quattro giorni due esponenti di rilevo della magistratura sono andati in onda sulla Rai, con interventi duri contro il Governo. Lo ha fatto il sostituto procuratore di Palermo, Antonino Ingroia, che nella puntata di Annozero (”Complotti e porcate su Raidue) ha chiesto, senza girarci troppo attorno, le dimissioni del premier Silvio Berlusconi.

A seguire, dopo soli tre giorni, l’affondo del collega milanese Armando Spataro, alla trasmissione Mezz’ora di Lucia Annunziata (Raitre), contro la parte del ddl Alfano, nella quale si introduce la separazione tra pm e polizia giudiziaria, e la proposta di Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, di un mini – lodo salva premier al posto del ddl sul processo breve. “Il ddl Alfano prevede di sganciare il pm dal suo rapporto virtuoso con la polizia giudiziaria. Si dice: da domani il pm diventa, come piace al nostro premier, avvocato dell’accusa. In questo modo saranno distinti nettamente i compiti della polizia giudiziaria e del pm, per creare i presupposti di una maggiore concorrenza e controllo reciproci“, attacca Spataro parlando di  “logica aziendale“.

E non convince Spataro neanche la proposta di “legittima immunità” per il premier, invocata sabato dal leader dell’Udc Pierferdinando Casini. “La Corte Costituzione l’ha già detto: noi non abbiamo bisogno di escamotage. Basta con le riforme dettate da esigenze contingenti e dalla necessità di poche persone”, ha chiosato il pm antiterrorismo di Milano.

”Quando il Pm Spataro accusa il governo di essere animato e assistito anche da logiche aziendali, lo rivendico con orgoglio”, la secca risposta, a 24 ore di distanza, del Guardasigilli. Che prosegue: “Sia Spataro che l’Associazione nazionale dei magistrati non riescono a contraddirmi nel merito” a proposito del numero dei procedimenti penali che verrebbero prescritti se il disegno di legge sul processo breve venisse approvato. Alfano osserva che “taluni giornali hanno parlato di 600mila procedimenti che andrebbero prescritti, altri di 100mila. I magistrati, nonostante si tratti dell’Unità e di Repubblica, non prendono a fonte questi numeri perchè si rendono conto che sono fallaci“.

Così come nessuno, ha continuato il ministro: “È riuscito a rispondere alla domanda su come mai tutte le inchieste si siano concentrate su Berlusconi dal 1994 in poi, e non per fatti funzionali alla sua attività, ma dal 1994 a ritroso”.

Tante parole, molte opinioni ma nessun dialogo sulla giustizia. Secondo il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, “Spataro, dopo le performance di Ingroia, rende ancora più intensa la campagna televisiva a base di menzogne della sinistra giudiziaria. Spataro dopo aver allestito processi a chi ha contrastato il terrorismo fondamentalista, si dedica ad attacchi politici a Berlusconi e mente sapendo di mentire sull’attività del Parlamento. Che gente come Spataro e Ingroia indossi la toga per coprire i propri disegni politici è motivo di inquietudine”. Per Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, “tutti i conti tornano, sia dal punto di vista televisivo sia da quello giudiziario. È in pieno svolgimento l’offensiva del circo mediatico-giudiziario“.

A difesa dei suoi ex colleghi, invece, l’ex magistrato Antonio Di Pietro, leader dell’IdV: “Prendersela con magistrati integerrimi come Spataro e Ingroia, che per tutta la vita hanno combattuto come pochi il terrorismo e la criminalità organizzata, è come prendersela con il medico quando si è affetti da un tumore“. Per Donatella Ferranti, capogruppo Pd alla commissione Giustizia alla Camera, le critiche del centrodestra sono, invece, ”una vera tempesta con toni sempre più pesanti fino alle accuse di eversione, solo per aver espresso dei giudizi sui progetti di legge del Governo. Un comportamento inaccettable, una sorta di intimidazione che non deve trovare alcuna legittimità”.

Ma al di là delle dichiarazioni, la vera disputa per risolvere i nodi della giustizia si gioca in Parlamento. E la partita è ancora aperta: martedì pomeriggio, infatti, come annunciato alcuni giorni fa da Gasparri, avrà inizio nella commissione Giustizia del Senato la discussione sul ddl sulla “ragionevole durata del processo”.

Commenti

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Il 23 Novembre 2009 alle 19:16 indigesto ha scritto:

Anche i giudici hanno diritto alla ribalta televisiva!

Il 23 Novembre 2009 alle 22:55 nhico ha scritto:

Spataro, la spada dell’Islam in Italia. Sempre pronto a condannare i dirigenti dei nostri servizi segreti e quelli dei paese amici e sempre in difesa dei vari terroristi o aspiranti tali che girano per la Penisola. Fino ad essere di bocca dolce anche quando il kamikaze viene colto in flagrante. E’ fatto così. Ha le sue incrollabili certezze e, cascasse il mondo, lui tirerebbe dritto per la sua strada. Dopo, ovviamente, essersi spazzolato la spalla. E quest’uomo tutto d’un pezzo, davanti a Lucia Annunziata, non poteva non predicare il verbo di Magistratura democratica , che dà sempre più l’impressione di coltivare l’ibridismo al suo interno. Entrano magistrati e poco a poco diventano i depositare della verità assoluta. I Soloni italici cui tutto è permesso e a cui tutti devono sottostare: Parlamento compreso. Di conseguenza, nelle loro chiese/tribunali interpretano le leggi a loro piacimento o non le applicano del tutto. Stabilendo cosa è giusto e cosa è sbagliato ed etichettando tutto secondo il loro vangelo. Se si volesse fare un paradosso, se nel tessuto legislativo vigente, seguendo il loro esempio, si volesse creare una smagliatura di assurdità, si potrebbe argomentare che anche l’omicida può chiamare razzista il giudice che lo condanna: perché non riconosce la sua esigenza di dar libero sfogo alle sue pulsioni. Saremmo al teatro dell’assurdo. Quel teatro dell’assurdo che, invece, hanno saputo bene allestire il pm Spataro ed i suoi colleghi di cordata, per poter liberamente far circolare le proprie pulsioni ideologiche. E non siamo ancora al peggio. Sulle tavole di questo palcoscenico eversivo, i nemici giurati di Berlusconi potrebbero anche starci, ma il troppo, il peggio, sta nel volerlo anche giudicare al solo scopo di poterlo condannare. Finalmente condannare. Senza che le istituzioni preposti a ciò facciano niente. Dal nostro Presidente Napolitano, nella sua qualità di Capo del CSM, ai vari giudici di merito. E così la guerra continua. In un paese diverso sarebbe intervenuto l’esercito e si sarebbe chiamato golp. In un paese più serio, e senza questa massiccia presenza di post comunisti sempre tesi a conquistare il potere, sarebbe stato il parlamento ad equilibrare i poteri. Nel nostro qualcuno guarda all’ “Europa civile” e qualcun’altro alla rivolta della maggioranza silenziosa. Certo è che se i magistrati riusciranno ad eliminare politicamente Berlusconi avranno attuato il loro golp. Tra questo, tra cioè l’instaurazione di un fondamentalismo togato e un presidente a tempo con l’uniforme di generale è da preferire certamente un generale democratico.

Il 25 Novembre 2009 alle 14:13 I (continui) distinguo di Fini: niet a Cosentino, sì alla bozza Violante - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] della giustizia necessaria al Paese, rilancia la “bozza Violante” per riaprire il dialogo sulle riforme, e dice che “in pochi mesi può diventare legge”, conferma il suo niet [...]

Il 25 Novembre 2009 alle 16:33 I (continui ) ditinguo di Fini:niet a Cosentino, sì alla bozza Violante | Circolo Luce Del Sud ha scritto:

[...] la riforma della giustizia necessaria al Paese, rilancia la “bozza Violante” per riaprire il dialogo sulle riforme, e dice che “in pochi mesi può diventare legge”, conferma il suo niet alla [...]

Il 23 Dicembre 2009 alle 23:04 Zione ha scritto:

Fuffy ma dove le leggi tutte le scemenze e le dicerie che si dicono sul Presidente ?

Mi sa che la polemica finirà solo con l’emanazione di un provvedimento di urgenza da parte del Governo e con il sacrosanto arresto di certi scellerati rossotogati, a cominciare dallo squallido di dietro.

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