La versione di Flavia Perina: “Noi finiani: il valore aggiunto del Pdl”

Flavia Perina (del Pdl), direttore del Secolo d'Italia e Walter Veltroni

Flavia Perina (del Pdl), direttore del Secolo d'Italia e Walter Veltroni

Il femminile “direttrice” al posto del ben più usato titolo di “direttore” non è una priorità. “È identico, come preferiscono gli interlocutori”, dice Flavia Perina, 51 anni, romana, eletta alla Camera col Pdl e dal 2000 prima donna alla guida del Secolo d’Italia, storica testata che ha seguito sin dalla nascita l’evoluzione della destra italiana, dal Msi ad An e, dallo scorso marzo, il Pdl, soprattutto nella sua componente vicina al presidente della Camera, Gianfranco Fini. Panorama.it l’ha intervistata per capire da vicino il dibattito interno al centrodestra, tra il braccio di ferro Berlusconi – Fini e le pretese degli alleati leghisti.

Sul sito del Secolo, avete scritto che il derby tra “complotto finiano” e “follia berlusconiana” non vi piace. Definizioni almeno curiose. Ci spieghi un po’?
È una risposta per mantenere ad un certo livello di qualità il dibattito dei commenti sul sito. Abbiamo circa 1500 accessi quotidiani e nelle ultime settimane alcuni utenti, spesso quelli che si firmano con i nickname o in anonimo, hanno alzato i toni della discussione tanto che si erano formate due tifoserie, i pro Fini e i pro Berlusconi. Noi del Secolo abbiamo voluto riportare sul sito il dibattito sui contenuti e ad un livello comunque alto. Il derby, appunto, non ci interessa.
Giovedì, ad Annozero era seduta vicina a Rosy Bindi. Solo un caso? Che cosa pensa della sua collega pasionaria del Pd?
È una politica di lungo corso e paga il vizio di esprimersi in politichese. Per quando riguarda i maltrattamenti mediatici sul suo aspetto, noi abbiamo sempre espresso la nostra solidarietà. Ha fatto una scelta per il suo look e bisogna rispettarla.
Il Giornale l’ha definita “l’amazzone di Fini” per poi aggiungere che con voi il Pdl rischierebbe di finire su posizioni analoghe a quelle di Franceschini e di Bersani. Che cosa risponde?
Vorrei dare una risposta sul versante politico. La componente “finiana” - premesso che, davvero, non se ne può più di sentir parlare di “finiani” come se fossero dei marziani e della conta quotidiana di chi sta con chi in Parlamento - ha dato un valore aggiunto alla politica del Pdl e soprattutto del nostro paese. Le faccio qualche esempio: abbiamo impedito che fosse approvata la norma sui medici spia, che avrebbero dovuto denunciare i clandestini in cura; evitato che si formassero le classi differenziate, che avrebbero formato dei ghetti nelle nostre scuole; fatto in modo di sanare le badanti; seguito da vicino il caso Cucchi, nel quale mi sono impegnata in prima persona, per evitare che poi la posizione del centrodestra si appiattisse su quella espressa da Carlo Giovanardi. E ancora, l’emendamento sul testamento biologico e il taglio dell’Irap. Sul tema della legalità, il passo indietro di Nicola Cosentino, la cui candidatura probabilmente danneggerebbe il Pdl, è avvenuto grazie a Fini. Tutti questi risultati, che considero conquiste per l’intero Paese, sono stati ottenuti grazie alla componente degli ex An. Conquiste che hanno migliorato e dato un valore aggiunto anche al centrodestra.
Diritto di voto agli immigrati alle amministrative. Ai leghisti non è andato giù questo progetto di legge, firmato assieme a Walter Veltroni. È definitivamente tramontata l’epoca della Bossi – Fini?
Bossi fa i suoi interessi, legati a una parte del Paese e a un certo tipo di elettorato. L’obiettivo della Lega è sempre stato il federalismo, che è stato approvato, e ora si tratta di dar via ai tavoli di lavoro per attuarlo. Di fronte a questa battuta di arresto, hanno enfatizzato il tema dell’immigrazione e, forse, anche perché hanno un ministro dell’Interno da sostenere.
Anche Fabrizio Cicchitto, però, ha storto il naso…
Sicuramente, ma se ci fosse un tavolo di dibattito interno su alcune questioni e temi importanti, sarebbe tutto più facile.
Il premier, Silvio Berlusconi, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Si è parlato, forse troppo, di attriti. Qual è il rapporto tra i due?
Non ho fonti particolari e, per quello che conosco, sta tutto sui giornali. Berlusconi ha affidato a una parte del Pdl il compito di dire che si sarebbe andati verso le elezioni anticipate, ma ora ha tirato il freno a mano.
Poi salta fuori quella lettera dei 50 finiani (poi diventati 82, cioè tutti i deputati ex An)…
Era una lettera sul dibattito interno. Prima alcuni esponenti avevano suggerito di non firmare per evitare di alzare la polemica interna e che, in fondo, era solo un’iniziativa di quattro gatti. Poi, invece, i quattro gatti sono diventati cinquanta, in pratica tutti gli ex An.
Però gli ex colonnelli di An, Gianni Alemanno, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e Ignazio La Russa, sembrano aver abbandonato il presidente della Camera. È vero o solo un’ipotesi giornalistica?
Una parte di loro sta al Governo e ha un ruolo da ricoprire. Alemanno fa il sindaco di Roma. Bisognerebbe chiederlo, quindi, ai diretti interessati.
Fabio Granata, alfiere finiano. Negli ultimi mesi compare più sui giornali di sinistra che su quelli di destra. Come mai?
Granata è vice presidente della Commissione anti-mafia, un ruolo delicato e importante. Sta sugli scudi, in questo periodo, in cui è particolarmente vivo il dibattito sulla giustizia. Ha un ruolo importante e, quindi, è spesso sui principali quotidiani. È sbagliato interpretarlo solo come un fenomeno mediatico del momento.
Tornando al dibattito interno al Pdl (il coordinatore nazionale Denis Verdini ha detto: “Non può essere una caserma, ma nemmeno un bordello”): quando le differenze sono troppe, non c’è il rischio di confondere gli elettori?
Gli elettori non capiscono quelli che vogliono andare alle elezioni perché ci sono le differenze all’interno di uno schieramento. Se avessimo voluto un partito identitario, saremmo rimasti ancora tutti dentro Alleanza Nazionale. Invece, siamo entrati nel Pdl per far parte di un grande partito maggioritario in grado di capire le esigenze paese.
Da donna come giudica la “questione femminile”: da Patrizia D’Addario alle 200 hostess di Gheddafi?
Stiamo assistendo in Italia a un passo indietro dell’immaginario femminile fino agli anni ‘50. Dovremmo coinvolgere tutti in una riflessione comune per capire e cambiare questo fenomeno. Per esempio, escluso l’editoriale di Pierluigi Battista sul Corsera, nessuno si è indignato per lo spettacolo offertoci da Gheddafi a Roma con le hostess.
Flavia Perina e Il Giornale. In che rapporti è, da direttore a direttore, con Vittorio Feltri?
Feltri è sorprendente. Fino a poco tempo fa era uno dei più tenaci sostenitori della destra moderna e laica di Gianfranco Fini e, a quanto mi ricordo, in passato non ha mai perso occasione per esprimere vicinanza alle posizioni del presidente della Camera. Poi, è avvenuto questo brusco strappo. Per carità, avrà cambiato opinione.

Commenti

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Il 3 Dicembre 2009 alle 20:07 Berlusconi su Fini calma le acque: la resa dei conti è solo rinviata - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] per sé e rappresenta solo la minoranza di una minoranza. Neppure più il capo degli ex di An, che infatti sono alla ricerca di altri riferimenti, tipo Gianni Alemanno. Fini diventa così una [...]

Il 30 Gennaio 2010 alle 20:15 Regionali: una sfida per donne. Da destra a sinistra, la riscossa delle veterane - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] (e ragionata) è invece l’analisi fatta dal quotidiano diretto dalla deputata finiana Flavia Perina. Che sposta a destra il baricentro della sollevazione femminile, dopo l’offensiva lanciata da [...]

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