Un partito islamico in Italia? Né utile né intelligente. Parola di Imam

Musulmani in preghiera a Milano

“Hamas a Montecitorio! La conquista di Eurabia! La sharia nella Costituzione!” L’annuncio, nei giorni scorsi, della nascita di un partito islamico, il Prune (Partido de renacimiento y uniòn nacional espanol) in Spagna ha scatenato una serie di ipotesi al limite del paranoico insieme ad analisi più serie e preoccupate in Italia.
Specialmente da quando il portavoce dell‘Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia), Ezzedine Eldir, ha annunciato in un’intervista via Youtube per Klauscondicio che “Sono allo studio per le prossime elezioni formazioni politiche e partiti di ispirazione islamica, con nome e simbolo“. “Gli italiani di fede islamica” sostiene Eldir “sono 50mila ed è giusto che chi lo desidera possa votare un partito che difenda le esigenze della comunità musulmana“, anche se non ha detto esplicitamente che l’Ucoii appoggerà formalmente queste formazioni.
Ma l’eventuale appoggio della comunità islamica (quella parte che può votare) a un partito confessionale è tutta da verificare. Come spiega a Panorama.it l’Imam della moschea di via Meda a Milano, Sergio Yayha Pallavicini, vicepresidente della Co.re.is, (Comunità religiosa islamica) e membro della consulta islamica per il Ministero dell’Interno nel 2006.

Imam Pallavicini, i partiti islamici sono una realtà in molti paesi d’Europa, adesso potrebbero debuttare anche in Italia. La ritiene una buona strada per la comunità islamica? Io rispetto questa possibilità, sempre che si tratti di partiti che riconoscono la Costituzione, ma non mi sembra un’idea né utile né intelligente: i credenti di ogni religione devono poter partecipare alla vita politica ma la creazione di partiti confessionali in Italia nel 2009 mi sembra artificiosa sia dal punto di vista politico che da quello religioso.
Però esistono partiti di ispirazione cattolica. La Dc in Italia ha governato a lungo…

Io credo che la Dc abbia esaurito il suo percorso storico e anche i partiti di ispirazione cristiana si sono riaggiornati laicamente. Un partito islamico oggi mi sembra un travestimento anacronistico, una forma di lobbismo di livello non altissimo. Allora facciamo il partito della Roma e quello della Lazio… è la politica che non riesce più a dare una risposta culturale adeguata ai problemi globali e si trasforma in lobby, negli interessi di pochi. Si confonde la democrazia con la necessità di legittimazione.
Solo una provocazione? Potrebbe avere successo tra gli immigrati con diritto di voto se questo venisse esteso?
Sì mi sembra una provocazione culturale. E infatti non vorrei che dietro ci fossero i soliti fondamentalisti che vogliono imporre l’etichetta “buon musulmano” su un partito per fare i loro interessi di potere. Ma la dottrina islamica non ci chiede di fare partiti. Non nego che potrebbe anche attirare la curiosità di immigrati meno integrati come quelli di prima generazione, che si sentono poco ascoltati e rappresentati dalla politica, ma al di là della provocazione, sarebbe una presa in giro. L’altra faccia della speculazione politica della Lega contro gli stranieri. Bisogna trovare altri modi per rappresentare una comunità numerosa in tutta Europa.
In Francia ci sono quasi 5 milioni di musulmani e  l’integralismo religioso è ben presente, ma il partito islamico non ha avuto un grande impatto…
In Francia c’è un concetto di laicità dello Stato che è maggiore e meglio definito rispetto all’Italia. Nessun partito dichiaratamente religioso potrà avere un grande successo. Lo stesso negli Usa: è vero che Obama ha ricevuto critiche pretestuose per il suo passato in una scuola islamica in Indonesia, ma alla fine lo hanno eletto!
Cosa ne pensa dell’iniziativa parlamentare per la “cittadinanza breve” agli immigrati e ai loro figli nati in Italia?
Mi sembra un bel modo di fare politica, in cui la religione non c’entra. Si dà una possibilità che permette di sentirsi italiani pienamente a persone che lo sono già di fatto, come i diciottenni nati e vissuti qui. Lo considero un passo importante in un periodo di crisi di dialogo tra politica e rappresentanti delle varie comunità.
Ma allargando il diritto di voto non si rischia di favorire proprio partiti-lobby come un ipotetico movimento islamico?
Mi sembra una posizione paradossale. Anzi, credo che avrebbe un effetto contrario alla ghettizzazione: la società civile nel suo insieme deve permettere a un gruppo numeroso di persone di vivere pienamente la democrazia. Spero che la maggioranza dei musulmani possa votare in un sistema laico e pluralista che è all’avanguardia rispetto a quelli orientali.

Commenti

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Il 23 Novembre 2009 alle 17:41 jane55 ha scritto:

La possibilita’ della nascita di un partito islamico in Italia mi lascia perplessa.Infatti non e’ un mistero per nessuno che per il mondo islamico la sharia o legge religiosa, e’ strettamente correlata alla vita civile giudiziaria e anche politica.quindi un partito islamico non potrebbe prescindere dai dettami della sharia,che ricordo e’ la legge religiosa,e allora che ne sarebbe del tanto propugmnato laicismo dello stato,sbandierato a destra e manca a proposito del cattolicesimo?Che facciamo cerchiamo di chiudere la porta ai partiti di ispirazione cattolica, e la apriamo a quelli di ispirazione islamica? E ancora prescindiamo dai 50.000 mussulmani italiani ,che come gli ebrei italiani possono continuare a votare per i nostri partiti nazionali,quale sarebbe il voto degli immigrati di fede islamica,se avessero la cittadinanza?Voterebbero per il loro partito islamico, ispirato alla sharia, e quale sarebbe il reale programma politico di questo nuovo partito? insomma meglio lasciar perdere, che’ in Italia di partiti e di confusione ne abbiamo gia’ troppo,e non vorrei che di questa confusione qualcuno approfittasse, per introdurre regole o peggio leggi senz’altro estranee noi italiani.

Il 23 Novembre 2009 alle 19:10 indigesto ha scritto:

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti..” art 49 della Costituzione. Mi sembra una questione di lana caprina.
Occorrerebbe piuttosto che, per costituirsi in partito, lo si faccia attraverso Leggi che ne prevedano un congruo numero di iscritti, che sostentino i partiti stessi, e che, gli stessi, possano richiedere di essere rappresentati, dopo un congruo tempo dalla loro fondazione e attraverso libere elezioni, con candidature, che rispettino determinati requisiti, presso le diverse Istituzioni dello Stato. Avere uno Statuto, in pratica, di cui la prima parte comune a tutti i partiti e la seconda che ne indichi il programma sociale.
Ma questa è utopia, intendendosi quel “liberamnte” della Costituzione alla stregua di un “selvaggiamente”!

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