
All’indomani del fallito attentato kamikaze alla caserma Santa Barbara di Milano, a metà ottobre, la Lega nord è tornata a chiedere uno stop alla costruzione di nuove moschee. Ed è appena tornata all’attacco contro l’ipotesi che ne venga edificata una proprio a Milano.
Oggi, secondo una ricerca appena pubblicata da Stefano Allievi, docente di sociologia all’Università di Padova ed esperto di Islam, le sale, gli scantinati e i capannoni dove si prega Allah in Italia sono 661, su un totale di oltre 9 mila luoghi di culto islamici in tutta Europa: quasi quante sono le chiese cristiane dei paesi europei o le moschee nel mondo islamico.
“E il numero aumenterà, anche se in misura minore rispetto al passato” calcola Allievi. “Insomma, non siamo di fronte a un problema di libertà religiosa, però nei paesi di nuova immigrazione la carenza di spazi per la preghiera resta forte”.
Il punto nevralgico è, piuttosto, la difficoltà di rapporto con gli oltre 16 milioni di musulmani che vivono nelle città europee. Per questo le moschee sono diventate il simbolo del conflitto, perfino nei più tolleranti paesi nordici; oppure al contrario, come dimostrano alcuni esempi in Francia e Germania, una possibile strada verso il dialogo.
In estate il consiglio comunale di Copenaghen ha dato via libera alla costruzione di due grandi moschee, una sciita e una sunnita. La decisione è stata lunga e sofferta e ha incassato il fragoroso no del Partito popolare danese.
La formazione di destra, alleata dei Conservatori al potere in Danimarca, ha lanciato una dura campagna mediatica per sottolineare che i due centri di culto saranno realizzati con i fondi del “regime terrorista iraniano” e con quelli dei “dittatori sauditi”. Una mossa che, cavalcando la difficile convivenza tra danesi e immigrati, il 17 novembre ha regalato ai popolari un aumento di quasi il 2 per cento dei voti alle elezioni municipali di Copenaghen.
Il paese conta 250 mila musulmani su una popolazione di 5,5 milioni di abitanti e l’integrazione non è semplice, come ha mostrato la vicenda delle vignette su Maometto, pubblicate nel 2005. Del resto, nota Allievi, “la Danimarca ha il doppio dei luoghi di preghiera islamici rispetto alla vicina Svezia, ma la metà dei fedeli musulmani”.
Anche in Svizzera c’è chi ha dichiarato guerra ai minareti, “simbolo della conquista e del potere dell’Islam”. Lo Schweizerische Volkspartei ha raccolto 150 mila firme per un referendum che il 29 novembre chiederà ai cittadini se vogliono inserire nella costituzione il divieto di erigere le torri con la mezzaluna.
La maggioranza dei partiti si è schierata contro l’iniziativa. Ma Oskar Freysiger, un dirigente dello Svp, obietta: “I musulmani desiderosi d’integrarsi di sicuro non vogliono i nuovi minareti pagati dai wahabiti”. A dispetto delle tesi di Freysiger, la maggior parte delle moschee in Europa e realizzata con collette tra i musulmani locali: “Quella dei finanziamenti stranieri è una suggestione” afferma Allievi, che pero riconosce: “Ogni anno, in vista del Ramadan, ci sono delegazioni che vanno nei ricchi paesi mediorientali a caccia di contributi”.
In Francia, dove la comunita musulmana è la piu numerosa d’Europa, il 30 per cento dei fondi per la costruzione delle nuove moschee arriva, invece, dalle casse statali. A sorpresa, perché una legge vieta il finanziamento pubblico dei luoghi di culto. Nei prossimi anni piu di 200 centri di preghiera islamici sorgeranno nelle citta francesi con la benedizione dello stato. Uno degli esempi piu recenti e quello di Creteil, un centro alle porte di Parigi. Nel dicembre 2008 è stata inaugurata una moschea che può accogliere 2 mila persone.
È costata 4,5 milioni, e uno l’ha pagato il comune aggirando la legge con uno stratagemma ormai consolidato: i soldi pubblici non coprono le spese della sala di preghiera, ma contribuiscono a quelle dei locali annessi: il centro culturale, il ristorante o il parcheggio. Il primo cittadino socialista di Creteil, Laurent Cathala, è convinto che così si favoriscano la coesione sociale e un maggiore controllo sul finanziamento dei lavori: “Spesso chi esige la trasparenza dei fondi e si oppone al denaro degli stati stranieri contesta anche l’aiuto finanziario delle municipalita. È un po’ contraddittorio” rileva. Cathala non lo vuole ammettere, ma a dettare la sua scelta (e quella di molti altri sindaci francesi) è stato il peso elettorale della comunita musulmana.
Del resto anche in Gran Bretagna, dove la presenza islamica e diffusa e radicata, ci sono sette musulmani alla Camera dei lord, e sei alla Camera dei comuni. Decine sono quelli selezionati per le prossime elezioni politiche, centinaia quelli con un posto nelle amministrazioni locali.
Dopo gli attentati del 2005, Londra ha avviato un esteso reclutamento di imam inglesi o anglofoni per arginare l’influenza di quelli più radicali e non in linea con i valori occidentali.
“Scontato che i luoghi di culto possano essere punto di riferimento per gli estremisti” osserva Allievi. “Tuttavia nei casi più noti di terrorismo in Francia, Gran Bretagna e Italia gli arrestati frequentavano soprattutto associazioni legate a network radicali. Un motivo in più per sostituire i luoghi di preghiera nascosti con moschee visibili e con imam in contatto con le autorità”.
È quanto e accaduto a Duisburg, in Germania, dove il quartiere e le comunita religiose sono stati coinvolti nella realizzazione della grande moschea Merkez. L’edifico, in stile bizantino, ha un’enorme cupola, due minareti alti 34 metri e ampie vetrate panoramiche, inusuali nell’architettura islamica, a suggerire l’impegno per la trasparenza. A Colonia, invece, il progetto della moschea con minareti da 55 metri è finito nella bufera per la sfida estetica e ideologica che lanciava al duomo.
La strada più ardita per sanare i possibili conflitti l’ha imboccata comunque il governo della Catalogna.
A Barcellona attualmente sono registrati 169 luoghi di culto, alcuni dei quali frequentati in passato anche da estremisti. Il problema più impellente, però, e l’opposizione di moltissimi quartieri della citta contro l’edificazione di nuove moschee: per questo nel 2007 la giunta di sinistra ha approvato una legge, unica in Europa, che introduce l’obbligo per i comuni di riservare entro dieci anni una porzione di suolo pubblico per edilizia a uso religioso: Islam compreso.

La mappa europea dell'Islam e degli oltre 9mila luoghi di culto
(hanno collaborato: Fausto Biloslavo, Emanuela Mastropietro, Gian Antonio Orighi, Walter Rauhe e William Ward)
- Martedì 24 Novembre 2009
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 24 Novembre 2009 alle 15:56 Panorama in edicola - n°48/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] Voglia di lotta armata di Giacomo Amadori TERRORISMO/2 Se Al-Qaeda sbarca a Napoli di M.Vinonuovo RELIGIONE E MATTONI L’invasione delle moschee di Franca Roiatti INCUBO H1N1 Ore 12: lezione di influenza A di Marilena Bussoletti e Damiano [...]
Il 24 Novembre 2009 alle 20:31 Mattoni per la religione: linvasione delle moschee - Politica in Rete Forum ha scritto:
[...] Fausto Biloslavo, Emanuela Mastropietro, Gian Antonio Orighi, Walter Rauhe e William Ward) Mattoni per la religione: l?invasione delle moschee - Italia - Panorama.it [...]
Il 30 Novembre 2009 alle 14:41 Il no svizzero ai minareti. Per il governo un’altra Croce leghista: “Mettiamola nel tricolore” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] svizzeri votano contro la costruzione di nuovi minareti (che stanno alle moschee come i campanili alle chiese) in territorio elvetico e al di qua della Alpi i leghisti esultano. E [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.