
Emanuele Filiberto di Savoia a Brescia | (Spada/Lapresse)
Emanuele Filiberto di Savoia spegne il telegiornale: “Tanto non c’è granché”. E, mentre il mondo gira, il principe si concentra su se stesso. Una cosa che gli riesce benissimo è la promozione della sua immagine: tra un sottaceto, un valzer e una felpa con gli stemmi reali, è il Savoia che ha visto più lontano. E, tuttavia, non sempre lo hanno compreso.
Si sente sotto tiro?
Sotto tiro è un’espressione che non mi piace, mi fa paura, mi fa pensare alle armi da fuoco.
Si sente ingiustamente tartassato?
Mi sento osservato, giudicato ancor prima di fare qualsiasi cosa.
Nemo propheta in patria…
Scusi?
Difficile aver successo a casa. La sua discesa in politica ne è stata la prova.
C’è chi ha detto: quello chi si crede di essere. Chi ha pensato: ma con che faccia un Savoia si presenta in politica. E infine chi si è chiesto: ma perché non si va a cercare un lavoro normale?
Però anche lei li provoca, a gennaio condurrà I raccomandati con Pupo.
Se c’è uno non raccomandato sono io, con tutto quello che mi hanno buttato addosso: inchieste, processi, critiche… È un miracolo se sono ancora in piedi.
Come fa a sopravvivere?
Per l’affetto del pubblico, dei tanti ragazzi che mi scrivono su Facebook, che vedono in me qualcosa che li rappresenta. In questo Paese credo di avere ancora le potenzialità per significare qualcosa. Sono l’anti Corona. Sono bene educato, autoironico, stupisco, e in televisione sono me stesso.
E alla gente la corona interessa?
Sembra di sì, i programmi dove appaio fanno salire lo share, sono entrato nella fascia quotidiana della gente. E sono uno che lavora, che ha sempre lavorato.
Non è che fa il primo turno alla Fiat…
È vero, non faccio quello, né il tassista di notte, né l’insegnante con 1.200 euro al mese, e non mi preoccupo della pensione. Ma ho un grande rispetto per queste persone.
E però si chiama Savoia.
Grazie ai Savoia ho fatto Ballando con le stelle, ma grazie ai Savoia ho fatto anche 32 anni di esilio. Ho un rapporto di amore-odio con il mio cognome.
Onori e oneri.
Quando qualcuno mi chiede: ma lei si scusa per quello che è stata la sua famiglia?, io rispondo che non posso sentirmi sulle spalle le colpe del mio bisnonno.
Intanto il pubblico leggerà il suo libro, C’era una volta un principe.
È una storia semplice, per chi vuole sognare. Ma anche uno sfogo contro chi mi ha criticato senza conoscermi.
Qualche critica costruttiva l’avrà avuta.
Sono sceso troppo velocemente in politica, mi avevano avvisato. Comunque è andata bene, sono stato il primo dei non eletti.
Insomma, purché se ne parli…
Da giovane in Francia invidiavo i miei amici importanti che erano presi in giro anche dal Muppet show. Da quando Crozza mi imita sono felice. Sa che vuol dire? Finalmente sono diventato qualcuno.
- Mercoledì 25 Novembre 2009
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