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Gli svizzeri votano contro la costruzione di nuovi minareti (che stanno alle moschee come i campanili alle chiese) in territorio elvetico e al di qua della Alpi i leghisti esultano. E non sono i soli.
Questa volta, infatti, anche alcuni esponenti di rilievo del Pdl apprezzano un’iniziativa nata per “salvaguardare” il paesaggio e la tradizione cristiana di un paese europeo.
Un voto contro ”un simbolo di conquista territoriale”, secondo un’interpretazione data dalla Lega dei Ticinesi.
Un voto che preoccupa l’Ue e che riflette tutte “le paure della popolazione svizzera e dell’Europa, nei confronti del fondamentalismo islamico”, secondo il commento di Lluis Maria de Puig, presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
E comunque, le reazioni del Carroccio al risultato del referendum tenutosi domenica in tutti i 26 cantoni della confederazione - in cui il 57,5% dei cittadini elvetici ha approvato la proposta delle destre per introdurre nella costituzione il divieto di costruzione di minareti (il paese conta circa 200 luoghi di preghiera per islamici), mandando su tutte le furie i vescovi svizzeri, che parlano di un “duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione”, anche se il ministro della Giustizia, Widmer – Schlump, puntualizza che “il no riguarda solo l’edificazione di nuovi minareti, non si tratta di un rifiuto dei musulmani” (i Verdi, però, hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo visto che circa il 5% degli svizzeri è di fede islamica) - non si sono fatte attendere.
Il più entusiasta è Roberto Castelli, viceministro alle Infrastrutture, che parla di “lezione di civiltà” che viene dalla Svizzera e lancia una provocazione: mettere la croce nel tricolore.
Proprio come nella bandiera elvetica. Ma l’idea viene subito rispedita al mittente dal ministro della Difesa, e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa: “La Svizzera” ha spiegato La Russa mentre era al convegno sulle infrastrutture collegate all’Expo, proprio assieme a Castelli “ha fatto molto bene a esprimere un’opinione che conferma che non bisogna mai discriminare ma nemmeno arrendersi ad un futuro, non dico multietnico che mi va bene, ma multiculturale. Da questo far discendere un cambiamento della bandiera, lo può fare solo chi non la ama: non è nemmeno una provocazione, è solo una battuta che può fare chi non capisce che le bandiere non sono bandierine che se ne possa sventolare una diversa ogni giorno”.
E invece, per Castelli: “Il messaggio, che arriva soprattutto a noi che viviamo vicini a questa terra, è forte”, spiega. “Occorre un segnale forte per battere l’ideologia massonica e filo-islamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega (un ultimatum ai finiani?, ndr). Credo che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l’inserimento della croce nella bandiera italiana“. Telegrafico, quanto efficace, il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli: “Dalla Svizzera giunge un segnale chiaro: sì ai campanili, no ai minareti“.
Vanno anche più in là i deputati del Carroccio, che chiedono l’approvazione di norme più stringenti: “È un esempio che dovremmo recepire anche nel nostro Paese, dando subito corso alla proposta di legge Cota-Gibelli sulla regolamentazione dei luoghi di culto non cristiani, che fra le altre cose prevede l’obbligo di un referendum consultivo di fronte a qualsiasi richiesta di costruzione di nuove moschee’”, aggiunge il deputato Marco Rondini.
E questa volta si allineano alle posizioni del Carroccio anche alcuni esponenti del Pdl. Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, (alla vigilia della riproposizione della cittadinanza agli immigrati da parte del presidente della Camera, Gianfranco Fini) ha subito sentenziato: “La Svizzera si è stancata del dilagare di immigrazione e Islam. Anche in Italia dobbiamo proseguire nella politica del rigore“.
Sulla stessa linea il governatore (uscente) del Veneto, Giancarlo Galan.“Sarà snobismo ma sono soddisfatto del ‘No’ contro i minareti in Svizzera“, spiega.
“Ci sono più ragioni per procedere con prudenza, buonsenso e sana lungimiranza sulla possibilità del diffondersi di moschee nell’Occidente europeo. Senza per questo impancare su stupide crociate per primati di civiltà o altre xenofobe idiozie, riterrei assolutamente obbrobrioso un paesaggio svizzero punteggiato da minareti. A volte è bene che accanto alle parole d’ordine sull’integrazione e sul rispetto delle religioni altrui ci sia anche il rispetto per quella che è l’immagine, ma anche la sostanza di una cultura, la forma di una città, di un paesaggio, di un’intera nazione”.
LEGGI ANCHE: L’invasione delle moschee. Quante sono in Italia e in Europa

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Commenti
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Il 1 Dicembre 2009 alle 19:14 Minareti, moschee e campanili: meglio minimizzare - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] forza politica svizzera, nemmeno la più populista, ha proposto di mettere al bando o, peggio, di demolire, i luoghi di preghiera islamici in Svizzera. Quello non era e non è in discussione, anche dopo il referendum di domenica: le moschee [...]
Il 9 Dicembre 2009 alle 2:29 Dubai Blog » Blog Archive » Il no svizzero ai minareti. ha scritto:
[...] Il no svizzero ai minareti. Per il governo un’altra Croce leghista: “Mettiamola nel tricolore”… [...]
Il 10 Dicembre 2009 alle 17:47 Circolo Luce Del Sud » Chiesa e Carroccio,vent’anni a duello.Ma la metà dei cattolici dà ragione a Bossi ha scritto:
[...] di un referendum contro la costruzione dei minareti in Italia, a difesa della tradizione cristiana, come hanno fatto gli svizzeri: “Da noi i musulmani sbatteranno sempre le corna“, tuonava il Senatùr durante una cena con il [...]
Il 18 Agosto 2010 alle 13:50 Minareto sì, minareto no. Se la polemica sulle moschee diventa un referendum - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] che sale al 60,3 per cento se la moschea include il minareto. Insomma, se si proponesse un referendum contro i minareti, i risultati potrebbero essere simili a quelli registrati in Svizzera dello scorso anno. E il [...]
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