
Una foto della trans Brenda | (Massimo Sestini/Elaborazione di Guido Rosa)
La mercanzia è macabra: “Ho fotografato con il cellulare il cadavere di Brenda. È un po’ annerito: può interessare lo stesso?”. Il venditore ha accento romeno, braccia muscolose e sopracciglia folte. E i video? “Ne circolano tre. Uno è quello girato in via Gradoli a casa di Natalie, uno è stato fatto qui in via Due Ponti da Brenda e altri trans, sempre con Piero Marrazzo. E poi ce n’è un terzo, realizzato tra Milano e Roma, con altri due politici“.
Adrian, 25 anni, romeno, ama la coca e i viados (”Questa settimana ho speso 700 euro per divertirmi con uno di loro“), ma non è riamato. Anzi, lo rispettano per paura, ma lo detestano proprio. Adrian vive in un bilocale in via Due Ponti 180, favela romana. In fondo a uno di questi cunicoli lerci, nella notte tra il 19 e il 20 novembre, è morto asfissiato Wendell Mendes Paes, transessuale brasiliano, 32 anni, in arte Blenda (Brenda è soltanto un’altra dizione errata, che però Blenda tollerava) e di “cognome Ballantines”, in onore della sua passione per il whisky. La procura di Roma indaga per omicidio volontario.
Nel suq di Trans-city, capolinea dell’autobus 224, alla periferia nord di Roma, oggi è possibile comprare di tutto: foto, video e rivelazioni di ogni genere. Qui il fango lo acquisti a prezzi di saldo. Il rischio, però, è quello di farsi avvelenare dai miasmi. L’affaire Marrazzo e l’esercito di giornalisti che si tira dietro hanno messo sotto i riflettori un circo sino a ieri quasi invisibile e disprezzato, fatto di donne barbute e lanciatori di coltelli. Di imbonitori improvvisati di mirabilie tutte da raccontare: un bazaar dove, però, le merci sono quasi sempre taroccate.
Adrian il romeno sonda il terreno: “Da tempo girano spezzoni di video con Marrazzo“. Poi su un cellulare mostra una sequenza confusa, verosimilmente un trans durante un atto sessuale con una figura maschile che spaccia per l’ex governatore del Lazio. Adrian insiste: “So dove procurarmi un dischetto, un minidvd, con un filmato inedito dell’ex presidente della regione. Posso fartelo avere”. La tariffa da cui si parte “per una prova” è di 200 euro.
Quando Adrian esce sul ballatoio condominiale, un amico di Brenda, cappellino calato sugli occhi e petto senza silicone, se ne va sbuffando. Il romeno lo accusa: “Pensa solo ai soldi, in casa ha una telecamera nascosta per girare video. Brenda ha usato quell’appartamento per riprendere Marrazzo“.
Per ora la verità investigativa è più incerta. Gli uomini della squadra mobile di Roma, guidati da Vittorio Rizzi, stanno “scavando” nel computer che hanno trovato in casa di Brenda-Blenda sotto a un filo d’acqua del rubinetto. Nei file del viado morto sarebbero molti i filmati di cui si favoleggia, compreso quello citato dal presidente della regione che lo ritrarrebbe insieme con la stessa Brenda e con Michelly (la coinquilina di Brenda, oggi irreperibile, ndr).
Il solo riscontro che Panorama ha trovato al racconto di Adrian è la presenza a Milano, anche per lunghi periodi, di alcuni dei trans coinvolti nell’affaire Marrazzo. Ma è difficile credere che esista una seconda “fabbrica dei video”.
“L’unica cosa vera è che io, Natalie, Alessia, Camila e altre abbiamo vissuto a Milano, ma non abbiamo girato alcun filmato” concede China, un altro travestito legato a Brenda. Diego, editore nel settore degli annunci erotici e animatore delle notti trasgressive milanesi, ricorda quei brasiliani chiassosi: “Erano miei vicini in via Sammartini” dice. “Video? Qualcuna di loro in Brasile faceva l’attrice porno. Qua non lo so”.
Il loro regno era un appartamento al numero civico 21: cucina a vista, armadio a ponte con due letti nella sala, quattro piccole stanzette ricavate con paratie di fortuna e altrettanti materassi. La polizia indagò sulla compagnia e così l’appartamento si svuotò. Senza che nessuno venisse rimpatriato.
Quella delle espulsioni mancate è la nota più amara di tutta la vicenda (solo China è stato riportato in patria, nel 2000, per poi tornare in Italia). Infatti, se il sistema funzionasse, oggi probabilmente Marrazzo sarebbe ancora al suo posto e Brenda, quasi sicuramente, sarebbe viva. Per esempio Natalie (o Nathalia), all’anagrafe José Alexandre Vidal Silva, 37 anni, la “fidanzata” ufficiale dell’ex presidente della Regione Lazio, viene identificata per la prima volta nel 1996 ad Agliana (Pistoia). Da questo momento le sue segnalazioni non si contano. Nel 1999 viene denunciata per reati vari e nel 2003 viene prima arrestata con l’accusa di rapina, quindi il 4 agosto viene espulsa per la prima volta. Da allora il provvedimento è ripetuto in più occasioni, senza essere mai eseguito: sino a quando, nel luglio 2009, a casa sua viene girato il video che ha interrotto la carriera di Marrazzo.
Lo stesso discorso vale per Brenda. Le forze dell’ordine apprendono della sua esistenza e del suo sbarco in Italia il 4 luglio 2005, con il primo fotosegnalamento durante un’operazione antiprostituzione. Il 18 agosto 2006 Brenda viene fermata di nuovo e c’è la prima espulsione perché è un clandestino. Il 3 maggio 2008 viene arrestata in flagranza di reato perché “inottemperante” al foglio di via firmato dal questore. I carabinieri del reparto operativo della capitale il 6 marzo 2009 la identificano di nuovo. Però Brenda resta a Roma. “Purtroppo allontanare i trans è quasi impossibile” sostengono i responsabili dell’ufficio immigrazione della questura “anche perché, nei centri di identificazione ed espulsione, gli unici posti riservati ai viados non operati si trovano a Milano e sono stati messi fuori uso da un incendio”.
Otto mesi dopo l’ultima segnalazione, Brenda muore asfissiata nel suo monolocale con soppalco nell’”alveare per stranieri” di via Due Ponti 180. Una rosa gialla davanti alla porta è l’ultimo omaggio di un amico. Le indagini dicono che a ucciderla potrebbe essere stato il degrado o la ritorsione di qualche balordo del suo mondo, non necessariamente collegato alla vicenda di Marrazzo.
A Trans-city la mattina è silenziosa. I viados iniziano a emergere dai loro loculi verso l’ora di pranzo. La piazzetta con il supermercato e il bar si popola di esseri stropicciati, senza parrucche né trucco. Calano da piazzale Sperlonga, da via Biroli, dove ufficialmente risiede Jennifer, alias Adriano Da Motta, 27 anni, cioè la compagna (oggi volatilizzata) di Gianguerino “Rino” Cafasso, il pusher che avrebbe provato a piazzare ai giornali il video con Marrazzo e che il 12 settembre è stato stroncato da una dose di eroina mista a cocaina. In questo girone di uomini perduti si aggirava Marrazzo, ma non era il solo personaggio “perbene” che scendeva qua sotto, in apnea.
Purtroppo scoprire la verità a Trans-city non è facile. Soprattutto per i giornalisti. Qui ogni informazione è in vendita. China avverte: “Io ti parlo, ma devi farmi un regalino”. Nel frattempo, per le sue esternazioni, ha già preso accordi con una televisione. Come Natalie, che però aveva concesso le prime confessioni a un settimanale di gossip e pare sia in trattativa per girare un film porno, contro il pagamento di 1 milione.
Alessia, un viado nascosto dietro a occhialoni da sole fascianti, è l’unico protagonista che si sfoga con il cronista. È appena stato in questura, è agitato: “Dicono che volevo estorcere denaro anche a un ex pilota di formula uno…”. Piange, chiede una birra. “È vero, mi drogo, mi prostituisco, ma non faccio estorsioni“. Poi racconta che per lei Brenda era come una madre: “Sceglieva i vestiti per me, mi truccava, mi voleva bene: e poi guarda com’è morta!”.
Ma quali sono i personaggi che frequentavano Trans-city e che potrebbero essere sotto ricatto? “Marrazzo era l’unico politico” risponde Alessia. “C’erano anche un allenatore di calcio, un giocatore e tre attori. Due della tv, ma uno è passato al cinema, e un uomo di teatro. Oltre all’ex pilota“. Infine il viado torna in sé: “Ma quanto mi paghi per le cose che ti sto dicendo?“. Il juke-box si spegne. Proviamo a riaccenderlo: “Hai foto da vendere?”. Risposta: “Brenda che batte sulla strada, ma niente personaggi, niente baci in bocca. Scordatevelo” sbotta, a evitare le richieste evidentemente ricevute da altri giornalisti. Il nastro s’interrompe: no soldi, no rivelazioni. “Neanche 50 euro? Allora ciao…”.
Alessia si alza e se ne va, senza concedere nemmeno il numero di cellulare.
A Trans-city anche un morto può essere un affare imperdibile. Come conferma Adrian: “Se vuole posso raccontarle di quei due politici che venivano qui con barbe finte e felpe con cappucci…”.
Durante la giornata i trans della zona si mescolano alle famiglie che portano i bambini in palestra o ad allenarsi nei campetti di calcio. Ma al tramonto gli italiani si chiudono in casa e lasciano il proscenio a una folla di prostitute, spacciatori e tagliagole. I palazzi di via Biroli sembrano un’opera di Maurits Cornelis Escher: le case si affacciano su un groviglio di scale sbrecciate, intermezzate da piazzole.
I romeni sono i padroni della notte. Dan, occhi azzurri e maglia a strisce, parla romanesco. La casa è senza luce: “Mi hanno staccato la corrente” spiega. È appena uscito di galera: “Per fortuna ci sono stato poco: la polizia non ha scovato le pistole nascoste nel congelatore, in mezzo alla carne, e in una nicchia dietro un calendario sexy”.
Nella casa a fianco due cinesi hanno improvvisato un negozietto di alimentari senza licenza. Un ospite offre una bottiglia di vodka e i romeni improvvisano una bicchierata. Si gioca con dei dadi rossi per terra, una palma fa da vespasiano. I trans passano e scambiano qualche parola con i romeni in festa. Molti sono loro clienti. Adrian chiede cocaina a uno spacciatore, non si accorda sul prezzo. Quindi prende a schiaffi un amico: così, per sfogarsi. Mircea, 32 anni, muratore in nero, subisce. Il tasso alcolico nella piazzola sale.
Qualcuno si sente male. Il gruppo bussa alla porta di un monolocale, 10 metri quadrati: Alex sta mangiando sul letto, la moglie pulisce per terra. Gli amici fanno irruzione per svuotare lo stomaco nel bagno, tra conati violentissimi.
- Lunedì 30 Novembre 2009
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Il 1 Dicembre 2009 alle 17:57 Panorama in edicola - n°49/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] di copertina STORIACCE Brenda e la fabbrica dei video di G. Amadori CONTROCORRENTE E se fosse solo un banale incidente? di [...]
Il 22 Marzo 2010 alle 18:48 Inchiesta trans, sopralluogo nella casa di Brenda - Foto - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] durato quasi un’ora il sopralluogo nell’appartamento romano di Brenda, la trans morta lo scorso novembre e coinvolta nello scandalo Marrazzo, effettuato dalla task-force [...]
Il 20 Aprile 2010 alle 9:49 L’onore perduto dell’innocente Marrazzo - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] la ricordate la vicenda Marrazzo, ripreso da un telefonino in atteggiamenti intimi con un [...]
Il 20 Aprile 2010 alle 16:39 Circolo Luce Del Sud » L’onore perduto dell’innocente Marrazzo ha scritto:
[...] la ricordate la vicenda Marrazzo, ripreso da un telefonino in atteggiamenti intimi con un [...]
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