
L'arresto del boss mafioso Domenico Raccuglia
“Se il ministro Renato Brunetta volesse dare un’occhiata alla produttività della Squadra catturandi di Palermo, non avrebbe nulla da ridire, anzi. Tutti i latitanti che ci hanno assegnato li abbiamo presi. Siamo forse l’ufficio pubblico con la più alta produttività del Paese”.
Al sovrintendente di polizia I.M.D. piace molto scherzare. Soprattutto da quando, il 15 novembre, insieme con i 55 colleghi della sua squadra ha messo le mani su Domenico Raccuglia, detto “il Veterinario”, latitante da quasi 15 anni.
Ricercato per mafia, estorsioni, rapine e omicidi (tra cui quello del figlio dodicenne del pentito Santino Di Matteo, Giuseppe, strangolato e poi sciolto nell’acido), Raccuglia era il numero due di Cosa nostra. Il braccio destro di Bernardo Provenzano. Il boss che controllava il territorio dalla provincia di Palermo a quella di Trapani. Era. Oggi è in isolamento al carcere di Tolmezzo, dalle parti di Udine.
Il 21 novembre il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è andato (qui il VIDEO) a stringere la mano ai 55 che lo hanno catturato: “è uno dei colpi più duri inferti alle organizzazioni mafiose negli ultimi anni”. E Mario Bignone, il dirigente della Catturandi palermitana, ha elogiato la squadra: “Poliziotti capaci di sacrificarsi giorno e notte”.
Perciò a I.M.D. brillano gli occhi. Ha 36 anni, è sposato, ha due figli, e sulle tecniche di caccia ai latitanti ha scritto un libro uscito a marzo, Catturandi (Dario Flaccovio editore), molto lodato dagli esperti. A settembre uscirà il prossimo, dal titolo che è già un programma: Vita da sbirro.
Come si diventa uno sbirro della Catturandi?
Da studente ero impegnato nel sociale, ma dopo le stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino del 1992 mi sono detto: andare alle manifestazioni antimafia non basta. E a 19 anni sono entrato in polizia.
Subito a caccia di latitanti?
No. Due anni alla Celere, poi un anno in un commissariato. A 21 anni Arnaldo La Barbera mi ha chiamato alla Mobile. Stava costruendo la Catturandi. Mi ha detto: “Per qualche giorno va’ lì, poi vediamo”. Mi hanno messo alle intercettazioni. Sono ancora lì.
Soprannome: il maresciallo dei telefoni.
Da 16 anni, per 10-12 ore al giorno, ascolto le conversazioni delle famiglie dei mafiosi e dei fiancheggiatori. Sono dentro la mafia, in un certo senso, 24 ore su 24. Ho sentito concepire bambini. Ho ascoltato tradimenti, amoreggiamenti, litigi. Di certi mafiosi penso di sapere più cose io delle loro mogli.
Scappatelle comprese?
Anche. Vito Vitale l’abbiamo preso perché amoreggiava al telefono con una lontana cugina.
E Raccuglia?
Non posso dare dettagli. Ma ci siamo arrivati, come per Bernardo Provenzano, seguendo una pista di pizzini.
Le voci della mafia che effetto fanno?
Stranissimo. A molti ti affezioni anche se non li hai mai visti in faccia. Conosci i toni di voce, i silenzi, i sospiri. A volte è proprio da un sospiro che nasce l’intuizione giusta. O da una banalità , come una pasta al forno.
Per chi era?
Pietro Aglieri. I fiancheggiatori avevano ordinato una teglia di pasta al forno in un ristorante. Doveva essere per qualcuno di speciale, a giudicare dal tono. Quella teglia ci ha portato al covo.
Preso.
Il 6 giugno 1997. Un anno prima avevamo arrestato il braccio destro di Aglieri, Carlo Greco. Sapevamo che viveva in un residence e un giorno, mentre la figlia dei fiancheggiatori stava telefonando a un’amichetta, in sottofondo si è sentito: “Carlo, a tavola!” Ma in quella famiglia non c’era nessuno che si chiamasse Carlo.
Anche Giovanni Brusca lo avete preso con le intercettazioni?
Brusca è stato, insieme a Vito Vitale, l’unico boss di cui ho sentito la voce al telefono. Siamo riusciti a individuare la zona da cui chiamava. Piena di case.
E allora?
Ogni volta che Brusca era al telefono facevamo partire due colleghi su una Vespa smarmittata. Quando sentivamo il rumore in sottofondo li chiamavamo: “Dove siete?”. Brusca, intanto, si lamentava per il bordello che facevano “’sti stronzi”.
Preso.
Il 20 maggio 1996, per l’anniversario della morte di Falcone. Quel giorno la mia futura suocera, vedendo Brusca in tv scortato dai poliziotti della Catturandi, mi ha riconosciuto malgrado il mefisto.
E la fidanzata?
Mi ha sposato lo stesso. Il giorno del matrimonio ha giurato fedeltà non solo a me, ma anche alla Catturandi.
Vita dura?
Tutti noi della squadra, uomini e donne, ci sentiamo inadempienti nei confronti delle famiglie. Verso i figli, poi, il senso di colpa è cronico.
Suo figlio si lamenta?
Il 15 novembre era il suo compleanno. Ma quando sono partito per andare a prendere Raccuglia mi ha detto: “Va’, papà , e prendi tanti cattivi”.
Quanti cattivi avete preso finora?
Tutti quelli che ci hanno assegnato.
Chi manca?
Di grossi latitanti solo tre: Gianni Nicchi, Matteo Messina Denaro e Antonio Lauricella detto “’u Scintilluni”. Poi dovremo trovarci qualcos’altro da fare.
Si guadagna bene alla Catturandi?
Circa 1.400-1.500 euro al mese. E gli straordinari vengono pagati dopo anni. Gli straordinari per la cattura di Provenzano, nel 2006, sono arrivati nel 2008. Nel 2009 abbiamo ricevuto quelli per i Lo Piccolo, Sandro e Salvatore, arrestati nel 2007.
Proteste?
No. Ma è chiaro che non reggi un sacrificio così pesante, e per così tanti anni, se non sei motivatissimo. Alla fine diventa una specie di sfida personale. Loro sanno che gli stiamo dietro e fanno di tutto per non farsi prendere. Noi ogni giorno ci inventiamo qualcosa di nuovo per prenderli.
Per esempio?
Telecamere sui pali della luce. Microspie nascoste in finti nidi di rondine. Una volta, per intercettare due fiancheggiatori di Provenzano che andavano a parlare in mezzo alla campagna, abbiamo messo le microspie perfino nei sassi.
Ha funzionato?
Una è esplosa di notte: il botto ha svegliato tre paesi.
E Provenzano vi è sfuggito. Due volte.
Forse anche tre. Ha sempre avuto più fortuna che anima. Ma alla fine abbiamo preso anche “zio Binnu”.
La cattura che le ha dato più soddisfazione?
A me, personalmente, Vito Vitale, un boss di Partinico. Lo abbiamo cercato per due anni. Era l’astro in ascesa di Cosa nostra. Si era alleato coi catanesi, aveva dichiarato guerra a quelli di Corleone, aveva otto omicidi sulla coscienza.
Preso.
Ha cercato di fuggire mentre i suoi uomini, armati, intralciavano il blitz. Io e un vecchio ispettore eravamo di guardia sul retro. Vitale mi ha dato un pugno sulla tempia, io gli ho abbrancato il collo e mi ci sono appeso, a corpo morto, per bloccargli la fuga. È finita con lui sotto, io sopra, e 30 agenti armati addosso a tutti e due. Chiaro, quelli sono momenti di grandissima tensione. Può capitare di tutto. Anche le cose più buffe.
Racconti.
Una notte, saltando un muro di cinta, sono finito dentro a un bidone di cemento. E lì sono rimasto fino a quando non mi hanno liberato con una gru.
A blitz ultimato?
Esatto. Mi sono perso tutto il divertimento.
18 MESI DI SUCCESSI CONTRO LA MAFIA
3.630i mafiosi arrestati da polizia e carabinieri nelle 377 operazioni condotte nei 18 mesi dal maggio 2008 all’ottobre 2009, con una media di 7 arrestati al giorno
Sul totale: 916 i presunti aderenti a Cosa nostra
751 i presunti aderenti alla ’ndrangheta
1.465 i presunti aderenti alla camorra
59 i presunti aderenti alla criminalità pugliese
282 i “grandi latitanti” di mafia arrestati in questo periodo, l’87 per cento in più rispetto ai 18 mesi precedenti. 15 i latitanti di mafia arrestati che facevano parte della “lista dei 30 ricercati più pericolosi” 37 i latitanti di mafia arrestati nello stesso periodo della “lista dei 100 ricercati più pericolosi”.
di Laura Maragnani
- Martedì 1 Dicembre 2009
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