
Umberto Bossi, 68 anni, con il figlio Renzo, 21
Ve lo immaginate Massimo D’Alema presentarsi a un vertice del Pd con il figlio Francesco, o Gianfranco Fini a una riunione alla Camera con la primogenita Giuliana? E Silvio Berlusconi arrivare con il figlio Luigi a un summit del Pdl? Fantapolitica.
L’accusa più tenera sarebbe di familismo. Ma c’è un’eccezione: “re Umberto di Padania”. Come un monarca d’altri tempi che si tiene sempre accanto il delfino, Umberto Bossi riesce a piazzare il secondogenito Renzo nei momenti cruciali.
Senza che nessuno osi battere ciglio. Né gli alleati del Pdl né, figuriamoci, i colonnelli leghisti, che ben caro pagherebbero uno sgarbo al figlio del capo.
Il delfino, anche se declassato dal padre a “una trota”, ha debuttato nella Roma politica ad agosto 2008. La cascata di riccioli neri del ragazzo ventunenne si materializzò a Palazzo Grazioli per un conclave sul federalismo. Anche se, come era ovvio, fece scena muta, a Renzo non sembrò vero di stare lì seduto accanto a papà , che in genere saluta con “Ciao, pa’”.
Ed era sempre accanto al suo pa’ nell’ottobre scorso, nell’ufficio di Fini, proprio nel giorno della bocciatura del lodo Alfano. Fu lui, scrissero le cronache, a portare ad alcuni deputati del Pdl la notizia del pollice verso della Consulta. Qualche finiano sbottò: “Ma questo, papà lo manda da solo? Ora abbiamo anche il doppione giovanile di Bossi?”.
Forse solo uno come il gran capo padano, che ha fatto la sua Lega “dal nulla” e non ha alcun pantheon di padri politici, poteva riuscire nell’acrobatico gioco di sdoppiarsi. Da un lato lui, il vecchio leone che non si è fatto piegare dalla malattia; dall’altro Renzo, la sua immagine da giovane, come un ritratto di Dorian Gray. Il segnale che intende mandare è che nella Lega oggi comanda lui, e domani, stiano attenti i colonnelli, potrebbe comandare un altro Bossi.
Disse anni fa a Pontida:”Io sono un barbaro, in battaglia mi porto sempre la famiglia, così dovrò combattere ancora più duramente anche per difendere i miei. E questo servirà da esempio ai giovani che devono crescere sentendo l’odore della battaglia”.
Capito, Renzo? Certe domeniche a Gemonio papà gli chiede di suonargli qualcosa al pianoforte. Renzo suona benissimo e la più gettonata è la colonna sonora della Leggenda del pianista sull’oceano.
Ma altra cosa è l’agone politico. Leghisti di lungo corso assicurano: “Il padre sarà il suo esaminatore più severo. Lo metterà alla prova e senza alcun privilegio”. Per ora Renzo si occupa di piccole e medie imprese ed è team manager della “nazionale” padana.
“La Lega non è un partito familiare” così lui ha negato l’esistenza di una Dynasty padana. Ma essere figlio del capo ha i suoi vantaggi. Partecipa anche alle selezioni di Miss Padania. È corteggiatissimo.
A Como c’è chi ha assistito a questa scenetta: un gruppo di ragazze avvista padre e figlio. Da chi corrono? Da Renzo? No, da Umberto. Che fulmina il figlio con uno sguardo per dirgli: “Suvvia, datti da fare anche tu”.
di Paola Sacchi
- Mercoledì 2 Dicembre 2009
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Commenti
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Il 4 Febbraio 2010 alle 16:16 Bossi jr “la trota” impigliato nella rete. Ma in politica i “figli di” abbondano - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] va bene, se può indirizzare sulla strada della “cosa pubblica”. Renzo Bossi, per ora, ha avuto dal padre Umberto solo un soprannome, “la trota” (in grado di stroncare qualsiasi carriera) e un ruolo da [...]
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