
Berlusconi e FIni in campagna elettorale | (AP Photo/Sandro Pace)
Ma qual è il senso (e soprattutto lo scopo) delle smentite di palazzo Chigi sugli sfoghi anti-Fini di Silvio Berlusconi?
Che martedì, non appena reso noto il fuori onda del presidente della Camera, l’umore tra palazzo Grazioli ed Arcore oscillasse tra rabbia e desiderio di vendetta, non c’è dubbio. Fuori dal Pdl Fini e i finiani: questa, al di là delle virgolette più o meno veritiere, la reazione del Cavaliere, di cui si sono subito fatti interpreti, con modi più o meno sfumati, dirigenti e ministri del Popolo della Libertà di vario livello, da Sandro Bondi a Claudio Scajola (il quale, per inciso, da tempo ha rimesso un occhio sul partito), da Maurizio Gasparri a Denis Verdini fino a Daniele Capezzone.
Ora invece sta faticosamente prevalendo una tattica diversa. Niente rese dei conti immediate, ma isolamento e cordone sanitario intorno a colui che viene - e sempre più verrà - considerato e presentato non più come un interlocutore politico, una spina nel fianco, il leader riconosciuto di un’ala del Pdl, ed ancor meno il “cofondatore”: solo un battitore libero, un uomo che parla, anzi “straparla” per sé e rappresenta solo la minoranza di una minoranza. Neppure più il capo degli ex di An, che infatti sono alla ricerca di altri riferimenti, tipo Gianni Alemanno. Fini diventa così una quinta colonna, un’anomalia non politica ma personale, e dunque l’obiettivo è che si neutralizzi da solo.
Del resto il cosiddetto bacio della morte glielo stanno dando i vari blog dell’area Di Pietro-Beppe Grillo, che dibattono se Fini possa diventare il capo del Pd, o addirittura dell’opposizione. Così come gli applausi della platea di Ballarò, che non sarà AnnoZero, ma insomma…
Troppo consolatorio per Berlusconi e il suo stato maggiore? Forse sì: incombono pur sempre la deposizione a Torino (resa però ai magistrati di Palermo) del pentito Gaspare Spatuzza, mentre anche i pm di Firenze ritengono ora “attendibili” le sue parole. E c’è poi il No B Day in programma per sabato 5 dicembre. Tutte circostanze che certo si prestano all’effetto boomerang, ma che per il premier non sono comunque un toccasana, specie sulla scena internazionale.
Torniamo a Fini. Al salone della Giustizia di Rimini ha pattinato sul ghiaccio non discostandosi di una virgola da un testo scritto, ed a proposito di magistrati ha evocato la separazione delle carriere, ma ha al tempo stesso invocato che ai pm venga sempre garantita autonomia e indipendenza.
Tradotto, significa che non si scaglierebbe contro una riforma che separasse giudici e pubblici ministeri, purché questi ultimi non vengano posti alle dipendenze del governo (com’è per esempio in Gran Bretagna e Francia). Per la verità un progetto simile non esiste nei cassetti del governo: c’è la separazione, certo; ma il pm modello anglosassone, che dipenda dal ministro della Giustizia, si è affacciato solo in qualche discorso di Berlusconi.
E, sempre per la verità , le toghe hanno più volte contestato anche a semplice separazione, in qualunque forma. Eppure oggi a Luca Palamara, presidente dell’Associazione magistrati, le parole di Fini sono apparse “un momento di conforto e di forza per noi”.
Insomma, sempre più nelle fauci interessate della sinistra. Questo è certo un aspetto della questione per come la vede palazzo Chigi. L’altro è dato dai sondaggi.
Che confermano come non ci sia al momento nessuno spazio né consenso per un’avventura in solitario di Fini a danno del Pdl, così come finora non c’è stato riscontro all’uscita dal Pd di Francesco Rutelli. L’area di centro, strategica per varie alleanze, continua ad essere saldamente in mano all’Udc. Ma la tendenza degli italiani al bipolarismo si accentua, come testimonia l’ultima rilevazione Ipsos per il Sole-24 Ore.
Per il Cavaliere dunque Fini si sarebbe stavolta messo nei guai da solo, facendo slittare la frizione proprio sul terreno al quale si è sempre appellato, il ruolo di garanzia da presidente della Camera. Si è mai vista una carica istituzionale che parla in quel modo, in un luogo pubblico, di vicende di quel tipo, con un magistrato con il quale in fondo si dà appena del lei? Ed in casa di un caro amico di Marco Travaglio? Sarà mica caduto in una trappola a scoppio ritardato, strumentalizzato proprio per lanciare il No B Day e la settimana calda del premier?
Tutto può essere. Ma per il Cavaliere è davvero possibile dimenticare Fini, ignorarlo, isolarlo, esorcizzarlo? Difficile. Stiamo pur sempre parlando del presidente della Camera: ogni incidente parlamentare, ogni passo falso del governo (e ce ne sono molti anche sulla Finanziaria) possono ridare a Fini il coltello dalla parte del manico. Ed ogni disavventura di Berlusconi può servirgli l’occasione per affermare: “Beh, io l’avevo detto”. E stavolta non fuori onda.
- Giovedì 3 Dicembre 2009
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Commenti
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Il 3 Dicembre 2009 alle 23:11 Berlusconi su Fini calma le acque: la resa dei conti è solo … ha scritto:
[...] Fonte Articolo: Berlusconi su Fini calma le acque: la resa dei conti è solo … [...]
Il 4 Dicembre 2009 alle 14:35 colley ha scritto:
per mi tutto ce causa de politicos e “sherzo”,anche ho visto tra”rivista panorama”"DON SILVIO RIINA?”,mai!SILVIO non merita de si nome RIINA,ancora meno provenzano!lui si nome Berlusconi,e basta!de piu e ridiculo di dire che berlusconi-dell utri ce la mafia!mai!LUCKY LUCIANO,FRANK COSTELLO,mio amico MEYER LANSKY,ok,ma mai berlusconi-dell utri!purtropo quando ho conosciuto MEYER,LUCKY LUCIANO era morto,che peccato!io amira l’intelligente de ce uomo,de piu LUCKY mai antissemitta,amico con MEYER,lui ebreo come mi,mi fa piacere di vedere un siciliano intelligente come LUCKY,e amico con ebreo,lui ha detto”notro solo religioso e soldi”almeno lui era diretto,e ce vero,senza soldi,persona si interessa a tu,si per dell utri “mangano era un eroe”LUCKY LUCIANO,FRANK COSTELLO,MEYER de veros eroes,gentlemen,forse zio toto,o binu ha conosciuto mio amico MEYER?ciao
Il 5 Dicembre 2009 alle 16:43 Il No B Day di Adinolfi: “Di Pietro ci mette il cappello, la caserma del Pd tentenna” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] lo spirito di questa manifestazione. Non sono disposto, per esempio, in questa atmosfera alla mitizzazione che si sta facendo di Fini e alla riduzione della dialettica politica al mero scontro tra il presidente della Camera e il [...]
Il 9 Dicembre 2009 alle 17:18 gifo ha scritto:
Gianfranco Fini è un politico puro, mastica di politica sin da ragazzo, giovane pupillo di Giorgio Almirante. D’altra parte i partiti di un tempo, pur con tutti i loro difetti erno dei “vivai” poltici di livello (il PCI, la DC,il MSI, il PSI ed altri in misura minore). Berlusconi invece non ha mai capito nulla della poltica con la P maiuscola: è solo popolare, perchè incarna molto bene il prototipo dell’italiano furbo. Dai Gianfranco continua così, ora ricomincio ad apprezzarti.
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