
Mario Adinolfi, del Pd, con la passione per il poker | (ANSA/GIUSEPPE GIGLIA)
Prima tra i fondatori del Pd, correndo contro Veltroni alle primarie del 2007, poi tra i sostenitori dell’ex segretario Dario Franceschini alle primarie del 2009, durante le quali ha provato ancora a ri-candidarsi.
E dopo la batosta dello scorso ottobre, con la vittoria di Bersani e il ritorno a logiche da “partito comunista”, ha preferito darsi alla sua vera passione: il poker. Mario Adinolfi, giornalista, editorialista di Europa (foglio del Pd vicino agli ex Margherita), blogger, è ora coordinatore del movimento Italian Poker Players (il 17 dicembre uscirà il suo La ricerca della costante, il primo romanzo sul poker Texas hold’em italiano, editore Aliberti & Castelvecchi).
Panorama.it lo ha contattato, mentre è a Praga per gli europei del tavolo verde. Per parlare del Pd e della nuova gestione Bersani, stretta tra la piazza e gli spintoni dell’Italia dei Valori.
Tornerà a Roma per il No B Day?
No, non ci sarò.
Se non ci fossero stati gli europei di poker, sarebbe andato lo stesso? Del resto ci sono anche parecchi esponenti del Pd, tra cui l’ex segretario Franceschini, che lei ha appoggiato alle primarie…
L’iniziativa è nata dalla rete ed è bene che rimanga un patrimonio di chi lo ha organizzato, un’iniziativa spontanea della gente e dei blogger. Sarei anche andato, se fosse rimasta così. Invece, è stato cambiato lo spirito di questa manifestazione. Non sono disposto, per esempio, in questa atmosfera alla mitizzazione che si sta facendo di Fini e alla riduzione della dialettica politica al mero scontro tra il presidente della Camera e il premier. L’ho già scritto: meglio mille Berlusconi di Fini, anche se io non sono un berlusconiano.
Di Pietro (assieme a Beppe Grillo) scenderà in piazza. Lo dice da settimane…
Fa un lavoro che io non farei mai, ossia mettere il cappello sopra un’iniziativa nata dalla rete e che non è sua. Si tratta di una strumentalizzazione.
Il neo segretario Bersani in un tavolo da poker. Uno che bluffa?
È uno che gioca chiuso. L’opposto di come piace a me. E chi gioca chiuso rischia di vedersi erodere le chips, non va con slancio incontro alla partita. Questo tipo di gioco vale quando c’è da conservare qualcosa, ma nel Pd invece bisogna innovare.
Insomma, resta convinto che sia meglio il poker (lei arrivato sesto all’edizione del World Poker Tour giocato in Italia lo scorso maggio) di questo Pd?
Il poker è una passione ed è meritocratico. Il Pd di adesso è il contrario della meritocrazia. Per esempio, nella segreteria sono stati chiamati dei giovani, che erano guarda caso erano i vari ex segretari di D’Alema, Letta e Visco.
Sta dicendo che il partito sta usando i giovani?
Non è una presa in giro, ma il frutto di una logica che vede un Pd introflesso e che in fondo non vuole rinnovarsi. Una logica barocca che non fa emergere le idee nuove. E il rischio è di morire su se stessi, quando invece sarebbe meglio morire in battaglia.
Lei proviene dall’area cattolica del centrosinistra. Cosa pensa di Francesco Rutelli (ex Pd) e del suo nuovo partito Alleanza per l’Italia?
La mia grande ambizione era quella di vedere il Pd diventare la nuova Dc, il punto di arrivo del percorso “doroteo”, un grande partito “degasperiano”. Invece, oggi assomiglia più al Pds, con Violante, Fassino, D’Alema e Bersani.
In teoria la nuova Dc sarebbe il Pdl. Cambierà casacca?
No, non lascerò il Pd, anche perché mi sento uno dei fondatori. È che mi piacerebbe un po’ più di dialettica interna.
Le stesse critiche che i finiani rimproverano al Pdl. Il Pd si è trasformato in una caserma?
Il Pd è una caserma di fatto. È un partito democratico poco democratico.
Nel 2006 il Time l’ha inserita in un elenco di “giovani speranze” per l’Italia. Cosa è cambiato in tre anni?
Qualcuno che era con me in quella lista ce l’ha fatta. Prenda Matteo Renzi, che è riuscito a diventare sindaco di Firneze. E chi ce l’ha fatta, spesso ha dovuto litigare e scontrarsi con quelli più anziani. C’è bisogno di questo slancio in Italia e anche la voglia di rischiare, ma se i giovani danno retta a Pierluigi Celli, che consiglia al figlio di andarsene dall’Italia, o fanno come i segretari del Pd, che ricoprono quegli incarichi solo perché sono stati i segretari di D’Alema e compagnia, allora non c’è più speranza. E poi Celli, un manager che ha ricoperto le poltrone più ambite in gruppi come Eni ed Enel, che ci viene a fare pure la retorica generazionale…
Torniamo al poker (e alla politica). Chi è il due di picche del Pd?
Premesso che ogni carta può essere preziosa, più che il due di picche la vera kryptonite per il Pd è Massimo D’Alema.
- Venerdì 4 Dicembre 2009
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 5 Dicembre 2009 alle 18:49 Il No B Day di Adinolfi: “Di Pietro ci mette il cappello, la … ha scritto:
[...] Articolo completo fonte: Il No B Day di Adinolfi: “Di Pietro ci mette il cappello, la … [...]
Il 24 Febbraio 2010 alle 12:29 Il Pdl verso le riforme: ecco il piano di Berlusconi. E quello di Fini (e Montezemolo) - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] le spinte di un alleato come l’Idv, partito non certo predisposto al dialogo, e un certo antiberlusconismo patologico presente ancora in alcune componenti del partito. La strada verso una nuova stagione costituente, [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.