
Il senatore Marcello Dell'Utri
“Non ne voglio parlare”. Soltanto un’opinione. “Non ne voglio parlare!”. Anche questo silenzio si doveva sentire. Il pentito Gaspare Spatuzza stava accusando Silvio Berlusconi come un torrente in piena, lo incolpava di intrecci infami con la mafia, di montagne di denaro sporco destinate a segnare l’origine della sua Fininvest; e non solo, lo stava addirittura tacciando di stragista, tanto che i titoli di molti giornali già parlavano di un premier ridotto all’angolo, e Michele Santoro respingeva ogni commento.
Proprio lui, l’anchorman che avrebbe dovuto toccare il cielo con un dito, e dunque aprirsi e infierire come non mai sul suo nemico sgominato, se ne restava muto. Qualcosa non tornava.
Negli stessi istanti in cui Santoro esibiva il suo inatteso silenzio, sabato 28 novembre due procure della Repubblica molto importanti, quella di Firenze e quella di Palermo, manifestavano reazioni opposte. Il procuratore fiorentino Giuseppe Quattrocchi smentiva l’esistenza di una nuova indagine sulle stragi del 1993 nei confronti del presidente del Consiglio. Laddove una fonte della procura siciliana lasciava filtrare a Il Fatto quotidiano, giornale molto più che amico, come quella procura stesse invece valutando con attenzione l’apertura di un’indagine per mafia nei confronti del premier: “Stiamo esaminando un materiale probatorio molto ampio e complesso che ci porta a ritenere l’esistenza di un rapporto di interlocuzione tra i boss mafiosi e ambienti imprenditoriali milanesi nella stagione delle stragi tra il 1992 e il 1993″.
Ineffabile Palermo, grande, indomabile, sempre pronta e mai dimessa, fedele a qualsiasi inquisizione contro ogni premier passato e presente, talora a dispetto dei santi. Ce la farà? Non ce la farà questa volta? Le intenzioni ci sono tutte. Ma il fisico? Ce l’ha, il fisico? Merita una bella mappa chiarificatrice, una procura così.
La comanda un brav’uomo, dicono tutti. O meglio, che il dottore Francesco Messineo comandi la procura proprio esatto non è: ne è solo formalmente al vertice. Con Gian Carlo Caselli prima, e con Piero Grasso poi, che sedevano su sponde politiche, politico-giudiziarie, ideologiche e perfino filosofiche opposte, tutto era definito, chiaro, preciso: il carisma del capo, il gruppo dei fedelissimi, gli oppositori, i peones, quelli che se ne fregavano. Come il metodo di lavoro, gli obiettivi, le linee.
Con Messineo, parlare di carisma è francamente improprio. Guai a toccarlo, intendiamoci. Se lo fai e rilevi, per esempio, la sua parentela a dir poco ingombrante con un imprenditore più volte al centro di indagini per mafia, è perché “si vuole fermare la procura di Palermo nel progredire di delicatissime indagini sulle relazioni esterne di Cosa nostra”. Questa almeno è la citazione testuale di un documento di solidarietà col capo, firmato da non tutti i suoi sostituti la scorsa primavera. Ma Messineo è un procuratore a termine, e lui lo sa bene.
Tutto sta nel vedere quando (e se) Antonio Ingroia e Lia Sava, due dei suoi presunti fedelissimi, decideranno di chiedere l’arresto di Sergio Maria Sacco, imprenditore della Saccoplast, sacchetti in plastica, fratello della moglie del procuratore. Che nostalgia, però.
Che differenza, dai tempi splendidi del dottor Caselli, simbolo del sacrificio personale di chi lasciava Torino per battere la mafia. E il quale parecchia, in effetti, ne aveva poi abbattuta. Del Caselli che intese tagliare le unghie nientemeno che a Giulio Andreotti, quantunque quella volta sia andata com’è andata. Che vantava un meritato rapporto personale con Oscar Luigi Scalfaro, il presidente tutto per lui, con Luciano Violante, quasi un ufficio istruttorio parallelo, e un mondo intero che applaudiva e una stampa compatta che lo sosteneva.
Interpellato, Violante invece dice: “Non mi occupo della situazione di Palermo, non seguo queste cose”. Poi sottilizza, forse non senza autoironia: “Non mi chieda giudizi sulle inchieste. Sulle inchieste non intervengo”.
Perché molto tentenna e quasi tutto dipende, adesso, a Palermo. Con un procuratore tanto in ombra, non c’è dopo tutto da stupirsi dell’esistenza di un procuratore ombra. Il quale infatti esiste e si chiama Antonio Ingroia, 51 anni, allievo di Paolo Borsellino, formalmente procuratore aggiunto, acuto, ambizioso quanto basta. È lui il vero capo, proclamano i detrattori suoi. Esattamente così, confermano i detrattori di Messineo. Ingroia non se ne cruccia, dal momento che una cosa sa: se il capo di nome si allontana dal capo di fatto, l’isolamento del capo di nome è nelle cose.
Ma non si può parlare di procura divisa, a Palermo. Si divide qualcosa se prima era unita. L’ufficio inquirente, qui, sembra piuttosto frantumato. Via Giuseppe Pignatone, uomo d’ordine, coordinatore dell’arresto di Bernardo Provenzano, coordinatore del pool che ottenne condanna e dimissioni di Totò Cuffaro, coordinatore del gruppo di uomini molto vicini all’attuale capo della Direzione nazionale antimafia, Piero Grasso, ormai dissolto per consunzione. Adesso Pignatone è procuratore a Reggio Calabria.
Via Michele Prestipino, che ha seguito Pignatone a Reggio. Via Maurizio De Lucia, ora sostituto alla Dna. Via tra poco Roberta Buzzolani, verso il ministero della Giustizia. Via Sergio Barbera e Roberto Piscitello, approdati in via Arenula presso il ministro Angelino Alfano.
Via un altro storico componente del pool, Massimo Russo, ex pm durissimo, rigidissimo e antimafiosissimo. Il quale merita però una parentesi, dal momento che incarna una sorta di metafora del rapporto tra giustizia e politica in Sicilia.
Attualmente potentissimo assessore alla Sanità nel governo di Raffaele Lombardo, Russo ha fatto campagna elettorale per l’Udc insieme con Pino Giammarinaro, esponente dc del Trapanese di cui Russo stesso aveva chiesto la condanna per mafia, quand’era pubblico ministero: “Una cosa sono le posizioni personali, altra cosa le posizioni processuali” ha cercato di spiegare poi Russo. Ma la gente di Palermo mormora, ricorda, giudica e tende a fidarsi di meno. Autorevolezza e giustizia sono termini il cui rapporto sembra andare sfarinandosi, anche in Sicilia.
Renato Mannheimer non si pronuncia su tanto argomento, ma di una cosa è convinto, anzi di due. Prima convinzione del professore, molto personale: “Un’eventuale incriminazione di Berlusconi per mafia sarebbe debolissima, la procura di Palermo farebbe bene a non contare sull’appoggio dell’opinione pubblica. Qualsiasi cosa dica Spatuzza, o dicano eventualmente i fratelli Graviano, conterebbe come il due di picche“. Seconda convinzione del professore, molto professionale: “Escludo che un’iniziativa della procura di Palermo possa influire sul consenso al presidente del Consiglio. O meglio, non escludo che possa influire: aumentandolo”.
Con Ingroia sta Nino Di Matteo, nuovo presidente distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati, votatissimo, gran lavoratore, caparbio al punto da convincere il procuratore Messineo a firmare la richiesta di rinvio a giudizio di Totò Cuffaro anche per concorso esterno in associazione mafiosa. A tutti sembra un doppione del primo processo che ha già condannato Totò “Vasa-vasa” per favoreggiamento e rivelazione di segreti. Tant’è. È il famoso concorso esterno.
Con Di Matteo, Ingroia sta conducendo indagini delicate. Sono nate dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo che ha deciso di raccontare la verità in un momento topico: mentre la corte d’appello deve decidere se confermargli o meno la condanna per riciclaggio, tentata estorsione e fittizia intestazione di beni. In altre parole, un signore sotto processo per la sparizione del tesoro del padre aveva deciso di aprirsi, non con i magistrati che l’avevano fatto condannare, bensì con Ingroia e Di Matteo. Singolare vicenda.
Dopo mesi di tira e molla, Ciancimino junior ha portato il “papello” con la richiesta della mafia allo Stato per interrompere le stragi. Poi i pizzini di Provenzano a don Vito. Ora promette cassette registrate sulla trattativa, premettendo a verbale che in fondo alle cassette, in fondo non c’è niente. Con Ciancimino jr Ingroia ha mostrato una pazienza che non sarebbe stata concessa a nessun altro. Ci spera, lavora a fare il botto.
Ma un punto distingue Ingroia da Caselli e non consente di rimpiangere il secondo. Tutto era “doveroso”, ai tempi di Caselli. Doveroso indagare, doveroso fare i processi, doveroso usare pentiti marciti come Balduccio Di Maggio. Il contesto lo consentiva. L’andazzo lo pretendeva. Ma niente come la magistratura sa mettersi al vento dell’andazzo. “Tutto è importante, oggi, ma un po’ meno doveroso di allora” suona il commento di un avvocato palermitano che ne ha viste molte. Traduzione: forse non è più tempo di colpi di testa, forse i tempi non consentono grandi blitz, grandi procedimenti per sfidare e calpestare la politica. Facendola concorrere esternamente, poi, e tirando la pelle come quella del pollo.
Forse Ingroia non ha sposato il pentito Spatuzza. Che chissà, tra l’altro, se si è davvero pentito. Educati, forse, dai colpi subiti nel passato, i magistrati del capoluogo siciliano fanno senz’altro i radicali in tv, ma non sentono più l’obbligo di caricare a testa bassa. Spatuzza glielo ha sdoganato Firenze. Il piccolo Ciancimino si è sdoganato da solo, con le conferenze stampa alla fine degli interrogatori e le interviste in tv tra Annozero e Sky.
Forse la procura di Palermo si sente meno “doverosa” di un tempo. Punta ancora a riscrivere la storia d’Italia, ma senza impiccarsi all’obiettivo. Forse. Meglio un’archiviazione “pesante”, dove puoi dire quello che vuoi tu, che una sentenza in cui un giudice può darti torto marcio.
E allora sei costretto ad attaccarlo, come venne attaccato il collegio giudicante che assolse Andreotti nell’”Eredità scomoda” di Caselli, e appunto di Ingroia.
Forse, anche sull’indagine Berlusconi-Dell’Utri l’assatanamento spettacolare dei maggiorenti della procura palermitana, a parte il discusso Messineo, non è poi così assatanato quanto lo spettacolo lascia intendere.
Forse anche Santoro teme questo.
Vuol dire qualcosa in proposito, signor Santoro? “Nulla. Lei non sta toccando un tema qualsiasi. Sta dicendo che tutto è cambiato”. Forse. “Non solo per quanto riguarda Berlusconi. Che anche l’opposizione è cambiata”. Forse. “Che prima no, ma che adesso anche l’opposizione sopporta a fatica le inchieste della magistratura libera“. Forse. “Allora non voglio dire nulla al di fuori della mia trasmissione”.
Perché? “Non intendo che le mie dichiarazioni possano essere usate per contrastare il lavoro di alcuno”.
E intende dei magistrati che sogna.
di Andrea Marcenaro
(ha collaborato Riccardo Arena)
- Venerdì 4 Dicembre 2009
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Commenti
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Il 4 Dicembre 2009 alle 20:47 nhico ha scritto:
Con questo genere di rivisitazione continua degli accadimenti mafiosi e delle stesse sentenze già emanate che le procure fanno a seconda dell’asino che raglia, anzi di come fanno ragliare l’asino di turno, la pentola della giustizia sarà in interna ebollizione . Un’ebollizione che può rendere limaccioso ogni deliberato dei giudici. Intanto, mentre Caselli gongola a Torino e spera di mettere a segno il colpaccio che non gli riuscì a Palermo, il procuratore capo di Palermo invita ad essere più riflessivi “Si sta enfatizzando troppo qualcosa che ha il rilievo ma non cosi’ eccessivo”. Ma nessuno parla di prove e di riscontri. Il distinguo è solo sullo spessore del rilievo. Come dire che in Italia per condannare qualcuno non servono più le prove, basta trovare un pentito, dargli il giusto spessore, e tutto è risolto. Con buona pace per la giustizia. Eppure nessuno sembra rendersi conto che se si infila una simile strada, la dittatura delle doghe è bella e instaurata.
Il 5 Dicembre 2009 alle 13:27 cini ha scritto:
Che lo spatuzza in corte abbia sputazzato fuori nient´altro che idiozie e un paio di nomi eccellenti tirategli fuori con il cavatappi è stato più che chiaro a chiunque abbia seguito in diretta la pantomima pre-elettorale natalizia, organizzata dalle forze nemiche del Paese.
Io penso che sarebbe ora di mettere sotto processo quel piccolo branco inferocito di magistrati, quei giornalisti di alcuni cartacei e del piccolo schermo sotto l´accusa di alto tradimento, attentata sovversione e diffamazione a livello internazionale del Paese, facendo credere al mondo che 20 milioni di italiani abbiano eletto e supportino un leader con legami mafiosi.
Sentendo e leggendo certe cose nessuno vorrebbe investire e forse nemmeno visitare l´Italia. Quella gentaglia da 15 anni sta denigrando, diffamando e oltraggiando impunemente il loro stesso paese.
Sarebbe ora che qualcuno si “svegliasse” per mettere fine una volta per tutte a questa incredibile scempiaggine.
A seguito della condanna di Amanda a 26 anni di carcere per il grave omicidio della povera Meredith a Perugia, una giornalista americana intervistata, penso da Sky news fece un´appello internazionale di non visitare l´Italia perché chiunque rischierebbe il carcere senza aver commesso un crimine, a meno che il suo nome non sia Silvio Berlusconi.
Per certe diffamazioni gratuite non possiamo che ringraziare parte della magistratura e media che sono i veri nemici del Paese.
Il 5 Dicembre 2009 alle 23:03 Zione ha scritto:
Domanda a Vincenzo il contadino e all’uomo della strada, su Sputazza, feroce e barbaro assassino di 47 anime (solo ?), molte sciolte nell’acido, bambini e figli di cari amici inclusi, poi terrorista bombarolo in giro per l’Italia, con altri morti sul groppone, infine Pentito sulla strada del ravvedimento da buon Cristiano ed infine petardo dalle polveri bagnate, “ca fatt o fiet e vecchja; ha fatt fetecchia”.
Caro Contadino e uomo della strada, secondo te quel brav’uomo di Sputazza, tanto di Chiesa, pensi che la paghetta dei 4.000,00 Euro mensili che si elargisce ai bravi Pentiti (a parte gli abbondanti extra per i loquaci e indefessi collaboratori, che magistralmente sollecitati da interessati Legulei che vigliaccamente rendono infame l’usurpata toga , ponzano colla memoria da vari lustri) la distribuisce in beneficenza, come fa quel cattivone del Silvio nazionale (e internazionale) colle sue spettanze di Statista (e con donazioni personali in varie occasioni di 500.000,00 Euro) ?
Ma poi all’epoca di cui parla il ravveduto, sbaglio o il Berlusca non era entrato ancora in Politica; allora se è così, poco o niente poteva fare per regalare la Nazione a chicchessia e posto che sia vero il fatto riferitogli dal suo collega di avere avuto in mano qualcosa da quello delle televisioni e ammesso che non fosse qualcosa di morbido come un mollusco, ciò potrebbe anche essere un motivo di denunzia da parte del Cavaliere per millantato credito, giacchè all’epoca della sua marcia trionfale, infinite torme di variegata gente, emergeva anche dalle fogne asserendo di conoscerlo, di farci affari insieme e di parlargli addirittura con il tù …
Il 6 Dicembre 2009 alle 16:10 cini ha scritto:
Leggendo le migliaia di commenti rilasciati dai lettori sulla deposizione del presunto falso pentito spatuzza su diversi quotidiani è chiaro che la corte plebiscitaria abbia dichiarato quanto segue:
i) L´imputato Marcello Dell´Utri assolto a pieni voti risultando decisamente estraneo ai fatti per i quali è stato falsamente accusato e precedentemente assolto dal tribunale di primo grado.
ii)L´imputato, attualmente soltanto sospettato ma sotto inquisizione Silvio Berlusconi risulta invece essere la vera vittima di un complotto sovversivo a fine di ribaltare la scelta del popolo italiano attraverso un voto democratico.
I mandanti e gli autori dell´attentato sono stati tutti identificati, rimangono sotto attenta vigilanza, verranno giudicati dalla corte costituzionale plebiscitaria seguita da una condanna esemplare non appena le Camere passeranno una riforma costituzionale della Giustizia.
Il 7 Dicembre 2009 alle 22:35 Zione ha scritto:
GRANDE SPUTAZZA, SCEMENZE GIUDIZIARIE e FELLONI TRIBUNALIZI !!!
Gesù, ma chest ssò cos’e Pazz ! — Ci ha messo il Paese in mano ! —
Che Cretinata; ma che significa questa stupida frase ?
Avesse detto che il Cavaliere ha messo loro in mano, la sua guallera od anche il prodotto della sua defecazione, forse con un pò di fantasia, lo si sarebbe anche potuto credere.
Ma è mai possibile che di questi tempi ci sono ancora degli Infingardi che pensano di poter rimestare impunemente nel Torbido di questa puzzolentissima merda ???
Ma allor, è proprij’overo, ca chist song tutt quant Sciem !!!
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