
L'arrivo in questura a Palermo di Gianni Nicchi, arrestato il 5 dicembre 2009
Chi si ricorda il mazzo di carte con i “cattivi” del regime iracheno ideato dalla propaganda dell’esercito statunitense nel 2003? Visto com’è andata la guerra (anche se l’asso di picche Saddam Hussein è stato preso), non è proprio un’idea di grande successo. Ma se oggi il ministero dell’Interno si inventasse qualcosa di simile con i superlatitanti di mafia, camorra e ‘ndrangheta avrebbe già messo da parte qualche poker e quasi completato una scala reale.
Ieri è stato acciuffato il rapinatore Raffaele Arzu, “primula rossa” sarda, specialista nell’assalto ai furgoni portavalori. Arzu non aveva a che fare con organizzazioni mafiose ma faceva comunque parte della lista del Viminale con i trenta latitanti più pericolosi.
Una lista in continuo aggiornamento. Le catture eccellenti, negli ultimi due mesi, sono tantissime: quella di Mimmo Raccuglia, considerato il numero 2 di Cosa Nostra, di Gianni Nicchi (”u picciutteddu”: 28 anni, latitante da tre e boss in ascesa) a Palermo, di Gaetano Fidanzati a Milano, di Savatore e Sandro Lo Piccolo il 5 novembre scorso a Palermo, del boss di Camorra Salvatore Russo (latitante dal 1995) il 31 ottobre.
E il ministro dell’Interno Maroni e quello della Giustizia Alfano enumerano con soddisfazione i dati delle catture e dei sequestri di beni. “La graduatoria dei 30 superlatitanti deve essere continuamente aggiornata perché il ministro Maroni ne ha già arrestati 21 sui 30 iniziali“, ha detto il Guardasigilli. Con quello disposto per Nicchi, recentemente arrestato, ha reso noto il ministro, saranno 645 di detenuti a cui viene applicato il regime carcerario del 41 Bis, “record storico” rispetto a quello che era stato fissato alla fine del 2001. Il Gurdasigilli ha poi aggiunto di aver firmato 168 disposizioni per l’applicazione del 41 Bis da quando è entrato in carica e di averne prorogati 779: “Grazie all’antimafia delle leggi e ai risultati ottenuti grazie alle leggi varate in questa legislatura viviamo una delle stagioni più gloriose di lotta alla mafia da quando è iniziata la sfida aperta dello Stato alla criminalità organizzata”, ha aggiunto.
Anche Maroni sfoggia i numeri, perché, sostiene, “Hanno una forza intrinseca che fa ragione delle tante scempiaggini che sono state dette nei confronti del governo di cui mi onoro di far parte”. “Risultati straordinari che non hanno precedenti” insiste il titolare del Viminale “di cui sono orgoglioso e che ci sono stati riconosciuti a livello internazionale” nell’ambito del G6 e del G8 e “che dimostrano che l’azione del governo è non solo efficace ma è la più concreta che sia stata messa in atto negli ultimi decenni in Italia e non solo in Italia”. Il Guardasigilli ha rinnovato i suoi complimenti al procuratore generale di Palermo per il tris di arresti Raccuglia-Nicchi-Fidanzati, “che ha consentito di decapitare la mafia palermitana mandando anche un messaggio importante: quello che si può vincere la mafia anche senza fare il giro delle televisioni e senza fare convegni, ma lavorando di più in procura. Qualche passaggio televisivo e qualche convegno in meno” ha aggiunto “a volte può tradursi nella cattura di qualche latitante in più“.
Maroni da parte sua ha elencato i risultati ottenuti in 18 mesi fino ad oggi, tracciando un parallelo con i 18 mesi precedenti: 21 dei 30 latitanti più pericolosi arrestati, che significa un più 100%; complessivamente 299 latitanti tratti in arresto, con un più 83%; 3.844 arresti in generale, con un incremento del 19%. Inoltre sono stati sequestrati 11.410 beni, pari ad un valore di 6 miliardi e 200 milioni di euro, con un aumento del 71%; 2.842 i beni confiscati, per un valore di un miliardo e 800 milioni di euro, con un incremento del 328%, tanto che “pensavo fosse un errore” ha confessato il ministro “e invece un errore non è”.
Certo, il merito di questi grandi risultati va in primo luogo a Carabinieri e Polizia impegnati sul terreno e ai magistrati che coordinano le indagini per mesi, a prescindere dal colore politico del governo. Maroni lo sa e ha rimarcato il loro ruolo ma ha sentito il dovere di sottolineare l’impegno dell’esecutivo, proprio per le voci di collusione con mafia e camorra che hanno toccato negli ultimi tempi il sottosegretario all’Economia Cosentino e il premier Berlusconi dopo l’entrata in scena del pentito Gaspare Spatuzza.
I successi dei “cacciatori di teste” sono anche in rete: su Facebook è sorto il gruppo della ”Squadra catturandi” della Mobile di Palermo che finora ha già più di 3700 fan. Dopo gli ultimi due grandi successi della polizia di Stato, con l’arresto dei boss latitanti Gianni Nicchi, e Mimmo Raccuglia, è sorto questo gruppo con foto e video degli arresti ma anche con pillole di storia della squadra mobile palermitana, con nomi indimenticabili come quello del commissario Beppe Montana dirigente della sezione che cercava i latitanti, ucciso il 28 luglio 1985 a 34 anni a Porticello (Pa) da sue sicari mafiosi.
Anche per ricordare degnamente chi come lui ci ha lasciato la pelle, si spera che nuove carte come l’Asso di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, Antonio Iovine, Michele Zagaria arricchiscano il mazzo delle forze dell’ordine.
- Mercoledì 9 Dicembre 2009
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Il 30 Dicembre 2009 alle 13:41 Intervista esclusiva all’altro Saviano: “La lotta alla mafia non ha colore” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] delle organizzazioni criminali: la loro forza economica. Ma i sequestri non ci sono? Sì, certo, i sequestri di beni ci sono, però i sequestri dei beni materiali sono il risultato di imprese che invece ancora [...]
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