
Da strozzare. Così dice Silvio Berlusconi degli autori della Piovra, un cult televisivo di un’epoca fa, quello del commissario Cattani e del boss Tano Cariddi. Da strozzare “per il danno d’immagine che ha arrecato all’Italia”. E Gomorra, allora? Una domanda che Panorama rivolge a Roberto Maroni, ministro dell’Interno.
Il libro di Roberto Saviano è una montagna che raduna milioni di lettori nel mondo. Un avamposto della coscienza civile. C’è uno scrittore che denuncia la piaga criminale dei clan di Casal di Principe… “e c’è lo Stato che raccoglie la sua denuncia, ecco. E si muove con decisione. Non una pagina del libro di Saviano è stata saltata. Lui paga il prezzo alto di una vita blindata” precisa il ministro “ma io che ho letto Gomorra, io che da 18 mesi vivo dentro la viva macchina dello Stato, posso raccontare come le forze dell’ordine, la magistratura e la società siano riuscite a fare di Gomorra una foto in bianco e nero”.
Anche la società ?
Il complimento più bello me lo sono guadagnato a Caserta. Lì ho incontrato un imprenditore che mi ha detto: “Finalmente possiamo tornare a investire”. Magari ancora nelle case degli italiani non è arrivata questa notizia: io ci vado così tante volte, a Caserta, che nei tg non ne danno più alcun comunicato perché è cosa ovvia essere lì. Caserta, insomma, che un tempo era dominio di Gomorra diventa giorno dopo giorno un modello.
Parafrasiamo l’Heinrich Böll di “Vai troppo spesso a Heidelberg”: lei va troppo spesso a Caserta, ministro?
Ogni settimana. Non passerà più il messaggio che la camorra sia invincibile. Lo Stato ha predisposto un aumento di controllo nel territorio. Cinquecento uomini della Folgore, 400 poliziotti, 30 unità investigative. Dall’indomani della strage di Castel Volturno del 18 settembre 2008, in cui rimasero uccisi sei uomini d’origine africana, abbiamo assicurato alla patrie galere ben 67 camorristi.
Tutti presi dalle pagine di Gomorra, questi signori?
Io che ho letto Gomorra e che non mi sottraggo alla realtà posso dire che in questo resoconto romanzato di fatti realmente avvenuti non c’è più la vividezza di colori dell’attualità ma, appunto, una foto in bianco e nero: quella di una situazione di due anni fa. Già al settembre 2008 la polizia, di 107 ordinanze di custodia in carcere, ne eseguiva ben 102. Ordinanze emesse dal tribunale di Napoli su richiesta della direzione antimafia partenopea. Qualche nome di Gomorra? Certo: Giuseppina Nappa, moglie di Francesco Schiavone detto Sandokan; Mario Natale, avvocato di Casal di Principe. E tra Caserta, Napoli, basso Lazio e Toscana, lo Stato in quella stessa data ha operato un sequestro di oltre 100 milioni di euro. Tutti nella disponibilità dei 107 arrestati. Per non dimenticare le ultime grandi operazioni. La cattura dei fratelli Russo e poi perfino il killer ripreso dalle telecamere e visto in tutto il mondo è stato arrestato. Meno male: avremmo avuto un latitante in più.
Diciamo che, per la prima volta, un grande scrittore come Saviano non resta inascoltato profeta in Italia?
Diciamo che lo Stato realizza un’aggressione alla criminalità che non è letteratura.
Vi siete mai incontrati con Saviano? Vi siete parlati?
Altroché. Me lo portò un giorno Gianni Riotta, l’allora direttore del Tg1. Io non ero certo ostile. Ho molto apprezzato il libro; mi è piaciuto perfino il film, malgrado le difficoltà di seguirlo con i sottotitoli. Proprio un gran lavoro, quello di Saviano. Ma forse sono io che sbaglio.
Quale sbaglio?
Sbaglio a non andare alle manifestazioni declamatorie dell’antimafia, alle cerimonie. Mi piace restare nel concreto. Sono stato solo una volta alla consegna di una proprietà a una cooperativa sociale in Sicilia. Ma c’era un preciso significato, quella volta. In quel luogo era stato sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo. Occorreva a maggior ragione imprimere il sigillo dello Stato. Ma, appunto, forse sbaglio a non cedere alle passerelle. Ai cittadini di Trento e Bolzano non arriva chiara l’idea di quello che sta facendo lo Stato contro mafia, ’ndrangheta e camorra. Come si fa a spiegare un numero come 5.679.264.618, il valore civile di questi dati?
Lo spieghi lei. Di che cosa si tratta?
È il valore in euro dei beni sequestrati. Somme che, lo assicuro, non torneranno più nelle tasche della criminalità . Beni immobili, titoli, società e depositi bancari che, a prescindere dalla sorte dei camorristi o dei mafiosi che dir si voglia, verranno confiscati. Si tratta della “norma Falcone”: un canone pensato dall’eroe di Capaci e finalmente attuato. In questi 18 mesi di Viminale ho visto lo Stato confiscare 800 milioni di euro in contanti, dimenticati nelle banche, nelle poste. Non è certo letteratura, questa.
Ma è la letteratura che con più forza ha denunciato la realtà , un resoconto altrimenti ignorato. Anche dai giornali.
Però l’unica recensione possibile di competenza dello Stato è questa: arresti, confische, condanne. E l’Italia non s’è sottratta a questo compito.
La camorra, e lo ha denunciato proprio Saviano, è pronta a fare business con la ricostruzione dell’Abruzzo.
Già bloccati due appalti, prego. All’Aquila abbiamo costituito una sezione specializzata per indagare sugli appalti e i subappalti. Con un metodo preciso. Si chiama “tracciabilità dei pagamenti”. Siamo in grado, con gli strumenti d’indagine dello Stato, di seguire il cammino del più minuto centesimo di euro dalla prima tasca all’ultima.
Poi c’è l’Expo del 2015 a Milano. Altri affari per la camorra?
Stesso metodo, mi ripeto: trac-cia-bi-li-tà dei pagamenti.
Ma infine questo governo non se la passa bene quanto a immagine, adesso è anche “presunto mafioso”.
Ho fatto una lunga audizione presso la commissione Antimafia e, sebbene avessi i numeri, quelli che quando ci sono portano tutte le chiacchiere a zero, ho dovuto ascoltare bla-bla di pura propaganda. I numeri sono questi, questa è la realtà e non è un merito che voglio ricondurre a me come ministro dell’Interno. Ma allo Stato. Non accetto neppure il subdolo tentativo di fare il distinguo tra il mio operato e quello dell’esecutivo. Mi assumo la piena responsabilità dell’azione di questo governo. Ne condivido la totalità dell’azione. E se negli anni Novanta gli uomini della Squadra catturandi di Palermo erano dieci e ora sono 51, se 665 uomini del clan dei Casalesi sono stati arrestati, tutto questo e il resto è frutto anche dei governi precedenti. Negare quanto si sta facendo oggi sarebbe negare quello che loro, bravissimi, gli uomini dell’attuale opposizione, hanno fatto ieri.
Ma se gli uomini della Squadra catturandi di Palermo devono autotassarsi per finanziare le loro operazioni…
Falso. Si scrivono tante di quelle bugie! Scivolano tutti nelle buche dei luoghi comuni. Mai visto un poliziotto spingere una volante perché a corto di benzina. Ma un’altra soddisfazione me la sono presa.
Ancora a Caserta?
A seguito di Caserta. Quattro settimane fa. Al G6 europeo dove Rubalcaba, il mio omologo a Madrid, ha indicato proprio l’Italia come modello nella lotta alla criminalità organizzata. L’Italia al primo posto per l’impegno contro la mafia. E se lo dice il governo Zapatero…
Se lo dice Zapatero, lo dirà anche Saviano? Aspettiamo dall’autore di Gomorra una risposta.
di Pietrangelo Buttafuoco
- Mercoledì 9 Dicembre 2009
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Il 24 Dicembre 2009 alle 14:31 Intervista esclusiva all’altro Saviano: “La lotta alla mafia non ha colore” - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] per la diffusione che ha raggiunto. E questa conversazione con l’autore di Gomorra fa seguito a un’intervista di Panorama a Roberto Maroni, il ministro dell’Interno che ha fatto quartiere a Caserta, giusto per imporre la presenza dello [...]
Il 28 Dicembre 2009 alle 21:57 Intervista a Roberto Saviano « Sottoosservazione’s Blog ha scritto:
[...] per la diffusione che ha raggiunto. E questa conversazione con l’autore di Gomorra fa seguito a un’intervista di Panorama a Roberto Maroni, il ministro dell’Interno che ha fatto quartiere a Caserta, giusto per imporre la presenza dello [...]
Il 29 Dicembre 2009 alle 1:26 LA LOTTA ALLA MAFIA NON HA COLORE – Intervista a Roberto Saviano. « Freedom ha scritto:
[...] per la diffusione che ha raggiunto. E questa conversazione con l’autore di Gomorra fa seguito a un’intervista di Panorama a Roberto Maroni, il ministro dell’Interno che ha fatto quartiere a Caserta, giusto per imporre la presenza dello [...]
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