La verità e le scuse di Tartaglia: “Un atto vigliacco. Ho fatto tutto da solo”

Ha espresso il suo “sentito” dispiacere al premier per “un atto superficiale, vigliacco ed inconsulto” Massimo Tartaglia, l’uomo arrestato per aver colpito al volto Silvio Berlusconi con un souvenir del Duomo. E, a quanto riporta l’Ansa, le sue scuse le ha messe nero su bianco in una lettera che oggi, tramite i suoi legali, gli avvocati Daniela Insalaco e Gian Marco Rubino, ha inviato al presidente del Consiglio.

Tartaglia, che ha anche scritto che lui in quel gesto non si riconosce, durante l’interrogatorio davanti al procuratore aggiunto Armando Spataro, come hanno reso noto i suoi difensori.
E ha ammesso le proprie responsabilità: “Ha dichiarato di aver agito da solo” e ha escluso “qualsiasi militanza o appartenenza politica”.

Da quanto è trapelato, sempre secondo l’Ansa, a inquirenti e investigatori avrebbe confessato: “Quando l’ho visto avvicinarsi alle transenne, mi è venuto il sangue al cervello”. Tartaglia, ora in carcere a San Vittore, in isolamento, in una cella al Centro di osservazione neuropsichiatrico (sono in corso accertamenti sulle sue condizioni di salute), oggi agli agenti di polizia penitenziaria che lo sorvegliano a vista, ha detto: “L’ho fatto io da solo, non sono il killer di nessuno”.
L’uomo, che è apparso comunque “tranquillo”, martedì mattina sarà interrogato dal gip Cristina Di Censo, il giudice chiamata a decidere sulla richiesta del procuratore aggiunto Armando Spataro: convalida dell’arresto e custodia cautelare in carcere con l’accusa di lesioni pluriaggravate da premeditazione e dalla qualifica di pubblico ufficiale della parte offesa. Qualora venisse dichiarato colpevole, al termine del processo, rischia una pena da cinque mesi e mezzo a cinque anni e mezzo di reclusione.

Secondo i primi accertamenti della Digos, dietro il folle gesto non ci sarebbe nulla di organizzato, anche se, secondo gli investigatori, Tartaglia era “venuto a quel comizio per fare qualcosa”. A testimoniarlo sono gli oggetti e la bomboletta spray che aveva addosso e in una piccola borsa, parte dei quali si era portato da casa: uno spuntone di plexiglas di 20 centimetri, un grosso accendino da tavolo, un crocifisso di 30 centimetri e un soprammobile di quarzo del peso di diversi etti, uno spray al peperoncino.

Tartaglia lunedì sera, nonostante fosse frastornato, ha, secondo l’Ansa, precisato che il suo è stato comunque “un gesto politico”, “…perchè non lo sopportavo più…”.
Nel senso che aveva una sua manifesta avversione verso le politiche del Pdl e la figura del premier, questo per quanto possa assumere una valenza politica il gesto improvviso di uno psicolabile scollegato da qualsiasi organizzazione politica e meno ancora estremistica. Di un personaggio il cui stesso interrogatorio si è reso, sempre secondo l’Ansa, difficile, faticoso, proprio per le frasi sconnesse e contraddittorie pronunciate. Le perquisizioni della Digos e gli ulteriori accertamenti non avrebbero stravolto l’ipotesi che si tratti di un personaggio isolato che ha agito in preda, tra l’altro, a un raptus.

E sulle sulle condizioni mentali, L.M, la psichiatra che lavora in una struttura legata al Policlinico di Milano - ospedale dove il grafico di Cesano Boscone è stato in cura fino al 2003 - e che segue saltuariamente l’uomo, sta preparando una relazione da consegnare alla magistratura. La dottoressa “preoccupatissima” per il suo paziente, in queste ore sta cercando di ricostruire la cartella clinica.

Quanto alla stretta dinamica dei fatti, quando Berlusconi è sceso dal palco e si è recato a salutare i suoi sostenitori (qui il VIDEO da Rainews 24), da due file dietro gli astanti e sbucato prima il braccio alzato di Tartaglia, rimasto teso per alcuni secondi, e poi anche la testa e il busto del 42enne, che si è quasi inerpicato sulle prime due file di persone arrivando a meno di due metri dal premier e centrandolo con l’oggetto, un souvenir del Duomo.
L’aggressore è poi subito stato bloccato da due poliziotti del commissariato Centro, e da uno di quelli della scorta. “Ovvio che recarsi tra la gente e stringere le mani è il momento più temuto da tutti gli operatori delle scorte”, ha sottolineato oggi Maroni.
Il Ministro ha anche confermato che un gruppo di manifestanti definiti “dissenzienti generici” per non confonderli con estremisti di sinistra, sono stati bloccati prima che potessero esporre uno striscione contro il premier.

Commenti

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Il 15 Dicembre 2009 alle 15:28 nicksergio ha scritto:

gesto folle di un povero folle…già in cura ai servizi psichiatrici..resta inquietante la facilità di avvicinarsi al premier da parte di un nessuno,che se armato,avrebbe potuto commettere un omicidio capace di innescare una guerra civile….

Il 15 Dicembre 2009 alle 15:49 indigesto ha scritto:

Un disturbato mentale con tendenze aggressive va comunque isolato in apposite strutture anche in funzione della pena che gli verrà comminata. Destano invece preocupazione tutti gli altri disturbati che manifestano sui vari Blogs il loro sostegno. Gente fallita ed incapace di articolare il pensiero, ma facilmente suggestionabile da altri disturbati mentali che la aizza. Occorrerebbe davvero procedere ad accurati controlli psichiatrici preventivi per chiunque voglia rivestire un ruolo pubblico, politico innanzitutto. Diversamente, con l’allentarsi di questo tipo di sorveglianza (vedi la chiusura dei manicomi) si rischia davvero di finire nelle mani di elementi piu adatti ai manicomi giudiziari che ai pubblici uffici.

Il 16 Dicembre 2009 alle 16:33 Circolo Luce Del Sud » Il Cavaliere ferito sulla stampa estera:ne uscirà più forte ha scritto:

[...] Lo stesso insulto che hanno rivolto al premier, domenica, gli oltre 300 “infiltrati” in Piazza Duomo, pochi minuti prima del folle gesto di Tartaglia. [...]

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