Pro-Cav. e fans di Tartaglia: l’Italia divisa in Rete. “In gruppo, sul web, è più facile odiare”

Un gruppo di Facebook a sostegno di Massimo Tartaglia, del 14 dicembre 2009

Un gruppo di Facebook a sostegno di Massimo Tartaglia, del 14 dicembre 2009

“Non facciamo gli apocalittici: internet è uno spazio di vita costruito dagli uomini e come tutti gli spazi dove interagiscono gli individui, si trovano fatti belli e meno belli“.
Con questa premessa inizia il dialogo con Angela Sugliano, professoressa di Psicologia dei gruppi Virtuali all’Università di Genova, sul tema dell’odio in Rete: categoria sentimentale impalpabile ma da tempo molto dibattuta (dai politici agli intellettuali, dai giornalisti alla gente comune). E, dopo l’aggressione subita da Silvio Berlusconi domenica 13 in Piazza Duomo, ora sempre più in bilico tra l’incubazione virtuale e la deflagrazione reale.

Anche lei, professoressa Sugliano, ha notato quanto l’odio sia parola diffusa sul web? Da qualche tempo in Rete pare di assistere a una rissa da bar dai toni più isterici che ironici. E nel frullatore ci sta di tutto: battute e intolleranza, insulti e critiche legittime. Ci dà una mano a far chiarezza?
Sì, ma del fenomeno preferirei parlare non in base a percezioni quantitative, ma secondo concetti chiave. Tipo quello dell’anonimato.
Prego.
I primi psicologi sociali sostenevano che il gruppo funziona come annullatore delle singole individualità: quello che mai faresti da solo, lo fai in gruppo. Così potremmo sostenere oggi: l’individuo dietro lo schermo di un computer perde l’immagine mentale dell’altro e può mettere in atto comportamenti a-normativi. Prendendosi nella libertà di esprimere sentimenti che difficilmente troverebbe il coraggio di sostenere in un contesto reale.
Sta dicendo che in Rete è più “facile” odiare?
Quello che facciamo con un nick name non ha ripercussioni tangibili e immediate sulla nostra vita quotidiana e per questo “ci lasciamo andare”.
Ma la Rete non è solo anonimato. Su Facebook ci si iscrive con nome e cognome.
Esatto. E vi si sperimenta una folle confusione di ruoli (altro concetto chiave): parliamo e diciamo i fatti nostri a una platea di “amici” che vanno dall’amico vero, al vicino di casa, all’amico dell’amico incrociato per pochi secondi a una festa… E in questa confusione di ruoli, possiamo confonderci davvero e allontanarci dalla percezione che quello che scriviamo è proprio quello che pensiamo.
Quindi, si odia di più in gruppo o da soli?
La Rete dei blog e dei social network è molto individualista. A fronte dell’aggettivo “social”, in tanti concordano con il definire i network luoghi dove gli individui guardano solo a loro stessi.
Resta il fatto che on line molti alzano la voce, partecipano a campagne denigratorie…
Ecco un’altra parola chiave: polarizzazione dei comportamenti. Un fenomeno vecchio quanto la psicologa sociale. Nei gruppi – reali e virtuali - si registrano spesso la prese di decisioni estreme: se richiesto di scommettere, si scommette il massimo; se si deve esprimere una opinione su un argomento, il gruppo si sbilancia verso una posizione estrema.
Si può affermare che domenica in piazza Duomo l’odio sia andato ben oltre lo schermo del computer?
Se seguiamo il ragionamento del filosofo Pierre Levy, dovremmo comiciare a preoccuparci: il virtuale – dice Levy - è la realtà in potenza, cioè non ancora atto. Un urlo di odio in Rete è odio in potenza, ma odio è. Certo, potrebbe essere visto come urlo catartico e il fatto che si possa gridare virtualmente consente forse di sfogare la pulsione reale. Ma oggi, e soprattutto dopo l’affermazione di Facebook, la Rete è sempre più percepita come spazio reale. E l’appartenenza a un gruppo diventa, oltre che vera e sensibile, anche saliente e significativa per un individuo. Nel gruppo virtuale, l’individuo si ritrova: ne conosce i codici, ne condivide le norme e si riconosce nei comportamenti.
Il ministro per l’Interno Maroni sta valutando di “oscurare i siti Internet che incitano alla violenza” e potrebbe portare nel prossimo Consiglio dei ministri “misure che ci consentano di intervenire per porre fine a questo scempio”. È giusto?
Preoccupazione più che legittima. Se, come dicevamo, i gruppi o le fanpage su un social network vivono di uno spazio reale, allora quel gruppo va normato come fosse un gruppo reale. Cioè: se ci sono diritti e doveri per chi si aggrega realmente - in una piazza, in una stanza - devono esserci diritti e doveri per le aggregazioni on line. Se invece la domanda è: quanto l’odio gridato e reiterato può influire sulle menti delle persone e della società? Rispondo che chi è iscritto al gruppo “uccidiamo x”, spegnendo il suo pc, non avrà per conseguenza diretta comportamenti devianti. Quando però questi avvengono, allora forse non dobbiamo più analizzare il fatto dal punto di vista della psicologia sociale, ma da quella clinica.
Si sta muovendo anche la Procura di Roma: un fascicolo d’indagine è stato aperto sui gruppi che inneggiano a Tartaglia, per alcuni messaggi ritenuti pericolosi, come “10, 100, 1000 Massimo Tartaglia” e “Berlusconi a morte”. Mentre la Rete grida alla censura. Lei da che parte sta?
Sto dalla parte del buon senso. Abbassare i toni, anche in Rete, è quello che va fatto ora. Internet è uno straordinario mezzo di comunicazione. Usiamolo per quello. Limitiamoci a quello. Ben sapendo che anche lì valgono le norme concrete del convivere civile e dell’agire responsabile.
Sempre intorno a Facebook monta la polemica per i gruppi pro Berlusconi e pro Tartaglia. Sono centinaia di migliaia gli utenti che dicono di essersi trovati, a loro insaputa, iscritti a pagine che manifestano solidarietà e vicinanza al premier. Perché siamo arrivati a tanto?
Perché pochi sanno che, a dispetto della velocità con cui ci si iscrive a un gruppo (con pochi clic), accasarsi sotto questa o quest’altra “bandiera” è una scelta da fare con responsabilità e consapevolezza. Esattamente come si fa nella vita sensibile (termine caro a Levy): prima di prendere la tessera di un’associazione, uno ci pensa, valuta… L’iscrizione a un gruppo o il sostegno di una causa online non è uno scherzo. Meglio, non lo è più come prima…
Prima quando?
Prima del boom dei social network. Che per la pervasività che hanno acquisito e il significato che hanno assunto nella vita di chi li frequenta, non sono più la maschera ludica di un individuo. Ora sono la faccia reale del fan: nei gruppi virtuali, l’individuo è quello che è. I codici non sono quelli di un gioco, ma della vita vera. E come tali vanno normati: nelle autostrade della Rete si deve agire responsabilmente, come si fa nelle autostrade vere. Questa, tra l’altro, è la sfida che proponiamo ai ragazzi che si iscrivono al nostro corso all’Università di Genova.
E che consiglio dà a chi si vede protagonista di una campagna di odio?
Una bella denuncia alla polizia postale e poi via dalla rete. Meglio non dare fiato ai conflitti: ne seguirebbero fiumi di parole, di video e contro video. La vita è troppo breve per sprecarla in sterili discussioni on line…

Commenti

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Il 16 Dicembre 2009 alle 9:02 aurelio123 ha scritto:

Giusto esprimere solidarieta’ umana a chi quel gesto lo ha subito, giusto condannare la violenza, in tutte le sue forme, ma siamo sicuri che le parole espresse oggi da Cicchitto e berluscones vari siano meno violente del gesto di quel folle? Cosa stanno cercando?A quali scopi reconditi servono?. complimenti a Cicchitto e a tutta la corte per la faccia di bronzo (cerco nel mio piccolo di stemperare i toni, ma visti i personaggi forse sarebbe più confacente usare il loro stesso turpiloquio). Sono anni che seminano odio a piene mani a seconda dei loro interessi e delle loro convenienze, che insultano e offendono chi si oppone alla loro pessima politica e al loro malaffare, che cercano di ridurre al silenzio chi non si lascia incantare dalle loro bugie,… e adesso hanno pure la sfrontatezza di farsi passare per le vittime di questa situazione! Fabrizio Cicchitto, deve dare prova di fedeltà al suo padrone e forse vuole un aumento di stipendio. La caserma delle libertà non può più permettersi voci indipendenti.critiche e serie. Devono salvare il capo e i posti e continuare l’avanspettacolo. Questi cani da riporto stanno bivaccando purtroppo in un parlamento sempre più svuotato e demagogico. Ma qualcuno si ricorda che Cossiga, qualche tempo fa, suggeriva a Berlusconi di avere ‘un attentato’ per risalire nelle quotazioni? Ah. Ora tutto diventa più chiaro

Il 16 Dicembre 2009 alle 10:37 nicksergio ha scritto:

non aspettavano che questo…un gesto folle di un folle in cura ai servizi psichiatrici,che lancia un modellino di Duomo(meno male che non era un modellino di Vesuvio,se no sai la Lega…)per legittimare censura su internet e limitazioni al dissenso nelle manifestazioni.Su internet scrivono milioni di persone,tanti pensano di essere al bar dello sport e sfogano la stessa viltà e stupidita dei finti tifosi di calcio,che avvelenano le nostre domeniche sportive…abbassare i toni,a cominciare dagli spregevoli come Cicchitto,che vogliono speculare sull’attentato per intimidire oppositori politici come Repubblica e PD….

Il 1 Aprile 2010 alle 22:15 Notizie dai blog su Anche Berlusconi sbarca su Facebook ha scritto:

[...] Pro-Cav. e fans di Tartaglia: l’Italia divisa in Rete. “In gruppo, sul web, è più facile odiare” Un gruppo di Facebook a sostegno di Massimo Tartaglia, del 14 dicembre 2009 “Non facciamo gli apocalittici: internet è uno spazio di vita costruito dagli uomini e come tutti gli spazi dove interagiscono gli individui, si trovano fatti belli e meno belli “. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

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