
Il centro diurno CivicoZero (Foto Marco Iegri per Save the Children)
Il 31 marzo del 2009 sono stati trovati dei bambini afgani vicino alla “buca” della Stazione Ostiense di Roma. Il Comune è intervenuto immediatamente dopo le segnalazioni, smentendo anche la notizia che i ragazzi dormivano dentro i tombini. Panorama.it ha seguito le loro tracce e ha ricostruito la loro storia.
Che è poi quella dei piccoli fantasmi (6.587 quelli segnalati, ma serebbero il doppio stando agli operatori) e senza genitori presenti nel nostro Paese: un esercito di under 18, a cui giovedì 16 Save The Children ha dedicato il primo rapporto “I minori stranieri in Italia”, presentato oggi a Roma, nel suo Centro di accoglienza diurna CivicoZero.
“Erano 18 i ragazzini individuati nel quartiere Piramide“, spiega Margherita Occhiuto, responsabile del Servizio Minori e Stranieri non accompagnati richiedenti asilo (Dipartimento V, unità operativa Minori e Famiglia del Comune di Roma).
“Avevano tra i 14 e i 17 anni, secondo un accertamento sanitario che abbiamo fatto. Nessuno di loro voleva fermarsi in Italia e quasi tutti avevano cme destinazione del viaggio il nord Europa“.
Più che viaggio, un’odissea: i ragazzini attraversano - caricati su cavalli, cinque alla volta - il confine tra Iran (qui i minori non sono sempre ben accettati) e Turchia (dove però in molti si fermano, come sarti o muratori), spediti come pacchi, stretti fra taniche di benzina. Se sopravvivono fino a Patrasso, pagano 1.000/2.000 euro per traghettare, stipati nei container, verso l’Adriatico. “I ragazzi sbarcano quindi ad Ancona o a Venezia”, scrive il rapporto di Save the Children “nascosti e legati sotto i tir. Dalle Marche o dal Veneto raggiungono poi Roma (dove ne arrivano 15/20 a settimana), da cui successivamente - spesso dopo svariati giorni vissuti su strada in pessime condizioni - intraprendono l’ultima parte del viaggio verso il Nord Europa“.
Per i 18 piccoli afgani, fortunatamente, la seconda tappa è stata un centro di pronta accoglienza aperto appositamente per loro in Via Zurla a Roma, con l’aiuto dell’Associazione Erythros.
Poi a giugno i ragazzi sono stati divisi: 7 sono andati al Centro Virtus Italia e 11 al Centro Irene. Da allora, alcuni si sono allontanati senza permesso, altri hanno raggiunto i familiari in Francia e in Gran Bretagna e tre sono invece rimasti in Italia: di un giovane si è perso traccia; uno è a Verona; il terzo, Alaa, è rimasto invece a Roma.
“Alaa è un ragazzo solare. Lui è uno che ce la può fare”, dice Occhiuto. “Segue le lezioni di italiano con molta attenzione e, da poco, ha terminato un breve corso di formazione nel settore meccanico”.
Stando agli operatori che lo stanno seguendo, sembra che Alaa stia facendo il suo percorso in modo abbastanza sereno e comprenda il contesto in cui si trova.
Gli altri? “Sono tutti ragazzi che sfuggono alle persecuzioni dei talebani o scappano per evitare di essere arruolati nelle loro file”, argomenta Occhiuto. “Spesso arrivano con le cicatrici e presentano segni di violenza o di abuso.
A Roma la titolarità dell’intervento è del Comune. “Nel 2008 ne abbiamo accolti 1.049 - dice Occhiuto - e nel primo semestre 2009 abbiamo avuto 200 ingressi in più rispetto all’anno precedente. Il gruppo etnico che prevale è quello dei Pashtun” conclude. Il problema di mediazione è molto forte, visto che i dialetti sono numerosi e non è sempre facile trovare un traduttore.
Anche i rapporti tra i vari gruppi etnici di minori non sono sempre facili da gestire: la struttura sociale gerarchica in cui vivono non è scontata per un occidentale.
Le procedure per ottenere l’asilo politico sono però lunghe e diverse a seconda dei casi. In generale: una volta identificato (operazione non facile: il 77% non ha un’identità, nessun documento), il minorenne deve fare richiesta alla Commissione territoriale del primo paese di cui vara i confini. Solo così ottiene un permesso di soggiorno per minore età, accettando al contempo di stare all’interno di un centro di accoglienza.
Una volta completata questa fase, i ragazzi vengono trasferiti in una casa famiglia, presso il Comune che lo ospita, dove seguono un percorso di integrazione sociale.
Se la Commissione territoriale non dovesse riconoscere lo stato di rifugiato politico, il minorenne può richiedere un permesso umanitario per tre anni, il tempo presumibilmente necessario per trovare un lavoro. Al momento sembra che non ci sia una normativa che regoli il loro status una volta maggiorenni.
Sempre limitandosi ai minori “non accompagnati”, ricorda Save The Children Italia che 6.587 sono quelli intercettati alle frontiere, entrati in contatto con associazioni o servizi sociali, segnalati al Comitato minori stranieri. Si sa che che “entrano nel nostro paese per lo più via mare ma anche dalle frontiere terrestri del nord est, spesso da soli, a volte al seguito di smugglers (trafficanti) o di sfruttatori, e con l’idea di migliorare la propria condizione economica anche per aiutare le famiglie d’origine”.
Si sa che vengono “da 77 Paesi diversi: Marocco (15% del totale), Egitto (14%), Albania (11%), Afghanistan (11%), Palestina (7%), Somalia (4%), Eritrea (4%), Nigeria (4%) Repubblica Serba (4%)”. Si sa che “i maschi sono il 90% del totale. Più della metà dei minori ha 17 anni”.
Proprio come Alaa, 18 anni la prossima primavera: sta aspettando di ottenere un permesso di soggiorno e pertanto non può lavorare. Il giovane afgano ha fatto domanda di asilo e a gennaio del prossimo anno avrà finalmente la risposta definitiva dalla Commissione territoriale. Chissà che per lui il 2010 sia un buon anno…
(Fine terza puntata. Qui la prima e la seconda)
- Mercoledì 16 Dicembre 2009
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Commenti
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Il 23 Dicembre 2009 alle 17:07 Circolo Luce Del Sud » Gli afgani di Roma, l’assessore Belviso: sì all’accoglienza,stop all’assistenzialismo ha scritto:
[...] Cifra non indifferente. “Sì, ma in Italia c’è una sorta di paralisi sul territorio. L’accoglienza è di tipo assistenzialista” commenta l’ssessore Belviso, che in questi giorni è impegnata ad ultimare una nuova proposta che modificherà la progettualità e garantirà un’accoglienza più strutturata. “Del progetto ancora non posso parlare” afferma. “Ciò che posso dire è che sarà presentato all’inizio dell’anno prossimo”. Per quanto riguarda Roma, i dati forniti dall’Assessorato alle Politiche Sociali dicono che qui sono presenti 22 centri di accoglienza, che attualmente ospitano 2.000 profughi. Oltre a questi, si contano 1.000 immigrati che si trovano legalmente nel territorio italiano, ma vivono in strutture abusive e, per tirare avanti, vivono sotto traccia, nel sommerso del circuito illegale. [...]
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