- Tags: beata, Chiesa, Cicap, credenti, Fatima, Fortunata Evola, gadget, Lourdes, Luigi Renzo, Mileto, miracolo, mistica, Natuzza, panorama in edicola, Paravati, Pietralcina, stimmate, veggenza, vescovo
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Un uomo tiene tra le mani la confezione di una delle statuette dedicate a Natuzza (Foto Eligio Paoni)
“Prima Lourdes, poi Fatima, ora Paravati” dice Pasquale Barone, sacerdote colto e diffidente, in un raro momento di enfasi. Sta mostrando ai fedeli il Rifugio delle anime, lo scheletro della chiesa, a forma di cuore, capace di accogliere 3 mila persone al chiuso e 15 mila all’aperto. Ed ecco pure il centro congressi dal tetto in legno, la struttura per i malati terminali, la casa d’accoglienza per i diseredati, il percorso della Via Crucis. Tutti luoghi dai nomi gai e giocondi: Villa della gioia, Ospiti della speranza, Villaggio del conforto, Viale della misericordia, Viale della salvezza…
Così che Natuzza, la mistica del popolo, che ha recevuto le stimmate e il dono della veggenza, l’analfabeta che comunicava con i morti, possa risultare contenta nell’aldilà . “Da lì” secondo l’opinione del vescovo di Mileto Luigi Renzo “ci guarda e ci protegge” dopo che lei, “la Mamma”, se n’è andata il 1° novembre, a 85 anni d’età : “Morta già santa nel giorno dei santi”.
- Un uomo tiene tra le mani la confezione di una delle statuette dedicate a Natuzza
- La coda dei fedeli arrivati a Paravati per pregare sulla tomba di Natuzza
- La raccolta delle offerte per la costruzione del santuario
- Una commerciante di Paravati mostra l’immagine di Natuzza Evolo
- L’emporio della “Fondazione Cuore immacolato di Maria Rifugio delle anime” che vende i gadget di Natuzza che vende libri, olio benedetto, anelli e bracciali della «già santa»
- Il sindaco Vincenzo Varone | La tomba di Natuzza
- Don Michele Cordiano, padre spirituale di Natuzza, mostra il cantiere del nuovo santuario
- Il cantiere del Rifugio delle anime, la chiesa in costruzione con i fondi dei devoti
Nell’aldiqua ha lasciato circa 600 cenacoli sparsi nel mondo (Italia, Europa, Stati Uniti, Australia), la fede di centinaia di migliaia di persone, le loro donazioni. E 10 ettari di cantiere. “Un giorno mi farai una grande chiesa” profetizzò la Madonna a Fortunata Evolo, Natuzza appunto, donna candida e spirituale, alla quale persino il titolato Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) ha riconosciuto almeno la buona fede.
Giusto: di fede qui ce n’è tanta. Ed è pure buona.
Restano austeri quelli della fondazione Cuore immacolato di Maria: lo ha certificato la Banca di credito cooperativo nel concedere i primi mutui. “Austeri e semplici come la Mamma ci ha insegnato” precisa Michele Cordiano, prete pure lui colto e sempre diffidente, che della mistica fu padre spirituale, indaffarato a organizzare l’imminente convegno dei giovani natuzziani, il 20 dicembre.
E però un pericolo c’è: anche Paravati è a rischio degenerazioni. C’è il pericolo che anche qui proliferino fenomeni che con la fede nulla c’entrano, come i bingo, le beauty farm, persino i sex shop, il commercio di pentole sui pullman, come è avvenuto in altri luoghi santi, diventati turistici e basta.
Racconta Vincenzo Famà , solitamente missionario in Africa: “Per evitare contaminazioni, ho suggerito ai miei compaesani, tutti fedeli di Natuzza, di aprire attività commerciali, perché loro rispetterebbero sicuramente la memoria della mistica. Invece niente, dicono che la Mamma non capirebbe”.
Per intenderci: a Paravati le riffe, i ricavati di sagre e tornei di calcetto, persino una percentuale degli stipendi finiscono alla fondazione. Ma dopo l’invasione del capoluogo Vibo Valentia, anche a Paravati s’affacciano i cinesi con i loro negozi. E con migliaia di reliquie falsoveggenti.
Natuzza è un marchio che tira, un brand, e già i lestofanti si aggirano nei dintorni. Non lo nasconde nemmeno don Michele: “Noi possiamo garantire soltanto quanto facciamo tra le nostre mura. E comunque, sì, avverto alcuni segnali negativi. C’è chi si è messo a pubblicare e vendere libri su Natuzza con l’intestazione della nostra fondazione. E pure chi ha rubato qualcuno dei nostri barattoli per la raccolta delle offerte”. Anime impure.
Il guaio è che ci vogliono soldi, tanti soldi, per finire le opere della Madonna, almeno una quindicina di milioni di euro. Considerato che la burocrazia regionale ha bloccato “anche i 5 milioni promessi”, dice don Michele, non resta che la via obbligata delle offerte dei fedeli. Il sistema più diffuso, in Italia e nel mondo, sono i salvadanai di latta.
“Porto quello della mia parrocchia di Varsavia” spiega don Riccardo, prete polacco dal fragile italiano. Il grosso è però in Calabria. Qui sono addirittura rari gli esercizi commerciali privi dei barattoli di Natuzza. “Numerati, il volto di Mamma stampato sopra, si ritirano alla fondazione. Una volta pieni, vengono restituiti” raccontano i fratelli baristi Saverio e Valentino. Ma molti soldi si perdono per strada. Spariti, occultati, rubati. E pochi sanno se la ‘ndrangheta, come qualcuno racconta, ha creato un sistema parallelo di raccolta. A fini personali, naturalmente, anzi di clan.
Certo è che la criminalità non fa sconti neppure a Dio. Il racket delle estorsioni ha attentato con fuoco e fiamme alla chiesa in costruzione, l’ultima volta nello scorso mese di aprile, senza alcuna pietà per la Natuzza ancora in vita. E ora s’affaccia sul cantiere della Natuzza “già santa”. I carabinieri di Paravati sono obbligati alla consegna del silenzio, ma vigilano, eccome se vigilano.
Questa è la terra del clan Mancuso. Stando alle informazioni in possesso di Beppe Lumia, ex presidente della commissione parlamentare Antimafia, si tratta della “cosca finanziariamente più importante d’Europa“. Ecco perché, come nelle grandi città , a Paravati, frazione di Mileto, 3.200 abitanti sui 7.800 totali del comune, c’è sempre una pattuglia per strada. Giorno e notte.
Nel borgo non c’è soltanto il santo cantiere, la frazione cresce a vista d’occhio, il mito di Natuzza sta moltiplicando gli investimenti pubblici e privati. S’inaugurano a gennaio il centro sportivo e la nuova scuola elementare, raddoppiano le casette a un piano, triplica l’unico albergo. “E altri s’intravedono all’orizzonte” racconta il sindaco Vincenzo Varone, giornalista e volto notissimo delle tv locali.
Amico da una vita del figlio più piccolo di Natuzza, il quinto, Varone è sindaco da sei mesi. Spiega: “Tutto il nuovo piano strutturale comunale ruota attorno alla fondazione. Nell’immediato stiamo per restaurare la casa in cui ha vissuto con la sua famiglia, e nella quale andavo a studiare. Oggi è chiusa al pubblico, un gran peccato”.
E l’assessore all’Urbanistica, Antonio Furci, di rimando: “Parcheggi, strade nuove, l’area archeologica, la segnaletica: la crescita è tutta legata alla nuova chiesa”.
Che poi tutti qui chiamano “la sesta figlia di Natuzza”.
Negli uffici pubblici, nelle scuole, persino nella caserma dei carabinieri, accanto alla foto standard del presidente Giorgio Napolitano, c’è sempre una gigantografia della “già santa”. Albergatori, ristoratori, il proprietario della ferramenta, raccontano tutti di essere stati spinti ad avviare le loro attività da Fortunata Evolo. Un lavoro benedetto, il loro. Maria Evolo, proprietaria con il marito della pizzeria El Fuego, racconta: “Prima c’eravamo solo noi, ora i ristoranti sono tanti”. E la concorrenza? “Sia fatta la volontà di Natuzza”.
È capitato così pure alla fondazione. La tomba di Natuzza è in una spoglia cappella della casa natale, meta continua di lacrime e pellegrinaggi. Nei pressi, dopo essere partita da qualche oggettino per i credenti, la fondazione ha attrezzato un negozio di gadget prodotti “in casa”: dai libri all’olio, dagli anelli “Mezzo cristallo” ai braccialetti “Tutti i Santi”. I prezzi: da 1 a 100 euro. E, periodicamente, provvede alla celebrazione di un concerto per raccogliere fondi, con star musicali e televisive, da Luisa Corna a Gigi D’Alessio. L’ultimo, celebrato il 23 agosto, a molti è sembrato kitsch.
“Ma cosa dovremmo fare?” replica don Pasquale, passato dalla diffidenza al disappunto. “Dobbiamo finire la chiesa, lo ha chiesto la Madonna, mica io. L’unica possibilità sono le donazioni”. E poi, aggiunge don Michele, “siamo pronti a sopportare tutte le critiche pur di finire il lavoro. Però ricordate, voi giornalisti, che se scrivete il falso ne pagherete le conseguenze con chi è sopra di noi”. Natuzza, ovviamente.
Il VIDEO di YouTube tratto dal documentario “Natuzza Evolo di Paravati”, di Luigi M. Lombardi-Satriani e Maricla Boggio (1985):
Il VIDEO di YouTube con l’incontro tra un giornalista Rai e Natuzza:
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Commenti
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Il 19 Dicembre 2009 alle 16:52 jane55 ha scritto:
Quello dell’articolo e’ un discorso che vale non solo per natuzza, ma anche per padre pio e per tanti altri casi del genere. Credo che sia giusto in primo luogo distinguere tra quella che e’ la storia dei vari mistici, e cio che accade intorno a loro, prima e dopo la morte.Il giro di affari che si crea intorno a queste persone, siano esse morte o vive e’ enorme, ma attenzione… si crea una qualche forma di sviluppo economico in zone tradizionalmente depresse e a volte abbandonate a se’ stesse.Non dimentichiamo l’ospedale di padre pio, che e’ divenuto una delle piu’ importanti strutture europee, ed e’ nato in una zona poverissima.Non credo che sia un grande problema la commercializzazione della supposta santita’ di alcune persone.Se queste commercializzazioni provocano una rinascita economica in zone depresse,benvenute siano,l’importante pero’ e’ che si evitino o si controllino eventuali illeciti ed eventuali intrallazzi piu’ o meno mafiosi
Il 19 Dicembre 2009 alle 22:32 indigesto ha scritto:
Parole sagge, jane55. E poi non dimentichiamo due cose. Questi fenomeni accadono in un à mbito di fede, che comunque va rispettato, soprattutto da chi si sente estraneo. La seconda è che spesso a questi fenomani si affiancano Fondazioni di Carità che danno un aiuto concreto ai diseredati, talvolta anche in zone depresse di altri continenti,e che comunque ne traggono beneficio. Ma l’abitudine di guardare solo al rovescio della medaglia, che non manca mai, è dovuto principalmente al bisogno di far notizia, sbirciando malevolmente in casa d’altri. E anche questo, in qualche modo, è speculazione.
Il 22 Dicembre 2009 alle 0:34 jolly25 ha scritto:
Nel leggere questo articolo avrei voluto gridare di rabbia, ma si puo’ essere cosi’ predisposti a raccontare il falso, o il testo dell’articolo era gia’ stato scritto prima di partire, oppure alcuni giornalisti farebbero bene a starsene a casa e farsi pagare lo stipendio senza far pagare alla redazione ulteriore spese di trasferte.
I ristoranti e le attivita’ commerciali se non fosse per le poche anime del paese morirebbero di fame, l’unico albergo è in vendita da un anno, il flusso di persone viene solo il 13 maggio ed il 13 novembre, non c’e un negozio di cinesi in paese,la stazione dei carabinieri è a Mileto e non a Paravati, le case fatte negli anni 70 da tanti emigrati in Svizzera, e mai completate, potrei continuare ancora a smentire tutto quello che ho letto nell’articolo, ma mi fermo posso solo dirvi: VERGOGNATEVI
Il 22 Dicembre 2009 alle 19:48 Dei santoni italiani il catalogo è questo - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] alla luce del viaggio che Panorama ha compiuto in tutta la Penisola alla scoperta degli eredi di Natuzza Evolo, mistica e veggente di Paravati (Vibo Valentia) morta il 1° novembre scorso. Decine di storie di [...]
Il 23 Dicembre 2009 alle 11:45 alessio50 ha scritto:
Credevo che Panorama fosse una rivista seria, piena di verità ….ma se tutti gli articoli sono FALSI come lo è quello su Paravati, allora io non comprerò mai più una rivista di Panorama in vita mia…..perchè già il mondo è pieno di “baggianate”. Ora mi rivolgo a chi ha letto l’articolo ma non conosce personalmente la realtà di Paravati:” Vi consiglio di non credere a ciò che avete letto, ma piuttosto venite a constatare di persona…..vi assicuro che è tutta un’altra storia!”.
Il 24 Dicembre 2009 alle 3:48 webmastergioia ha scritto:
Si, alessio50, sono daccordo con te!Pensa che questo articolo è stato fatto unicamente per far scaricare il video correlato all’articolo e far spendere 1 euro ai lettori di Panorama…altro che “natuzza degli affari”…se quello di paravati è un business in buona fede, quello fatto su panorama è in mala fede!!!Cosa non si fa per i soldi!!!Basta un nome noto, amato da molti e che suscita curiosità in chi non lo conosce ancora…e poi quel video fatto col telefonino che non ha nè testa nè coda, dopo che trasmissioni illustri hanno trattato l’argomento “Natuzza” e tante altre continuano a parlarne…
Panorama come sei caduto in basso!!!
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