- Tags: centrale, crisi, Edf, Enel, energia, Epr, Franco Battaglia, lavoro, nucleare, panorama in edicola, scorie, sito, stoccaggio
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A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l’Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare
“Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative”. Parola di Patrick Fauchon, 56 anni, da 26 sindaco del comune di Flamanville, cittadina della Bassa Normandia, nel nord della Francia: qui l’Edf, insieme all’italiana Enel, sta costruendo un nuovo impianto nucleare, il terzo nello stesso sito sul mare e il primo di terza generazione avanzata, la tecnologia Epr (European pressurized water reactor) che in futuro l’Enel vorrebbe utilizzare anche in Italia.
Prima delle centrali nucleari in questo territorio si era lavorato nelle miniere di ferro, ma sono state chiuse nel 1962. Intorno, c’è solo agricoltura. Ora si è messa in moto una storia diversa, senza che le caratteristiche del paesaggio siano state cambiate, al di là dell’area coperta dalle centrali nascoste dietro una collina e che non hanno bisogno delle alte torri di raffreddamento tipiche di altri impianti nucleari, grazie alla grande disponibilità di acqua di mare.
Quello di Flamanville è il migliore esempio di come le amministrazioni locali francesi abbiano saputo sfruttare la presenza delle centrali nucleari, senza per questo rinunciare a dibattiti e confronti. Esattamente come in Italia, l’opinione pubblica d’Oltralpe è divisa a metà sull’energia nucleare. E quando si verifica qualche guaio non mancano mai polemiche. Ma la decisione d’investire è stata presa, ci sono 58 reattori in funzione in 19 siti e l’effetto di questi investimenti è visibile sul territorio e valutabile per l’economia nazionale.
Proprio attorno a Flamanville, per esempio, il paesaggio è rimasto agricolo e la costa punteggiata di paesini pittoreschi. “La prima cosa che abbiamo realizzato è stata il porto turistico di Dielette. In questo pezzo di costa incontaminata e lunga una sessantina di chilometri non c’erano altri punti di sosta, oltre a Cherbourg. Oggi ne abbiamo potenziati cinque. È un investimento per il futuro” ha proclamato un anno fa Fauchon, quando si è trattato di votare sull’ampliamento della centrale nucleare. Fauchon è un socialista e, oltre che sindaco, è dipendente dell’Areva a Beaumont-Haugue, impianto di stoccaggio dove arriveranno anche le scorie delle centrali italiane in via di smantellamento.
Ma in Francia la decisione sulle centrali non è mai di una sola parte: coinvolge tutti e prevede, come passaggio obbligato, la consultazione delle amministrazioni locali. Così, quando è stato il momento di votare, nel comune di Flamanville il 95 per cento dei consiglieri comunali ha detto sì all’ampliamento della centrale; lo stesso è accaduto nel vicino comune di Siouville, retto da Roger Bonnemains, sindaco di destra vicino a Jean-Marie Le Pen.
A differenza degli italiani, i politici e gli uomini d’azienda francesi non parlano di “compensazioni”, ma di “ricadute sociali ed economiche” delle centrali. Ce ne sono di precedenti e di contemporanee ai lavori per la costruzione dell’impianto. Prima di fare arrivare i circa 3 mila tra operai e ingegneri che devono costruire in 5-8 anni una centrale, in Francia si preparano infatti le abitazioni, le scuole, i pronto soccorso, gli impianti sportivi, le infrastrutture viarie. I cittadini lo sanno, e l’entità di questi lavori preparatori pesa non poco sul loro giudizio finale, senza il quale peraltro non si procede. E così si mette in moto un volano di modernizzazione e di lavoro, che a sua volta favorisce iniziative anche in altri settori, come la piccola e grande distribuzione e la ristorazione. In alcuni casi le acque di raffreddamento vengono poi usate per gli allevamenti. Capita frequentemente con il pesce. Ma vicino alla centrale di Pierrelatte, nel sud-est della Francia, è stata addirittura creata una fattoria di coccodrilli, dove l’habitat, che è ideale per i rettili, favorisce la produzione intensiva di un animale altrove difficilmente allevabile.
Un altro tipo di ricaduta positiva riguarda i 20, 30 o 40 anni di esercizio della centrale, dove una parte del personale, a cominciare da quello ausiliario, viene assunta in loco. Sul piano locale vi sono inoltre gli incassi della Taxe professionnelle: le centrali nucleari pagano direttamente alle comunità locali una specie di imposta di produzione (simile in parte alla nostra Irap), che garantisce per un lungo periodo di tempo un’entrata certa e consistente. Sono risorse con le quali le amministrazioni possono poi mettere in moto altre attività , servizi, investimenti pubblici.
Infine vi sono le ricadute di tipo generale, sull’economia. Dice Franco Battaglia, docente di chimica ambientale all’Università di Modena e favorevole al nucleare: “Tra le tariffe dell’energia elettrica italiane e quelle francesi c’è una bella differenza. E questo ha un peso sui costi per i consumi dei privati e per quelli delle imprese”.
Il caso dell’Alcoa è da manuale. “In Francia non avrebbe avuto bisogno di sconti sulle tariffe elettriche; in Italia, dove sono più alte, sì. Ora” conclude Battaglia “l’Europa ha considerato lo sconto un aiuto di stato, è scoppiata la crisi e sono a rischio i posti di molti lavoratori”.
- Lunedì 21 Dicembre 2009
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Commenti
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Il 21 Dicembre 2009 alle 21:24 ghibli100 ha scritto:
purtroppo in Italia abbiamo i verdi che ostacolano tutto che preferiscono l’inquinamento certo e costante delle centrali termoelettriche all’improbabile inquinamento per rottura di una centrale ( ricordiamoci che Cernobil fu causato solo da un errore umano del solito burocrate per non fare brutta figura con Mosca) e il deturpamento ambientale delle pale eoliche che uccidono migliaia di uccelli tutto l’anno ( poi colpa è dei cacciatori) . E non valutano quante centrali nucleari abbiamo appena fuori dai nostri confini. Probabile che i verdi prendano le provvigioni da chi ci vende l’energia elettrica se no …….
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