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	<title>Italia &#187; Paragoni atomici: francesi miracolati dal nucleare</title>
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	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:29:09 +0000</pubDate>
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		<title>Paragoni atomici: francesi miracolati dal nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 07:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roberto.seghetti</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Più investimenti. Imposte devolute al territorio. E posti di lavoro. Oltralpe sono attivi 58 reattori: comuni e popolazioni hanno ottenuto grandi vantaggi dalle centrali. Tanto da trasformarsi in fan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10182" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/nucleafrancia-large.jpg" alt="A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l&#39;Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare" width="500" height="371" class="size-large wp-image-10182" /><p class="wp-caption-text">A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l'Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare</p></div>
<p>&#8220;Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative&#8221;. Parola di <strong>Patrick Fauchon</strong>, 56 anni, da 26 sindaco del comune di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Flamanville_(Bassa_Normandia)" target="_blank">Flamanville, cittadina della Bassa Normandia</a></strong>, nel nord della Francia: qui l’<a href="http://www.edf.fr/edf-fr-accueil-1.html" target="_blank">Edf</a>, insieme all’italiana <a href="http://www.enel.it/it-IT/impianti/tecnologie/" target="_blank">Enel</a>, sta costruendo un <strong>nuovo impianto nucleare, il terzo nello stesso sito sul mare e il primo di terza generazione avanzata,</strong> la <a href="http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=41806613" target="_blank">tecnologia <strong>Epr</strong></a> (European  pressurized water reactor) che in futuro l’Enel vorrebbe <strong>utilizzare <a href="http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=83505&amp;sez=ITALIA" target="_blank">anche in Italia</a></strong>.<span id="more-10176"></span></p>
<p>Prima delle centrali nucleari <strong>in questo territorio si era lavorato nelle miniere di ferro</strong>, ma sono state chiuse nel 1962. Intorno, c’è solo agricoltura. Ora si è messa<strong> in moto una storia diversa</strong>, senza che le caratteristiche del paesaggio siano state cambiate, al di là dell’area coperta dalle <strong>centrali nascoste dietro una collina e che non hanno bisogno delle alte torri di raffreddamento</strong> tipiche di altri impianti nucleari, grazie alla grande disponibilità di acqua di mare.</p>
<p>Quello di<strong> Flamanville è il migliore esempio di come le amministrazioni locali francesi abbiano saputo sfruttare la presenza delle centrali nucleari</strong>, senza per questo rinunciare a dibattiti e confronti. Esattamente come in Italia,<strong> l’opinione pubblica d’Oltralpe è divisa a metà sull’energia nucleare</strong>. E quando si verifica qualche guaio non mancano mai polemiche. Ma la decisione d’investire è stata presa, <strong>ci sono 58 reattori in funzione in 19 siti</strong> e l’effetto di questi investimenti è visibile sul territorio e valutabile per l’economia nazionale.</p>
<p>Proprio a<strong>ttorno a Flamanville, per esempio, il paesaggio è rimasto agricolo e la costa punteggiata di paesini pittoresch</strong>i. &#8220;La prima cosa che abbiamo realizzato è stata <strong>il porto turistico di Dielette</strong>. In questo pezzo di costa incontaminata e lunga una sessantina di chilometri non c’erano altri punti di sosta, oltre a Cherbourg.<strong> Oggi ne abbiamo potenziati cinque</strong>. È un investimento per il futuro&#8221; ha proclamato un anno fa Fauchon, quando si è trattato di votare sull’ampliamento della centrale nucleare. <strong>Fauchon è un socialista e, oltre che sindaco, è dipendente <a href="http://www.areva.com/" target="_blank">dell’Areva a Beaumont-Haugue</a></strong>, impianto di stoccaggio dove arriveranno anche le scorie delle centrali italiane in via di smantellamento.</p>
<p>Ma in Francia <strong>la decisione sulle centrali non è mai di una sola parte: coinvolge tutti</strong> e prevede, come passaggio obbligato, la <strong>consultazione delle amministrazioni locali</strong>. Così, quando è stato il momento di votare, nel comune di Flamanville il 95 per cento dei consiglieri comunali ha detto sì all’ampliamento della centrale; <strong>lo stesso è accaduto nel vicino comune di Siouville</strong>, retto da Roger Bonnemains, sindaco di destra vicino a Jean-Marie Le Pen.</p>
<p>A differenza degli italiani, <strong>i politici e gli uomini d’azienda francesi non parlano di &#8220;compensazioni&#8221;, ma di &#8220;ricadute sociali ed economiche&#8221;</strong> delle centrali. Ce ne sono di precedenti e di contemporanee ai lavori per la costruzione dell’impianto. <strong>Prima di fare arrivare i circa 3 mila tra operai e ingegneri che devono costruire in 5-8 anni una centrale, in Francia si preparano infatti le abitazioni, le scuole, i pronto soccorso, gli impianti sportivi, le infrastrutture viarie</strong>. I cittadini lo sanno, e l’entità di questi lavori preparatori pesa non poco sul loro giudizio finale, senza il quale peraltro non si procede. E così<strong> si mette in moto un volano di modernizzazione e di lavoro</strong>, che a sua volta favorisce iniziative anche in altri settori, come la piccola e grande distribuzione e la ristorazione. <strong>In alcuni casi le acque di raffreddamento vengono poi usate per gli allevamenti</strong>. Capita frequentemente con il pesce. Ma vicino alla centrale di Pierrelatte, nel sud-est della Francia, è stata <strong>addirittura creata una fattoria di coccodrilli, dove l’habitat, che è ideale per i rettili, favorisce la produzione intensiva</strong> di un animale altrove difficilmente allevabile.</p>
<p>Un altro tipo di ricaduta positiva riguarda i <strong>20, 30 o 40 anni di esercizio della centrale</strong>, dove una parte del personale, a cominciare da quello ausiliario, viene assunta in loco. <strong>Sul piano locale vi sono inoltre gli incassi della <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Taxe_professionnelle" target="_blank"><em>Taxe professionnelle</em></a></strong>: le centrali nucleari pagano direttamente alle comunità locali una specie di imposta di produzione (<strong>simile in parte alla nostra Irap</strong>), che garantisce per un lungo periodo di tempo un’entrata certa e consistente. Sono risorse con le quali le amministrazioni possono poi mettere in moto altre attività, servizi, investimenti pubblici.</p>
<p>Infine vi sono le ricadute di tipo generale, sull’economia. <strong>Dice<a href="http://www.hoepli.it/libro/energia-nucleare-si--per-favore.asp?ib=9788887731453&amp;pc=000012010001000" target="_blank"> Franco Battaglia</a></strong>, docente di chimica ambientale <a href="https://www.ing.unimo.it/campusone/visualizzazioneingegneria/Docente.asp?IDDocente=1087" target="_blank">all’Università di Modena</a> e <a href="http://www.archivionucleare.com/index.php/2009/08/04/franco-battaglia-energia-nucleare-si-per-favore/" target="_blank">favorevole al nucleare</a>: &#8220;Tra le tariffe dell’energia elettrica italiane e quelle francesi c’è una bella differenza. E questo ha un peso sui costi per i consumi dei privati e per quelli delle imprese&#8221;.<br />
Il caso dell’<a href="http://www.alcoa.com/italy/it/home.asp" target="_blank"><strong>Alcoa</strong></a> è da manuale. &#8220;In Francia non avrebbe avuto bisogno di sconti sulle tariffe elettriche; in Italia, dove sono più alte, sì. Ora&#8221; conclude Battaglia &#8220;<strong>l’Europa ha considerato lo sconto un aiuto di stato</strong>, è scoppiata la crisi e sono a rischio i posti di molti lavoratori&#8221;.</p>
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