Pd e Pdl, prove d’intesa tra voglia di dialogo e paura dell’inciucio

Un'immagine d'archivio di Massimo D'Alema (Ansa)

Un'immagine d'archivio di Massimo D'Alema (Ansa)

D’Alema ci riprova. A dodici anni dal flop della Bicamerale che avrebbe dovuto, oltre alla forma dello Stato, riformare anche il Csm e regolamentare la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, fioccano i tentativi di apertura di una nuova stagione di dialogo tra maggioranza e opposizione. Ci si è giunti dopo mesi di battaglie a colpi mediatici, fino allo scontro frontale di questo autunno e l’aggressione al premier in piazza Duomo.

L’invito del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è quello di abbandonare l’ascia di guerra. “Rispettare” gli avversari politici senza considerarli “nemici”, il suo auspicio in un intervento telefonico durante una manifestazione dei giovani Pdl, domenica, a Verona. “Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno, è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali”, ha aggiunto assicurando che andrà “avanti per il bene del paese”.

E questo convincimento non è solo del Cavaliere. La parola d’ordine, annunciata da esponenti del Pd e del Pdl in quest’ultimo weekend, è una: confronto. Questo il quadro degli ultimi giorni. Ha lanciato il sasso domenica il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in un’intervista al Corriere, in cui si è detto “pronto ad aprire al dialogo pensando alle riforme istituzionali”. La strada da seguire? “Ripartire dalla Bozza Violante con cui è terminata la scorsa legislatura. Le tecniche possono essere interne al Parlamento o esterne, con Convenzione o Bicamerale”, ha spiegato il titolare di via XX settembre, che ha indicato tra gli obiettivi anche una riforma fiscale che metta al centro “le famiglie, il lavoro, la ricerca e l’ambiente”.

Il primo a raccogliere l’invito, dall’altra parte del campo, Massimo D’Alema, che ha poi passato la palla ai “compagni” di partito. Il Paese, ha spiegato D’Alema al Tg2, “ha bisogno di riforme in tanti campi. La maggioranza non è in grado di farle e l’opposizione ha il dovere di mettersi in gioco, come ha detto Bersani, non siamo disponibili a fare leggine in favore di Berlusconi, ma siamo pronti a lanciare la sfida del dialogo e delle riforme”.
Anche per D’Alema, l’Italia “ha bisogno di riforme sociali”, dagli ammortizzatori sociali a riforme delle Istituzioni, come “la riduzione del numero dei parlamentari e un Parlamento più forte e agile”. Un invito al dialogo contro l’imbarbarimento della scena politica. “C’è una sorte di militarizzazione della vita politica, che io ritengo sbagliata”, ha osservato l’ex ministro degli Esteri.

Allora, inciucio fatto? Per ora solo a parole. È stato lo stesso D’Alema a rispolverare questo termine. “Certi inciuci farebbero bene al Paese”, aveva detto venerdì, ricordando il precedente dell’articolo 7 della Costituzione che il Pci votò, ai tempi della Costituente, insieme alla Dc. Per chi ancora non avesse capito, D’Alema ha ribadito il concetto domenica: “Non ho mai esaltato l’inciucio, è una brutta parola che non mi piace. Ciò che viene chiamato inciucio a volte, invece, è un compromesso che può essere utile per il Paese”.

Frasi, quelle di D’Alema, che hanno trovato il plauso del presidente del Senato, Renato Schifani (Pdl), che parla di “spiragli significativi di apertura al confronto”, proprio perché “da parte dell’opposizione”. E in questo caso, sempre dai banchi dell’opposizione, ci starebbe pure l’Udc, che per bocca del segretario Lorenzo Cesa, fa sapere che i centristi preferirebbero una commissione costituente a livello parlamentare, ma sarebbero anche pronti a “valutare ogni altra soluzione che emerge dal dibattito di questi giorni”.

Ma se questo è lo scenario, quali sono le prospettive per la Bicamerale bis? Le tinte sono fosche. Anzi viola, come il colore scelto per il No B- day. Favorevoli “all’inciucio”, sarebbero Pdl, Pd e Udc, che darebbero vita a quel patto democratico auspicato giorni fa dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, mentre l’avvio di una nuova stagione bicamerale rovinerebbe definitamente i rapporti tra Pd e il suo principale alleato: l’IdV.

Tonino Di Pietro, infatti, non ne vuole sentire parlare: “Mettere sullo stesso piano l’accordo Stato - Chiesa e il salvacondotto giudiziario che Berlusconi pretende per i suoi reati, come sostiene Massimo D’Alema, è un’offesa alla storia repubblicana, un oltraggio alla Costituzione e un peccato per i credenti”, il suo commento alle parole dell’ex vicepremier.

E anche lo stesso Pd, tanto per cambiare, non è che sia compatto. Mentre il vicecapogruppo dei senatori del Pd, il dalemiano Nicola La Torre, e Veltroni litigavano sul fatto che il presidente del Consiglio debba o non debba terminare la legislatura, a prescindere dalle incursioni dei giudici, il capogruppo Dario Franceschini ha lasciato la sua opinione su Twitter intorno alle parole di D’Alema: “Mai visto inciuci che fanno bene. Sfidiamo la destra a un accordo sulla riforma degli ammortizzatori sociali piuttosto che sulla giustizia”.

Insomma, la via scelta dal lider Maximo non è facile. Il nodo è sempre quello: la giustizia. Anche la Bicamerale del ‘97, infatti, il cui compito era quello di elaborare progetti di revisione della Costituzione, era partita bene. Ma si affossò prima di essere discussa in Parlamento e proprio a causa del nodo giustizia.
Oggi, prima che i Democrats entrino in fibrillazione, ecco l’intervento del segretaro Bersani a cercare di tenere la barra diritta: sì al confronto sulle riforme, no alle leggi ad personam e agli “inciuci”. Bersani che smentisce D’Alema? Non sia mai.

E in effetti il segretario del Pd parla di “sensibilità diverse” che portano a “variazioni sul tema”, ma “la linea” afferma “è questa che ho detto io”. E cioè: “La parola dialogo non mi piace e tanto meno mi piace inciucio, ovviamente. Preferisco parole come confronto, accordo, disaccordo, nella trasparenza e nella chiarezza”. E sulla possibilità di un vertice con Berlusconi? “Non c’è bisogno di alcun vertice per parlare di riforme” smentisce Bersani “perché la sede naturale per parlarne è il Parlamento. A Di Pietro, che lo ha invitato a “non fidarsi di Berlusconi”, Bersani risponde così: “Il confronto sulle riforme non è una questione di fidarsi o non fidarsi altrimenti non si andrebbe da nessuna parte”.
Quindi si va verso una nuova bicamerale? “Abbiamo le commissioni” risponde “e il Parlamento: ripartiamo da quanto di buono è stato fatto nella scorsa legislatura”.

Commenti

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Il 22 Dicembre 2009 alle 16:12 indigesto ha scritto:

Insomma quando l’opposizione diventa propositiva, cosa di cui ogni maggioranza ha bisogno, insorgono i nostri guerriglieri di Hamas a parlare di inciuci. Loro l’opposizione (che è già una brutta parola, basterebbe chiamarla minoranza qual’è) la intendono, da trinariciuti quali sono, alla stregua di una guerra guerreggiata all’infinito, finchè non saranno loro a prendere il potere. Una politica, dunque, da farsi al solo fine del raggiungimento del potere. E intanto il paese e il popolo sovrano che ha mandato questi suoi rappresentanti a fare gli sceicchi a spese proprie, possono anche andare a farsi fottere!

Il 23 Dicembre 2009 alle 12:28 La mossa di Berlusconi: “Perdono Tartaglia. Ma i giudici tengano conto del gesto” - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] è un mistero che Berlusconi non scommetta troppo sul dialogo con il Pd. Non tanto perché non si fidi di Pier Luigi Bersani e di Massimo D’Alema, ma per il timore che l’opposizione interna possa impedire una nuova stagione politica. Lui, [...]

Il 26 Agosto 2010 alle 18:04 PD, il partito delle primarie perpetue - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] a patti con il diavolo (a seconda dei casi Belzebù prende la forma di Casini, di Fini o financo di Berlusconi) o portare avanti  un’opposizione dura con Di Pietro? Flirtare con i centristi, come [...]

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