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	<title>Italia &#187; Odissea, parte seconda: in treno, ostaggio della neve, provando a tornare a casa</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 12:46:41 +0000</pubDate>
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		<title>Odissea, parte seconda: in treno, ostaggio della neve, provando a tornare a casa</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 08:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>emanuele rossi</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sono a casa l'antivigilia di Natale. E mi sembra un miracolo. 51 ore dopo la mia prevista partenza da Barcellona, a 7 ore dal mio atterraggio a Malpensa ho varcato l'ingresso della mia abitazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10241" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-10241" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/neve-04-large.jpg" alt="La stazione di Rogoredo, Milano ANSA/MILO SCIAKY/DRN" width="500" height="333" /><p class="wp-caption-text">La stazione di Rogoredo, Milano ANSA/MILO SCIAKY/DRN</p></div>
<p><em>Tornando a casa</em>: è<strong> stato <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=25352" target="_blank">un film del 1978 (con Jane Fonda)</a></strong>, è una <strong>trasmissione radiofonica su <a href="http://www.radio.rai.it/radio1/tornandoacasa/" target="_blank">Radio Rai1 (ideata e condotta da Enrica Bonacorti)</a></strong> ed è stata per due giorni e mezzo <strong>la mia missione</strong>. Compiuta, alla fine. Sono a casa mia, l&#8217;antivigilia di Natale. E mi sembra un miracolo.<strong> 51 ore dopo la mia prevista partenza da Barcellona, a 7 ore dal mio atterraggio a Malpensa ho varcato l&#8217;ingresso della mia abitazione</strong>, a Genova. <span id="more-10315"></span></p>
<p>Il volo <strong>Easyjet  EZY9766</strong> alla fine <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/12/22/io-prigioniero-a-barcellona-in-attesa-di-un-volo-che-mi-riporti-in-italia/" target="_blank">è riuscito a <strong>decollare dall&#8217;aeroporto del Prat dopo un&#8217;attesa di 24 ore</strong> (anzi 48, contando quello cancellato domenica sera)</a>: dopo <strong>una sommossa popolare tra i passeggeri</strong> che<strong> ha portato al &#8220;sequestro&#8221; di un dipendente dell&#8217;Easyjet </strong>(capro espiatorio che ha dovuto scusarsi per i continui ritardi nelle informazioni), alle 15.45 circa l&#8217;aereo si è materializzato sulla pista di decollo. L&#8217;equipaggio era lo stesso del giorno prima. Alle 17 circa, <strong>dopo un fragoroso applauso</strong> (questa volta più che giustificato), il velivolo ha toccato terra in una Malpensa completamente imbiancata.</p>
<p>Fine della traversata per i passeggeri diretti a Varese o Gallarate: l&#8217;avventura affratella, si sa. E tra noi ci si saluta calorosamente, augurandoci un sentito Buon Natale <strong>e un sincero augurio a non incontrarsi più</strong> (almeno non in queste condizioni, almeno non in un aeroporto).</p>
<p>Ma per alcuni, e io tra loro, questo è solo l&#8217;inizio della seconda parte di un&#8217;odissea: dall&#8217;aeroporto semideserto (<strong>la lista di voli in arrivo cancellati ci fa sentire dei privilegiati</strong>), via bus, verso la stazione Centrale di Milano. Il conducente dice che oggi non è riuscito a riempire neanche un pullman. Il traffico fila abbastanza liscio fino alle porte della città: oltre il casello autostradale, fino alla stazione,<strong> conto tre diversi incidenti e una quindicina di macchine ferme ai bordi delle strade</strong>. <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/12/22/tanta-neve-mezza-italia-in-tilt-militari-a-milano/" target="_blank">Si procede a passo d&#8217;uomo</a>. Alla stazione Centrale arrivo dopo un&#8217;ora e mezza circa.</p>
<p>La vista davanti ai miei occhi è quella di un nuovo canto dell&#8217;Inferno: <strong>il girone dei viaggiatori</strong>. Nella stazione (bella ora che è completamente ristrutturata) le <strong>code alla biglietteria sono infinite</strong>. Il tabellone indica ritardi, in partenza e in arrivo, in alcuni casi <strong>superiori ai 180 minuti</strong>. Le parole &#8220;è stato cancellato&#8221; risuonano nell&#8217;aria a intervalli regolari come un ammonimento divino.<br />
Mi sento fortunato: il mio <strong>treno per Genova è in ritardo di appena 45&#8242;</strong>, ma <strong>non posso fare il biglietto perché le biglietterie automatiche lo considerano già partito</strong>. Opto per il seguente, Intercity delle 20.10: costo <span dir="ltr">15 euro e 50</span>.</p>
<p>Al binario, chiedo a un controllore di poter salire comunque sul treno in ritardo, fermo. <strong>La sua risposta, secca e gelata più dell&#8217;aria attorno, mi mette un senso di inquietudine addosso: &#8220;Ma che c&#8230; me ne frega a me, è già tanto se riusciamo a partire, figurati se ti controllo il biglietto, vai a farlo vedere a Moretti!&#8221;</strong>.</p>
<p>Sul treno, fermo, si sta in piedi: <strong>cinque carrozze su nove sono chiuse</strong>. Una famiglia in partenza per la Campania (non so cosa possa essergli accaduto) offre sorrisi, bevande e cibo: panini e mozzarella. Alle 20,30 i passeggeri del treno, fermo, vengono invitati a scendere e salire su quello del binario accanto, con la stessa destinazione. <strong>A quelle carrozze hanno agganciato un locomotore buono: si può partire</strong>. Sono le 20,40.</p>
<p><strong>E davvero si parte </strong>e anche il freddo polare (il riscaldamento non va), a questo punto, sembra un problema minore. Ma arrivati a Pavia (<strong>dopo circa 50 minuti, conto i 30 in situazioni normali</strong>) la fermata si prolunga. Cinque, dieci, quindici minuti. Un&#8217;altra voce metallica annuncia: &#8220;<strong>Il treno è fermo per cause tecniche, chi vuole proseguire può aspettare al binario 1 l&#8217;interregionale per Ventimiglia</strong>&#8220;.</p>
<p>Secondo <strong>trasbordo di massa</strong>, valigie che si scontrano, risate isteriche, <strong>maledizioni all&#8217;intero corpo istituzionale (e celeste)</strong>. L&#8217;interregionale arriva effettivamente dopo appena cinque minuti e sembra un sogno: semivuoto e riscaldato, alla faccia degli intercity plus. Ma ogni sua fermata è un interrogativo: riparte o non riparte? Sfogliando mentalmente questa margherita, mi addormento.<br />
Ma il buon vecchio interregionale ce la fa. Stoicamente e lentamente <span dir="ltr">(ci ha messo più di due ore, contro i 75 minuti ufficiali)</span>, arriva fino a Genova.  Mi risveglio giusto in tempo per scendere. Egoisticamente, ma senza darlo a vedere, esulto: io scendo, io sono <strong>a fine  corsa.</strong></p>
<p>Sono le 00.05 del 23 dicembre, <strong>Buone Feste a chi è ancora in viaggio</strong>.</p>
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