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	<title>Italia &#187; EROI. Il 2009 del coraggio</title>
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	<description>Canale Italia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 14:25:30 +0000</pubDate>
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		<title>EROI. Il 2009 del coraggio</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 17:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>annamaria.angelone</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[2009]]></category>

		<category><![CDATA[Aeronautica-Militare]]></category>

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		<category><![CDATA[Peter Raffeiner]]></category>

		<category><![CDATA[Simone Neri]]></category>

		<category><![CDATA[Vigili-del-Fuoco]]></category>

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		<description><![CDATA[In un anno difficile, alcune persone del tutto normali sono state capaci di gesti straordinari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><br />
<a href="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/eroi-2009-combo.jpg"><img class="size-large wp-image-10447" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/eroi-2009-combo-large.jpg" alt="EROI. Il 2009 del coraggio" width="500" height="350" /></a></p>
<p>I vigili del fuoco a Viareggio. Lo stormo aereo di Ciampino, che ogni notte salva la vita a chi aspetta un trapianto. Ma anche il rugbista aquilano che ha giocato contro il terremoto, il milanese che combatte l’usura, l’immigrato clandestino che ha fermato un suicida&#8230; Così, in un anno difficile, alcune persone del tutto normali sono state capaci di gesti straordinari.<span id="more-10437"></span></p>

<a href='http://blog.panorama.it/italia/2009/12/29/eroi-il-2009-del-coraggio/eroi-2009-combo/' title='EROI. Il 2009 del coraggio'><img src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/eroi-2009-combo-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/italia/2009/12/29/eroi-il-2009-del-coraggio/eroi-2009-01/' title='EROI. Il 2009 del coraggio'><img src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/eroi-2009-01-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/italia/2009/12/29/eroi-il-2009-del-coraggio/eroi-2009-03/' title='EROI. Il 2009 del coraggio'><img src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/eroi-2009-03-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='http://blog.panorama.it/italia/2009/12/29/eroi-il-2009-del-coraggio/eroi-2009-06/' title='EROI. Il 2009 del coraggio'><img src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/eroi-2009-06-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='http://blog.panorama.it/italia/2009/12/29/eroi-il-2009-del-coraggio/eroi-2009-02/' title='EROI. Il 2009 del coraggio'><img src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/eroi-2009-02-thumbnail.jpg" width="120" height="90" class="attachment-thumbnail" alt="" /></a>

<p>Prima <strong>il terremoto</strong>. Poi <strong>il rogo di Viareggio</strong>. Infine <strong>l’alluvione di Messina</strong>. È stato un anno duro per l’Italia. Ma in quelle tre tragedie, come spesso capita loro, molti italiani hanno dato il meglio di se stessi.</p>
<p>Eroi? Sì, eroi. Alcuni lo sono stati per professione, come i vigili del fuoco che ancora una volta hanno dato prova di coraggio in più circostanze. Ma altri sono stati eroi per libera scelta: come il giocatore di rugby aquilano <strong>Dario Pallotta</strong>, che nella notte del sisma ha usato muscoli e cervello per estrarre dalle macerie vecchi e bambini. O il marinaio messinese <strong>Simone Neri</strong>, morto a 28 anni nel fango da cui aveva appena salvato nove persone.</p>
<p>Accanto a loro, negli ultimi 12 mesi, c’è chi ha sfoderato una generosità davvero sovrumana o una grinta eccezionale. <strong>Nel 2009, la presidenza della Repubblica ha assegnato finora 12 medaglie d’oro al valor civile, 29 d’argento e 30 di bronzo</strong>.</p>
<p>Anche per merito di questi uomini, apparentemente ordinari, il 2009 si è trasformato in un anno di straordinari atti di eroismo. Fra tante storie, Panorama ne ha scelte sette, le potete leggere <strong>scorrendo le foto</strong> dei protagonisti che trovate qui sopra.</p>
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					<media:title><![CDATA[EROI. Il 2009 del coraggio]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[Fotografie di GIANLUCA PANELLA, DARIO ORLANDI e MASSIMO SESTINI]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Frediano Manzi]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(Foto: Gianluca Panella/Massimo Sestini)

<b><big>Frediano Manzi</big></b>
<i>Milano, 18 dicembre</i>
Centinaia di email al giorno gli chiedono aiuto contro gli usurai. Frediano Manzi, 49 anni, pugliese, fondatore a Milano di Sos racket e usura, da 12 anni ogni mattina le screma e pazientemente comincia il suo lavoro. Servono ore, settimane, mesi di telefonate per convincere le vittime a denunciare chi presta i soldi a strozzo. Vincendo la paura delle ritorsioni. «È un’operazione complessa» dice Manzi a Panorama «perché fra vittima e usuraio spesso s’innesca una specie di sindrome di Stoccolma. Il primo vede il secondo quasi come un benefattore perché è l’unico che lo ha aiutato nel momento del bisogno». Nel 2009 Manzi ha trattato 400 casi in tutta Italia, e sono oltre 150 quelli già conclusi con denunce o con arresti. Anche per questo, il 18 dicembre, la Provincia di Milano gli ha conferito la «medaglia d’oro di riconoscenza».]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Dario Pallotta]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(Foto: Gianluca Panella/Massimo Sestini)

<b>Dario Pallotta</b>
<i>L’Aquila, 6 aprile</i>
Dario Pallotta, 24 anni, studente di giurisprudenza, giocatore nell’Aquila Rugby e campione azzurro di rugby a sette, oggi guarda la vita con occhi diversi. Dopo il terremoto che alle 3.32
del 6 aprile ha squassato la città abruzzese, Pallotta ha capito che la vita può finire o cambiare del tutto in meno di 20 secondi. «Ora so quello che conta veramente e se parto con me porto solo i documenti» racconta a Panorama. Quella notte ha salvato alcune persone dalle macerie. Quante siano state non lo ricorda neppure, a parte due donne incontrate il giorno dopo in ospedale. La sua foto è diventata famosa. «Dopo il sisma mi sono ritrovato in una situazione stranissima. Mi hanno fatto proposte televisive anche per alcuni reality: l’ho vista come una cosa sbagliata, superflua, inutile. Ho il rugby e la mia laurea a cui pensare». L’ultimo pensiero va a Lorenzo, l’amico del cuore perduto nel terremoto. «È un esempio di gioia per tutti. Resterà sempre con me». ]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[31° stormo]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(Foto: Gianluca Panella/Massimo Sestini)

<b>31° stormo</b>
<i>Ciampino, Roma</i>
Più di 1.100 ore di volo effettuate nel 2009 per salvare la vita
a pazienti in attesa di trapianto, di organi o di un intervento delicato. E, con i suoi voli ambulanza, il 31° stormo dell’Aeronautica militare ha portato a destinazione almeno 400 malati e più di 500 équipe mediche. In media, quasi due voli al giorno, in Italia, ma anche nel resto del mondo: Perù, Messico, Thailandia, Sud Africa. Spesso una vita si salva grazie alla capacità dei piloti. «Una notte trasportavo un paziente che doveva subire un trapianto di cuore a Bologna. Ma faceva brutto e ho dirottato su Cervia» racconta a Panorama Sandro Monti, 50 anni, da dieci nello stormo (nella foto, il secondo da destra). « La torre di controllo avvertiva l’ambulanza a ogni cambio di rotta». Alla fine il paziente è arrivato in tempo in sala operatoria. Il 23 novembre purtroppo è andata molto peggio ai colleghi piloti del 46° stormo di Pisa, caduti in un’esercitazione.]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Peter Raffeiner]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(Foto: Gianluca Panella/Massimo Sestini)

<b>Peter Raffeiner</b>
<i>Bolzano, 29 agosto</i>
Trent’anni fa Peter Raffeiner, bolzanino, per una malattia ereditaria ha perso la gamba sinistra e l’avampiede destro. Questo non gli ha impedito, a 60 anni suonati, di salvare la vita al suo caro amico Peter Holzeisen, anch’egli disabile. Il 29 agosto partecipavano insieme a una gara di pesca per portatori di handicap organizzata sul laghetto di Prato allo Stelvio. D’improvviso Holzeisen ha perso il controllo della carrozzina ed è scivolato in acqua. «Ho sentito un tonfo, mi sono voltato e non c’era più» racconta Raffeiner a Panorama. «Era già a 4 metri dalla riva, lì l’acqua incomincia a essere profonda e Peter non poteva nemmeno muovere le braccia». Raffeiner non ci ha pensato un attimo: s’è tuffato e in pochi minuti ha portato in salvo l’amico. «Neanche per un secondo ho pensato che non ce l’avrei fatta» sorride. Non c’è da stupirsi: malgrado le amputazioni, Raffeiner da anni pattina, scia e pedala. Nel 2006 si è risposato e per il viaggio di nozze, trascinandosi dietro la giovane moglie, ha fatto un giretto in bici: 900 chilometri da Barcellona fino a Santiago di Compostela. ]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Vigili del fuoco di Lucca]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(Foto: Dario Orlandi/Massimo Sestini)

<b>Vigili del fuoco di Lucca</b>
<i>Viareggio, 29 giugno</i>
Un boato scuote Viareggio alle 23.48 del 29 giugno. L’esplosione del treno merci Trecate-Gricignano, deragliato con 14 vagoni carichi di gas propano liquido, avviene fra i binari che corrono in mezzo ai palazzi, pieni di famiglie addormentate. Il primo carro cisterna trascina altri quattro vagoni. Uno soltanto si spezza, ma basta ad accendere la miccia: le fiammate sono violentissime. Un edificio dove vivono 18 persone si sgretola. I morti sono 31. Gli interventi sono immediati: oltre 300 vigili del fuoco da Lucca (nella foto, due squadre del comando cittadino)
e dal resto della Toscana lavorano senza posa, rischiando la vita per evitare nuove esplosioni. Un migliaio di persone vengono evacuate. E anche il capostazione Carmine Magliacano fa un miracolo: corre incontro ad altri due treni passeggeri in arrivo e riesce a fermarli solo con la sua paletta. L’indomani le operazioni per il disinnesco delle cisterne sono rischiosissime: e ancora una volta tocca ai vigili del fuoco.]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Mohammed Haida]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(Foto: Gianluca Panella/Massimo Sestini)

<b>Mohammed Haida</b>
<i>Milano, 12 agosto</i>
Il 12 agosto la sera era calda, a Milano: Mohammed Haida, marocchino di 23 anni, rientrava a casa con la spesa. Mentre stava entrando in ascensore, Mohammed ha sentito una donna urlare. «Lì per lì ho pensato ai ladri» dice a Panorama. Ma subito dopo ha visto un uomo che penzolava dal ponteggio dei lavori in corso, innalzato da mesi intorno al palazzo. Il giovane si è gettato sulle travi malferme, caricandosi sulle spalle il peso dell’uomo, che aveva scelto quel ponteggio per impiccarsi a una corda. Poi ha gridato, finché qualcuno è accorso per aiutarlo a tagliare la fune. Così Cesare Protti, 50 anni, aspirante suicida, è tornato a respirare. Ma per Haida sono iniziati i problemi. Perché Mohammed, arrivato in Italia nel 2002 da clandestino, sette anni dopo era ancora irregolare e rischiava di essere espulso. «In quel momento non ci ho proprio pensato» confida a Panorama. «Ma non fare nulla, per me, sarebbe stato peggio che perdere la vita: per salvarlo avrei anche azzerato sette anni di sacrifici». Il gesto a Mohammed è valso una riabilitazione da parte del tribunale di Milano. Ma il permesso di soggiorno gli è stato finalmente consegnato solo quando un imprenditore
gli ha fatto un regolare contratto di lavoro.]]></media:description>
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					<media:title><![CDATA[Simone Neri]]></media:title>
					<media:description><![CDATA[(Foto: Francesco Saya/Ansa)

<b>Simone Neri</b>
<i>Messina, 1° ottobre</i>
Simone Neri continua a vivere. Su Facebook. È sul social network
che i suoi amici (alla fine di dicembre sono oltre 8.200 gli iscritti
al gruppo, in sua memoria) raccolgono adesioni per mantenere
vivo il ricordo del giovane siciliano, morto il 1° ottobre 2009
nell’alluvione del Messinese dopo avere salvato la vita a nove
persone, tra cui cinque bambini. Neri, 28 anni, era sottocapo
di prima classe della Marina ed era riuscito a scampare alla frana
mettendosi in salvo sul tetto della sua casa a Giampilieri.
Ma davanti alle urla di chi era in pericolo non è riuscito a restare
fermo. Prima ha salvato un vicino. Poi una donna, intrappolata tra le macerie. E così per altre sette volte, fino all’ultima telefonata alla fidanzata, prima di morire: «C’è un bimbo che piange, vado a salvarlo. Qualsiasi cosa succeda, ricordati che ti amo». L’onda di fango ha mietuto 31 vittime: sarebbero state 40 senza Simone. Per questo l’11 dicembre il presidente della Repubblica gli ha conferito la medaglia d’oro all’onore e alla memoria. ]]></media:description>
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