Donne che odiano le donne

Mara Carfagna sul testamento biologico

Solo per aver ricordato la lapalissiana verità che “il potere resta maschio” le hanno dato della “agnosa”. Chi: i maschi? No, le femmine. E tutte di rango. Figuriamoci di cosa avrebbero accusato Mara Carfagna (Pdl), ministro delle Pari opportunità, se invece avesse detto che il potere è, sì, maschio, ma l’invidia resta femmina.
E dire che il ministro, complice anche il clima natalizio, era stato molto carino con le sue sorelle di sesso. Tanto da sottolineare: “Le donne sanno aprirsi al dialogo con più garbo, ma a parlare di riforme sono i vertici dei partiti, composti da maschi“.

Non l’avesse mai detto, è partita una sventagliata di critiche. Con al centro l’accusa di “lagnosità”. Le più severe: la matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace sul Giornale e la storica Lucetta Scaraffia che hanno bocciato Carfagna con un piglio da presidi di liceo vecchio stampo. Come ciliegina sulla torta, un classico dell’evergreen “Eva contro Eva”, le hanno contrapposto la tosta Mariastella Gelmini: “Almeno lei non si lamenta mai”.

Le donne, come dice la contestata Mara, sapranno anche mostrarsi più garbate, ma in politica, parafrasando Tacito, spesso eccellono nell’arte di essere deboli con gli uomini e forti con le altre donne. D’accordo, non verranno alle mani, ma certe perfidie rischiano di far apparire più sana una scazzottata tra uomini in Parlamento.

Di zuffe in rosa nell’aula di Montecitorio non vi è traccia. Fa eccezione il voluminoso testo del regolamento scagliato ai tempi della Prima repubblica dalla radicale Adelaide Aglietta contro il presidente Nilde Iotti (da Tumulti in aula di Sabino Labia). L’unico corpo a corpo fu quello televisivo a Porta a porta tra Alessandra Mussolini e Katia Bellillo, a suon di calcioni e microfonate (qui il VIDEO da YouTube).

Ma spesso lo stesso comune amore, politico s’intende, per il proprio leader può rivelarsi velenoso nei rapporti tra le due contendenti. Prendiamo, per esempio, le punture di spillo tra l’ex ministro Livia Turco e il capogruppo dei senatori pd Anna Finocchiaro. Le due signore in rosso, ritenute le più dalemiane di tutte, secondo i maligni farebbero persino a gara su quante volte al giorno “Max” le chiama.
C’è chi giura di avere sentito in un salotto romano il seguente scambio di fendenti: “Oggi D’Alema mi ha chiamato tre volte“. “A me, invece, cinque“. Leggende metropolitane, stupidaggini, come direbbe Massimo D’Alema? Di sicuro, quando Finocchiaro annunciò di volersi candidare alla guida del Pd, Turco non la sostenne. Anzi replicò puntuta: quello di Anna “forse è un lapsus perché è la ditta che decide”.

Indiziate di rivalità da vicinanza al capo anche le signore in camicia verde. Ufficialmente la concordia regna sovrana tra Rosi Mauro, vicepresidente del Senato, e Francesca Martini, sottosegretario al Welfare. Una bruna e l’altra bionda, le chiamano per la loro altezza le “amazzoni” del Senatùr. Che ha il vezzo di girare in Parlamento a braccetto ora dell’una ora dell’altra. E tutto fila liscio. Ma nella Lega si mormora che è così solo perché Rosi è al Senato e Francesca è alla Camera, “sennò potrebbero essere scintille”.

Solo maligne illazioni? È un fatto, per esempio, che nel 2009 per la prima volta nel Pdl le parlamentari non si sono riunite per scambiarsi gli auguri di Natale. “Alcune cerimonie le organizzavo io quando ero vicecapogruppo di FI, lo scorso anno fu Mara (Carfagna, ndr) a riunirci. Stavolta purtroppo non si è fatto niente, forse perché il Pdl è appena nato” racconta Isabella Bertolini, berlusconiana della prima ora. Una delle poche a difendere a spada tratta Carfagna: “Che il potere sia maschile è sotto gli occhi di tutti. Se le donne facessero più squadra avrebbero anche più potere“.

Squadre sì, ma avversarie sarebbero però quelle che intanto si sono formate tra le parlamentari del Pdl. Un gossip da Transatlantico mette in contrapposizione le giovani con le anziane. Ma anziane per dire, visto che si tratta di deputate quarantenni. Come, per esempio, la stessa Bertolini, Maria Teresa Armosino e Jole Santelli. A loro, parlamentari di lungo corso, vengono spesso affidate grane da dirimere nel chiuso delle commissioni. Senza grande ritorno mediatico.

Mentre sotto le luci della ribalta finiscono più spesso le ventenni e trentenni, nuove arrivate, come Nunzia De Girolamo e Gabriella Giammanco. Appena si insediarono a Montecitorio le due finirono sui giornali come destinatarie di un biglietto affettuoso scritto dal premier Silvio Berlusconi. Tra le parlamentari del Pdl, lato ex azzurre, c’è chi sostiene che la vicinanza al capo è oggetto del contendere soprattutto tra le più giovani. Spesso accusate di non rendere il massimo nel lavoro quotidiano o di cercare di prendere la scena su questioni di secondaria importanza.

Raccontano i maligni di una guerricciola scatenatasi recentemente sui provvedimenti per recepire la direttiva europea a difesa degli animali. Non finì esattamente come tra cani e gatti, ma c’è chi ricorda che sulla questione si esercitò un particolare attivismo da parte di un paio di gruppi contrapposti. L’uno guidato da Giammanco e Fiorella Ceccacci Rubino e l’altro dal ministro per il Turismo Michela Brambilla.

La posta in palio è stata molto più alta nello scontro sotterraneo per la candidatura nel Lazio tra la finiana Renata Polverini e Luisa Todini, berlusconiana doc, per mesi candidata in pectore del Cavaliere. Todini, imprenditrice, discendente di una famiglia bene, ha reagito con classe quando è stata scelta la leader dell’Ugl. Però c’è chi giura che lei a una cena privata Polverini non la inviterebbe. Perché si sente agli antipodi della sindacalista pop, formatasi nella destra sociale e non al verbo liberale di Berlusconi.

Lo scontro sulla giustizia ha generato, narrano, un’antipatia profonda tra la deputata radicale Rita Bernardini e Donatella Ferranti, magistrato, capogruppo Pd nell’apposita commissione. Bernardini, detta “Santa Rita delle carceri”, tra i primi a denunciare la morte di Stefano Cucchi, con Ferranti non va d’accordo su niente. “Ma non è uno scontro tra donne, è tra linee” precisa. E aggiunge: “Fatto sta che a dicembre il gruppo Pd ha organizzato una visita ai detenuti e io sono stata esclusa”.

donnecontrodonne

Tutto questo è niente rispetto agli epici scontri fra le ex dame nere. Pomo della discordia sempre la vicinanza al capo. In questo caso Gianfranco Fini. Madre di tutte le guerre Daniela Santanchè. Che non le risparmiò anche agli uomini: accusò gli ex colonnelli di An di avere “palle di velluto”. Ma più feroce si mostrò con le donne definite “gatte anziché tigri”, “incapaci di emanciparsi dal monarca Fini”. Epico lo scontro con Alessandra Mussolini.
Santanchè lanciò l’anatema contro “le donne orizzontali”. “Orizzontale sarai tu”. E l’altra: “Non rispondo a una valletta”.

Barbara Saltamartini, deputata Pdl, ex dirigente femminile di An, ammette: “Dopo la loro uscita dal partito tornò un po’ di pace”. Ma un giorno anche Saltamartini perse la pazienza e accusò Santanchè di fare “una politica dai tacchi a spillo”. Non ce l’aveva con il tacco 12 ma con “il modello aggressivo”. Però quando ci si scontra tra donne si ricorre sempre all’immagine di un accessorio femminile.
Forse di fronte al rischio di colpi di tacco o borsettate sempre meglio una maschia scazzottata in aula alla Gian Carlo Pajetta.

di Paola Sacchi

Commenti

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Il 16 Gennaio 2010 alle 13:56 DestraLab » Da non crederci ha scritto:

[...] A proposito di conversioni non sembra essere da meno. Donne che odiano le donne. [...]

Il 17 Gennaio 2010 alle 15:09 indigesto ha scritto:

Dio creò la donna per dargi una compagna. Ma non nel significato che gli dà la sinistra!

Il 8 Luglio 2010 alle 7:30 Notizie dai blog su Sesso, a 40 anni le donne lo fanno di più e meglio ha scritto:

[...] Donne che odiano le donne Di Paola Sacchi Solo per aver ricordato la lapalissiana verità che « il potere resta maschio » le hanno dato della «lagnosa» . Chi: i maschi? No, le femmine. E tutte di rango. blog: Panorama Italia | leggi l’articolo [...]

Il 20 Novembre 2010 alle 12:44 La nostra paradossale apologia di Mara Carfagna | Libertiamo.it ha scritto:

[...] da maestro, insinuando che comunque le critiche provenissero soprattutto da stagionate femministe invidiose dell’avvenenza delle fanciulle in [...]

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