Rosarno, ma c’è un modello di integrazione vincente?

Calabria
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Gian Carlo Blangiardo, demografo e professore all’Università Bicocca di Milano e collaboratore della Fondazione Ismu di Milano, ha da poco coordinato una ricerca sull’integrazione degli immigrati in Italia, il “XV rapporto sulle migrazioni 2009″.

Per la prima volta l’Ismu ha cercato di individuare le cause che determinano la devianza degli immigrati. Analizzando i tassi di condannati stranieri ogni 10mila residenti stranieri, si è scoperto che la criminalità cresce nelle realtà territoriali dove gli immigrati presentano bassi redditi e vengono impiegati come manodopera non qualificata irregolare. Inoltre la devianza, cioè l’illegalità, risulta più diffusa là dove sono presenti organizzazioni criminali straniere.

Un caso che pare ben applicabile a complesse realtà come quella calabrese di Rosarno o quella campana di Castelvolturno. Lavoratori in nero, sfruttati dai caporali e dalla mafia che si spezzano la schiena nei campi. E poi, tutto a un tratto esplode la rabbia e la frustrazione.

Ma quale modello di integrazione funziona nel nostro paese? Gian Carlo Blangiardo lo spiega così
È vero che dalla nostra ricerca emerge che al primo posto della classifica per integrazione c’è Trento e agli ultimi posti centri del Sud, ma il punto è la densità della popolazione immigrata. Quando c’è più affollamento, è più difficile creare e realizzare le condizioni per l’integrazione.

Immigrato ghanese a Castelvolturno. Foto di Giampaolo Musumeci

Foto di Giampaolo Musumeci

La rabbia esplode in queste ore a Rosarno. Ci sono immigrati buoni e immigrati cattivi?
No, non esistono buoni o cattivi a seconda della provenienza geografica. Una volta si puntava il dito contro gli albanesi, ora contro i romeni. La variabile importante è l’anzianità migratoria.  5-10 anni di permanenza sul territorio è un periodo sufficiente in gran parte dei casi per l’integrazione e per evitare la strada della delinquenza. In “soldoni”, l’immigrato capisce le regole del gioco e vi si adegua.

Quali sono le variabili che facilitano l’integrazione?

La famiglia con figli, la famiglia ricongiunta, la famiglia con figli nati in Italia, che spesso fanno da tramite linguistico con i genitori. I cattolici, per ragioni culturali, sono favoriti rispetto ai musulmani. E infine la donna è favorita rispetto all’uomo nell’intraprendere la via dell’integrazione.

E le zone come Rosarno?
Non esistono le condizioni di contesto, di vita, di relazione, non esiste alcuna premessa per l’integrazione.

Il problema sono i troppo irregolari?
No, il problema è quando troppi clandestini sono concentrati in zone precise, per convenienze economiche.

La soluzione?
Contrastare lo sfruttamento degli immigrati in quelle zone.

Paolo Boccagni, ricercatore all’Università di Trento, spiega il modello vincente di integrazione.
C’è poco lavoro nero, c’è una gestione concordata del lavoro e dei flussi migratori, c’è un forte investimento pubblico nelle politiche legate all’immigrazione. A Trento esiste un forte sistema informativo, di orientamento, offerta e smistamento dei servizi offerti agli immigrati. Sul territorio sono presenti operatori madrelingua.

La “ricetta” allora qual è?
La ricchezza del territorio: intesa come Pil e come capitale sociale, il forte tasso di associazionismo del territorio, la presenza di reti civiche e di solidarietà sono tutti fattori che agevolano l’integrazione. E poi c’è un forte controllo dello Stato. A nessuno a Trento verrebbe in mente di sfruttare gli immigrati come sta accadendo al sud. Bisogna lavorare sulla maggiore vulnerabilità del sud rispetto a questi fenomeni.

  • giamp
  • Venerdì 8 Gennaio 2010

Commenti

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Il 8 Gennaio 2010 alle 20:51 indigesto ha scritto:

Gentile paolo.musumeci, il suo professore ci ha esposto un’ottima ricetta per fare l’acqua calda! Ha semplicemente dimenticato che molti immigrati, diciamo pure clandestini, si agglomerano nei punti del paese dove c’è maggior miseria endemica ed offrono, o vengono posti in condizione di farlo, manodopera a basso costo, “liberalizzando” di fatto l’economia, anche malavitosa, di quei posti. E’un fenomeno spontaneo che non ha bisogno di essere spiegato, ma arginato, anzi impedito con tutti i mezzi di cui uno stato civile dovrebbe disporre, senza farne uno spocchioso problema di “zone”,..e qui il discorso si farebbe troppo lungo!

Il 9 Gennaio 2010 alle 10:31 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Polizie, stornarli al controllo del territorio ed immigrati non su autovelox.
Come sappiamo e se visto in Lombardia come al Sud la prima attività ed introiti delle Amministrazioni Comunali è l’autovelox, in altre parole, una rapina a mano armata per fare cassa a danni del solito tartassato automobilista. Mi chiedo ma non esiste anche la Polizia Municipale, Provinciale e Regionale per verificare i clandestini nelle zone agricole, perché la Polizia Stradale è usata su tratti ad alta velocità con cartelli di moderazione, mi spiego: che senso ha i 70-80kmh se nel tratto è possibile percorrerla anche a velocità massima dei 130? Io credo che sarebbe più utile adoperare questi Agenti al Servizio d’Ordine di prevenzione, ma su tratti suddetti inutili non si possono rimuovere questi cartelli insensati e pleonastici e perché la decisione di alta o limitazioni sia competenza del Dipartimento di Polizia Stradale più preparata in quanto a circolazione? Infatti, con le auto moderne non sono più carrette a motore e, visto che al sud circolano anche queste vecchie anche di oltre le 30 anni, si emette un Decreto apposito per la loro demolizione obbligatoria, altro avere dei musei ambulanti pericolosi su strade: questo contribuisce anche a contenere l’inquinamento, no?
http://forum.panorama.it/f17/p.....ox-t17601/

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Il 10 Gennaio 2010 alle 19:13 gratis ha scritto:

Il docente ha ragione quando dice che una massa d’individui non sono integrabili perchè non si creano relazioni con la popolazione autoctona e quindi apprendimento all’assimilabilità.

Peggio ancora se questa gente viene ammassata in campagna come a Rosarno, rimangono ovviamente sulla loro ottica abituale di provenienza e sono un pericolo costante, dovuto proprio al loro gruppo che inevitabilmente s’isola e si aggruppa.

Esistono, però, altri casi d’immigrati come i mussulmani che s’isolano di loro spontanea volontà perchè NON hanno alcuna intenzione di farsi assimilare, ma ADDIRITTURA d’inglobarci con le buone o con le cattive a tempo debito.

Il problema perciò è duplice e consiste NEL NUMERO E NEL TIPO d’immigrazione.

C’è però un altro aspetto che è dato dalle possibilità economiche dell’accoglienza, in altre parole NON C’E’ LAVORO E OCCUPAZIONE da elargire, non c’è per gli italiani figuriamoci per gli immigrati.

Quindi è inutile accoglierli ipocritamente e lasciarli poi a loro stessi senza lavoro o sottopagati e che finiscano inevitabilmente ad ingrossare la malavita.

I nostri governanti trovano comodo NON ASSUMERSI LE LORO RESPONSABILITA’ e far MARCIRE il tutto, fino a far ricadere i danni sui cittadini italiani della loro irresponsabile MANCATA ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’ INIZIALE.

Perciò mandare via con decisione politica chi è clandestino e tutti quelli che sono in soprannumero rispetto alle nostre esigenze di lavoro, mandare via chi può provocare problemi come i mussulmani che NON SONO INTEGRABILI, anche se all’apparenza si mostrano pacifici, per adesso…

Respingere senza pietà alcuna nuovi eventuali arrivi, o riportandoli al luogo da dove si sono imbarcati o al limite respingerli a cannonate, non teniamo su una marina per fare i missionari ma per difendere i nostri confini da chi li vuole invadere con le armi o senza armi, poco importa, la bontà e umanità va bene fino ad un certo punto poi diventa prevaricarizione, invasione e addirittura questione di sopravvivenza.

La nazione e lo Stato sono nati per assicurare ai propri cittadini la sicurezza e la sopravvivenza e NON PER INGUAIARLI CON IL LORO APPOGGIO IPOCRITA.

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