Dopo Rosarno: Castelvolturno, l’altra polveriera

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Rosarno, Castelvolturno, San Marcellino, San Nicola Varco. E poi ancora Foggia, Pachino, Latina.
Dalla Calabria alla Puglia, dalla Campania alla Sicilia passando persino per l’Alto Adige. I luoghi dell’immigrazione, del lavoro nero, i “non luoghi” dell’immigrazione in Italia sono tanti. Che cosa li accomuna? Campi, su cui spezzarsi la schiena, caporali, che organizzano il lavoro per pochi euro al giorno. Caste fatiscenti o baracche che accolgano i migranti.

Alcune centinaia, ma forse migliaia di migranti di Rosarno, il numero reale impossibile saperlo, venivano in realtà da Castelvolturno, nel casertano.

Castelvolturno, comune dalle alterne fortune politiche, conteso da centro destra e centro sinistra, il sindaco recentemente rimosso per irregolarità nella gestione dei rifiuti. Castelvolturno bianca e Castelvolturno nera. L’una tutta raccolta attorno al centro storico, l’altra sparpagliata lungo la via Domizia, 30 chilometri di strada statale, frastagliata da rotonde, camionette di esercito e polizia (specie subito dopo la strage del novembre 2008 di sei ghanesi a opera del clan di Setola), da spacciatori e baby prostitute, gestite dalla mafia nigeriana. E con mille strade e stradine che partono dalla Domiziana e vanno verso il mare, lungo le quali le villette abusive sono date in affitto agli immigrati. 200, 300 euro un posto letto. In sei, sette per stanza, fate un po’ voi i conti di quanto renda il business dell’uomo nero.

Si parla di 15mila irregolari a Castelvolturno. Una delle più grandi comunità africane d’Europa. Dall’estate 2008 la vita degli immigrati che, in larga parte giunge in Italia per lavorare o per fuggire da Paesi in guerra, o da profonde situazioni di disagio e povertà, non è cambiata molto.

Il simbolo delle condizioni di vita di questi cittadini era l’American Palace, l’enorme caseggiato che ospitava migranti in case sporche e distrutte. Quel palazzo è ancora lì e continua ad accogliere anche 10-12 persone per appartamento. Una situazione esplosiva ed inumana che si può toccare con mano anche in tante altre zone: da Castelvolturno, a Mondragone fino al Basso Lazio”, racconta Fabio Basile, portavoce del “Centro sociale ex canapificio”. “La situazione a Castelvolturno è per ora tranquilla“  rassicura Claudio Dell’Aquila dell’Arci Caserta. “Alcuni immigrati scappati da Rosarno subito dopo gli scontri sono tornati a Castelvolturno. Altri lo faranno prossimamente, appena usciranno dai CARA”.

Nel Cie di Bari-Palese ci sono 324 immigrati sfollati da Rosarno, 147 dei quali titolari di regolare permesso di soggiorno trattenuti nel centro senza una spiegazione. Lo ha detto la parlamentare del Pd Pina Picierno che oggi ha fatto visita al centro e incontrato gli extracomunitari che hanno lasciato Rosarno.
Oltre 100 sono invece ancora in attesa di essere identificati. “È molto preoccupate non conoscere le ragioni per cui chi è in possesso del permesso di soggiorno viene ancora trattenuto nel Centro” spiega la parlamentare “mentre fra coloro di cui non si conosce l’identità potrebbero esserci lavoratori in regola, richiedenti asilo e altri soggetti in diritto di restare liberamente nel Paese”.

Nel frattempo a Castelvolturno si muove la macchina della legge, ma a piccoli passi
Sono in corso rimpatri ed espulsioni a Castelvolturno”, racconta ancora Dell’Aquila. “Ma la Polizia ora lo sta facendo senza blitz eclatanti, a gruppi di cinque o sei. Fanno retate a caccia di spacciatori poi trovano gente senza documenti. Fanno loro il processo per direttissima e poi li spediscono a Roma per l’espulsione

Ma perché gli immigrati vanno a Castelvolturno? “Lo si fa per cercare lavoro, per passaparola di amici, per informazioni di immigrati che prima di loro lo hanno fatto. E poi c’è il capolarato diffuso che organizza il lavoro nei campi, non solo nel casertano ma addirittura fino in Trentino Alto Adige per la raccolta delle mele (anche se lì il fenomeno è in netta diminuzione a causa dei controlli molto più stringenti)” racconta Dell’Aquila.

Castelvolturno mostra così le sue due facce: quella bianca e quella nera, quella italiana e quella africana. Quella regolare e quella irregolare. L’una schiavizzata ed emarginata, l’altra in alcuni casi sempre più intollerante.
Christopher ha 32 anni e viene dal Ghana. È irregolare e sopravvive a Castelvolturno da tre anni: “Mi alzo ogni giorno alle 4 del mattino e vado ai punti di raccolta sulla Domiziana. Lì passa il caporale per prenderti su, ma devi essere veloce, più degli altri se vuoi lavorare, se no niente. Niente lavoro, niente soldi, niente mangiare. E così tutti i giorni”.

  • giamp
  • Lunedì 11 Gennaio 2010

Commenti

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Il 11 Gennaio 2010 alle 19:21 indigesto ha scritto:

Pare che la colpa sia dell’Italia e degli italiani che perseguitano questi poveri rifugiati..politici che non si possono definire clandestini, ma immigrati! E diamogliela questa cittadinanza, magari retroattiva! Alla tessera di partito ci penserà il PD..ne ha tanto bisogno, di clandestini..pardon, di immigrati!

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