
Pier Luigi Bersani terzo segretario del Partito Democratico
“Un’opportunità e non un obbligo“, questo sono le primarie per il Pd secondo il suo segretario Pierluigi Bersani. Che lo ha ribadito ieri da Malpensa a proposito delle regionali: “Adesso dobbiamo privilegiare la messa in campo di candidati forti”.
Come Emma Bonino (”una fuoriclasse” secondo Bersani) ma non come Nichi Vendola, che pure vinse a sorpresa in Puglia 5 anni fa (e prporio contro Francesco Boccia, che oggi in molti vorrebbero candidato senza ricorso al parere degli elettori democrats). Per le competizioni interne comunque il segretario non vede più il tempo sufficiente: le elezioni sono a fine marzo e in due mesi e mezzo fare due campagne elettorali è troppo, specie nelle regioni in cui il centrodestra ha già espresso i propri candidati.
Una posizione pragmatica, che non sorprende più di tanto: a Bersani così come a D’Alema in fondo le primarie devono essere sempre sembrate un’americanata, una cosa che può andar bene per scegliere il leader di partito o di coalizione (Prodi, Veltroni, lo stesso Bersani) e attirare l’attenzione su di sé. Non uno strumento da ripetere ovunque che di fatto esautora i dirigenti locali. Ma nel Pd in molti la pensano diversamente e ritengono che le primarie sino ad ora siano state le esperienze fondanti, distintive (nel centrodestra non se ne parla neppure) e migliori di un partito che, non va dimenticato, è nato ufficialmente appena tre anni fa. E quindi a chiederle non sono solo quelli, come Vendola, che finirebbero trombati dalle scelte dei dirigenti.

LA FUORICLASSE (Vignetta di Uber)
Ad esempio oggi Rosy Bindi spiega in una lettera a La Stampa che al Pd non si può chiedere di rinunciare alla propria prospettiva strategica, ”entro la quale il Pd svolga coerentemente la propria identità e la propria missione. Pena il proprio snaturamento”. Il presidente dei democrats è convinta che le decisioni non si possono assumere ”da soli, né confinare entro stanze segrete. La libertà, per ciascun alleato di non parteciparvi non può tradursi nella pretesa che il Pd vi rinunci”.
”Sulle primarie o siamo convinti che servano per legittimare il candidato migliore in una corsa elettorale oppure non ci crediamo”, ha detto invece Ignazio Marino. Stefano Ceccanti ricorda che lo statuto del Pd impone le primarie a meno che i tre quinti dell’assemblea regionali sia favorevole a rinunciarvi, qualora così chiedano gli alleati: rinuncia che chiedono l’Udc in Puglia e gli altri alleati ad esempio nel Lazio. L’accusa di Area Democratica, la componente che fa capo a Franceschini, è invece che Bersani punti a evitare le primarie non attraverso un voto alla luce del sole, ma facendo slittare le decisioni fino a renderle tardive.
Anche su internet c’è chi si mobilita a favore delle primarie: Debora Serracchiani ha aderito a un gruppo su Facebook dal titolo ”Vogliamo le Primarie in Puglia, Lazio, Veneto… e dopo: uniti!”, mentre Pippo Civati, vice di Ignazio Marino nella sua candidatura, scrive sul suo blog:
Le primarie non sono un obbligo, nemmeno quelle per le cariche monocratiche. Nemmeno i congressi lo sono, del resto. Leggiamo dal testo che Bersani presentò a luglio: «La sovranità appartiene agli iscritti, che la condividono con gli elettori nelle occasioni regolate dallo statuto. Agli iscritti sono riconosciuti diritti fondamentali come la partecipazione alle decisioni ai vari livelli (anche attraverso referendum) e l’elezione degli organismi dirigenti. Il Pd coinvolge gli elettori, attraverso le primarie, per selezionare le candidature alle cariche elettive con particolare riferimento alle elezioni in cui non sia presente il voto di preferenza».
Un altro blogger-esegeta di quanto accade nel popolo del Pd come Zoro, al secolo Diego Bianchi, commenta invece così la figura dell’ “esploratore” che sembra aver sostituito le primarie:
L’esploratore democratico in effetti mancava alla galleria di cariche e profili che in questi due anni si sono affastellati nel Pd. Se si pensa che quella dell’esploratore è mansione totalmente antitetica nella sostanza alla mai troppo apprezzata e sempre temuta prassi delle primarie (un uomo indicato dal partito individua il candidato migliore anziché farlo scegliere dal corpo elettorale del partito stesso), davvero risulta difficile capire, e poi metabolizzare, quale sia la schizofrenica logica che guida la selezione della classe dirigente. Inoltre, il cappello d’esploratore messo in testa a Zingaretti (…) e Boccia (incaricato di trovare qualcuno che lo convinca di essere l’uomo giusto per prendere un’altra tranvata da Vendola) è cosa quanto meno bizzarra, per non dire offensiva, agli occhi di chi ha partecipato alle primarie del 25 ottobre.
- Martedì 12 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 14 Gennaio 2010 alle 18:50 Tutti i contorsionismi di Bersani per fare la corte a Casini - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] non è il solo volta faccia del segretario del Pd in questa prima decade di gennaio. Vi ricordate le primarie? Il meccanismo “principe” per la scelta dei candidati, proprio come voleva Walter [...]
Il 25 Gennaio 2010 alle 18:00 Scacco pugliese al Pd: Bersani “Bocciato” da Vendola e impallinato da D’Alema - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] in faide locali, come appunto in Puglia. Adottando talvolta il meccanismo prodiano delle primarie, altre volte decidendo la scelta dall’alto. Un guazzabuglio, dove tra l’altro alcune regioni [...]
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