Anniversari e polemiche: quel che resta di Mani Pulite

Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo, Gerardo D’Ambrosio e Antonio Di Pietro | (Fotogramma)

Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo, Gerardo D’Ambrosio e Antonio Di Pietro | (Fotogramma)

Ma che cosa resta di Mani pulite? Che fine hanno fatto i protagonisti della stagione giudiziaria più controversa d’Italia? Mentre infuria la polemica sul decennale della scomparsa di Bettino Craxi, morto da latitante e in esilio il 19 gennaio 2000, tra un mese compirà 18 anni l’inchiesta che partì alle 17.30 del 17 febbraio 1992 con l’arresto di Mario Chiesa, il presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano. Ma altro che maturità: anzi, anche qui si preparano nuove diatribe.

Eppure nel “grande circo” di Mani pulite tutto è cambiato, da allora. Sono appena morti Bruno De Mico, il costruttore che rivelò ad Antonio Di Pietro i primi intrecci tangentizi, e Francesco Paolo Mattioli, il direttore finanziario della Fiat che s’era immolato processualmente per salvare il vertice aziendale. Sono molto cambiati anche i tre magistrati che fin dai primi giorni guidarono le indagini su Tangentopoli: Di Pietro è il capo di un partito, l’Italia dei valori; l’ex procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli oggi presiede il Conservatorio e “resiste, resiste, resiste” (tenendo fede al suo ultimo motto) fra le poltronissime a ogni prima della Scala; il suo vice Gerardo D’Ambrosio è da due legislature in Senato per il Pd, ma è stato notato dalle cronache quasi esclusivamente per l’opposizione all’indulto del 2006.

Ecco, forse per cominciare a guardare con un po’ di distacco quel periodo si potrebbe partire proprio da loro: dagli uomini che “fecero l’impresa”, spesso lontani dall’atmosfera eroica di 6-7 mila giorni fa. Magistrati, avvocati, giornalisti che si dedicarono all’inchiesta e che oggi viaggiano per tutt’altre strade. Nel pool iniziale di Mani pulite, quello costituito da Borrelli attorno al giovane Di Pietro (che nel ’92 aveva 42 anni), il sostituto procuratore Gherardo Colombo era l’intellettuale del gruppo. Colombo si è dimesso dalla magistratura nell’anniversario del 17 febbraio 2007, convinto “di non poter fare più nulla per rendere il sistema meno ingiusto”. Da allora l’ex pm ha viaggiato nelle scuole italiane per “diffondere l’educazione alla legalità”. Colombo va fiero di questo impegno: “Incontro 50 mila studenti all’anno” dice a Panorama “dalle elementari alle superiori”. Intanto ha scritto due libri per la Feltrinelli, Il vizio della memoria e Sulle regole. Nel 2007 è entrato nella casa editrice Garzanti come vicepresidente e dal settembre scorso, a 63 anni, è il presidente.

Tra i pubblici ministeri del nucleo iniziale di Mani pulite oggi resta in attività solo Piercamillo Davigo, che a 60 anni è consigliere di Cassazione. Nel 1994 gli venne attribuita la frase “noi magistrati rivolteremo l’Italia come un calzino”, ma ne ha sempre negato la paternità. Resta il fatto che Davigo è sempre stato il più ruvido fra i magistrati del pool e oggi insiste nel ruolo. Parlando dei tanti suicidi degli indagati di Tangentopoli (12 a Milano, 43 in tutta Italia), nel febbraio 2008 ha confermato la sua tesi più spietata: “Le conseguenze dei delitti ricadono su chi li compie, non su chi li scopre”.

Insomma, Davigo è ancora il colpevolista d’un tempo. E contro il clamore suscitato dai più recenti contrasti tra politica e magistratura prospetta soluzioni sempre lontane dal garantismo: “Il vero problema” sostiene “è che gli indagati restano al loro posto invocando la presunzione d’innocenza. Se noi invece processassimo degli ex, già allontanati dai ruoli di responsabilità, nessuno si occuperebbe di ciò che accade nelle aule di giustizia; non ci sarebbero conseguenze politiche quando arrivano i carabinieri”. Davigo potrebbe forse discuterne con Ottaviano Del Turco, l’ex presidente dell’Abruzzo arrestato per corruzione nel luglio 2008 e poi tenuto in carcere per 40 giorni. Del Turco è stato costretto a lasciare la politica, ma ora pare proprio che le accuse contro di lui stiano crollando.

Come Davigo resiste sulla breccia, ma a Milano, Fabio De Pasquale, il sostituto procuratore che venne aggiunto in un secondo momento da Borrelli al pool dei reati contro la pubblica amministrazione e poi fu sottoposto a ispezione ministeriale perché accusato di avere lasciato in carcere oltre il dovuto il suo indagato Gabriele Cagliari. A San Vittore il presidente dell’Eni si uccise il 20 luglio 1993, soffocandosi con un sacchetto di plastica, ma De Pasquale non subì alcuna censura. Oggi è il magistrato che segue gli ultimi processi “berlusconiani” e che lo scorso novembre ha ottenuto dalla Corte costituzionale la bocciatura del lodo Alfano: poco prima lo aveva pubblicamente definito “criminogeno”, suscitando un’ispezione finita nel nulla come quella di 16 anni prima.

L’ultima pm aggregata alla squadra, Tiziana Parenti, ha invece cambiato lavoro già dal 1994. La sfortunata titolare delle indagini sulle “tangenti rosse”, cui il pool impedì d’inviare un avviso di garanzia al tesoriere del Pci-Pds Marcello Stefanini, prima è stata deputato di Forza Italia e presidente dell’antimafia; poi ha aderito all’Udr di Francesco Cossiga. Infine “Titti la rossa” ha chiuso con la politica e fa l’avvocato penalista a Roma: tra gli altri, ha difeso un famoso chirurgo accusato d’avere impiantato valvole cardiache difettose e un collaboratore di don Pierino Gelmini, imputato per molestie sessuali.

E i giudici di Mani pulite che fine hanno fatto? Italo Ghitti, il giudice per le indagini preliminari che i cronisti avevano malignamente soprannominato “Nano ghiacciato”, oggi ha 62 anni ed è presidente del tribunale di Monza: non ha rimpianti per la stagione delle manette, cui peraltro contribuì con tante autorizzazioni all’arresto, ed è critico nei confronti della “giustizia spettacolo”. Ricordando Craxi, scuote la testa: “La scena delle monetine lanciate contro di lui nel 1993 davanti all’hotel Raphaël fu una delle peggiori manifestazioni di odio di massa“.

Proprio da Monza, e proprio per dare man forte a Ghitti, nel 1994 era arrivato a Milano Andrea Padalino, l’altro gip “specializzato” di Tangentopoli (e come Tiziana Parenti noto per i riccioli rossi). Ma anche lui ha cambiato carriera e dal 1998 fa il pubblico ministero a Torino. All’epoca pareva schierato a sinistra, di recente ha dovuto incassare la solidarietà dei leghisti locali per le minacce comparse sui muri contro di lui dopo una dichiarazione favorevole alla legge anticlandestini.

Fra gli avvocati più attivi ai tempi di Tangentopoli, molti sono entrati in politica. Gaetano Pecorella è in Parlamento dal 1996. Michele Saponara nel luglio 2006 è passato dal Senato al Consiglio superiore della magistratura. Giovanni Maria Flick ha affiancato il Parlamento alla cattedra e alle arringhe: è stato ministro della Giustizia nel 1996, sotto Romano Prodi, e nel 2000 è entrato alla Corte costituzionale per poi esserne il presidente fino al febbraio 2009; ora è a capo del Museo della Shoah.

Altri penalisti proseguono nella professione, sia pure in settori diversi. Giuseppe Lucibello, l’avvocato amico di Di Pietro reso famoso forse più dalle scarpe di coccodrillo che dalla difesa dell’imputato peso massimo di Tangentopoli, Francesco Pacini Battaglia, ora ha come cliente Fabrizio Corona, il titolare dell’agenzia fotografica Corona’s appena condannato per estorsione a 3 anni e 8 mesi. E Massimo Dinoia, che aveva difeso Di Pietro nelle intricate inchieste bresciane dove s’ipotizzavano pagamenti a favore dell’ex pm, s’è trovato sorprendentemente a patrocinare il “mariuolo” Mario Chiesa, riarrestato nel marzo 2009 a Varese per una storia di discariche abusive e di truffe: “Chiesa stavolta non c’entra nulla” ha dichiarato sicuro Dinoia all’inizio del processo. Il 9 dicembre il suo cliente ha patteggiato 3 anni di carcere.

Altri avvocati famosi di Tangentopoli hanno appeso la toga al chiodo. Giuliano Spazzali, che nella difesa del finanziere Sergio Cusani scelse la strada (coraggiosa e suicida) dello scontro processuale con Di Pietro, nell’aprile 2008 ha abbandonato la carriera dopo 43 anni, promettendo: “Non scriverò le mie memorie”. Anche il suo cliente più famoso ha lasciato la finanza: Cusani fa il consulente per i metalmeccanici della Cgil e si occupa di recupero dei detenuti.

C’era poi l’”altro pool” di Mani pulite, quello parallelo dei cronisti di giudiziaria che seguivano l’inchiesta e ne amplificavano la voce, quasi esclusivamente in senso accusatorio. Luca Fazzo e Piero Colaprico di Repubblica erano tra i più assidui del quarto piano del palazzo di giustizia di Milano. Litigavano solo quando si trattava di stabilire chi tra i due avesse inventato il termine “Tangentopoli”.

Oggi Fazzo lavora al Giornale, dove scrive di cronaca (ed è diventato più garantista). Colaprico non ha cambiato né testata né testa, però si è dedicato molto al romanzo noir: ha scritto una ventina di ottimi gialli, alcuni dei quali a quattro mani con Pietro Valpreda. Si è dato alla letteratura anche Goffredo Buccini, il cronista del Corriere della sera che con lo scoop che anticipò l’avviso di garanzia a Silvio Berlusconi, nel novembre 1994, preannunciò la caduta del suo primo governo. È stato corrispondente da New York; dal 2004 è a capo della redazione romana e il suo ultimo romanzo, del 2008, è La fabbrica delle donne (Mondadori).

Chiara Beria di Argentine, che nel 1996 curò per l’Espresso la saga infinita delle testimonianze di Stefania Ariosto, oggi scrive di varia umanità in una rubrica settimanale sulla Stampa. Mentre il suo ex collega Peter Gomez, da sempre tra i più accesi sostenitori dell’operato dei magistrati di qualunque latitudine, e qualunque cosa facciano, si è affiancato a Marco Travaglio nella produzione a raffica di testi di cronaca antiberlusconiana. Sulla sponda opposta Frank Cimini, forse il giornalista più lontano dai pm di Mani pulite, è passato dalla collaborazione al Mattino a quella con alcuni blog che trattano di giustizia.

Fra i cronisti televisivi, Paolo Brosio del Tg4 resta nella memoria di mezza Italia per il taccuino che Di Pietro gli sfilò in diretta davanti al palazzo di giustizia: poi Paolino si è dato allo spettacolo, dividendosi tra Quelli che il calcio, L’Isola dei famosi e Stranamore (come postino). Lo scorso settembre, compiuti i 53 anni, ha pubblicato un libro che è un testamento spirituale: A un passo dal baratro, perché Medjugorje ha cambiato la mia vita. Ma visto che ai tempi d’oro di Tangentopoli anche Di Pietro veniva chiamato “la madonna” per la metafisica abilità a strappare confessioni, nel caso di Brosio si può forse parlare di un ritorno alle origini: quelle del culto mariano.

di Maurizio Tortorella

Commenti

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Il 19 Gennaio 2010 alle 13:57 vincenzoaliascontadino ha scritto:

DIPIETRISTI? VALORI O UNA VERGOGNA NAZIONALE?
Io mi chiedo, ma dove stanno questi Valori dell’Idv, se l’indole Politica di questi immacolati e baciati dalla fortuna, sono così evidenti dediti all’odio e non ad un briciolo d’umanità ed unità Nazionale? Io posso capire l’ideologia Comunista, nato per il potere e per l’odio ed a soffocarne le idee altrui, sino ad eliminarli fisicamente e con piedi cementati e gettati nelle Foide dell’Atlantico o privandone la loro libertà a chi non condivideva le loro idee ancora oggi, sono puniti e messi in prigione deportati nei Gulag. Così Di Pietro che una volta si credeva un gradino sotto Dio, ma solo da quei cialtroni di media e di uomini piccoli. Mi dicevo un amico passato sotto le sue grinfie col solito ritornello “ non potevi non sapere “ che per un sospetto, eri in cella. Il Petrus los Schiavettones, usava un metodo specifico tutto suo per il presunto colpevole disegnava: “ su un foglio dei cerchi chiedendo loro: ” Sai cosa sono questi? Allora, uno è la tua confessione che ti servirà per uscire da San Vittore! In poche parole, l’Idv, partito Politico o associazione di ex aguzzini, Giudice ed esecutori : insomma i tre Valori di questi dipietristi? Per fortuna che Berlusconi è Videla, Ahmadinejad e Chavez che mette il bavaglio ai cittadini, forse gli manca il guinzaglio e loro i Gulag? Con queste premesse io credo che Napolitano abbia fatto bene a rivalutare il Presidente Craxi, ma manca ancora una Commissione d’inchiesta sul periodo giudiziale dal 1992 ad oggi, onde poter sì, incarcerare chi ha esagerato, ma buttandone la chiave! http://www.facebook.com/ http://forum.panorama.it/f16/d.....le-t17863/ http://vincenzoaliasilcontadin.....chiale.it/
http://vincenzoaliasilcontadin.....inder.com/

Il 19 Gennaio 2010 alle 17:58 Zione ha scritto:

Illustre Contadino, nel mentre mi compiaccio di aver letto delle sacrosante verità, mi permetto di far osservare che se ci sarà, come giusto che debba esserci, una doverosa e severa Inchiesta che faccia luce sull’operato di Mani Sporche (di Sangue Innocente) è necessario che la stessa abbia inizio dagli anni 80 e che, pur sorvolando (per praticità …) sul caso Teardo, abbia ad indagare anche e principalmente sugli efferati misfatti compiuti nelle Famigerate Botteghe Piemontesi, dove una volta si amministrava la buonanima della Giustizia.

Alcuni noti e Malfamati Gaglioffi, dediti alla Barbarie, per interesse di (ristretta) casta e per congenita malvagità, pur di raggiungere reconditi e illegali loro traguardi, hanno portato a termine esecrande azioni direttamente a danno del Partito Socialista, ma di riflesso anche su Persone Morigerate, incensurate e apolitiche; moralmente distrutte dall’Infamia di questi Scellerati magistrati, che in consegueza dell’ALTO TRADIMENTO fatto al Popolo Italiano, hanno fatto una brillante e suinesca carriera, grazie al reciproco passaggio del testimone, in certi criminali covi di mutuo e brigantesco soccorso.

Il 20 Gennaio 2010 alle 14:48 indigesto ha scritto:

Cosa resta di mani pulite? Il malaffare dilagante, spesso operato dagli stessi “moralizzatori”, il PCI, nelle sue diverse propaggini, e le posizioni di prestigio riconosciute ai Magistrati di allora! Dimenticavo: i processi a Berlusconi, ma questi riguardano i Magistrati di oggi che ne hanno raccolto il testimone!

Il 9 Novembre 2010 alle 10:32 Zione ha scritto:

L’imperterrito CSM, invece di vergognarsi e di recitare il Mea Culpa per gli incommensurabili Disastri fatti, colla solita Albagia che tanto caratterizzava i Conquistatori del passato (che più massacravano, tanto più si sollazzavano), continua a dare i numeri …

Perbacco, possibile che dopo le infinite “brutte figure” (per non dire altro) solo al CSM vivano ancora di fantasia e si sentano offesi nella loro schizzinosa permalosità, allorchè il Capo del Governo, interpretando anche il comune pensiero, dice e spiega, con dovizia di particolari che il magistrato del pastrocchio Mills, gode di cattiva fama, che in Italiano si dice appunto Famigerato, il che è solo un semplice aggettivo qualificativo, cosa questa che si apprende alle Elementari e che ben indica la notorietà del personaggio; specie dopo il suicidio di Gabriele Cagliari, a cui lo stesso, dopo averlo lasciato in uno stato di profondo abbattimento, dovuto ai briganteschi modi di Mani Sporche tanto in auge e gagliardamente applicati in quel triste periodo, disse che all’indomani lo avrebbe scarcerato, mentre invece se ne andò in vacanza, lasciando il “Dannato”, in preda alla totale disperazione, da cui fu indotto al gesto estremo e di cui il tizio è moralmente e grandemente Responsabile; altro che intaccare il prestigio della Magistratura, di cui il Popolo ha il dovuto e massimo rispetto; esclusion fatta per il vile Giudiciume politico, che Oltraggiando e calpestando coloro che per ignobili fini non gradisce, intrallazza e ingrassa alla faccia di tutte le Oneste e morigerate persone, che lavorano con Coscienza (e sacrifici) nei vari settori di questa Famigerata Giustizia da Riformare alla svelta …

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