Commemorando Craxi, Napolitano: “Su di lui, durezza senza uguali”

Bettino Craxi

L’atteso intervento di Giorgio Napolitano che a dieci anni dalla morte di Bettino Craxi, e a poche ore dalla commemorazione ufficiale in Senato, ha “sdoganato” alla storia il leader socialista, ha suscitato “viva emozione” nella moglie Anna, e nei figli Bobo e Stefania, che vi hanno letto i segnali per una “pacificazione generale”. Ma ha fatto anche ribollire l’Italia dei Valori che ha condannato interventi assolutori giudicandoli uno “sfregio alla storia”.

Una lettera molto lunga, quella del Capo dello Stato: in quattro cartelle Napolitano ripercorre l’attività politica di Craxi invitando a un giudizio “sereno” per quanto “non acritico” dall’esponente socialista, mette in guardia da “rimozioni e distorsioni” che lo Stato non si può permettere, osserva che Craxi pagò “con una durezza senza eguali” le responsabilità che gli furono attribuite per i fenomeni degenerativi del sistema politico. Quello stesso sistema “che è ancora in attesa di riforme che soddisfino le esigenze” esemplificate nella vicenda di Craxi.
Comunque, osserva Napolitano, Craxi pur tra “luci ed ombre” ha lasciato “un’impronta incancellabile” nella storia italiana. Perché la sua storia di leader politico, di protagonista del confronto nella sinistra italiana ed europea, e di uomo di governo “non può venir sacrificata” dal fatto, che pur occorre ricordare, che fu condannato in sede penale.

Sempre nel messaggio, il Presidente richiama poi la pronuncia della Corte dei Diritti dell’Uomo riguardo ai processi contro Craxi: secondo Napolitano non si può dimenticare “che la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo - nell’esaminare il ricorso contro una delle sentenze definitive di condanna dell’on. Craxi - ritenne, con decisione del 2002, che, pur nel rispetto delle norme italiane allora vigenti, fosse stato violato il diritto ad un processo equo” per uno degli aspetti indicati dalla Convenzione europea.

Profondamente grati a Napolitano, i figli e la moglie di Craxi. La signora Anna ha subito risposto al Capo dello Stato con una lettera inviata da Hammamet nella quale manifesta “viva emozione” per il “messaggio” del Quirinale e “per le alte parole di apprezzamento che - ha scritto al presidente della Repubblica - Ella esprime nel suo ricordo, animato da una volontà di rendere al nostro Paese una lettura condivisa della nostra storia recente”. “Mio marito” ha proseguito “lavorò tutta una vita per l’affermazione delle idee in cui egli ha creduto con passione ed entusiasmo per rafforzare i valori di democrazia e di libertà in Italia e nel mondo. Egli riposa in terra di Tunisia, ma non smise mai di pensare al bene dell’Italia e dei suoi concittadini”.
Anche la figlia Stefania ha ringraziato Napolitano: “Nel suo messaggio non ha evitato nessuno dei problemi posti dalla tragica vicenda di mio padre, manifestando apertamente la stima e i sentimenti di amicizia che lo legano alla sua figura”. E il figlio Bobo è riconoscente per le parole di “verità e giustizia”, pronunciate dal presidente. “Napolitano” ha detto “riconosce i suoi meriti politici di cui si sta parlando in questo decennale della sua scomparsa che deve essere incardinato in una una vicenda politica e storica di cui il nostro Paese deve essere compartecipe”.

Ma è l’Italia dei Valori a protestare e contestare celebrazioni e “riabilitazioni”. Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, non ha fatto sconti al Colle: “Quelle del Capo dello Stato” ha detto “mi sembrano affermazioni del tipo della Sibilla cumana che cambia il suo senso a seconda di come si mettono le virgole”. Mentre Antonio Di Pietro ha fatto sapere che preferisce ricordare la figura del giornalista Beppe Alfano: “Anch’egli è morto, ma” ha sottolineato “ammazzato perché denunciava chi commetteva reati, invece che commetterli”. E l’europarlamentare Luigi De Magistris ha contestato la “riabilitazione” di un “latitante”, e ha lanciato il suo j’accuse: “cancellare” quanto accaduto “sarebbe uno sfregio alla storia del nostro Paese e a chi crede ancora oggi nella legalità e nella giustizia, oltre che nella Politica”.
Per contro il Pd ha colto nelle parole del presidente della Repubblica la portata “storica”, ossia, come ha rimarcato Pier Luigi Bersani, il fatto che “gli errori” commessi li abbia pagati “molto cari e molto duramente”. Per questo, è stato l’invito del segretario Democratico, si deve avere “la serenità per fare un approfondimento di quelle vicende storiche e di quella personalità”. Una “riflessione” che serva a “mettere meglio in equilibrio i pesi e le misure di quella figura che è stata importante e che ha segnato certamente elementi di innovazione”.

Qui il testo integrale della lettera di Giorgio Napolitano ad Anna Craxi.

Di Pietro, Grillo e la Lega non la vogliono, ma dal comune di Milano non si ferma la proposta di intitolare una via a Bettino Craxi. Voi siete favorevoli a intitolare una strada al leader socialista?

Commenti

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Il 19 Gennaio 2010 alle 15:24 carlo.tosi ha scritto:

Lo vogliono riabilitare a tutti i costi, ma i fatti non si cancellano ne si modificano. Anche se il tempo mitiga le cose e ne attenua i contorni, quello che ha fatto è stato provato e rimane. Adesso sembra quasi un tentativo di beatificazione, da parte dei suoi simili. Appunto perchè sono suoi simili nelle idee e nei comportamenti, pensano che rivalutando la sua memoria ed il suo operato, possono in qualche modo giustificare tutte le situazioni simili avvenute in questi anni ed attuali. I tentativi di corruzione, di tangenti, di favori e di sporco intreccio politica-malaffare, si sono modificati, con il tempo, ma non sono mai scomparsi e proseguono tuttora. Ecco perchè lo vogliono rivalutare, per rivalutare in questo modo anche se stessi e giustificare un vergognoso modo di fare politica.

Il 19 Gennaio 2010 alle 16:08 ermes1 ha scritto:

Riabilitare Craxi (un corruttore e latitante che ha sfruttato la politica portando aumenti di spesa pubblica fino ad arrivare all’attuale debito che paghiamo con 80 miliardi di Euro all’anno di soli interessi), significa giustificare il presente, senza capire il rischio che stiamo vivendo: quello di una democrazia minacciata e di una Costituzione a rischio da parte di un presidente del Consiglio senza scrupoli che teme la fine del suo compare che riposa ad Hammamet….

Il 19 Gennaio 2010 alle 18:08 Zione ha scritto:

Illustre Contadino, nel mentre mi compiaccio di aver letto delle sacrosante verità, mi permetto di far osservare che se ci sarà, come giusto che debba esserci, una doverosa e severa Inchiesta che faccia luce sull’operato di Mani Sporche (di Sangue Innocente) è necessario che la stessa abbia inizio dagli anni 80 e che, pur sorvolando (per praticità …) sul caso Teardo, abbia ad indagare anche e principalmente sugli efferati misfatti compiuti nelle Famigerate Botteghe Piemontesi, dove una volta si amministrava la buonanima della Giustizia.

Certi malfamati gaglioffi, dediti alla Barbarie, per interesse di (ristretta) casta e per congenita malvagità, pur di raggiungere reconditi e illegali loro traguardi, hanno portato a termine esecrande azioni direttamente a danno del Partito Socialista, ma di riflesso anche su persone morigerate, incensurate e apolitiche; moralmente distrutte dall’Infamia di questi Scellerati magistrati, che grazie all’Alto Tradimento fatto al Popolo, hanno fatto una brillante e grassa carriera, grazie al reciproco passaggio del testimone, in certi criminali covi di mutuo e brigantesco soccorso.

Il 20 Gennaio 2010 alle 14:26 indigesto ha scritto:

Credo che il maggior torto di Craxi sia stato quello di incarnare, troppo consapevolmente, il malaffare della politica in quel periodo. Ritenuto, a torto o a ragione, il simbolo di quel consociativismo che ha precipitato il Paese nel disastroso debito pubblico, vero è che se ne fece garante, con spavalda sicumera, durante tutto il periodo in cui il PSI ha svolto il ruolo di ago della bilancia della politica italiana. Non poteva, dunque, non rientrare tra i principali obiettivi di un giustizialismo politico, manovrato dal PCI e tendente alla conquista del potere. Purtroppo per esso ha trovato sulla strada un certo Berlusconi, sul quale si sono addensati poi tutti risentimenti della manovra politico-giustizialista, tuttora evidenti nelle strategie della Magistratura e della politica della sinistra. I tentativi di riabilitazione che l’attuale classe politica sta operando, anche in modo trasversale, è solo un modo per autoassolversi, dal momento che l’ondata di moralismo, di cui il PCI si era fatto, indegnamente, portatore ha praticamente lasciato le cose come stavano; semmai ha posto in evidenza l’immoralità amministrativa degli stessi moralizzatori. E’ giunta l’ora, insomma, di tutti colpevoli, nessun colpevole! Potrà aver successo, questa opera di riabilitazione, tra gli stessi politici (Cicero pro domo sua) ma nel popolo, che conserva ancora memoria di quella incarnazione e di quella sicumera, di cui si è detto, l’impresa risulta molto, ma molto, più ardua!

Il 25 Gennaio 2010 alle 12:26 La tela di Napolitano. Bilancio di metà settennato - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] può permettersi il lusso di guardare la politica attraverso le lenti dello storico: “La lettera di Giorgio Napolitano su Bettino Craxi, la cui nettezza mi ha sorpreso in un uomo così misurato” dice Fontana a Panorama [...]

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