
Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini (Ansa)
Sul nastro di partenza, il centrodestra deve risolvere ancora qualche qualche contrasto per spianare la strada ai candidati per le regionali di fine marzo. Per mercoledì 20 Silvio Berlusconi vuole chiudere la partita del toto nomi, ma intanto l’alleanza con l’Udc di Pier Ferdinando Casini, necessaria soprattutto al Sud, fa discutere nella coalizione. A partire dal leader della Lega Umberto Bossi che non tollera più la politica dei due forni del leader centrista. “Al di sopra del Po per Casini non c’è spazio“, il monito del Senatur. “Casini è uno che fa molte chiacchiere e pochi fatti, ma soprattutto fa pochi numeri”.
Critiche dure, quelle del Senatùr. Forse troppo, ma certo che anche il leader centrista ne ha fatta più d’una per attirare a sé le antipatie delle camice verdi. Per dire, intervenuto alla trasmissione Il fatto del giorno, se ne è uscito così: “Sia il Pd che il Pdl ci vogliono arruolare, ma noi no siamo arruolabili“, ha spiegato Casini. E non contento, a Otto e mezzo di Lilli Gruber ha paragonato la sua strategia, che punta all’autonomia dell’Udc in Parlamento, a quella adottata dal Psi di Craxi negli anni settanta e ottanta.
Poi la replica alle accuse leghiste: “Il problema del Pdl è l’arroganza del Carroccio. Credo che tutti gli italiani abbiano capito chiaramente che il problema non sia tra noi e il centrodestra, ma sia Bossi e la Lega. Loro pretendono di dettare le alleanze non solo al Nord, dove noi non siamo disponibili a intese con loro e loro con noi, ma anche al Sud del Paese”.
A spegnere le polemiche ci ha pensato il ministro della Difesa Ignazio La Russa che ha chiesto “all’amico Bossi di non lanciare aut aut all’Udc“, invitando Casini a fare maggiore chiarezza: “Vuole alleanze territoriali? Bene, allora ci siano in Lombardia, Liguria e Piemonte. Dica Casini se è disponibile a stare insieme a noi in queste tre regioni, e poi con la Lega ci pensiamo noi”. Sulla stessa linea d’onda, ma con più malizia, il coordinatore del Pdl Sandro Bondi: “L’Udc nasconde decisioni già assunte, cioè la volontà di stipulare alleanze organiche con la sinistra”.
Intanto, è quasi pronta la lista ufficiale dei candidati del centrodestra per le regionali. Il premier Silvio Berlusconi vuole risolvere, una volta per tutte, la questione nel corso della riunione dell’ufficio di presidenza. Stando ai nodi risolti in queste settimane (a cui si sono aggiunti i malumori degli azzuri contro lo strapotere della Lega e degli ex An sulla scelta dei candidati), se ormai è sicura la situazione in Campania, dove è stata ufficializzata appunto la candidatura di Stefano Caldoro al posto del sottosegretario Nicola Cosentino, per il Pdl resta un problema la Puglia.
Qui in pole position c’è, infatti, Adriana Poli Bortone, la cui candidatura starebbe creando qualche malumore: l’ex esponente di An, infatti, aveva lasciato in polemica con il centrodestra il partito fondando il movimento Io Sud. Ma l’eventuale virata sull’ex sindaco di Lecce potrebbe in qualche modo scompaginare le carte a Casini. La sua candidatura, infatti, potrebbe spaccare il fronte pugliese dell’Udc, attirando a sé magari i consensi di diversi quadri locali del Pd, qualora dall’altra parte, alle primarie, la spuntasse Vendola.
Più sicura la Basilicata dove il Pdl dovrebbe confermare Egidio Digilio.
Nel Nord, il Pdl ha messo un’ipoteca sulla Lombardia con Roberto Formigoni, in cerca del quarto mandato consecutivo, mentre per le altre due regioni l’ha spuntata Bossi, candidando in Piemonte il capogruppo alla Camera, Roberto Cota, e in Veneto il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia. In Liguria il candidato del Pdl sarà Sandro Biasotti, che tenterà di spodestare il governatore uscente Claudio Burlando (del Pd).
Nel Lazio la candidata finiana del centrodestra, l’ex leader dell’Ugl Renata Polverini, ha assicurato che l’alleanza con l’Udc si farà , anche se il partito di Casini continua a essere corteggiato dal Pd in cerca di una soluzione per il dopo Marrazzo. In Calabria, invece, il candidato del Pdl Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria, potrebbe avere vita facile, visto che il governatore uscente del Pd Agazio Loiero, sacrificato sull’altare dell’intesa con Casini per un candidato targato Udc, minaccia di correre ugualmente con una sua lista.
Il Pdl punterà per l’Emilia Romagna sull’ex direttore de Il Resto del Carlino e ora deputato del Pdl, Giancarlo Mazzuca.
Infine Umbria e Marche. Che, da sempre considerate, insieme a Toscana ed Emilia Romagna, le roccaforti della sinistra (che ne guidava da anni le amministrazioni), alle ultime europee hanno mostrato di risentire dell’appeal del Cavaliere e del Pdl, diventato il partito più votato. E con un distacco dal Pd per nulla residuale. Nelle Marche i nomi papabili sono quelli del sindaco di Fano, Stefano Aguzzi (un ex Pci a guida di una coalizione di centrodestra) e Federico Vitali, ex presidente di Confindustria regionale.
Corsa a tre invece in Umbria: mantiene i favori del pronostico Luisa Todini, l’imprenditrice a lungo in predicato per il Lazio, a cui si affiancano Fiammetta Modena e Claudio Ricci.
Ancora in alto mare la Toscana, dove l’unico nome presentabile sembra essere quello di Riccardo Migliori, su cui la Lega esprime non poche riserve. Per l’Udc si profila una corsa solitaria. Il fotografo Oliviero Toscani è il candidato dei radicali, ma ha chiesto apertamente il sostegno del centrodestra.
- Martedì 19 Gennaio 2010
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Il 21 Gennaio 2010 alle 17:49 Ma quanto vale l’Udc? Sondaggisti al lavoro: ecco il peso di Casini - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Umberto Bossi ha già detto la sua: “Casini è uno che fa molte chiacchiere, ma pochi numeri. Vedremo quanti voti piglia“. Gli analisti dei flussi elettorali sono già al lavoro per calcolarli. “Non è [...]
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