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	<title>Italia &#187; Tonino, l’architetto e l’amico americano</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 08:03:23 +0000</pubDate>
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		<title>Tonino, l’architetto e l’amico americano</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 12:50:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Possibile che la Cia abbia aiutato Di Pietro? Lui oggi nega con forza. Però nel luglio 1992 un ex indagato parlò di strani "ambienti Usa" disposti a favorire Mani pulite]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11312" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-11312" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2010/01/dipietro-large.jpg" alt="Antonio Di Pietro, ex pm di Mani pulite e leader Idv" width="500" height="335" /><p class="wp-caption-text">Antonio Di Pietro, ex pm di Mani pulite e leader Idv</p></div>
<p>Come nelle migliori <strong>spy story</strong>, l’unico che forse avrebbe potuto raccontare come andarono veramente le cose, purtroppo, è appena morto. <strong>L’architetto Bruno De Mico,</strong> costruttore milanese e alla fine degli anni Ottanta<strong> &#8220;pentito&#8221; ante litteram di Mani pulite, è scomparso l’8 gennaio</strong>: esattamente <strong>una settimana prima che <a href="http://www.antoniodipietro.com/2010/01/agente_super_bond.html" target="_blank">Antonio Di Pietro si lanciasse nella preoccupata difesa </a></strong><a href="http://www.antoniodipietro.com/2010/01/agente_super_bond.html" target="_blank">preventiva contro un &#8220;<strong>falso dossier</strong> in circolazione&#8221;</a>, dove si parlerebbe delle protezioni e addirittura di <strong>uno stipendio che la Cia gli avrebbe garantito</strong> ai tempi di <strong>Mani pulite</strong>.<span id="more-11309"></span></p>
<p>Con la sua iniziativa, l’ex pm ha riacceso un antico busillis politico-giudiziario. Si sono ricordati alcuni suoi <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/quei_viaggi_di_pietro_usa/18-01-2010/articolo-id=414581-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>misteriosi viaggi in America</strong></a> e alle Seychelles, trasformati in <strong>irrituali operazioni a caccia di latitanti</strong>. Si sono riesumati perfino i <strong>dubbi sulla sua laurea in giurisprudenza</strong>.<br />
Sorprendentemente, invece, nessuno ha rammentato <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1994/febbraio/06/Codemi_tutti_condannati_co_0_9402068368.shtml" target="_blank"><strong>la vicenda De Mico</strong></a>. Eppure, nel luglio 1992, quando l’inchiesta su Tangentopoli era partita da cinque mesi, <strong>era stato proprio l’architetto a proporre ai magistrati del pool l’aiuto di non meglio precisati &#8220;ambienti americani&#8221;</strong>.</p>
<p>La storia emerse nell’ottobre 1996 (con un articolo di <em>Panorama</em>) grazie alla scoperta di <strong>una &#8220;relazione di servizio&#8221; datata 19 luglio 1992</strong>, indirizzata all’allora procuratore Francesco Saverio Borrelli e subito <strong>posta sotto segreto</strong>.<br />
A scriverla era stato un magistrato da poco aggregato al pool, <strong>Piercamillo Davigo</strong>, che <strong>segnalava a Borrelli una strana vicenda</strong>, avvenuta all’indomani di uno degli arresti più &#8220;pesanti&#8221; e clamorosi di quella stagione: <strong>il 17 era finito a San Vittore il costruttore Salvatore Ligresti</strong>. E il 18 Davigo aveva incontrato l’avvocato <strong>Franco Sotgiu, amico di De Mico</strong>. Attraverso il penalista, l’architetto aveva proposto il contatto con &#8220;ambienti americani&#8221;: &#8220;Nessuno lo chiese mai&#8221; dice oggi Sotgiu a <em>Panorama</em> &#8220;però era evidente che <strong>quegli ambienti erano la Cia</strong>&#8220;.</p>
<p>Nella sua relazione Davigo raccontava che poi <strong>si erano effettivamente svolti alcuni incontri con De Mico</strong>, nessuno dei quali verbalizzato, e spiegava anche <strong>la presunta origine della profferta</strong>: &#8220;Gli americani, irritati con Ligresti e con Bettino Craxi, avevano <strong>deciso di colpirli e per questo erano disponibili a collaborare</strong> con il pool&#8221;.<br />
Secondo quanto Sotgiu ricorda delle parole di De Mico, <strong>alla base della presunta vendetta della Cia ci sarebbe stato un misterioso traffico d’armi in Somalia</strong>.</p>
<p>Mentre secondo la relazione di Davigo l’architetto aveva aggiunto<strong> particolari davvero degni di uno 007</strong>: a suo dire, Ligresti avrebbe commissionato <strong>indagini su Di Pietro a un colonnello dei carabinieri in pensione</strong>. Inoltre, un agente della sua scorta &#8220;non era affidabile&#8221;. Davanti a tanti rischi, non c’erano alternative:<strong> &#8220;La collaborazione offerta&#8221; concludeva Davigo &#8220;non poteva essere rifiutata&#8221;</strong>.</p>
<p>Gli americani sarebbero entrati<strong> in azione dopo un segnale</strong>: la partecipazione di Di Pietro alla trasmissione <a href="http://www.cbsnews.com/sections/60minutes/main3415.shtml" target="_blank"><em>Sixty minutes,</em> trasmessa dalla Cbs</a>. Davigo concludeva affermando di avere <strong>chiesto a De Mico se &#8220;gli ambienti americani sapessero dove si trovava il latitante Silvano Larini</strong> (uno dei &#8220;cassieri&#8221; di Craxi, <em>ndr</em>)&#8221; e che De Mico &#8220;si era impegnato a riferire&#8221;.<br />
<strong>Cosa accadde, dopo?</strong> Nessuno lo sa. Nell’ottobre 1992 <strong>Di Pietro volò a New York in un viaggio organizzato dall’Usis</strong>, un ente culturale statunitense con sede anche a Milano, senza però partecipare ad alcuna trasmissione televisiva. <strong>Forse De Mico avrebbe potuto raccontare qualcosa</strong>. Ma il 10 gennaio la famiglia ne ha annunciato la morte, avvenuta a Londra. E l’annuncio è giunto a esequie avvenute.</p>
<p>di <em>Maurizio Tortorella</em></p>
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