Permessi lenti, soggiorno a rischio: le due facce della burocrazia

Africani a una manifestazione della Cisl - Ansa

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Il vero nemico dell’integrazione e del lavoro in regola? Forse sono proprio le carte bollate. E i ritardi cronici della burocrazia italiana.
Almeno secondo i trecento immigrati che, sostenuti dai Radicali, portano avanti uno sciopero della fame dallo scorso dicembre per protestare contro i ritardi nei rinnovi del permesso di soggiorno. Tempi biblici: il ritardo standard, secondo la Cgil, è di 289 giorni rispetto ai 20 previsti dalla Bossi-Fini, che impone il rinnovo ogni anno.
Per il Viminale la stima è ancora più alta:291 giorni. Un periodo in cui nella vita di una persona può cambiare tutto, compreso perdere il lavoro. Il ritardo è dovuto in gran parte al passaggio dell’ “iter” di regolarizzazione nelle questure, dove avvengono i controlli prima del via libera.

La denuncia ha insomma un fondamento reale, ma non rappresenta la situazione di tutti i lavoratori immigrati: proprio dal lato della burocrazia sono stati fatti recentemente  passi avanti per snellire le procedure e adesso, per chi ottiene il rinnovo del permesso, i tempi medi per ottenere il documento devono essere intorno ai 45 giorni.
Più di quanto previsto dalla Bossi-Fini, ma in linea con le direttive europee sul tema.

Merito anche della digitalizzazione dei permessi elettronici. E della fotosegnalazione (rilevamento delle impronte digitali) spostata in molte città dal Commissariato all’Ufficio immigrazione. Questo articolo sul sito immigrato-amico spiega i progressi compiuti in questo senso in una zona “calda” come Roma. Inoltre, da qualche settimana è possibile controllare lo stato delle domande on-line, sul sito dedicato della Polizia di Stato (direttamente dalla home page).

Insomma, le nuove procedure facilitano l’alleggerimento dello scontro con la burocrazia, ma è la mole imponente di lavoro arretrato a complicare il quadro. Secondo il ministero, oltre il 50% di questi arretrati dovrebbe essere smaltito entro la fine di gennaio. Una situazione da sanare al più presto, perché lascia nell’incertezza molti lavoratori e può anche favorire lavoro nero e illegalità, visto che le persone in attesa di rinnovo non possono regolarizzarsi appieno ma sono comunque, in attesa dei controlli, libere di circolare sul territorio con il semplice cedolino rilasciato dalla questura.

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