Largo al Veneto. E la Serenissima vuole: Olimpiadi, autonomia e visibilità

Il campanile di San Marco a Venezia (credits: flickr/albertopt)

Il campanile di San Marco a Venezia | (Credits: flickr/albertopt)

La Serenissima è tornata a splendere. Eccome. Il Nord Est, locomotiva d’Italia, si è stancato di essere considerato provincia. Stanco di Roma, ovvio. Ma anche di Milano, che si sente la capitale della “Padania”. Mentre i veneti, che fino agli anni settanta emigravano in massa verso l’America e che negli ultimi trent’anni hanno trasformato la loro regione in una delle aree più ricche d’Europa, sarebbero ancora relegati in un angolo. E senza godere dei privilegi dei trentini e dei friulani, che vivono in regioni a statuto speciale. Ma ora basta: vuole più autonomia (il Veneto) e visibilità (il Triveneto). Tanto che 130 deputati e senatori di Veneto, Trentino – Alto Adige e Friuli – Venezia Giulia hanno chiesto la candidatura di Venezia per le olimpiadi del 2020.

Trainati dal Comitato Venezia 2020 e dal deputato trevigiano Fabio Gava (Pdl) , che del comitato è il responsabile delle relazioni istituzionali, hanno indetto una riunione con il governatore uscente Giancarlo Galan e il sindaco uscente di Venezia Massimo Cacciari. L’obiettivo? Battere Roma, che si è candidata per lo stesso ruolo.
Ma la notizia è che la città dei Dogi (che vedrà sfidarsi nella corsa a sindaco, per il centrodestra, il ministro Renato Brunetta e per il centrosinistra l’avvocato e docente universitario Giorgio Orsoni), ce la potrebbe anche fare, con un progetto che estenda l’area olimpica fino a Padova e Treviso, “grazie allo sforzo comune del Nord Est, che rappresenta il motore economico del paese e uno straordinario laboratorio di innovazione socio – culturale“, scrive il comitato.

Già, perché non si vive di sola economia. E la vera fucina per il futuro politico italiano dei due schieramenti è proprio qui. In Veneto si gioca il derby tutto interno al centrodestra (e non senza colpi bassi) con il Pdl che ha spodestato Galan per far spazio alla Lega, forte della candidatura del ministro alle Politiche agricole, Luca Zaia. Una gara interna che potrebbe concludersi con il sorpasso delle camice verdi a danno degli azzurri.

E gli esperimenti sotto il campanile di San Marco toccano anche l’altro schieramento: l’ultima speranza (o spiaggia) per il Pd, come ha scritto il quotidiano degli ex Margherita Europa, dopo il fallimento di quello pugliese, per mano del governatore uscente Nichi Vendola (Sinistra, ecologia e libertà), è il progetto legato al candidato del centrosinistra Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre e assessore della giunta uscente Cacciari.
Un tecnico capace di sfornare statistiche sulle Pmi in diretta tv (quindi volto noto al grande pubblico) e che piace molto anche al popolo dei piccoli imprenditori, in genere simpatizzante per il centrodestra. Un candidato che, oltre a tenere coesa la coalizione con l’IdV e i Pannelliani (che qui gli hanno affiancato il regista Tinto Brass), avrebbe potuto realizzare anche l’alleanza con l’Udc, se alla fine Casini non avesse deciso di correre da solo candidando il portavoce nazionale del partito, Antonio De Poli , appoggiato anche dal partito autonomista Unione Nord Est.

Schieramenti divisi su molti punti, ma accomunati dalla ricerca di una maggiore indipendenza per il territorio. Che tradotto significa autonomia per tutta la regione, nella proposta di Zaia, o solo per Belluno, nella proposta dello sfidante Bortolussi, la provincia delle Dolomiti più soggetta a competere con le vicine - e ben più autonome - Trento e Bolzano.
Una concorrenza, per accaparrarsi turisti in inverno, che è sfociata lo scorso novembre nella guerra delle settimana bianca e che alimenta da anni le mire secessionistiche di Cortina d’Ampezzo verso il Trentino.

Anche per queste ragioni l’aspirazione, da sempre repressa, dei veneti è quella di diventare un giorno proprio come i cugini di Udine, Trieste e Trento. Lo ha spiegato a chiare lettere Zaia: “Non intendiamo togliere qualcosa alle due province autonome e alla regione speciale. Quindi, nessuna guerra contro di loro. Invece lavoreremo per portare il Veneto al loro livello e in questa prospettiva faremo della nostra Regione la prima ad attuare il federalismo fiscale, attraverso una negoziazione forte con lo Stato“. Nel nome della Serenissima.

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Il 2 Febbraio 2010 alle 17:13 Il secondo partito in Italia? Il “terzo” polo degli indecisi - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] partita più facile? Secondo Spincom in Veneto, dove il ministro per le Politiche agricole Luca Zaia con il suo 53,8%, stacca di venti punti il candidato di centrosinistra, il segretario della Cgia di [...]

Il 2 Febbraio 2010 alle 17:30 Circolo Luce Del Sud » Il secondo partito in italia?Il “terzo polo” degli indecisi ha scritto:

[...] partita più facile? Secondo Spincom in Veneto, dove il ministro per le Politiche agricole Luca Zaia con il suo 53,8%, stacca di venti punti il candidato di centrosinistra, il segretario della Cgia di [...]

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