
La cella di un carcere | (Credits: estrelas e limóns by Flickr)
Le carceri italiane? Come banche svizzere: movimentano milioni di euro al mese, trasferiscono soldi all’estero, aprono e chiudono centiniaia di conti correnti al giorno. Insomma, costudiscono ed amministrano un vero e proprio tesoro. Quello dei detenuti.
I numeri riscontrati da Panorama.it sono davvero impressionanti. E non solo per il volume di denaro depositato e speso per gli “extra”, ma anche per gli sprechi che alimentano il business delle imprese appaltatrici dei servizi all’interno delle carceri, polverizzando di fatto i fondi stanziati dello Stato.
Per orientarsi in queste realtà “blindate” abbiamo scelto tre penitenziari, uno per ogni area geografica: il San Vittore di Milano, Sulmona, in provincia dell’Aquila e la Casa Circondariale di Poggioreale, a Napoli.
Si parte da quest’ultimo. Il carcere napoletano, con oltre 2.600 detenuti, è il primo in Italia per flusso di denaro in “entrata” e in “uscita”. Basti pensare che le cifre movimentate da Poggioreale, considerando che si tratta dei soli risparmi dei detenuti, non hanno niente da invidiare ad una banca elvetica: 16 milioni e 800 mila euro l’anno. Soldi che entrano ed escono, attraverso l’Ufficio conti correnti dell’istituto partenopeo, gestito dalla Polizia penitenziaria, con una media di 1 milione e 400 mila euro ogni trenta giorni. Di questi, 700 mila euro, centesimo più o centesimo meno, sono quelli che vengono versati, mensilmente, sui conti correnti intestati ai detenuti (e ogni detenuto ha il suo deposito bancario).
Quasi la totalità delle risorse in entrata riguardano i versamenti effettuati da mogli, madri, fratelli o amici in favore del parente internato, mentre solo una minima parte è costituita dai guadagni dei detenuti lavoratori, ovvero le buste paga. Quest’ultime vengono versate solo temporaneamente sul conto prima di essere “trasferite” dal carcere al paese d’origine del lavorante. Senegal e Nigeria sono le principali destinazioni, visto che nel penitenziario campano gli extracounitari africani sono tra il 10% e 12% dei detenuti. E visto che all’interno delle mura carcerarie di Napoli, dei 160 detenuti che svolgono lavori di falegnameria, pulizia (celle, uffici e cortili della struttura) e servizio mensa, la maggior parte sono extracomunitari. Tutti percepiscono una mercede (stipendio) che è pari ai 2 terzi della paga sindacale. E tutti hanno i contributi versati.
Ma è dando uno sguardo al patrimonio in uscita di Poggioreale che spuntano le curiosità. Inferiore a quello in entrata solo per qualche spicciolo di euro, questo fiume di soldi è destinato quasi esclusivamente alle spese “extra”, cioè il cosiddetto “sopravvitto”. Significa che i detenuti napoletani spendono quasi 700 mila euro al mese in generi alimentari: bistecche, filetti, pesce, molluschi, pasta e pomodori. Ma nella lista della spesa compaiono anche profumi, mozzarelle, sigarette, dolci e qualche giornale.
E i piatti preparati dalla mensa dell’Amministrazione penitanziaria? Snobbati: “I detenuti napoletani amano cucinarsi da soli e non assaggiano il cibo fornito quotidinamente dalla struttura carceraria”, spiegano gli agenti che lavorano nel carcere campano e si occupano della compilazione del modello 72, quello per l’acquisto del sopravvitto. “Preferiscono acquistare la carne, la pasta e i condimenti direttamente dallo spaccio penitenziario”.
Forse la razione di cibo a pasto è insufficiente? O scadente? “No”, confermano da Nord a Sud gli agenti di custodia. “Esistono”, proseguono “tabelle nutrizionali che vengono seguite alla lettera da coloro che preparono i pasti. E la qualità è accettabile. Sono i detenuti che si rifiutano di assaggiare i pasti” .
Così, i due terzi del cibo preparato e pagato dallo Stato viene buttato nella spazzatura. E senza essere stato neppure toccato. Nel carcere napoletano il costo del pasto per ogni detenuto (stabilito con regolare gara d’appalto) è di 3,33 euro. Vuol dire che ogni giorno vengono gettati nei rifiuti circa 5.772 euro di cibo per un totale annuo di 2 milioni e 106.780 euro.
Ciò che avviene, quotidianamente, non solo nella casa circondariale di Poggioreale. Stessa cosa nel supercarcere di Sulmona, con una disponibilità di 300 posti ma una popolazione carceraria che sfiora i 500 detenuti (e anche per queste difficili condizioni, Sulmona è tristemente conosciuto come “il carcere dei suicidi”: dieci, in quidici anni).
Qui, lo scorso anno, sono transitati solo in “entrata” sui conti correnti dei detenuti poco meno di un milione e 400 mila euro.
“Su 10 carrelli di cibo che distribuiamo nelle celle, la metà ritornano indietro ancora carichi”, confermano gli agenti abruzzesi. “In particolare nelle celle della sezione di alta sicurezza e vigilanza, quelli dell’ex 41 bis, quel cibo non varca neppure la soglia della stanza. Quelli si comprano tutto”. Ogni detenuto può spendere settimanalmente 130 euro, per un massimo di 520 euro al mese. E il massimale può essere alzato ma solo dopo l’autorizzazione del direttore dell’istituto o del magistrato e solamente per spese particolari come il dentista, cure e visite mediche specialistiche.
Tanti anche gli euro che circolano nel carcere San Vittore, che rispetto a quello napoletano conta quasi la metà dei reclusi. Nei dodici mesi del 2009 sono stai versati 4.320.858,72 euro in favore dei detenuti, i quali ne hanno spesi 3.987.341,37. E tutti per gli “extra”: filetto di vitello, latte e rose rosse.
Rose rosse? Già: è inutile negare che all’interno delle mura carcerarie ci sia una certa ed inevitabile differenza tra i prigionieri “stivati”, quelli che non possono rifiutarsi di mangiare il pasto dell’Amministrazione e i boss di Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta che possono invece concedersi qualche “lusso”.
Come i fiori, che un boss della sezione di alta vigilanza di San Vittore ha chiesto che fossero spediti a un’amica: “Era il compleanno di una delle sue donne” spiega a Panorama.it un agente penitenziario del carcere milanese. “E così tra la carne e le sigarette da acquistare allo spaccio, il boss ha ordinato di inviarle un mazzo di rose rosse. Dopo qualche giorno la storia si è ripetuta, ma questa volta i fiori erano per la moglie”.
- Mercoledì 27 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 27 Gennaio 2010 alle 23:19 Zione ha scritto:
Purtroppo il vitto carcerario, la “cattiva” hà sempre goduto di una brutta fama, col benessere, da un po’ di anni a questa parte; bisogna andare indietro nel tempo, quando i detenuti (a San Francisch …) avevano un mestolo con trenta acini di pasta che galleggiavano nella brodaglia, che attendevano e gradivano; ma anche allora per alcuni arrivavano ceste dall’esterno, con ogni ben di Dio …
Il 27 Gennaio 2010 alle 23:35 nhico ha scritto:
L’oro di Napoli passa anche per il carcere cittadino. Ma quello che non si riesce a capire è del perché 2 milioni e rotti l’anno vanno a finire nella spazzatura. Se è risaputo, confermato, certificato, giornalmente provato, che i due terzi degli ospiti dello stabilimento penale mai mangerà quei pasti, perché ostinarsi a farli? Se la legge non glielo impedisce (e se lo fa per legge è una legge che va modificata per frenare questa stolta emorragia in modo da potere destinare quegli stessi fonti ad altre necessità, che certamente non mancheranno), perché quel direttore (e tutti gli altri suoi colleghi nella medesima situazione) non fa raccogliere oggi per domani l’eventuale rinuncia al vitto e agire di conseguenza? E ancora, non essendo certamente questa realtà sconosciuta né al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria né al Ministero della Giustizia né alla Magistratura di sorveglianza perché nessuno fa niente? Fermare quei fiumi di spreco è un obbligo cui nessuno può sottrarsi.
Il 28 Gennaio 2010 alle 1:57 dak17 ha scritto:
chiedo scusa ma da ex ..detenuto che ha lavorato anche in cucina al carcere di Monza desidero chiarire alcune cose, prima tra tutte che il cibo che va buttato è impressionante quintali di pasta verdure olio aceto carne..e varie chiesi anche più volte il perchè non venisse almeno donato al canile ma niente non si poteva perchè dietro a questo spreco c’erano soldi per chi lavorava e gestiva una simile ..dispensa
i detenuti , io compreso , non accettavano e probabilmente non lo fanno neanche ora , il cibo da chi ti toglie la libertà se lo fai ho hai bisogno sul serio o sei una….cacca . una delle tante regole del detenuto per citarne ancora qualcuna non dare mai la mano auna guardia picchiare e buttare fuori dalla cella infami papponi violentatori o scippatori di vecchiette..sempre che qualcno per errore lo abbia messo in una sezione normale e non protetta..il carcere è una fonte di soldi per tutti dalle gurdie che ci lavorano ai direttori ai comuni che lo ospitano ai fornitori.
perchè in America sono gestiti dai privati ? perchè sono un business incredibile..da noi solita storia tanti soldi buttati per un risultato pessimo …una esperienza da non dimenticare anche se ero …innocente..ma questa è un’altra storia e non importa più a nessuno neanche a me.
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