Pd-Binetti, fine del calvario: “Ha fallito, non è più il mio partito”

Paola Binetti | (Ansa/Alessandro Di Meo)

Paola Binetti | (Ansa/Alessandro Di Meo)

Le spine radicali le hanno sempre dato fastidio (magari più degli uncini del cilicio, che le cronache dicono lei porti regolarmente). E in base all’intensità del fastidio provato, la senatrice Paola Binetti alza il tono della polemica. Tutta interna al Pd, il suo (ancora per poco) partito.

Un’entità che da tempo percepisce, ampiamente ricambiata, come qualcosa di non suo, estraneo, lontano. Soprattutto quando i democrats entrano in contatto, appunto, con le pattuglie di Bonino e Pannella.
La prima volta successe, nel febbraio di due anni fa: i radicali avevano ottenuto nove seggi “sicuri” nelle liste del Pd di Walter Veltroni e la Teodem si mise di traverso. Invano.
Da lì, per la senatrice (anima della corrente cattolica del Pd) è stata una battaglia quotidiana, da dentro: una croce da portare con lo spirito dei primi cristiani votati al martirio, tentando di riequilibrare lo spostamento a sinistra del suo partito. Un vero e proprio calvario
Ogni volta che i democratici alzano l’asticella della propria incerta identità verso i valori della laicità, lei interviene (di solito, anche a nome degli altri Teodem) e colpisce. Pensando di riportare, a parole, la barra al centro.

Al Senato - durante la crisi di Prodi nel 2008 - più di una volta ha votato contro il governo, sempre rischiando di essere determinante. Ha detto no ai Pacs. No anche alla legge presentata da Paola Concia sull’omofobia. Ha ammesso: “Mi rendo conto, nel Pd, di essere un’eretica. Ma le eresie, religiose o politiche, nascono sempre all’interno di una sostanziale condivisione di valori”.
Quante volte è stata in dissenso con i vertici (e i colleghi) del suo partito sui cosiddetti temi etici. Nel 2008 aveva rischiato il “processo”: 2 mila firme contro le sue posizioni “omofobe”. Richiesta di espulsione, scuse pubbliche, tregua. Armata.

Ma ora il vaso dev’essere davvero colmo. La (auto)candidatura di Emma Bonino per il Pd, nel Lazio, la senatrice l’ha salutata così, sul Corriere della Sera il 16 gennaio scorso, minacciando di andarsene in caso di vittoria della radicale: “Candidare Emma Bonino è eutanasia di un partito”. Di più: potrebbe addirittura votare per la candidata della maggioranza, Renata Polverini. “So due cose con sicurezza. La prima è che non voterò Emma Bonino, tutta la vita le ho votato contro. La seconda è che vedrò le liste”. Voterà Polverini? “Vedremo. Come si dice, nel segreto dell’urna…“.

Quindici giorni dopo, rieccola. Intervistata da La Stampa, la senatrice pare voglia, una volta per tutte, mettere la parola fine al rapporto con i deomcratici. Perché: “Il Pd si è avviato verso il fallimento e ormai non è più la formazione politica alla quale ho aderito”. L’ennesimo casus belli, manco a dirlo, è il rapporto con i pannelliani: “Il Pd ha abdicato a ogni forma di leadership culturale, consegnandosi a quella radicale“. E alla domanda se stia per salutare definitivamente il Partito democratico, la Binetti replica con un interrogatico: “Il Pd” si domanda “è ancora il Pd o un oggetto geneticamente modificato? Io” spiega “ho chiesto di sapere, ma le risposte ancora non mi sono state date. Se queste risposte non arrivano o saranno insufficienti ne trarrò le conseguenze”. Risposte, che secondo la teodem, devono chiarire perché “Il partito democratico con la scelta fatta (sulla Bonino, ndr) si è consegnato a una cultura estranea alle stesse ragioni della sua fondazione”, ha spiegato, “fallendo così il suo obbiettivo dichiarato, che era quello di mettere insieme una certa e radicata tradizione di sinistra, che aveva cari alcuni temi come la giustizia sociale, la povertà, l’ascensore sociale per tutti, e la matrice di stampo cattolico“.

E anche questa volta, è lei a prendere la parola per esprimere il “forte e crescente disagio” di altri colleghi come Castagnetti, Merlo o Maria Pia Garavaglia.
Scontato chiedere se la senatrice cattolica guardi al Centro (come per esempio hanno già fatto altri Teodem, Dorina Bianchi, Enzo Carra e Renzo Lusetti): “La mia prospettiva è certamente quella”, spiega. Ma: “Credo che anche l’Udc debba ripensarsi in un modo nuovo. Un centro pulsante, vivo, più moderno. E da questo punto di vista la componente di Pezzotta è importante per condurre verso un rapporto con l’Api di Rutelli teso a generare un soggetto politico forte”. “Mi auguro davvero” sottolinea “che Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini si mettano insieme per dare via a una formazione capace di dire al Paese che c’è uno spazio per pensare la politica in modo diverso”.

E diverso dovrà anche essere l’atteggiamento dell’attuale leader Pd: cosa farà (ammesso che lo voglia fare) Bersani per non perdere, nella delicata fase pre-elettorale, la Binetti (e la pattuglia cattolica)?

Commenti

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Il 1 Febbraio 2010 alle 19:31 indigesto ha scritto:

Bersani dirà che l’anima di un vero partito democratico sta nel confronto e talvolta anche nella contrapposizione delle idee che sono tutte da rispettare e delle quali si deve essere sempre alla ricerca della migliore sintesi. il guaio è (e c’è anche di che meravigliarsi) che la Senatrice Binetti continuerà a crederci!

Il 23 Marzo 2010 alle 11:38 Regionali, i vescovi con la Polverini: un voto contro l’aborto (e la Bonino) - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] dei valori cattolici all’interno del Partito democratico, soprattutto dopo la clamorosa uscita della teodem Paola Binetti (e di altri esponenti), subito candidata in Umbria da Pierferdinando [...]

Il 24 Marzo 2010 alle 18:06 Regionali: l’Udc in Umbria presenta Binetti, in Piemonte appoggia Bresso (pro aborto) - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] caso Binetti, poi, è alquanto emblematico: appena uscita dal Pd, proprio per contrasti con il Pd che aveva candidato la radicale Emma Bonino nel Lazio, l’Udc [...]

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